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Soundtrack: Halloween di John Carpenter, Cody Carpenter & Daniel Davies

3 dicembre 2018 Soundtrack 0 Commenti
Halloween

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Per il ritorno di una delle saghe horror più longeve della storia del cinema, John Carpenter ha rimesso mano al suo celeberrimo tema in 5/4 insieme con il figlio Cody e l’inglese Daniel Davies. L’idea è di recuperare, con gusto vintage, le atmosfere di paura strisciante e il sound elementare del prototipo…


John Carpenter – che oltre ad essere regista fondamentale del “lato oscuro” di fine Novecento è anche compositore tanto geniale quanto autodidatta – dichiarò quarant’anni fa, ai tempi del primo Halloween, che il celebre e geometrico, agitato, insistente Leitmotiv della serie, in 5/4 e simile a un preludio di Bach distorto in un incubo, gli era stato lasciato in eredità da un esercizio per flauto insegnatogli dal padre quand’era bambino. Sta di fatto che la saga slasher di Michael Myers, seconda per numero di capitoli (7 fra sequel, prequel, remake e reboot) solo a quella del Jason Voorhees di Venerdì 13 (dieci puntate), ha sempre ritrovato in quel tema allucinato il proprio collante emozionale, la propria firma, il proprio marchio; anche quando a impadronirsene per collaborarvi sono stati altri compositori come il fido Alan Howarth, o Tyler Bates, o John Ottman. Ritrovare quindi, a quarant’anni esatti di distanza, lo stesso Carpenter (che negli ultimi vent’anni ha girato solo tre film, ma in compenso ha pubblicato diversi preziosi album), insieme a Jamie Lee Curtis/Laurie Strode vs Michael Myers/Nick Castle, per questo filologicamente rigoroso rifacimento a firma David Gordon Green, crea un’indubbia suggestione, e non solo per gli amanti del genere.
Per la bisogna, John Carpenter si è fatto coadiuvare dal figlio Cody, avuto dalla seconda moglie, l’attrice Adrienne Barbeau, e a sua volta apprezzato compositore di OST, e dal figlioccio Daniel Davies, rockettaro inglese di robusto spessore. Il tutto in una doppia veste editoriale, digitale e in vinile, l’ultima in forma di lussuoso oggetto per fan.

La score, con ricercata ingenuità vintage, aspira a recuperare intatti quel clima e quelle atmosfere di paura strisciante e improvvisa, e soprattutto quel sound tutto sommato semplice, elementare, ottenuto sul parco-tastiere di cui Carpenter era all’epoca un pioniere ma che ovviamente, oggi, sanno un po’ di modernariato low-tech. Così, se l'”Intro” è poco più che un lugubre ed efficace logo d’apertura, l'”Halloween theme” brilla ancora di sinistra freschezza in una versione sontuosamente rimasterizzata, mentre il malinconico “Laurie’s theme” per pianoforte campionato e synth ripropone integra, nella sua brevissima enunciazione, quella capacità di semplificazione architettonica unita a un formidabile intuito drammatico che è il segreto del Carpenter compositore.
Ma l’interesse si accentra soprattutto sui materiali nuovi, dove è evidente l’influenza di talenti più giovani e aggiornati, ancorché tutti cresciuti nella devota scia del maestro. Ad esempio “Prison montage”, di una solenne, ieratica cupezza, o il movimentato, pulsante “Michael kills”, idealmente contrapposto alla filiforme staticità di “Michael kills again”, campato su una lentissima scaletta discendente di sonorità acute innervate nella seconda parte da brucianti scariche elettriche, dissonanze di ogni genere e “horror ambient” di prima qualità. Pregevoli anche le variazioni intorno all’Halloween theme, come quella di “The shape returns” e specialmente di “The bogeyman” per pianoforte solo, molto rallentata e costruita per terze discendenti.
Ma è forse in pagine di transizione, sempre piuttosto rapide nello svolgimento, come “The shape kills”, “Laurie sees the shape” o “Wroght iron fence”, che si ritrova il più genuino “Halloween sound” del tempo che fu, con stilettate e irruzioni sonore di tagliente (la metafora più appropriata, per uno slasher) puntualità. Sempre suggestivi, poi, i risvolti più misteriosamente evocativi, dove la minaccia di Michael lavora musicalmente su lievi distorsioni di intonazione (“Alyson discovered”) che erano state già mirabilmente esplorate dal pianoforte “scordato” di Henry Mancini in Gli occhi della notte (1967). Altri elementi di riuscita innovazione sono il lamento acuminato e insinuante di “Say something”, l’urticante, stringente e ossessiva ritmica martellante di “Ray’s goodbye”, così come la frenesia action ottenuta con il cozzo stridente di blocchi sonori contrapposti di “The shape and Laurie fight”. Ma è anche il paziente lavorio sulle dinamiche – tipico delle prime prove cinemusicali di Carpenter – a riconfermarsi vincente, come nell’evoluzione di “The grind” dal silenzio alla piena esposizione di un disegno regolare, quasi clavicembalistico, che ha qualcosa dei nostri Goblin; o nella variazione quasi funebre, di nuovo molto rallentata, del tema principale in “Trap the shape”. Tema che tornerà, ma privato della sua variazione modulativa e quindi ridotto alla sua sola prima, elementare enunciazione, in “The shape burns”, e infine, ricapitolatorio e affermativo, nello sviluppo della lunga “Halloween triumphant”, che tende quasi a una risoluzione simil-orchestrale di ampia ricchezza timbrica.

Dunque, non è certo una semplice “rinfrescata” di glorie passate questa consegnataci da Carpenter Sr e Jr e Davies, ma un sincero ed entusiastico sforzo di riproporre la cupa e insieme brillante fascinazione di quello che è stato il fulcro musicale di una delle più penetranti e mitopoietiche saghe horror di fine Novecento: ancora tali da poter competere, in posizione di netta superiorità, sul panorama contemporaneo.


La copertina del CDTitolo: Halloween (Halloween)

Compositore: John Carpenter, Cody Carpenter, Daniel Davies

Etichetta: Sacred Bones Records, 2018

Numero dei brani: 21

Durata: 43′ 50”


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