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Soundtrack: "La scoperta dell'alba" di Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo

2 dicembre 2013 Soundtrack 0 Commenti
La scoperta dell'alba

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Fautori di un progetto multiforme e polisemico, i Gatto Ciliegia si muovono lungo una linea creativa complessa, che cerca la sintesi tra una tradizione italiana tipicamente melodica e una frantumazione del linguaggio raffinatissima e visionaria, che approda spesso a sonorità lunari, trascendentali e misteriose…


I cultori dell’indie-rock e del cosiddetto “post-rock”, che mescola le caratteristiche strumentali e strutturali del genere con gli influssi dell’elettronica e della musica d’avanguardia, sanno che dietro il nome bizzarramente surreale e fumettistico di Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo si cela il trio torinese di chitarristi e synth-sequencer Fabio Perugia, Max Viale e Gianluca Della Torca: autori, dalla fine degli anni 90, di una delle più interessanti operazioni di ricerca e sperimentazione nel panorama della musica italiana. Fautori di un progetto multiforme e polisemico, equamente suddiviso fra CD e videoclip, registrazioni in studio e sonorizzazioni dal vivo, e affiancati negli anni da altri collaboratori come Christian Alati e Pier Ferrantini dei Velvet, i Gatto Ciliegia si muovono lungo una linea creativa complessa, che cerca la sintesi fra una tradizione italiana tipicamente melodica e una frantumazione del linguaggio raffinatissima e visionaria, che approda spesso a sonorità lunari, trascendentali e misteriose. Il loro lavoro, concepito secondo una vocazione multimediale, cattura l’ascolto con un ricercato meccanismo di fascinazione, senza peraltro mai cedere alla facile tentazione di un narcisismo hi-tech e autoreferenziale.

Quasi spontaneo, viste le premesse, il loro accostarsi a un cinema italiano “di punta”, aschematico e inquieto, con la creazione di soundtrack decisamente innovativi e vibratili come quelli per Il segreto del successo e Bar Sport di Massimo Martelli, o per l’opera prima di Susanna Nicchiarelli Cosmonauta, premiata alla Mostra di Venezia. La collaborazione con la trentottenne autrice romana prosegue ora con questo film, tratto dal romanzo di Walter Veltroni, sospeso fra memorie dolorose, infanzie smarrite e impossibili traiettorie nel tempo, ribadendo l’intelligente pertinenza e l’intuitiva vocazione filmica del gruppo, all’interno di un paesaggio sonoro che alterna flussi di nostalgia a improvvisi raggelamenti della materia. Le opzioni armoniche e melodiche sono caratterizzate da modalità che si direbbero neoclassiche, come negli intervalli discendenti di quarta lungo cui si muove, scandita dal basso elettrico e dal ticchettio del synth, la semplice linea leitmotivica di “Sabbia d’oro”; altrove, come in “Babele”, fanno capolino effetti quasi di fantascienza da B-movie, un po’ come avveniva nel Cosmonauta, nella ricerca di un sound anni 50, oscillatorio e liquescente, dove però permane la struttura cardine di un accompagnamento ritmico ossessivamente fisso, monotono, su cui tintinnano idee melodiche brevi e spettrali. E che i Gatto Ciliegia puntino soprattutto a catturare l’ascolto con invenzioni musicali corte, icastiche e iterative, non in direzione minimalista ma piuttosto verso una riscrittura dei canoni pop, appare chiaro in “L’irréparable” di Perugia, brano che proviene dall’omonimo album del 2004 che segnò in qualche modo la svolta elettronica del gruppo, e il cui “riff” d’accompagnamento è di quelli destinati a rimanere a lungo nella memoria. Il clou del lavoro però, vero pezzo da antologia, è senz’altro il magnifico “L’abbandono”, sia nella sua versione lunga di quasi sei minuti e mezzo che in quella più corta (“Una seconda telefonata”): scandito inesorabilmente su un tempo lento, con un rintocco da marcia funebre, si alza il canto solenne e dolente della chitarra, intervallato da sinistri cigolii, lungo un decorso armonico compostamente doloroso, garantito dai lunghi, sommessi accordi in sottofondo delle tastiere. Una forma perfetta di sincretismo fra il linguaggio della modernità tecnologica e l’eredità del patrimonio classico. Se “Dissolvenza incrociata” si sviluppa sul fronte di sonorità elettroniche più “hard” e irrequiete, non senza palesi aperture rockettare, “La mia voce lontanissima” ci riconduce verso orizzonti quasi soprannaturali, in un mondo sonoro alieno e malinconicamente distante, mentre “Cronaca rossa” recupera la ritmica ostinata, ribattuta, che è alla base di molte delle composizioni del trio.

In poche altre occasioni come questa la presenza di canzoni e/o brani esterni alla musica di commento riveste una valenza, una “produzione” di senso più adeguata: Ferrantini, il cantante dei romani Velvet, è presente con “Ho chiuso i miei occhi”, esempio pressoché canonico di “post-rock” compulsivo e monoritmico, e con la splendida “L’imbrunire”, una ballata proposta a mezza voce su un andamento ondulatorio cullato dai rintocchi evocativi e lunghissimi delle chitarre. Ospitate di lusso e “mirate”, non a caso riferite a quegli anni 80 cui rimanda anche la vicenda del film, sono da considerarsi “99 Luftballons” della rockstar tedesca Nena, al secolo Gabriele Susanne Kerner, che nell’83 scalò le classifiche facendo della cantante la stella pop di lingua tedesca più celebre al mondo, e la leggendaria, umoristica e astuta “Video Killed the Radio Star” degli inglesi Buggles, risalente addirittura al 1979 e considerata antesignana dell’era del videoclip. Il brano che prende il titolo dal film, tuttavia, inserisce anche i Subsonica (“compatrioti” dei Gatto Ciliegia) nel soundtrack, dimostrando una volta di più la totale complementarietà dei contributi esterni al lavoro del gruppo di Perugia & Co. con un pezzo esplosivo e spericolatamente laboratoriale: va del resto ricordato che Max Casacci dei Subsonica aveva curato a suo tempo l’album RadioFandango con il soundtrack di Cosmonauta.

Se ne conclude che i Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo figurano a buon diritto, insieme a Teho Teardo, al trio Fornasier/Magri/Miride (i compositori di Ruggine), e a non moltissimi altri, in quella pattuglia di musicisti italiani che stanno alacremente ed entusiasticamente cercando, anche all’interno della musica cinematografica, nuove strade e nuovi linguaggi, in una difficile ma necessaria e stimolante opera di mediazione fra una tradizione vissuta come passione e un’indagine sul suono avvertita come vocazione.


La copertina del CDTitolo: La scoperta dell’alba

Compositore: Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo

Etichetta: RadioFandango, 2012

Numero dei brani: 13 (8 di commento + 5 canzoni)

Durata: 46′ 13”


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