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Soundtrack: "Jupiter" di Michael Giacchino

13 aprile 2015 Soundtrack 0 Commenti
Jupiter - Il destino dell'Universo

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

L’imponenza architettonica e strutturale Delle musiche di Jupiter rimanda a modelli lontani e indimenticati così come a maestri più prossimi. Con queste, Michael Giacchino si dimostra in tutto e per tutto un compositore capace di riproporre nella modernità il patrimonio di conoscenze classiche…


Vi sono film che, a prescindere dal loro valore intrinseco (in questo caso pressoché nullo), nascono contenendo nel proprio DNA lo statuto di autentici poemi sinfonico-visivi. Ciò accade quando il compositore s’impadronisce letteralmente dell’aspetto sonoro e alza le proprie ambizioni ben oltre la committenza, consegnando partiture la cui cosiddetta “funzionalità” passa in secondo piano rispetto a una permanenza stabile nella memoria dell’ascoltatore. Il nuovo, pirotecnico e svaporante film di Andy e Lana Wachowski è uno di questi casi, nel suo compulsivo oscillare tra Star Wars e Star Trek, passando per Thor e naturalmente per Matrix, e senza dimenticare Superman e Le cronache di Narnia. Insomma, un fragoroso e citazionistico divertissement su temi mistico-fantascientifici che, dopo la prima collaborazione di Michael Giacchino con i fratelli registi grazie all’adrenalinico Speed Racer, gli offre un’ulteriore occasione per ribadire il proprio forte radicamento stilistico nella Golden Era della composizione hollywoodiana.

L’imponenza architettonica e strutturale dello score di Jupiter Ascending rimanda a modelli lontani e indimenticati, da Rózsa a Korngold, così come a maestri più prossimi nel tempo quali Barry o Williams, soprattutto nell’impianto rigorosamente tradizionale e lussureggiante dell’orchestrazione, nel trattamento dei Leitmotif, nel nervoso agitarsi delle idee e degli scarti di ritmo, nell’arioso respiro di alcune aperture melodiche. In altri termini, Giacchino appare in tutto e per tutto un compositore “classico”, che assai più della maggior parte dei suoi colleghi perpetua nella contemporaneità un patrimonio di conoscenze e creatività inesauribilmente fertile.
Un metodo, questo, che alcuni passaggi cruciali della partitura declinano con tutta evidenza. A cominciare da quei quattro movimenti che costituiscono una sorta di minisinfonia d’apertura, concepita inizialmente da registi e compositore come “temporary music” scritta in sede di sceneggiatura e utilizzata durante le riprese: dalla fanfara accordale e poderosa, comprensiva di uno scultoreo coro sillabante, del primo movimento sino al largo accorato per archi del quarto passando per assoli di violino e precipitose accelerazioni della percussione, ecco farsi strada il musicista ricco e fantasioso che si è affermato con i labirinti tematici di Lost e successivamente ha costruito la propria poetica imprevedibile ed esplosiva nei film della Pixar. Impressione ribadita nello sconvolgente “The Abrasax family tree”, dove viene declinato in ogni forma un tema incombente e obliquo, dagli ottoni a tutta forza a una sommessa celesta sino al brontolio dei bassi, per essere poi ripreso sincopato e tellurico in “The shadow chase”, autentica pièce di bravura orchestrale che deve non poco anche al Goldsmith di Atmosfera zero.

Stupefacente appare il lavoro minuzioso che Giacchino compie sulla strumentazione e sull’alternanza di tonalità: “The Titus clipper” si allarga in volute melodiche via via più ampie, includendovi idee secondarie e frammenti episodici di furiosa incandescenza; “Mutiny on the bounty hunter” è un altro brano al calor bianco, dove gli ottoni ululano la propria disperazione sostenuti da un disegno ostinato e ricorrente degli archi. I temi risaltano in tutta la loro elementarietà, sovente raddoppiati dal coro o centrifugati in movimenti convulsi e destabilizzanti della percussione; Giacchino non ama ripetersi né citarsi, la sua cifra stilistica essendo quella dell’assoluta imprevedibilità dei percorsi e delle soluzioni, come attesta ampiamente la saga di Lost. Crescendi e decrescendi, arcate dinamiche larghissime, improvvisi pianissimi carichi di aspettativa (“Digging up the flirt”), intricati percorsi degli archi dove si disancora qualsiasi rapporto con la tonalità (“A wedding darker”) si susseguono in una visione caleidoscopica e nel contempo estremamente rigorosa, strutturata. La scrittura non si concede mai a facili scappatoie o generiche adunate di frastuoni ma segue un contrappuntismo rigoroso e una spartizione di ruoli di accademica puntigliosità. E va prestata particolare attenzione alle pagine più pacate e soffuse, come “Regenex is people!”, che funge da lento, sussurrato tema d’amore in un clima di rarefazione dove la linea dei violini divisi emerge con limpida, lirica nitidezza… anche se è una tregua che dura poco, come dimostra il pulsante, teso “It’s a hellaya chase”, dalle virtuosistiche, abbaglianti e fulminee evoluzioni dei legni che vanno a defluire in un movimento quasi valzeristico degli archi.

Nelle pagine di pura action music, dove Giacchino non lo ferma nessuno, appare con chiarezza la formazione cartoonistica del compositore di radici siculo-abruzzesi, che lo porta a esplicite soluzioni di mickeymousing, peraltro sempre governate con mano vigile e visione d’insieme. In “Flying dinosaur fight”, straordinariamente mosso e imprendibile nei disegni guizzanti dei legni e degli ottoni con sordina, occhieggia ben riconoscibile il Williams di Indiana Jones e il tempio maledetto, persino in una certa impronta caricaturale e autoironica. Per converso, “Abdicate this!” insiste su note ribattute e accordi martellanti, evocando una violenza tanto istintiva quanto irrefrenabile. Tutto si riappacifica nel nobile tema principale offerto dal violoncello solista in “Commitment”, che però non si sottrae a una coda fiammeggiante e visionaria mentre il bonus track di “Flying dinosaur fight with guts” riprende la pagina succitata in una versione quasi esclusivamente e selvaggiamente percussiva.

Classico esempio di soundtrack cui il film deve qualunque speranza di sopravvivenza, questo di Michael Giacchino è anche una incomparabile lezione di action music contemporanea estranea alla qualunquistica e plastificata faciloneria di troppi mestieranti: un poema sinfonico globale e stratificato, capace davvero di trasportarci in un altro tempo e un altro spazio.


La copertina del CD di Jupiter – Il destino dell’UniversoTitolo: Jupiter – Il destino dell’Universo (Jupiter Ascending)

Compositore: Michael Giacchino

Etichetta: WaterTower Music, 2015

Numero dei brani: 12 + 11
Durata: 52′ 09” + 51+ 01”


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