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Soundtrack: "L'ultimo terrestre" di Valerio Vigliar

17 ottobre 2011 Soundtrack 1 Commento
Roberto Pugliese, 29 Settembre 2011: * * * *
In collaborazione con Colonne Sonore

Personaggio a tutto tondo e dalle esperienze multidisciplinari, il 35enne Valerio Vigliar compone per il film di Pacinotti uno score che si sposa benissimo con il miscuglio di generi e linguaggi fatto dal regista e si propone come una delle più belle rivelazioni della musica da film italiana…


E’ consolante constatare che nella musica per film italiana vi sia ancora una generazione relativamente giovane (parliamo comunque di 30-40enni, ma oggi è tutto relativo…) ansiosa di portare dentro questo mestiere uno spirito di ricerca, di sperimentazione, all’insegna spesso di una contaminazione linguistica che si rivela l’elemento più interessante anche nella definizione e nell’arricchimento di un “nuovo” o “giovane” cinema italiano. Il 35enne compositore romano Valerio Vigliar è un artista dalle già molteplici e ricche frequentazioni multidisiciplinari e polisemiche: studi filosofici, diplomato in pianoforte, esperienze drammaturgiche con il Teatro Delle Apparizioni (specializzato in “teatro sensoriale”, cioè interattivo con gli spettatori), fondatore insieme al poeta australiano Michael Reynolds della band “Liù”, esperimento tra song e spoken words, jazz rock e trip-hop con cui farà concerti al limite con la performance, poi collaboratore con video artisti, cantante e pianista in proprio, autore di jingle pubblicitari, musicista per corti, e nel 2009 autore della partitura musicale per Good Morning Aman di Claudio Noce.

Quanto dire un personaggio a tutto tondo, che coniuga al plurale una curiosità onnivora per ogni linguaggio e ogni possibile intreccio semiotico, indipendentemente dalle committenze; e che è, inoltre, in grado di attingere alle più diverse fonti di ispirazione e ai più diversi apparati sonori. Il soundtrack per il film di “fantascienza ma non troppo” del fumettista pisano Gipi, al secolo Gian Alfonso Pacinotti, qui al suo esordio dietro la macchina da presa, sembra essere per Vigliar un’altra occasione di “guardarsi intorno”, di provare dal vivo un’ulteriore fertile “contagio” fra generi e linguaggi (la fantascienza, il cinema, il fumetto) dando a questo contagio una ragion d’essere anche sonora, mediante un accurato e prezioso lavoro sui materiali e, si direbbe, le “origini” dei suoni.

Il climax musicale di L’ultimo terrestre è dichiaratamente surreale e difficilmente definibile o delimitabile: da qui deriva, probabilmente, la sua spiazzante e sfuggente efficacia. L’organico strumentale è ristretto, cameristico (trombone ed euphonium, cello e basso, chitarre, batteria, voci e al piano Vigliar medesimo) e l’impiego dell’elettronica, grazie ad un mix sapiente e sorvegliato, sembra assolvere la funzione principale di fare dell’autoironia rispetto al genere di riferimento, la fantascienza appunto. Le “intrusioni” esterne, come i due brani del duo dance-punk tedesco Digitalism (“I want I want” e “Apollo-Gize”) o “Kitchen” del deejay-performer Gianni Music, trovano una perfetta collocazione a contrasto con la sobrietà quasi sommessa, corrucciata, ma in sottotraccia ammiccante e largamente (non sempre) umoristica, della partitura originale. E l’ossatura classica, la formazione accademica di Vigliar, sorreggono l’intero lavoro nell’architettura complessiva e nelle scelte degli accostamenti: il pizzicato regolare, vagamente funereo e marziale, di “Una famiglia felice” ha in questo senso una sorta di dono dell’ubiquità psicologica, in bilico fra humour nero e compostezza. “Un mostro” è brano ancora più esemplare, perché su una leggera ma inesorabile pulsazione ritmica elettronica, e con la scansione fissa di un “effetto metallo” che sembra venuto giù diritto dall’idea fonica con cui Brad Fiedel nel 1984 pedinò le imprese di Terminator, si alza un disegno pianistico dall’impianto quasi beethoveniano nella sua severità e concentrazione armonica: un classicismo che ritroveremo allo stato puro nel finale “Preludio in E”, brano solistico per piano di asciutta, mesta bellezza. E se la prima parte di “L’aliena” è pura “sci-fi-music” completamente (e abilmente) computerizzata, la seconda parte torna a proporre un pianoforte insistente e ossessivo, su uno sfondo sonoro vitreo: lo stesso piano che divaga in un fraseggio chopiniano in “Sottovoce” e che ha momenti di intensità bachiana nell’inizio di “Rivelazione”, palesando evidentemente in Vigliar oltre che un compositore con predilezione per questo strumento, anche un sensibilissimo solista dal tocco particolare: si noti, nel suddetto brano, la ripresa melodica corale molto “aliena” della seconda parte e la coda elettronica a sorpresa.

Sul fronte digital music Vigliar non fa sconti a nessuno: “Discesa agli inferi” è un movimentato scenario per percussioni, chitarre e tastiere mentre il lungo “Roberta” è una sorta di interminabile, minaccioso pedale elettronico sul quale si alzano, nella seconda parte, lamenti di chitarre e urla di ottoni in un’accelerazione a perdifiato della batteria: per chiudersi con una sorta di “Trauermarsch” per percussione, dal decorso di nuovo imprevedibile. Impressionante, e ancora una volta rivelatore del retroterra classico del compositore ma anche del suo eclettismo, “Senza padre”, che inizia utilizzando cello e basso in funzione ritmica, motoria ma poi, dopo uno squarcio elettronico, chiama in causa tuba e trombone in una progressione solenne e inequivocabilmente wagneriana, ma anche senza dimenticare il “Tuba mirum” del requiem verdiano: un ingrediente sonoro assolutamente inusuale e inedito, arricchito nel finale da disturbate dissonanze. Effetto timbrico che ritroveremo anche in “La corsa”, pagina adrenalinica e quasi rockettara, anzi metallara, dall’indubbia funzione propulsiva.

Se il cinema d’autore italiano diventerà, com’è auspicabile, uno degli interessi predominanti di Valerio Vigliar potremmo insomma trovarci dinanzi ad uno dei compositori-rivelazione più interessanti dei nostri anni.


Titolo: L’ultimo terrestre

Compositore: Valerio Vigliar

Etichetta: RadioFandango, 2011

Numero dei brani: 13 (10 di commento + 3 canzoni)

Durata: 39′ 01”


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. weach1952 scrive:

    Roberto pugliese lei incanta.Riesce a trasmettre , attraverso la parola quell’intensa vibrazione che si espande nella musica.Il suo fluire ammalia , educa a percepire mondi per noi “”umani”non sempre accessibili. complimenti mi prostro alla sua eleganza

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