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Soundtrack: “La bellezza del somaro” di Arturo Annecchino

4 aprile 2011 Soundtrack 0 Commenti
Roberto Pugliese, 20 Gennaio 2011: * * * *
In collaborazione con Colonne Sonore

L’italo-venezuelano Arturo Annecchino, esperto soprattutto di musica di scena per il teatro di prosa e la danza, realizza per il film di Sergio Castellitto un’ulteriore dimostrazione di eclettismo, che spazia dai notturni jazz alle suggestioni latine, fino a sofisticati brani d’atmosfera…


L’italo-venezuelano Arturo Annecchino, classe 1954, è un compositore costruitosi nel difficile genere della musica di scena, applicata sia al teatro di prosa che alla danza, dove la sua formazione complessa e stratificata ha avuto modo di esplicarsi al servizio di registi come Giancarlo Sepe, Peter Stein (il monumentale Faust di 21 ore all’Expo di Hannover del 2000), Walter Pagliaro, Luigi Squarzina. Una serie di esperienze che ne ha solleticato e sollecitato la spinta ad assorbire una varietà infinita di linguaggi e di stili, dalla musica lirica al jazz, dall’avanguardia al gregoriano, dal rock al camerismo neoclassico.

Il film di Castellitto sembra costituire per Annecchino un ulteriore test di eclettismo che sfocia in un soundtrack-puzzle, formato da pezzi di commento che si appellano alle più diverse suggestioni e movenze, dallo sciolto “Tango 1” d’apertura ad echi notturni di jazz milesdavisiano (“Visioni”, “Duetto”) cui non poco contribuisce la tromba di classe di Fabrizio Bosso e comunque costantemente miscelati a suggestioni latine, dall’attonito pianismo solo di “Torna Armando”, perfezionato e moltiplicato in “Midnight piano duo” e “Midnight piano quattro”, sino al lirismo nebbioso di sofisticati brani d’atmosfera come “Canzone”, “Saluti”, o all’icastico neoclassicismo settecentesco di ”Scherzo”.

L’effetto-puzzle, giocato anche su diverse “tipologie” e cronologie stilistiche e sul contributo prezioso di solisti come il già citato Bosso, lo stesso Annecchino al piano e il suo abituale collaboratore Luigi De Filippi al violino e alla direzione dell’orchestra da camera Digital Records, viene poi accentuato dall’inserimento contestuale di brani esterni ed eterodossi. Domina ancora il jazz alle sue varie latitudini, dall’avviluppante “Lazy Moon” di Gianluca Petrella alla martellante “Trilogy” del dominicano Michel Camilo, ma la tavolozza (auto)ironica del film lascia spazio anche ad un classico dei New Trolls, “Una miniera”, ai Cranberries di “Dreams”, a “P.I.M.P.” di 50cent e a “Night life” di Willie Nelson.
Brani e artisti molto autoreferenziali come si vede, ma nello schema un po’ ossessivo di molti soundtrack italiani allestiti come compilation con qualche pezzo originale nel mezzo, questo lavoro si differenzia proprio grazie alla sapiente tessitura di raccordo del musicista nato a Caracas, cresciuto sui migliori palcoscenici italiani e internazionali e coltivatosi in un mosaico di culture e linguaggi dove non esistono conflitti né barriere.


Titolo: La bellezza del somaro

Compositore: Arturo Annecchino

Etichetta: Universal, 2010

Numero dei brani: 19 (11 di commento + 8 canzoni)

Durata: 71′ 07”


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