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"Spartan" di David Mamet

26 gennaio 2005 Recensioni 0 Commenti
Fabrizio Formenti, 26 Gennaio 2005: Raffinato
CDI, 14 Gennaio 2005

Quando la figlia del Presidente degli Stati Uniti viene rapita, a due agenti viene assegnato il compito di trovarla prima che la notizia arrivi alla stampa. Ben presto le autorità si convincono che la ragazza è ormai morta, ma i due agenti  decidono di continuare a seguire le tracce dei rapitori agendo per proprio conto…


Eccoci dinanzi ad un thriller anticonvenzionale, al di fuori degli schemi classici e preordinati ormai saldamente propri del genere stesso. Una simile constatazione potrà forse destare un qualche principio di perplessità fra i fruitori cinematografici più distaccati o disinformati che si avvicinano a questo film, ma di certo non stupisce più di tanto tutti coloro i quali bazzicano il cinema di David Mamet. Perché quando c’è lui dietro la macchina da presa, quando sua è la mano all’origine della sceneggiatura, si è sempre liberi di sperare in un progetto che porti in sé una base di originalità del tutto personale e quei dialoghi pungenti tanto cari all’autore.

Spartan, neanche a dirlo, si basa innanzitutto sui personaggi, sulle modalità con cui i character vengono definiti e relazionati fra loro progressivamente, strada facendo. Il film si distingue proprio in questo, per come sa delineare, in maniera niente affatto comune, il profilo dei protagonisti in modo tale da farci interessare quasi indirettamente ai fatti che li colpiscono e alle vicende che attraversano. Considerando la discreta complessità dell’intreccio e il filone cinematografico in cui la pellicola si posiziona, certo non si può dire che si tratti dell’approccio più immediato da applicare allo sviluppo di una trama thrilling a sfondo politico. Ma se l’insieme risulta efficace lo si deve proprio alla concezione che ne ha avuto l’autore, il quale ha costruito un impianto filmico che non ci consente di percepire come del tutto improbabili le forzature di sceneggiatura o di rimanere in qualche misura infastiditi dai vari ed arditi plot-twist.

La storyline è inizialmente connessa alla realtà politica contemporanea, quella degli Stati Uniti e della Casa Bianca – esattamente come in decine di altri film – e dunque il basamento della storia di fondo si articola in una serie di situazioni che vanno a riecheggiare il reale. Ma i tipici dialoghi “costruiti” di Mamet così come i risvolti arzigogolati ed il ritmo serrato di cui si diceva conferiscono al tutto una connotazione sensibilmente artistica che oscura a ragione quella più propriamente realistica. D’altronde il cinema è innanzitutto arte figurativa, che se ben fatta e supportata da uno script solido ha il diritto di definirsi tale e di prendersi le proprie libertà, anche a scapito della credibilità di ciò che si mette in scena.

Certo Spartan è tutt’altro che un film progettato per far breccia nel grande pubblico. Lo si può definire un prodotto quasi di nicchia, capace comunque di affascinare e coinvolgere nella visione e negli snodi della trama tutti coloro che ci si lascino trasportare. E’ un po’ l’evoluzione del precedente lavoro di Mamet, Il Colpo, un heist-movie dallo svolgimento sin troppo lineare e prevedibile, ravvivato però dalla particolarità inusuale dei dialoghi così come dalla qualità dei personaggi. Spartan è un’opera di maggiore complessità ma che egualmente fa degli stessi pregi del film con Gene Hackman il proprio principale punto di forza, con in più un Val Kilmer a suo agio nel ruolo come non gli succedeva da tempo. E tutto ciò è abbastanza per garantire uno spettacolo degno di nota.


Titolo: Spartan (Id.)
Regia: David Mamet
Sceneggiatura: David Mamet
Fotografia: Juan Ruiz Anchía
Interpreti: Val Kilmer, Derek Luke, Kristen Bell, Lauren Bowles, Andrew Davoli, Stephen Greif, Kick Gurry, Moshe Ivgy, Bob Jennigs, Alexandra Kerry, Chris LaCentra, William H. Macy, Natalia Nogulich, Aaron Stanford, Tia Texada
Nazionalità: USA – Germania, 2004
Durata: 1h. 46′


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