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Matteo Monari, 2 Febbraio 2005: Lucido |
CEIAD
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Il
Dottor Stranamore
(Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba.)
di Stanley Kubrick 
In
un abbacinante, glaciale bianconero, il film si apre e si chiude in
cielo, mentre risuonano dolci melodie sentimentali. All'inizio ("Try
a Little Tenderness") un bombardiere nucleare solca le nubi; alla
fine un fungo atomico s'innalza e invade lo schermo, e la voce di Vera
Lynn intona "We'll Meet Again" ("Non so dove, non so
quando, ma c'incontreremo di nuovo, in un giorno di sole").
"Il
Dottor Stranamore" fu prodotto e realizzato da Stanley
Kubrick in Gran Bretagna nel 1963 e distribuito l'anno successivo
in America dalla Columbia. Il tema è il conflitto nucleare provocato
"per sbaglio" che sempre nel 1964 tornerà, in versione
diciamo così "seria", nel thriller fantapolitico di
Sidney Lumet "A prova d'errore". E nel '65 "Stato d'allarme"
di James B. Harris (ex produttore di Kubrick)
ribadirà la situazione di paranoia bellica che "Il Dottor
Stranamore", precedendo tutti, aveva risolto in modo definitivo
con l'arduo stile del 'grottesco'.
Il
regista di "Orizzonti di gloria" taglia corto con un'opera
strepitosa per intelligenza, sofisticazione e bellezza, che in un'epoca
di transizione tra la guerra fredda e la 'nuova frontiera' kennediana
pone il problema centrale facendo leva sulla coscienza popolare. La
domanda è la seguente: e se un cretino, o un pazzo, o un tale
dotato di entrambi gli attributi, si prendesse la briga di mettere in
moto il meccanismo sterminatore (mentre i russi ne stanno approntando
uno analogo, denominato allegramente "Fine del Mondo"), cosa
cosa potrebbero fare i potenti della Terra per impedire l'estinzione
della razza umana? Ben poco o nulla. Sguinzagliati i bombardieri atomici,
non c'è speranza di richiamarli se non con la chiave cifrata
incisa nella testa del matto. Il presidente non può far altro
che avvertire il suo collega del Kremlino perché abbatta gli
aggressori americani. Ma uno di essi sfugge alla distruzione (e ad ogni
richiamo una volta ritrovata la "chiave") e felicemente compie
l'agognata missione.
Così
impostata la vicenda da una sceneggiatura perfetta, Kubrick
la conduce al suo inevitabile epilogo, che è appunto la fine
del mondo. Poiché il centro focale del film è la troppa
razionalità della scienza in balia dell'irrazionalità
dell'uomo. Se da un lato il cineasta non cela ammirazione per le computeristiche
meraviglie della tecnica (che inquadra da vicino con precisione maniacale),
dall'altro deve fare i conti con chi ha l'autorità di maneggiare
a sua discrezione strumenti così delicati e letali. "La
guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai Generali".
E qui il Generale in questione si chiama addirittura Jack D. Ripper,
che poi vuol dire Jack Lo Squartatore...
Ed
ecco la scelta dell'umorismo nero - diciamo alla Swift, visto che Kubrick
ha ormai pienamente assorbito la cultura inglese - quale ultima ratio
per trattare il tema intrattabile, senza prediche moraliste o denunce
astratte. Attraverso la deformazione comica e persino farsesca, attraverso
lo scatenamento paradossale ma irrefrenabile di un'idiozia che si fa
autodistruzione, "Il Dottor Stranamore" (ovvero "come
imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba" recita il titolo)
punta con gelida angoscia al cuore del pericolo, spazzando via, l'uno
dopo l'altro, i fumi della propaganda ideologica. Così l'enorme
cartello che spicca sul laboratorio militare annuncia a lettere chiarissime
"la pace è la nostra professione" proprio mentre è
in corso un massacro intestino. Così l'antica marcetta sudista
"When Johnny Comes Marchin' Home Again" esplode radiosa tra
l'equipaggio dell'aereo che non farà mai più ritorno a
casa.
La
base militare, il bombardiere e il salone di guerra del Pentagono sono
i tre luoghi deputati, nessuno dei quali è praticamente in contatto
con gli altri. Ogni tentativo di rapporto è aleatorio, ciascuno
è un comparto stagno, gli uomini non comunicano tra loro mentre
il tempo orribilmente stringe. Le scenografie dei tre ambienti - realistiche
le prime due, espressionista la terza con la sua ferrea geometria a
luci ed ombre - rappresentano tutte una diversa ma convergente forma
di alienazione collettiva. Il film ha una struttura tanto più
solida e reale, quanto più grottescamente infuria la più
macabra e micidiale delle fantasie.
Alla
base aerea attrezzata come la NASA, lo "squartatore" truce
(Sterling Hayden) emette concetti psicolabili come il fumo del suo sigaro.
Lui sa a chi dar la colpa della propria impotenza: ai comunisti che
gli hanno inquinato i "fluidi vitali". Invano un suo mite
sottoposto inglese (Peter Sellers) cerca di ridurlo alla ragione: il
Generale ha dato il via all'attacco atomico, non molla il cifrario di
richiamo, con la mitragliatrice accoglie il presunto nemico entrato
nel campo, finalmente la sua ossessione lo porta al suicidio. Il Maggiore
della RAF scopre per caso la famosa "chiave" ma fatica a telefonare
al Presidente perché gli mancano gli spiccioli che un altro ebete
sopraggiunto (Keenan Wynn) esita a raccogliere da un distributore di
Coca-Cola.
Come Generale, il "Falco" del Pentagono (George C. Scott),
frustrato nel convegno intimo con la segretaria, non è da meno
del suo collega della base. In lui la paranoia anticomunista sembra
più lucida, ma lo sguardo demente e la disinvoltura con cui calcola
morti previsti a decine di milioni lo smentiscono perfino agli occhi
del Presidente degli Stati Uniti (ancora Sellers) che, ignaro di tutto,
nella sala della guerra tenta di salvare la pace convocando l'ambasciatore
russo e attaccandosi al filo diretto per un esasperante e buffissimo
dialogo con l'amico Premier, sbronzo in bordello sovietico. Ma il Falco
non demorde, e attinge la sfera del sublime nel momento in cui realizza
che un suo aereo sta volando indisturbato verso la mèta: con
quale brio, allora, ne mima le evoluzioni fatali!
Quanto al comandante del B-52 (che il trasformista Sellers era già
pronto a impersonare, cedendo poi il ruolo al caratterista western Slim
Pickens), è un cowboy texano, intrattenibile rodomonte che inforca
la bomba come un cavallo e, agitando il suo cappellaccio in segno di
esultanza, si precipita sull'obbiettivo come nell'orgasmo più
riuscito.
Percorsi
tematici
La
tematica dello sguardo nel cinema di Stanley Kubrick - a cura
di Tania Varroni.
Eyes
Wide Shut -
di Stanley Kubrick; con Tom Cruise, Nicole Kidman.
Full
Metal Jacket
- di
Stanley Kubrick; con Matthew Modine, R. Lee Ermey, Vincent D'Onofrio.
Lolita - di Stanley Kubrick; con James Mason,
Shelley Winters, Sue Lyon.
Titolo:
Il dottor Stranamore (Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare
la bomba.) (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love
the Bomb)
Regia:
Stanley Kubrick
Sceneggiatura:
Stanley Kubrick, Peter George, Terry Southern
Fotografia:
Gilbert Taylor
Interpreti:
Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Slim Pickens, Keenan
Wynn, Tracy Reed, Peter Bull, James Earl Jones, Jack Creley, Frank Berry,
Robert O'Neill, Glenn Beck, Roy Stephens, Shane Rimmer, Hal Gilili,
Paul Tamarin
Nazionalità:
USA, 1964
Durata:
1h. 31'
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