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Soundtrack: "Marigold Hotel" di Thomas Newman

26 ottobre 2015 Soundtrack 0 Commenti
Marigold Hotel 1

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * */* * * ½

Con le musiche per i due Marigold Hotel di John Madden, Thomas Newman dimostra di far parte di una ristretta élite di compositori in grado di immedesimarsi, senza tradirli né tradire se stessi, in linguaggi musicali geograficamente lontani dalle consuetudini occidentali…


Il dittico “indiano” di John Madden sulle esotiche vicissitudini degli arzilli pensionati british protagonisti del romanzo di Deborah Moggach cade in un periodo di grande attività per il più talentuoso tra i rampolli della dinastia Newman. Thomas è infatti alle prese anche con il nuovo 007, Spectre, ma soprattutto con il nuovo film di Spielberg, Il ponte delle spie, che segnerà dopo 41 anni la clamorosa interruzione del sodalizio tra il regista e John Williams (già verificatasi in occasione de Il colore viola), quest’ultimo alle prese con la complessa registrazione delle musiche di Star Wars: Episode VII. Sodalizio, quello con l’83enne maestro, che peraltro dovrebbe riprendere già dal film successivo, il fantasy The BFG tratto dal romanzo di Roald Dahl e attualmente in fase di riprese.

Viste l’ambientazione e la trama dei due Marigold Hotel, poteva anche essere lecito aspettarsi la committenza a un compositore autoctono (viene subito alla mente A.R. Rahman, premio Oscar per The Millionaire), ma nell’assegnare il compito a Newman la sfida si è fatta in un certo senso più sottile e sofisticata. Il compositore, infatti, non fa un’operazione di mero assorbimento di moduli etnici (questi, nel secondo capitolo, saranno piuttosto delegati a un grappolo di canzoni) bensì tenta di coniugare il proprio stile lieve, ottimistico e colloquiale, con i suoni e gli strumenti di quella terra, che vengono dunque introiettati e rielaborati nella partitura. Ne fa fede il primo brano del primo score, “Long old life”, scampanellante e solare ma mai banalmente folkloristico. D’altronde anche gli inserti vocali (“This is the day”, “Chimes at midnight”) possiedono qualcosa di morbido e notturno, alternato a elementi di virtuosistica improvvisazione, come in “Night bus”. Certo, essenziale si rivela la presenza di strumenti come il sitar, a partire da “Road to Jaipur”, e la ricerca di un colore locale si fa ancora più intensa e autentica in “The best exotic Marigold Hotel”, dove il linguaggio soffuso e trasparente del compositore si integra mirabilmente e misteriosamente con vocalizzi e strumentazione esotica. Il distillato dei suoni si impreziosisce ancor più in “Cricket spell”, con il sofisticato utilizzo di una gran varietà di percussioni tipiche e il sussurro appartato di una nenia penetrante. Un lirismo tenero ma stilizzato pervade anche “Anokhi” e “Mrs. Ainsley”, sino a contrarsi nel sound notturno e impenetrabile di “Udaipur”, con la melopea vocale innalzata su un pedale elettronico, in un’atmosfera rarefatta sino all’astrazione pura: così come “Turning left” piega gli strumenti ad una ritmica movimentata dopo un’introduzione avvolta nella magia. Ancora voci suggestive e cadenzate in “Not yet the end” e “Young Vasim”, nonché nel conclusivo “A bit of after”, che ripropone con qualche variazione gli arabeschi di “Night bus”.

Il sequel dimostra una lampante coerenza linguistica con la prima partitura, ma la bipartizione tra musica originale e contributi locali si fa più netta grazie, come s’è detto, alla presenza di un quartetto di canzoni composte da musicisti indiani e di numerosi strumenti e contributi vocali solisti. Ciononostante l’intro di Newman (“Discretion”) è in puro stile Bhangra (la forma di danza caratteristica della regione del Punjab), anche se “Second best exotic” riprende subito il tema del primo film. La massiccia presenza di strumenti a fiato e percussioni etniche, congiuntamente alle orchestrazioni brillanti e insieme impalpabili di J.A.C. Redford esprime una brulicante, gioiosa vitalità, che trascolora dai toni giocosi di “Knees then names” a quelli più cupi di “Chai”, passando per l’energico “Catnip”. Voce, percussioni e l’immancabile sitar dominano “Nimish & Abhilash” e “Already gone”, la cui base ritmica rappresenta – pur nella sua brevità, ma molti pezzi lo sono – una perfetta sintesi linguistica dello score. Il fraseggio delicato e pensoso di Newman si fa largo nella scrittura per archi di “Soft hiss of treachery”, la stessa scrittura che s’insinua magistralmente negli arabeschi avviluppanti di “Sagai”; “Mumbai” lascia di nuovo spazio alla voce, con reminiscenze da “Night bus”, in una impeccabile costruzione timbrica, mentre “aaina” si propone come una eterea lullaby carillonistica, d’incantevole fattura. “Unreasonable behavior” e “Scorpions” rappresentano due estremità espressive eloquenti: il primo soffuso, quasi immobile nella sua inafferrabile essenzialità, il secondo un rapido e agitato scampolo di action music sullo stile delle colonne sonore di Bollywood. La sintesi della partitura si può ravvisare probabilmente in “Wedding”, dove le voci acquistano risonanze mistiche alimentate dall’uso sapiente e scarno del synth e dalla massa sotterranea degli archi; del resto, tutti i colori della tavolozza newmaniana si mescolano negli end title di “Map of the world”, in un’aura inizialmente incantata e sospesa nel vuoto, che si conclude in un tripudio di colori e di festosa vivacità.
Anche se questa seconda partitura perde forse qualcosa in termini di originalità, resta l’impatto di un’operazione stilistica e culturale notevole, che colloca il compositore in una ristretta élite di autori capaci di immedesimarsi, senza tradirli né tradire se stessi, in linguaggi musicali geograficamente lontani dalle consuetudini occidentali.


La copertina del CDTitolo: Marigold Hotel (The Best Exotic Marigold Hotel)

Compositore: Thomas Newman

Etichetta: Sony Classical, 2012

Numero dei brani: 21

Durata: 46′ 42”


La copertina del CDTitolo: Ritorno al Marigold Hotel (The Second Best Exotic Marigold Hotel)

Compositore: Thomas Newman

Etichetta: Sony Classical, 2015

Numero dei brani: 28 (24 di commento + 4 canzoni)
Durata: 62′


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