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Soundtrack: "1941 - Allarme a Hollywood" di John Williams

9 gennaio 2012 Soundtrack 0 Commenti
Maurizio Caschetto, 22 Novembre 2011 : * * * * *
In collaborazione con Colonne Sonore

A tutt’oggi il più cocente insuccesso commerciale di Steven Spielberg, 1941 presenta in realtà una partitura musicale di grande livello – ovviamente firmata da John Williams – oggi riproposta in una lussuosa edizione a tiratura limitata dalla californiana La-La Land…


L’etichetta specializzata californiana La-La Land Records mette a segno un altro grande colpo nel suo ormai nutrito carnet di riedizioni a tiratura limitata, pubblicando una bellissima edizione filologica di uno dei capolavori “dimenticati” di John Williams: 1941, colonna sonora scritta per il film di Steven Spielberg del 1979. Si tratta di una pubblicazione assolutamente imprescindibile per tutti gli estimatori del compositore numero 1 del cinema statunitense, sia per la qualità intrinseca della composizione che per la lodevole cura che l’etichetta ha infuso nella produzione di questo doppio CD.

La pellicola è nota soprattutto per essere l’unico grosso fallimento commerciale del regista Re Mida di Hollywood. Reduce dai successi stratosferici de Lo squalo e Incontri ravvicinati del terzo tipo, Steven Spielberg è il golden boy del cinema popolare statunitense, capace di coniugare una visione personale della Settima Arte con i gusti del grande pubblico. Spielberg diventa, insieme a George Lucas, l’alfiere più celebre e osannato di quella che sarà successivamente chiamata la “Hollywood Renaissance”, ossia il ritorno dell’industria cinematografica più potente del mondo a impressionanti record di box office e a un notevole impatto socio-culturale nel mondo occidentale. Il regista, come ammise lui stesso successivamente, si sentiva allora invincibile, capace di portare sullo schermo qualunque cosa gli fosse passata per la mente e di trasformare in grande successo ogni genere di script che si fosse trovato tra le mani. Ebbene, 1941 – Allarme a Hollywood fu il tonfo che nessuno era in grado di aspettarsi: la critica distrusse il film come una rumorosa baracconata di cattivo gusto, mentre il pubblico si dimostrò pressoché disinteressato a questa strampalata commedia demenziale gonfiata con gli estrogeni.

1941 nacque dalla fantasia degli allora debuttanti sceneggiatori Robert Zemeckis e Bob Gale (autori in seguito della fortunata serie di Ritorno al futuro), i quali proposero il loro folle script al regista John Milius (Conan il barbaro, Un mercoledì da leoni) che si disse inizialmente interessato a dirigerlo. Fu tuttavia l’entusiasmo di Spielberg nei riguardi della sceneggiatura di Zemeckis e Gale a far decollare finalmente il progetto, che fu prodotto in associazione da ben due major, ovvero la Columbia e la Universal. Il film ebbe una produzione lunga e travagliata, diventando una specie di moloch fuori controllo e facendo lievitare il budget a cifre altissime: le riprese durarono più a lungo del previsto, il reparto degli effetti speciali richiese molto più tempo e denaro per riuscire a completare le elaborate sequenze di modellini in scala, il cast vantava divi televisivi all’epoca arcinoti come John Belushi e Dan Aykroyd (i Blues Brothers) e grandi attori come Christopher Lee e Toshiro Mifune. Un primo montaggio del film fu proiettato per un pubblico selezionato a uno dei famigerati test screening e gli esiti furono disastrosi: il pubblico non rise mai a nessuno dei tanti momenti comici. La pellicola venne dunque rimontata e tagliata di circa 20 minuti, ma a quel punto fu chiaro che il destino di 1941 era segnato, diventando così il primo sonoro insuccesso del Re Mida Spielberg.
A distanza di più di trent’anni, ciò che rimane di questo film tuttavia non è un’eredità così pessima come si potrebbe pensare. 1941 è un film spielberghiano a tutti gli effetti e, come nota puntualmente Mike Matessino nelle sue ottime note di copertina, possiamo ritrovarne echi in diverse opere successive nella filmografia del regista. E’ pur vero che si tratta di un film comico che non riesce nel suo scopo principale (qualche risatina e sorriso li strappa, ma mai più di questo), ma non è il disastro totale che molti credono essere. E’ casomai un film schiacciato da ambizioni produttive esagerate, ma nulla fa mai pensare a un film pretenzioso. Anzi, è proprio nella sua natura di chiassoso divertissement cialtrone ma tutto sommato fanciullesco che 1941 trova le sue qualità migliori.

E’ proprio in questa chiave che il compositore John Williams ha scritto l’elettrizzante partitura musicale che accompagna il film. Anch’egli reduce dai successi spielberghiani sopraccitati nonché dal gigantesco trionfo della colonna sonora premio Oscar di Guerre stellari, Williams è l’artefice di un ritrovato sinfonismo made in Hollywood – ricordiamo anche la score per l’adattamento in formato kolossal di Superman – capace di restituire nuovamente attraverso le vivaci, corrusche pennellate della grande orchestra tutta la voglia di spettacolo dell’allora nuovo cinema hollywoodiano. 1941 segnò la terza collaborazione di quello che è un sodalizio (verrebbe quasi da chiamarlo matrimonio) artistico che va avanti e si rinnova ancora oggi. Per molti aspetti questa colonna sonora è un elemento interessante anche nella filmografia williamsiana: si tratta di un ritorno alla commedia – genere per cui ha scritto decine di partiture all’inizio della carriera – dopo un lungo periodo caratterizzato soprattutto da film drammatici (Il lungo addio, Images, Cinderella Liberty, La battaglia di Midway), i cosiddetti distaster movie (L’avventura del Poseidon, Terremoto, L’inferno di cristallo) e una manciata di fenomenali adattamenti di musical (Goodbye Mr. Chips, Il violinista sul tetto). A questo va poi aggiunto l’inizio di una più intensa attività come compositore di musica per la sala da concerto (la stesura del bellissimo Concerto per Violino risale alla metà degli anni ’70). Nel 1979 Williams è dunque autore affermato, esattamente nel mezzo di un prolifico periodo che molti considerano la sua fase creativa migliore – di lì a poco Williams scriverà L’impero colpisce ancora, generalmente ritenuto il suo più grande capolavoro – dominato da colonne sonore per film d’avventura e di genere fantastique.
1941 – Allarme a Hollywood – che narra un’ipotetico attacco delle forze armate giapponesi alle coste californiane subito dopo i tragici avvenimenti di Pearl Harbour e la conseguente isteria collettiva che si scatena a Hollywood e dintorni – è una commedia demenziale che si fa beffe dei cliché e dei luoghi comuni del tradizionale cinema bellico statunitense, e Williams e Spielberg optano dunque per un commento musicale roboante ma beffardo, apparentemente turgido e severo ma sempre pronto a non prendersi mai sul serio. La score è caratterizzata da chiassose marce militari, fanfare declamatorie, ritmi insistenti di tamburo rullante e grancassa: con la sua ormai proverbiale abilità di sintesi musicale, Williams firma un tema principale (“The March from 1941”) sotto forma di una smargiassa, irresistibile marcia yankee, dominata da un’orchestrazione bandistica (legni, ottoni, percussioni), screziata però da accenti irregolari e da un tono “spaccone”, quasi jazzistico. E’ una pagina indubbiamente “pompieristica” ma di rara perizia (si ascolti il notevole intreccio contrappuntistico delle tre figure melodiche principali), capace di racchiudere in sé lo spirito caotico e irriverente del film. Insomma, una marcia di John Philip Sousa gonfiata e caricata a dismisura. Ed è curioso osservare come negli anni successivi lo stesso compositore si sia dimostrato particolarmente affezionato a questo pezzo, riproponendolo sovente nei suoi numerosi concerti.

L’edizione discografica qui proposta da La-La Land è un meraviglioso esempio di presentazione d’archivio come ormai le etichette specializzate ci hanno abituato. Sul primo CD troviamo la partitura in forma integrale e cronologica così come scritta da Williams: un’ora e un quarto di musica larger than life, senza alcun freno inibitorio, che veste il film come un abito perfetto. Ritmi militari e una tromba solista introducono il tema principale (“1941 Main Title”) in un’atmosfera che sembra presagire un drammatico scontro bellico tra forze contrapposte. Ma è un’indizio depistante, una promessa che il compositore si affretta a smentire quasi subito nelle successive pagine, dove prevale un tono marziale esageratamente stentoreo (“Sub Commander/Wild Bill Kelso”), tonitruante e chiassoso (“Capture of Hollis/Kelso Lost”), in cui l’orchestra gioca su registri arditi – le trombe in particolare sono chiamate a una prestazione di impressionante “incadescenza” sonora – e dove la sensazione generale sembra essere quella di un rumoroso luna park.
Williams però non è un compositore di pura superficie e non si dimentica di costruire la composizione su solidissimi fondamenti. Oltre alla marcia principale (che diventa di riflesso il tema associato al personaggio di Kelso interpretato da Belushi), il musicista firma una serie di magnifici Leitmotiv associati a personaggi e situazioni: spiccano soprattutto quelli per il personaggio di Donna – ariosa melodia per archi che sembra descrivere la gioia di un volo in aereo – e il tema spavaldo associato alle forze militari statunitensi (“Here We Go”). Lascia sempre meravigliati la capacità di Williams nel rendere plastiche e fluide le sue invenzioni tematiche, variate e modulate con l’abilità del sinfonista più navigato.
La partitura è costellata di pagine e momenti degni di nota: si va dai brani più concitati che accompagnano le scene di battaglia, nei quali Williams usa l’orchestra come un battaglione pronto al fuoco (“Kelso’s Attack”, “The Tank Approaches”) con trombe e percussioni che scaricano vere e proprie “mitragliate” sonore, alle pagine che descrivono la rissa nel locale (“The Brannigan”), in cui Williams riprende e modula con gusto la melodia popolare irlandese “The Rakes of Mallow”, resa celebre da Victor Young nella colonna sonora di Un uomo tranquillo di John Ford (per Spielberg e Williams il citazionismo è da sempre cifra stilistica preponderante). Da segnalare poi le pagine più specificamente da commedia (“Poppa’s Got a Gun”, “The Sentries”), dove troviamo l’anima prokofieviana del compositore. Ma più di tutti spicca forse “Swing, Swing, Swing”, pagina che accompagna la sequenza migliore del film, ovvero la gara di ballo dei cadetti militari che poi si trasforma in una gigantesca maxi-rissa: concepita e realizzata come un vero e proprio numero da musical, la scena è accompagnata da Williams con una parafrasi della celebre hit “Sing, Sing Sing” di Louis Prima e resa famosa da Benny Goodman. Non è soltanto un mero esercizio di stile, ma un formidabile esempio di sintesi e reinterpretazione capace di accompagnare e sottolineare ciò che accade sullo schermo con grande abilità (da segnalare l’eccezionale performance del clarinettista Abe Most e del batterista Louis Bellson).

Sul secondo CD viene invece riproposto il programma originale del vinile uscito all’epoca del film, ovvero una scelta di circa quaranta minuti dell’intera partitura, scalettata da Williams per favorire una più fluida esperienza d’ascolto separato dalle immagini. Come sempre in questi casi, si tratta di una bella selezione che ha l’unica pecca di sacrificare sin troppi momenti degni di essere goduti su disco. In coda vengono poi proposti una manciata di brani di source music (tra cui la classica “In the Mood”) arrangiati ed eseguiti appositamente per il film e una serie di alternates di alcune pagine, suggellando così un’edizione discografica assolutamente definitiva.

E’ molto bello poter ascoltare oggi questa straordinaria partitura in forma integrale, sopratutto alla luce delle più recenti collaborazioni dell’accoppiata Spielberg/Williams, Le avventure di Tintin e War Horse, dandoci così la possibilità di fare una sorta di punto della situazione: a distanza di oltre trent’anni continua e si arricchisce un sodalizio artistico tra i più felici che la storia del cinema e della sua musica abbia mai visto.


Titolo: 1941 – Allarme a Hollywood (1941)

Compositore: John Williams

Etichetta: La-La Land, 1979

Numero dei brani: 52

Durata: 155′ 14”


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