Stai leggendo:

Suspiria di Dario Argento

30 gennaio 2017 Recensioni 3 Commenti
Suspiria

P.A.C., 1 Febbraio 1977/QM Stardust-Videa, 30 Gennaio 2016 – Suggestivo

Susy è una studentessa statunitense a Friburgo per frequentare la celebre scuola di danza. La notte del suo arrivo, durante una tempesta, assiste alla crisi di una ragazza che grida parole incomprensibili prima di fuggire dalla scuola. Presto si scoprirà che la ragazza è stata uccisa, e una serie di misteriosi accadimenti sta per verificarsi…


Jessica Harper in SuspiriaNel momento più fortunato della sua carriera Dario Argento, osannato talento nostrano, realizza quello che si potrebbe definire il film giusto al momento giusto, riuscendo laddove molti falliscono, cioè nella riconferma. Dopo un’opera di grande successo come Profondo rosso e una maturazione artistica che lo aveva reso padrone di un genere all’epoca molto in voga, sarebbe stato comodo per il regista romano ripetersi con film sulla scia dei precedenti. Con Suspiria, Argento segna invece il suo ingresso di prepotenza nel cinema dell’orrore nudo e crudo, privo di qualsivoglia contaminazione thriller, sterzando verso una libertà artistica assoluta che si spinge ai limiti della razionalità. Gli sforzi di sceneggiatura sono infatti minimi: l’idea di base è ispirata al romanzo Suspiria de profundis di Thomas De Quincey, da cui l’archetipo delle tre madri che andranno a comporre la trilogia argentiana, mentre nello svolgimento è forte l’influenza del misconosciuto Gli orrori del liceo femminile.

Una scena di SuspiriaAlla fotografia Argento recluta Luciano Tovoli, già collaboratore di Antonioni, ma estraneo al genere horror, grazie al quale ottiene risultati stupefacenti mediante l’utilizzo di una gamma cromatica potente, di cui si ricordano soprattutto le infinite tonalità di rosso e di blu. Fin dalla prima sequenza in aeroporto, appare immediato quanto Suspiria sia un film d’atmosfera che si fa estetica pura in quei passaggi in cui si abbandona definitivamente la ratio narrativa, elevandosi a esperienza sensoriale totale. Sul fronte registico emerge un divertimento nella spettacolarizzazione della morte, marchio di fabbrica di Argento, che qui ben si combina con l’armonia globale dove la sperimentazione, a tratti vagamente naïf, si amalgama all’atmosfera rarefatta del collegio.

Un'inquadratura di SuspiriaLo spunto narrativo che regge esilmente l’opera viene furbamente nascosto da un clima suggestivo e tetro, dove l’estetica baroccheggiante ipnotizza e confonde, accompagnata dalle storiche musiche dei Goblin, un misto tra suoni e sospiri. Le sensazioni evocate dalla potenza sensoriale rimangono indelebili nello spettatore che, avvolto in un demoniaco turbinio di luci e musica, ne esce frastornato, ma indubbiamente affascinato. Fanno il loro dovere anche gli attori che, ben caratterizzati e collocati in un contesto di mistero e sospetto, si pongono come figure di un arcano gioco di ambiguità attorno alla candida Jessica Harper. L’incubo culmina in un finale vorticoso tra i misteriosi cunicoli del collegio e si disperde piuttosto esilmente e in modo sbrigativo, seppure all’insegna di buoni effetti speciali. Più tardi nella carriera del regista, l’equilibrio si spezzerà e la magia si perderà, ma Suspiria sopravvivrà avvolto da una diabolica aura rossa, conservando un fascino immortale frutto di un’anima che ancora respira, anzi: sospira.


La locandina di SuspiriaTitolo: Suspiria
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi
Fotografia: Luciano Tovoli
Interpreti: Jessica Harper, Stefania Casini, Joan Bennett, Alida Valli, Flavio Bucci, Miguel Bosé, Udo Kier, Renato Scarpa, Margherita Horowitz, Barbara Magnolfi, Susanna Javicoli, Eva Axén, Jacopo Mariani, Rudolf Schündler, Giuseppe Transocchi, Giovanni Di Bernardo, Renata Zamengo
Nazionalità: Italia, 1977
Durata: 1h. 38′


Percorsi Tematici

  • Non ci sono percorsi tematici collegati a questo articolo.
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Marco ha detto:

    Che bella recensione!
    Mi trova d’accordo in toto.
    Il film è una vera e propria esperienza.
    Da rivedere più e più volte.

  2. Donato ha detto:

    Perfettamente d’accordo con la recensione. Considero Suspiria il miglior film di Dario Argento, il culmine della parabola ascendente del regista romano. Dopo Suspiria inizia il declino, anche se il secondo film della trilogia delle tre madri, Inferno (1980), andrebbe secondo me rivalutato, in quanto saturo di suggestioni sia visive (intensa saturazione nelle tonalità blue-porpora) che acustiche (grazie all’eccezionale colonna sonora di Keith Emerson), sebbene pervaso da eccessi, incongruenza e macroscopici buchi di sceneggiatura.
    Peraltro, ricordo che, in età adolescenziale, fui letteralmente ossessionato da Inferno, al punto da rivederlo, sebbene mi spaventasse a morte, un numero imprecisato volte. Credo di avere ancora da qualche parte la musicassetta originale con la colonna sonora di Keith Emersono, in cui è presente il famoso brano “Mater Tenebrarum”, cantato in latino da un coro di musica classica su di una base musicale ritmata e travolgente eseguita con organo elettronico (discreto successo discografico all’epoca).

  3. Carlo ha detto:

    Grazie per gli apprezzamenti, condivido ciò che hai detto Donato, anche se appartenente a mio avviso alla fase discendente di Argento, Inferno è un buon film , forse l’ultimo film decente della carriera del regista. Si parla comunque di un’epoca in cui si poteva anche fare un cinema cosi: imperfetto ma bello da vedere e vivere.

Scrivi un commento








Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].