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"The Millionaire" di Danny Boyle

1 dicembre 2008 Recensioni 3 Commenti
Pietro Salvatori, 1 Dicembre 2008: Fiabesco
Lucky Red, 5 Dicembre 2008

E’ il momento della verità negli studi indiani dello show televisivo “Chi vuol esser milionario?”. Davanti ad un pubblico sbalordito, il giovane Jamal Malik, che viene dagli slum di Mumbai, affronta l’ultima domanda, quella che potrebbe fargli vincere la somma di 20 milioni di rupie…


Danny Boyle è ormai universalmente riconosciuto come “il regista di Trainspotting“. Ma l’opinione comune che tende ad identificare il regista anglosassone con le sue origini punk non potrebbe essere più errata. The Millionaire è l’ennesima conferma di come Boyle ami spaziare fra i generi, tornando questa volta sugli schermi con una pellicola che, se non fosse per la firma in calce, potrebbe benissimo essere scambiata per un mélo bollywoodiano.

Jamal è arrivato alla tappa finale del più celebre format televisivo al mondo: Chi vuol essere milionario?. Nel suo paese, l’India, questo equivale a portarsi a casa 20 milioni di rupie. Ma perché quella faccia attonita, quella capacità di rispondere alle domande più difficili per poi farsi aiutare per quelle più banali? Perché sembra non importargli apparentemente nulla della vittoria finale, ma si mostra scaltro al punto tale da dribblare astutamente un suggerimento sbagliato? Le stesse domande se le pone pure la polizia, che lo arresta accusandolo di avere imbrogliato. Jamal è così costretto a spiegare nei dettagli come mai conosce determinate risposte, e noi con lui iniziamo un avventuroso viaggio alla riscoperta della sua vita e di un’India nascosta.

Il tentativo è quello di correre sul filo che lega i generi, cercando di mantenere quella freschezza e quell’audacia propria delle opere prime. The Millionaire è così stato preceduto da Sunshine, particolare ed insolito film fantascientifico che viaggia sui binari della ricerca filosofica. Boyle vira decisamente, portandoci nel cuore di Mumbai con una pellicola che unisce la più tradizionale favola occidentale (lieto fine incluso) con la passione per il melò propria del sud-est asiatico, e che tratteggia, tra crudità e momenti di insolita dolcezza, i primi 18 anni di un ragazzo cresciuto nella periferia disagiata della città.

La regia e la confezione sono garantite dal regista britannico, capace come al solito di firmare originalmente una messa in scena tutto sommato equilibrata, che non si perde in inutili virtuosismi. I diversi piani temporali che si incrociano con il procedere della narrazione non si connotano dunque come espediente meramente estetico, ma sono dotati di una propria precisa funzionalità. E così come si mescolano i piani di racconto, le atmosfere antichissime e insieme postmoderne, tipiche della società indiana, si fondono in perfetta soluzione di continuità. Boyle fa così propri, anche se fino ad un certo punto, i registri espressivi del cinema indiano, strizzando l’occhio con compiacenza ad una certa buona dose di melò così insolito per le latitudini dove il regista è abituato a lavorare.

Rolling Stones definisce The Millionaire «il più bel film dell’anno». Non arriveremmo a dire tanto, pur potendo affermare che l’ultima pellicola di Boyle sia una delle migliori favole dell’ultima stagione cinematografica.


La locandinaTitolo: The Millionaire (Slumdog Millionaire)
Regia: Danny Boyle (co-regia di Loveleen Tandan)
Sceneggiatura: Simon Beaufoy
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Interpreti: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan, Saurabh Shukla, Jeneva Talwar, Rajendranath Zutshi, Sunil Kumar Agrawal, Mahesh Manjrekar, Feroz Abbas Khan, Virender Kumar, Ankur Vikal, Uday Chopra, Anupam Shyam
Nazionalità: Regno Unito – USA, 2008
Durata: 2h.


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. mi è piaciuto si
    ma forse 8 premi oscar sono esagerati o no?
    comunque film emozionante.

  2. Riccardo scrive:

    la più grande caduta in basso di boyle. dopo sunshine e 28 giorni dopo mi aspettavo sul serio un capolavoro.
    8 oscar sono troppi per un film come questo. ci stava solo quello per la sceneggiatura.

  3. Guido scrive:

    Carino, a tratti emozionante, ma soprattutto ruffiano.

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