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Soundtrack: "Independence Day" di David Arnold

5 luglio 2010 Soundtrack 0 Commenti
Valerio Mastrangeli, 30 Giugno 2010: * * * * *
In collaborazione con Colonne Sonore

Uno dei blockbuster più importanti degli anni ’90, Independence Day è sottolineato dalla colonna sonora di David Arnold. Seconda ma non ultima collaborazione tra Arnold e il regista Ronald Emmerich, quella per questo film è una musica apocalittica assolutamente indimenticabile…


Imponente, apocalittico, esplosivo. Indubbiamente questi sono solo alcuni degli aggettivi utilizzabili per descrivere il lavoro svolto dal britannico David Arnold (Stargate, Godzilla, Casino Royale) per uno dei blockbuster più importanti degli anni ’90: Independence Day. Conosciuta anche con la sigla ID4, la pellicola diretta da Roland Emmerich (2012) e interpretata da un cast ricco di nomi quali Jeff Goldblum (La mosca, Jurassic Park), Bill Pullman (Balle Spaziali), Will Smith (Bad Boys, Nemico Pubblico), Randy Quaid (National Lampoon’s Vacation) e Robert Loggia (Over the Top, Scarface) è un vero e proprio manifesto del patriottismo statunitense che risiede nel regista tedesco, alle prese con le immancabili figure militari tipicamente “Made in USA” dai tempi del fanta-action Universal Soldier. A differenza delle precedenti pellicole però, dove il contingente militare svolgeva un ruolo importante ma potenzialmente applicabile ad un qualsiasi altro grande stato del nostro pianeta, in Independence Day Emmerich pone gli Stati Uniti d’America in prima linea e in un modo assolutamente insostituibile, scrivendo quasi una sorta di celebrazione all’importanza della nazione appartenente al nuovo mondo, lodandone mezzi, grandezza, genialità e umanità.

Contrapposti alla terrificante invasione aliena, che mette inevitabilmente in ginocchio l’intero globo, gli USA assumono un’importanza tale da andare ben oltre la semplice immagine stereotipata dei buoni, consacrando per sempre ID4 come vero e proprio blockbuster fortemente ancorato al patriottismo statunitense. Ed è proprio da questo che l’autore David Arnold parte per la scrittura di quella che è forse una delle sue opere più importanti, più amate e apprezzate, e al tempo stesso anche criticate da coloro che la giudicano forse un po’ troppo pomposa e apocalittica.

Roland Emmerich e Dean Devlin, visto l’eccellente risultato conseguito nella precedente collaborazione per Stargate, decidono immediatamente di coinvolgere l’autore in questo nuovo ed eccitante progetto, fornendogli una sola indicazione: lavorare molto sui temi. Proprio a causa della densa presenza di personaggi, situazioni, sequenze singolarmente importanti e un’nfinita serie di rimandi agli storici quesiti che ruotano attorno al mistero “C’è vita nell’universo?”, l’elemento fondamentale da tenere in costante considerazione durante la scrittura della colonna sonora è stata la necessità di sviluppare numerosi Leitmotiv altamente identificativi.

Considerata l’importanza del progetto, nonché l’attenzione da parte dei due produttori per ogni singolo dettaglio dell’opera, uno dei primi passi fu assemblare una temp-track capace d’inquadrare più o meno il genere di commento che Arnold avrebbe dovuto sviluppare, lasciandogli ovviamente libertà di movimento, ma al tempo stesso fornendogli le giuste indicazioni. Molti dei brani provvisori inseriti nel montaggio provenivano dall’Apollo 13 di James Horner, e fu proprio questo a influenzare notevolmente Arnold, il quale si dedicò con grande attenzione allo sviluppo di brani marziali e carichi di ritmiche tipicamente patriottiche. E’ così infatti che è nato il brano “The President’s Speech”, una delle sequenze musicali più belle ed emozionanti dell’intera partitura, capace di racchiudere il patriottismo statunitense in ogni singolo colpo dato sul rullante, e l’animo-guida del Presidente, il cui eroismo e spirito combattivo si assapora nell’esplosione del Leitmotiv, interpretato con una orchestrazione piena e corposa, in cui le sezioni degli ottoni e dei fiati occupano la primissima fila.

Così come per il tema del Presidente Withmore (interpretato da Bill Pullman), David Arnold si cimenta nella scrittura delle sequenze più emozionanti della sua opera, tra cui l’imponente “The Darkest Day”. La lunga e poderosa suite atta a commentare l’invasione aliena minuto per minuto è il risultato di una ricerca delle sensazioni che l’autore ha provato a immaginare in risposta ad un avvenimento del genere; ed è proprio a causa di questo volersi calare in una condizione analoga che Arnold una notte ha letteralmente sognato un tema, un movimento che racchiudesse l’impatto emotivo dell’alzarsi e ritrovarsi davanti a centinaia di navi aliene che vanno ad assediare le più importanti metropoli del pianeta. David Arnold scrive quindi uno dei suoi pezzi più imponenti, più apocalittici, più esplosivi, carico di una energia che non cessa mai di aumentare, crescendo sempre di più, esplosione dopo esplosione, supportato da una componente corale monolitica e opprimente, che va a tappare ogni singolo vuoto dell’interpretazione strumentale, riuscendo ad essere ampia e opprimente al tempo stesso.

Il tema degli alieni è stato fin dai primi momenti uno dei più riusciti e apprezzati dalla produzione, eppure secondo l’idea di Roland Emmerich il Leitmotiv era fin troppo diretto per essere utilizzato nella sequenza d’apertura della pellicola. Per questo motivo Arnold dovette riscriverne una versione caratterizzata da una introduzione più lunga “1969 – We Came In Peace”, originariamente concepito così come lo si può ascoltare nella vecchia edizione RCA Victor o nella versione alternativa del secondo disco del presente album. Soffermandosi un momento sul lato tecnico, o se vogliamo sull’aspetto espressivo e sulle scelte stilistiche che l’autore ha compiuto nello sviluppo della sua partitura, è impossibile non restare affascinati dall’impostazione fondamentalmente classica dell’opera. David Arnold decide di scrivere una partitura completamente orchestrale, da lui definita «big old-fashioned orchestral workout», per meglio inquadrarne la forma. Infatti, tranne per presenze assai rarefatte di tastiere, atte a raggiungere i toni più bassi dell’opera, l’intera composizione è completamente interpretata dai 98 elementi dell’orchestra diretta dall’immancabile Nicholas Dodd, la quale eccelle soprattutto nella prorompente sezione degli ottoni, seguita immediatamente dagli altrettanto solenni archi. L’orchestrazione, a cura del grande collaboratore di Arnold, è caratterizzata da un impiego massiccio e mai troppo snello della strumentazione, che va ad incidere prepotentemente sull’impatto che la pellicola esercita sul pubblico.

Dean Devlin afferma che Independence Day è stato una delle rare occasioni degli ultimi vent’anni in cui la musica è sempre stata presente nelle impressioni degli spettatori che sono stati intervistati o che hanno espresso una propria opinione sul film. E questo è davvero un elemento di grande importanza, perché va a sottolineare come il commento di David Arnold non sia stato solo funzionale o metodico: ha varcato la linea di demarcazione tra ciò che si trova dietro e cosa si trova davanti lo schermo, raggiungendo anche gli spettatori meno interessati alla componente musicale di una pellicola, lasciando un segno importante nelle loro sensazioni, sia che fosse il chiaro ricordo di un motivo da fischiettare, sia che fosse solo un qualcosa che è andato a pizzicare le corde della loro sensibilità.

Pubblicato nel 1996 dall’etichetta RCA Victor con una tracklist molto soddisfacente, che offriva ben 14 brani per una durata complessiva di 50 minuti, Independence Day è da sempre una delle opere più desiderate dagli appassionati nella sua versione completa. Le principali, e condivisibili, motivazioni sono l’assenza nell’edizione RCA di numerose pagine degne di attenzione, quali la lunga ed esplosiva suite “The Launch Tunnel/Mutha Ship/Virus Uploaded”, il tema della First Lady, magnificamente esposto in“The Death Of Marylin”, o la presenza del brano d’apertura “1969 – We Came In Peace” solo in versione originale, e non così come lo si ascolta nel film. Quest’ultimo in particolare ha tra l’altro ingannato numerosi appassionati, che hanno interpretato l’album come un’edizione da concerto, e non come una selezione delle pagine più fruibili dell’opera, organizzate in modo da garantire un ascolto soddisfacente e non troppo lungo al tempo stesso.
Ad ogni modo, nonostante l’edizione RCA Victor rappresenti forse il miglior rapporto tra durata e piacere d’ascolto, l’etichetta statunitense La-La Land Records nell’aprile di quest’anno ha messo a segno un altro dei suoi numerosi centri, proponendo un’edizione completa e ricchissima di pagine extra limitata a 5.000 copie. L’album, organizzato su 2 dischi per una durata complessiva di 129 minuti, non è solo un vero e proprio scrigno ricco di gioielli da fruire nell’ascolto. Parte della qualità del prodotto è infatti attribuibile al bellissimo libretto, nelle cui 20 pagine sono racchiuse numerose informazioni riguardanti il film, la produzione, curiosità e una quantità notevole d’immagini provenienti dagli archivi della 20th Century Fox, elemento questo che più volte è stato assente nelle pubblicazioni La-La Land a causa di restrizioni.

L’opera composta da David Arnold, il quale viene elogiato all’interno delle note che accompagnano l’album come una delle poche figure contemporanee ancora in grado di sedersi a tavolino e scrivere un pezzo di musica nel senso più classico del termine, rappresenta una delle pietre miliari nella carriera di questo artista, che più volte nel corso degli anni ’90 ci ha regalato pagine emozionanti e ricche di tecnica. Un’opera così importante e conosciuta non necessita di particolari analisi di quelli che sono stati i brani caratterizzanti anche dell’edizione precedente, come “Evacuation”, “Base Attack” o “The Day We Fight Back”. E’ un’opera unica che merita di essere fruita nuovamente da zero, per poter godere ancora una volta delle grandi emozioni già note agli appassionati, unite a quelle pagine che finalmente trovano spazio in questa veste completa ed elegante dell’animo musicale appartenente all’imponente blockbuster firmato Roland Emmerich.


Titolo: Independence Day (Id.)

Compositore: David Arnold

Etichetta: La-La Land Records, 2010

Numero dei brani: 42 (22+20)

Durata: 129′ 05” (65′ 31” + 63′ 34”)


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