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Suspiria di Luca Guadagnino

2 gennaio 2019 (1 settembre 2018) Recensioni 15 Commenti
Suspiria

Videa, 1 Gennaio 2019 – Fallimentare

Una ragazza statunitense arriva in una scuola di danza di fama mondiale, a Berlino. Qui si fa rapidamente notare e diventa ben presto la protagonista del balletto che sarà messo in scena di lì a poco. Ma all’interno della scuola non tutto è come sembra e nessuno è chi dice di essere…


Luca Guadagnino sa bene che a rendere eccezionale il Suspiria di Dario Argento era l’atmosfera, costruita attraverso un sapiente mix di musica e colori primari e una continua presenza in scena della protagonista. Il regista palermitano prova quindi a ottenere il medesimo risultato con elementi diversi: toglie la musica, trasforma i colori violenti in grigi (per richiamare la Germania degli anni 70) e dilata le storie e la durata del film. Purtroppo, però, non riesce a ottenere ciò che si prefiggeva.

In questo Suspiria la tensione non si sente mai, per gran parte del tempo sembra di assistere a un malriuscito dramma su una mediocre compagnia di danza nella Germania della guerra fredda, con uno strano psichiatra che indaga sulla vera natura della scuola stessa. Ma le due storie si trascinano stancamente, con Guadagnino che sveglia di tanto in tanto il pubblico mostrando gli incubi della protagonista – che naturalmente sono le scene più marcatamente horror, fatte di frattaglie, sangue e nudi, spesso mescolati insieme.

Suspiria è un film che non si fa apprezzare sotto nessun aspetto, perché Guadagnino fallisce su tutta la linea. A parte rarissimi guizzi – tutti legati al ballo – la regia rimane piatta, così come ogni altra componente tecnica, e quindi l’insieme non appassiona e non interessa. Volendo semplificare, verrebbe da dire che Suspiria è semplicemente un brutto film. Film su cui pesa anche una scena risolutiva sciatta, senza tensione narrativa e poco credibile anche e soprattutto alla luce di quanto visto fino a quel momento.

Un discorso a parte va fatto per gli interpreti: Tilda Swinton si conferma un’attrice di razza, risultando magnetica e ambigua, mentre Dakota Johnson – lontanissima dal ruolo di Anastansia Steele che l’ha resa universalmente conosciuta – forse per la prima volta recita in modo efficace, rendendo perfettamente il suo personaggio.


La locandinaTitolo: Suspiria (Id.)
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: David Kajganich
Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
Interpreti: Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth, Chloë Grace Moretz, Lutz Ebersdorf, Angela Winkler, Ingrid Caven, Elena Fokina, Sylvie Testud, Renée Soutendijk, Christine Leboutte, Fabrizia Sacchi, Malgorzata Bela, Jessica Harper
Nazionalità: Italia – USA, 2018
Durata: 2h. 32′


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Attualmente ci sono 15 commenti a questo articolo:

  1. Donato ha detto:

    Fatico a comprendere il senso di queste operazioni. Capisco la fissa degli americani per i remake (vista la loro incapacità di sopportare i film stranieri doppiati), ma gli italiani? Qui in Italia penso che nessuno avrebbe mai sentito la necessità di rifare quel film in chiave moderna. Suspiria è probabilmente uno dei film meglio riusciti del Dario nazionale e l’originale funziona benissimo così com’è. Al di là di tutto, potrà piacere o non piacere, ma lo stile di regia di Dario Argento è così personale che i suoi film non possono oggettivamente essere rifatti da qualcuno che non sia … Dario Argento.

  2. Marco ha detto:

    Sottoscrivo tutta la recensione.
    Apprezzabile solo la scenografia che richiama molto bene la Germania durante la divisione est/ovest e le pregevoli interpretazioni degli attori principali.
    Capisco che Guadagnino abbia voluto raccontare tutta un’altra storia rispetto al lavoro barocco di Argento, ma senza una solida sceneggiatura (molti passaggi comprensibili soltanto a chi ha bene in mente il film del ’77), senza una regia che non sappia strafare (a parte alcuni buoni guizzi ogni tanto) il film ne risente tristemente, come anche l’interesse dello spettatore.
    Purtroppo anche gli stacchi bruschi di montaggio ne penalizzano la buona riuscita.
    Finale veramente insensato e alquanto…brutto.
    Nota di merito per i trucchi che ho discretamente apprezzato.
    Peccato. Occasione persa malamente.

  3. Sergio ha detto:

    Totalmente in disaccordo. Il film è bellissimo, lontano anni luce da Dario Argento certamente, ma per questo dotato di storia e di significati nascosti e onirici. Ho sempre preferito l’Horror alla Nosferatu di Herzog, alla Shinig di Kubirck piuttosto che alle follie con frattaglie de Inferno di Argento ( ad esempio ) ed è per questo che questo Suspiria è visivamente perfetto. Questo non è un remake, non vuole esserlo e per fortuna che così non è. E’ un horror maturo, che certo non piacerà ai bimbi minchia innamorati dei jump scare alla IT e similari, ma sorpassa di spanne l’appiattimento horror da blockbuster.
    Sublime.

  4. Francesco Binini ha detto:

    Il problema, Sergio, è che non è un horror. È un thriller molto slavato (anche nei colori) che ogni tanto strizza l’occhio all’horror (con frattaglie) più per dovere che per convinzione. E non nominiamo Shining, per favore, che Guadagnino sta a Kubrick come Alvaro Vitali sta a Lawrence Olivier.

    Cosa ci sia di sublime in un film scialbo, slavato che tratta tutti i temi senza nessuna forza faccio davvero fatica a comprenderlo. Senza contare che il tutto si risolve in una scena finale posticcia, che arriva improvvisa e forzata e più volte sfiora il ridicolo involontario a causa di una regia approssimativa e senza idee.

  5. Federico ha detto:

    Una critica del tutto miope che dimostra che l’autore e i suoi sostenitori hanno visionato il film inquinati non solo da una aspettativa che ha impedito loro di percepire la vera natura dell’opera al di fuori di una dimensione decisamente limitativa dei caratteri del genere horror ma anche da una fuorviante mania comparativa con l’originale di Argento.Di fallimentare c’è solo questa critica.Andate a rivedere il film..e per favore cambiate mestiere…Nessuno vuol paragonare Guadagnino a Kubrick ma smettetela con queste astiose critiche da piccolo-borghesi dagli ambiti mentali così ordinari.

  6. Alberto Cassani ha detto:

    Piccolo-borghese ancora non me l’aveva mai detto nessuno…

  7. Francesco Binini ha detto:

    Federico, le posso garantire che non solo non avevo alcuna aspettativa riguardo al film ma anche che già dopo i primissimi minuti avevo smesso di fare paragoni con il capolavoro di Argento.
    Stiamo naturalmente tutti pendendo dalle sue labbra, le quali ci illumineranno presto -speriamo- su quale sia la vera natura dell’opera. Le faccio solo presente che per definizione un horror dovrebbe spaventare mentre qui ci si annoia parecchio.
    La invito quindi ad esprimere liberamente la sua visione dell’opera e ad illustrarci diffusamente la sua interpretazione, in modo da discuterne tutti con profitto. Da parte mia, le assicuro che appena sarà disponibile in streaming in modo legale rivedrò il film.

  8. Federico ha detto:

    Non posso non accettare il vostro invito.Piccola premessa ;se ho avuto un tono astioso nel mio commento non era con l’intento di offendere,per quanto possa avere fallito,solo mal digerisco le stroncature in toto perchè posso capire che un film non piaccia,o che non se ne apprezzino le finalità o determinati aspetti tecnici o di contenuto ma sostenere che sia un fallimento su tutta la linea senza salvare nessuna delle sue componenti lo trovo disonesto,perlomeno in questo caso perchè la qualità dell’opera di Guadagnino,piaciuta o meno che sia è innegabile.Capisco anche chi mal digerisca una evidente iperbole come il paragonare Guadagnino ad un Kubrick..ma non per questo non gli si deve riconoscere la sua qualità di regista annichilendolo beceramente al livello di un Alvaro Vitali (che poveraccio avrà ben avuto pure lui i suoi meriti artistici limitatamente al contesto pruriginoso dei film da lui interpretati).La risposta che vorrei darvi è riassunta nel vostro commento che conferma la tesi del mio e cioè che la vostra recensione sia inquinata da idee preconcette in merito all’aderenza dell’opera ai canoni del genere horror .Voi dite che non è vero,e a questo punto vi credo, che siete andato a vedere il film con determinate aspettative e che dopo pochi minuti avete abbandonato ogni pretesa di confronto col capolavoro di Argento,benissimo..però per vostra stessa ammissione l’asse portante della vostra critica è che non fa paura,che è privo di tensione;due elementi che per definizione caratterizzano il genere horror.Adesso io le chiedo;passi che lei sostenga che non sia un vero film horror (affermazione sulla quale posso essere d’accordo ) ma perchè mai la qualità di un film (horror o meno che sostenga di essere per affermazione del regista o del pubblico ) deve essere giudicata sulla base dell’aderenza o meno a forme e codici di genere o per l’efficacia con cui ne rispetti le aspettative emotive o ludiche invece che per la sua autonoma e originale dimensione narrativa ed emotiva?Se lei mi avesse scritto :”non è un film horror però…” , la sua critica avrebbe avuto tutta un altra credibilità.Lei ha ragione però..il Suspiria di Guadagnino non è un canonico film horror che fonda sul fare paura e sulla tensione la sua ragion d’essere,è molto di più.A parte il fatto che non condivido l’opinione che ne film non ci sia tensione..la tensione c’è solo che ad un certo punto diviene qualcosa di diverso dall’ansia della violenza imminente,ma l’asoettativa di una rivelazione incombente.Invece concordo con lei sul fatto che la linea narrativa politica della Berlino del 77 e quella delle vicende dello psicologo appaiano ad una prima lettura effettivamente slegate dal tutto interrompendo in diverse occasioni la tensione emotiva che si andava via via creando pur non scalfendo la potenza del film.La ragione è semplice questo film è un film più fantastico che horror,più spirituale che di pura tensione,più politico che violento.Se si indiviuda la giusta chiave di lettura si comprendono il silenzio e il grigio imperante,la predominanza dei suoni ambientali (con i sospiri e i passi delle danzatrici e l’attenzione alla fisicità dei loro movimenti,così potenti e fulcro della magia delle streghe ) sull’accompagnamento musicale.Suspiria è un film in cui l’elemento veicolatore di tensione predominante è più sottile della attesa dwell’elemento horror dell’omicidio..è la preparazione di Susy al compimento del suo destino;tramite i sogni e la danza viene sempre più spinta verso una direzione che la trasforma fino al culmine della danza -sabbath finale in cui si scopre che lei è sempre stata la Madre e che invece che di trasformazione si è trattato di un risveglio.La strage della fazione avversa durante la danza è un vertice di tensione incredibile e rapisce i sensi.Che il succo emotivo del film sia dato dagli omicidi o dalle scene truculente è solo un inganno,il cuore pulsante emotivo sta tutta nella partecipazione di Susy e di Madame Blanche alla preparazione dell’evento finale.Se non si percepisce la bellezza delle coreografie e delle forme e dei suoni durante le scene di danza non si può apprezzare la visione.La colpa di Suspiria è quella di essere un film più sensibile e profondo di un semplice film horror.

  9. Federico ha detto:

    Mi scuso per gli spoiler..ma senza farvi accenno era difficile spiegare il mio punto di vista.

  10. Francesco Binini ha detto:

    Per evitare gli spoiler può utilizzare i tag e .

    Il problema di Suspiria è che vuole disperatamente essere un horror e non ci riesce. E non ci riesce (anche) perché dura troppo. C’è una scena in cui un personaggio viene disarticolato in montaggio alternato, gli incubi della protagonista conditi da schifezze varie e un sabbah finale condito da sangue a secchiate ed elementi soprannaturali è evidente che cerca di essere un horror. Però se poi il film dura 135 minuti e ogni singola scena viene allungata artificiosamente senza alcun motivo e la tensione è continuamente spezzata allora l’horror non riesce. È chiaro che l’intento di Guadagnino non era di fare un semplice horror ma quello di parlare (anche) di altro: ci sono dentro il terrorismo e il nazismo, oltre che mille altri discorsi più o meno accennati, ma nessuno dei quali approfondito, tutti lasciati sullo sfondo. Non è questione di aderenza o meno ai canoni (io me ne frego abbastanza dei canoni) e se non vogliamo chiamarlo horror per me va benissimo. Rimane un film che non riesce a centrare i suoi obiettivi: vorrebbe spaventare (e non ci riesce), inquietare (ci riesce solo in alcuni momenti), lasciare a bocca aperta nella scena finale (non ci riesce). Da qui, per me, è un fallimento.

    Siamo credo tutti d’accordo che il vertice di tensione avrebbe voluto essere la scena finale, il problema è, come già ribadito, che non ci si arriva tramite un crescendo continuo di tensione ma all’improvviso, e la scena stessa ha diversi elementi che non funzionano tra cui la figura di Markos che sembra Jabba the Hutt e l’inquadratura di Madame Blanc che alza il braccio e sembra che stia per gridare “Avada Kedavra!” (mi scuserà se non sono più preciso ma la mia visione del film risale ai primi di settembre e alcuni ricordi si sono un po’ annebbiati).

    Quanto alla danza: lei afferma che bisogna percepirne la bellezza per apprezzare la visione, ma le faccio notare che anch’io ho sottolineato proprio nella recensione come gli unici guzzi del film siano proprio legati alle scene di danza. E sono pronto a ribadirlo: le scene di danza sono tutte bellissime. Ma sono parentesi, seguite da lunghissimi minuti in cui non succede assolutamente nulla e ci si annoia mortalmente.

    Anch’io, come lei, mal digerisco le stroncature perché dietro ad un film (qualsiasi film) c’è sempre il lavoro di moltissime persone che sicuramente hanno profuso tutto il loro impegno per ottenere un risultato di alto livello. È per questo che ho sottolineato che le scene di ballo sono ottime e che gli attori hanno dato prove di buon livello. Tuttavia l’apprezzare il lavoro non significa concludere per forza che se ci sono alcuni elementi positivi allora il film è bello. Io ho avuto la sensazione che Guadagnino abbia voluto fare a tutti i costi qualcosa di “artistico”, abbia così tanto cercato di essere “diverso”, di smarcarsi in tutto e per tutto da “Suspiria” che si sia dimenticato di fare un film coerente. Non ha fatto il *suo* film ma ha fatto di tutto perché non assomigliasse all’originale e così facendo ha perso di vista l’obiettivo confezionando un film che, semplicemente, che non funziona.

  11. Arch Stanton ha detto:

    Personalmente sono d’accordo con Sergio, il film di Guadagnino mi è piaciuto molto, complessivamente l’ho anche preferito all’originale.

    Questo anche perché nemmeno condivido il giudizio della classica vulgata sul Suspiria originale: il film di Argento è ancora oggi un capolavoro audio-visivo, ma oltre quello c’è ben poco. Molta forma di pregevolissima fattura ma pochissima sostanza.

    Se togliamo la fotografia e la musica dei Goblin (che si prendono un buon 95% dei meriti che rendono ancor oggi il film di Argento “spaventoso”), resta ben poco, soprattutto visto con gli occhi del 2019. Dialoghi banali, una trama esile e un finale al limite del fantozziano (in confronto il finale della versione di Guadagnino è un capolavoro assoluto).

    Il film di Guadagnino va oltre la semplice forma ed, aldilà dele sue scelte estetiche, mette molta più carne a fuoco di quanto abbia fatto Argento, con una sceneggiatura più articolata e approfondita.

    L’aspetto che più mi ha deluso della versione di Guadagnino è stata la colonna sonora: Thom York ha confezionato una colonna sonora abbastanza piatta e trascurabile, per me super deludente ed è anche per questo il Suspiria di Guadagnino non fa paura quanto l’originale.

  12. Francesco Binini ha detto:

    Non potrei essere più in disaccordo, Arch.
    La fotografia e la musica dei Goblin sono state *scelte* di Argento. Il ruolo del regista è anche quello. Argento voleva fare quel tipo di film, con quelle caratteristiche, quella “visione”. E quella visione è un capolavoro che fa sgranare gli occhi ancora oggi. Poi naturalmente Tovoli e i Goblin (ma le musiche sono attribuite anche allo stesso Argento) hanno realizzato quella visione al meglio.
    Stessa cosa dicasi per le musiche di Thom Yorke: non attribuirei a lui tutto il demerito. L’ultima parola è sempre del regista. Se Guadagnino riteneva che le musiche non fossero adatte poteva non usarle, o farne un uso diverso: se le ha usate in quel modo, significa che a suo avviso andavano bene così e si adattavano allo scopo e a quello che lui voleva ottenere.

    Guadagnino fa altre scelte, giustamente. Credo che nessuno abbia mai negato che Guadagnino mette più carne al fuoco (non ci vuole poi molto), anzi ho letto recensioni dove si dice che abbia messo *troppa* carne al fuoco. Ma questo, di per se, non è sufficiente a fare un film migliore. Tutte le sottotrame vanno sapute gestire, cosa che Guadagnino non ha saputo fare.

    A mio avviso la scena finale di Guadagnino è pessima (in)degna conclusione sconclusionata di un film sconclusionato.

  13. Arch Stanton ha detto:

    Io inizio ad essere sempre più convinto che il successo di Dario Argento e dei suoi primi film sia dovuto a ciò che non è attribuibile ad Argento (o, che come dici tu, lui si è limitato a *scegliere*) e Suspiria è forse il punto della sua carriera in cui questo aspetto della sua produzione inizia a farsi sentire seppur sullo sfondo.

    Altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile che lo stesso regista abbia potuto realizzare gioielli come Profondo Rosso e porcherie come Il fantasma dell’Opera.

    Per me Suspiria è il primo film in cui appaiono in nuce i difetti dei suoi film più recenti (ovvero una sceneggiatura abbastanza ridicola, tragicomica in alcuni frangenti) ma è salvato ed elevato oltre la media dalle magie di Tovoli e dei Goblin.

    Con il passare del tempo i maghi se ne vanno e quando resta solo Argento ecco che quello che riesce a tirare fuori la cilindro è Dracula 3D o la Terza Madre.

  14. Francesco Binini ha detto:

    Forse non mi sono spiegato bene: Argento aveva qualcosa in mente e Tovoli e i Goblin lo hanno aiutato a realizzarlo, non si è “limitato a scegliere” come da un catalogo: ha spiegato cosa aveva in mente e fotografia e musica l’hanno realizzato. La paternità di Suspiria è di Dario Argento, non credo sia giusto “limitarne” il merito, nonostante, certo, i collaboratori abbiano realizzato la sua visione in modo egregio.

    Il tuo ragionamento sui “maghi” che se ne vanno funziona solo a metà. Argento ha sempre avuto collaboratori di un certo livello. Le musiche del Fantasma dell’Opera sono di Morricone, La Sindrome di Stendhal ha Rotunno alla fotografia e di nuovo Morricone alle musiche. Lo stesso La terza madre ha alle musiche Simonetti. A mio avviso il problema è che Argento non è mai stato un “narratore di storie”: Suspiria è un fucilata (dura 94′ in tutto, ma i primi 20 minuti non succede praticamente nulla a livello di trama), ed è figlio del suo tempo. Probabilmente Argento non ha saputo evolversi o non ha saputo ritrovare quell’ispirazione o quella visione che aveva tra la metà degli anni ’70 e la metà degli ’80.

  15. Donato ha detto:

    Condivido il giudizio su Dario Argento. Dopo Suspiria è iniziata la parabola discendente che, purtroppo per lui, non si è più fermata. E’ andato in caduta libera. Un film peggio dell’altro e alla fine, dopo il Fantasma dell’opera, non ho più avuto voglia di guardare i suoi film. Effettivamente si è troppo fossilizzato sull’interpretazione di alcuni generi che, alla lunga, si sono evoluti, mentre lui è rimasto penosamente indietro.
    Sebbene, come ha detto il Binini, Suspiria sia un film figlio del suo tempo, rimane una delle cose migliori prodotte da Argento, motivo per cui personalmente non ho alcuna voglia di andare a vedere eventuali reinterpretazioni in chiave moderna.
    Certo però che questo film di Guadagnino ha diviso molto sia la critica che gli spettatori. Le recensioni ne danno giudizi molto variabili e nei commenti dei forum di cinema ho visto parecchie discussioni a dir poco “animate” tra chi lo detesta visceralmente e chi lo elogia in modo entusiastico…

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