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Soundtrack: "Carrie" di Marco Beltrami

28 aprile 2014 Soundtrack 0 Commenti
Carrie

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * *

Quella del remake di Carrie sembra una partitura quasi più interessante sul piano dell’architettura concettuale che su quello degli esiti espressivi: un affresco convulso e contraddittorio, dove alla rabbia irrazionale di forze incontrollate e fanatismi disumani si cerca di far corrispondere un clima musicale di imponente fatalismo…


Non va commesso l’errore di avvicinarsi a questa partitura di Beltrami per il remake del Carrie di De Palma sottoponendola a un confronto con quella scritta a suo tempo da Pino Donaggio. E questo non tanto – e non solo – perché nel frattempo sono trascorsi quasi quarant’anni (che nella musica per film, come in altre manifestazioni artistiche, equivalgono a ere geologiche), ma soprattutto perché l’impostazione del compositore italoamericano è radicalmente rovesciata rispetto a quel modello: infatti, se il maestro veneziano aveva creato una partitura prevalentemente lirica, sentimentale, con punte di accorato patetismo, all’interno della quale si stagliavano violenti e spiazzanti momenti di tensione, di paura, di aggressività sonora; Beltrami punta viceversa a uno score urticante, massimamente tecnologico ed elettronico, dalle atmosfere foscamente e radicalmente horror, nel cui contesto affiorano oasi melodiche, carezzevoli e ingannevolmente rasserenanti. Una contaminazione – diciamolo subito – impegnativa, sbilanciata nettamente sul primo fronte e non altrettanto convincente sul secondo, anche perché le tonalità delicate e liriche poco si addicono al musicista di Wes Craven e alla sua innata, possente vocazione per i soprassalti e i corpo a corpo strumentali più selvaggi. Lo score assume così i connotati di un minaccioso, continuo brontolio, un sottofondo disturbante e pulsante sul quale sono prevalentemente gli archi ad alzare spezzoni di melodia, idee di temi, disegni tematici di incerta provenienza e ancor più vaga destinazione.

Se i “Main title” risuonano come una specie di funereo, sommesso carillon, il tema di Carrie (“Carrie on”) è una linea corta, semplice e discendente, circondata ostilmente da effetti di basso e rintocchi sinistri, mentre le risorse della “scary music” in cui Beltrami è indiscusso maestro vengono ben esplorate in “Go to your closet”, brano di respiro apocalittico nel connubio tra organo, coro, ottoni ed elettronica. Il massiccio ricorso a quest’ultima spinge la partitura (cui hanno contribuito diversi additional composers fra cui gli abituali collaboratori di Beltrami Buck Sanders e Marcus Trumpp) verso un orizzonte sperimentale non frequentissimo nella produzione del compositore, nel quale tuttavia fatica a farsi largo quel sentimento di tragedia incombente, di destino persecutorio e crudele che è la chiave della vicenda e che animava la dialettica espressiva della partitura di Donaggio. Predomina viceversa un clima di sospensione emotiva attraversato da tremoli, echi, riverberi (“Love you too, mom”), sonorità distanziate e vaganti, cantilenanti e artefatte, vagamente pop (“Mind over matter”), spesso immobilizzate su lunghi pedali intercambiabili (“Sue gets an idea”) e concepite per blocchi contrapposti, con archi e percussione da un lato e le tastiere o il computer dall’altro. “Levitated Mass”, brano di maestosa costruzione, esprime bene questo dualismo, con i suoi travolgenti crescendi, lo sfarfallio snervante dei violini e il rimbombo delle percussioni; il lugubre canto dei celli si fa largo in “Preparing for prom”, su un disegno pulsante percussivo all’interno di un indecifrabile magma di suoni che evocano voci lamentose sovrastate dalle arcate dei violini; il tema di Carrie ricorre, assumendo quasi la forma di un rintocco premonitore, aprendo “Trapped in the closet”, dove compare il Beltrami che meglio conosciamo, quello degli archi in flautando, gelidi e cattivi, e delle subitanee alterazioni della dinamica del suono in chiave terroristica.
“Blood bath”, scena-madre anche del film, è una valanga di suono che si rovescia sull’ascoltatore, preceduta da uno staccato dei violini, attraversata da strisciate feroci che diventano pizzicati in libertà e staffilanti disegni in sovracuto nel successivo “Kill’em all”, forse il più beltramiano dei cuts nell’inesorabilità ritmica e nella scultorea imperiosità tragica della contrapposizione fra incessanti movimenti degli archi e rocciose accentazioni degli ottoni. È l’horror music in cui Beltrami può salire in cattedra senza rivali, e senza doversi preoccupare di addolcimenti intimisti o ripiegamenti malinconici che poco gli appartengono.
Brano radicalmente elettronico è “Driving her crazy”, dal sound alieno e quasi heavy-metal in cui si inseriscono lamentosamente ma perentoriamente gli archi in un’invocazione disperata, mentre “Heading home” si nutre di suoni siderali, lontani, su accordi lenti degli archi; a questi ultimi, congiunti ad un effetto di voci femminili che ricordano il “Nettuno” dalla suite “I Pianeti” di Gustav Holst, è delegata una sorta di trasparente, sommessa nenia funebre nella prima parte di “Mommie dearest”, che precipita poi in furiose evoluzioni sovracute dei violini e dei timpani. Un senso di grandiosa catastrofe presiede a “House crumbles”, posseduto dalla voce stentorea degli ottoni, accresciuta dalla penetrante, imperativa presenza degli archi che ripropongono ad altezze diverse, in una chiave ultimativa e tragica, il tema di Carrie; ma il conclusivo “Burn in hell” è ancora una pagina enigmaticamente irreale, laboratoriale, respingente, estranea a qualsiasi conciliazione tonale o tematica.

Al netto di una certa enfasi costrittiva, Carrie appare una partitura quasi più interessante sul piano dell’architettura concettuale che su quello degli esiti espressivi: un affresco convulso e contraddittorio, dove alla rabbia irrazionale di forze incontrollate e fanatismi disumani Beltrami cerca, con esiti diseguali, di far corrispondere un clima musicale di imponente, conflittuale fatalismo.


La copertina del CD di CarrieTitolo: Lo sguardo di Satana – Carrie (Carrie)

Compositore: Marco Beltrami

Etichetta: Sony Classical, 2013

Numero dei brani: 20

Durata: 48′ 57”


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