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Soundtrack: "Una piccola impresa meridionale" di Rita Marcotulli & Rocco Papaleo

6 gennaio 2014 Soundtrack 0 Commenti
Un piccola impresa meridionale

Roberto Pugliese, in collaborazione con Colonne Sonore* * * *

Due anni dopo il fortunato “Basilicata Coast to Coast”, il regista lucano Rocco Papaleo e la pianista romana Rita Marcotulli tornano a collaborare per “Una piccola impresa meridionale”, che è un vero e proprio lavoro collettivo grazie ai pregevoli contributi di solisti di tutto rispetto…


Quella del jazz italiano nel cinema è – sin dai tempi di Giorgio Gaslini ed Enrico Rava per arrivare a Fabrizio Bosso, Roberto Gatto e Rita Marcotulli – una presenza raffinatamente colta, a tratti “lieve”, briosa, altrove acuta e complessa, ma spesso contaminata con altri generi e quasi sempre unita in felice combinazione con venature autoriali e sensibilità “alternative”. Sono tutti elementi ravvisabili nel felice patchwork di blues, jazz, lounge, canzoni e “kammermusik” che costituisce lo sfondo musicale del film di Rocco Papaleo, e che ritrova insieme il regista, attore, musicista – e varie altre cose – lucano e la pianista romana, dopo la felice esperienza di quel Basilicata Coast to Coast che nel 2011 valse alla compositrice il David di Donatello per la migliore colonna sonora (prima donna a ricevere in questo settore l’ambito riconoscimento). Un’accoppiata cui vanno ad aggiungersi, in un vero e proprio lavoro collettivo, i pregevoli contributi di solisti come il fisarmonicista Luciano Biondini, la tromba di Fabrizio Bosso, le chitarre di Riccardo Corso e del franco-vietnamita Nguyen-Le, i batteristi Roberto Gatto e Alessandro Paternesi, il sax di Pericle Odierna, i contrabbassisti Francesco Puglisi e Giovanni Tommaso e il piano di Arturo Valiante.

L’apparente frammentazione dei momenti musicali corrisponde, in realtà, al substrato agrodolce e confidenzialmente ironico del film, e trova nel pianismo frizzante ma eterogeneo della Marcotulli una puntuale corrispondenza: basterebbe mettere a confronto l’iniziale “Una piccola impresa meridionale”, un giro di blues vintage (chi si risente! il buon vecchio organo Hammond…), disincantato e scorrevole basato sullo stesso ammiccante disegnino discendente che commenta la successiva “Telefonata” fra il protagonista e la madre, con – ad esempio – “Simil Jarrett”: dove il titolo va preso alla lettera nel suo rifarsi criticamente all’impostazione neoclassica e immalinconita del leggendario pianista di Allentown. Straordinariamente stratificato, attraversato da sonorità “distanti” e lunari è “Magnolia”, brano dedicato alla protagonista interpretata da Barbora Bobulova e che sembra rifarsi più a Brian Eno che a qualsivoglia referente jazzistico, presente piuttosto negli assoli chitarristici di “La ditta”; mentre “Arturo” – ossia Riccardo Scamarcio – è presentato da un severo e quasi accigliato movimento di sonata. In ogni caso è chiaro che Rita Marcotulli non è quel che si dice una “purista” del genere, tutt’altro: la manipolazione quasi hi-tech del suono di “Il padre” ci svela una compositrice saldamente in possesso di tecniche molto avanzate di contaminazione stilistica, e in ogni caso la sua formazione classica si esplica nel suo approccio pianistico, che lavora molto sul fraseggio, sulle modulazioni, sulla perizia ornamentale degli abbellimenti e sul gioco dei “rubati”, come traspare nello splendido, cadenzato “Madre”, e soprattutto nel citazionistico “Marcia tulla”: che è una parafrasi variativa spumeggiante e chiaroscurata della celeberrima Marcia Turca mozartiana dalla Sonata per piano in la maggiore op.11 K 331, brano imposto come tortura a qualunque allievo di conservatorio e che nella rilettura della Marcotulli si rivela quasi un fantasma settecentesco travisato da disarticolata, beffarda marionetta. Per contro, echi impressionistici e debussyani affiorano nel lungo, solistico “Il mare”, dove il modulo compositivo della pianista si fa decisamente accademico ed elegantemente colto, palesando il rapporto stretto della Marcotulli con la contemporaneità e la sua distanza siderale da qualsiasi tentazione para o pseudo-minimalistica, attraverso uno scorrere continuo, irrequieto e imprevedibile della scrittura pianistica e una serie di opzioni armoniche inafferrabili e misteriose.

Menzione a parte meritano le canzoni scritte da Rocco Papaleo per Scamarcio e la Bobulova, che rivelano in entrambi insospettate doti canore e anche autoironiche: vale soprattutto per l’attore, che in “Torna a casa foca” e “La mia parte imperfetta” (introdotto da effetti da film di fantascienza anni 50 e sviluppato su un registro totalmente surreale) sfoggia timbro baritonale e intonazione precisa. L’attrice di origine slovacca si produce invece in “Sole spento”, sorta di ballata anni 60 vagamente assurda, attraversata da suoni disturbati e metallizzati, e nel brevissimo, autoreferenziale “Tradizionale slovacco”. C’è infine la cantautrice pugliese Erica Mou con il suo “Dove cadono i fulmini”, hit dell’intera colonna sonora e del cui videoclip si è incaricato lo stesso Papaleo: presentato anche in versione unplugged, è un brano dal testo molto poetizzante e nel quale la vocalità potente della 23enne cantante può dispiegarsi a tutto tondo.

Un soundtrack in sintesi sensuale e libero, quello della Marcotulli: che ha spinto Papaleo ad augurarsi, non troppo scherzosamente, di non scoprire mai se sia la musica a commentare le immagini o le immagini a commentare la musica. Quale complimento migliore può attendersi un compositore per il cinema?


La copertina del CDTitolo: Una piccola impresa meridicionale

Compositore: Rita Marcotulli, Rocco Papaleo

Etichetta: Less is More Produzioni/Sony Music, 2013

Numero dei brani: 21 (6 canzoni + 15 di commento)

Durata: 49′


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