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"Sweet Sixteen": incontro con Ken Loach

20 febbraio 2003 Interviste 0 Commenti
A cura di Luciana Morelli, 20 Febbraio 2003

In una lussuosissima sala del British Council di Roma, il 67enne Ken Loach ha concesso una conferenza stampa in occasione dell’uscita italiana del suo nuovo film, Sweet Sixteen, la cui sceneggiatura è valsa a Paul Laverty il premio di categoria all’ultimo Festival di Cannes…


E’ vero che ha dichiarato tempo fa che secondo lei l’arte non può cambiare il mondo? Ne è davvero convinto?
Non credo che si possa mettere in termini così semplici il concetto che ho espresso tempo fa. Se l’arte è l’interpretazione dell’immaginazione e del mondo che conosciamo, allora sì che può influenzare le persone e quindi in un certo senso cambiare il modo di vedere le cose, quindi in questo senso la risposta è: sì, l’arte può cambiare il mondo. La cosa che obiettavo nella mia dichiarazione era l’idea che un film, una pièce teatrale o un articolo su un giornale possa da solo in sé cambiare qualcosa, anche perché alla fine per muovere le acque deve esserci qualcosa di concreto, una certa tendenza politica o un agire insieme in solidarietà; un film non è di certo questo. Per cui il massimo che possiamo sperare di poter fare è prestare la nostra spalla e dare il nostro contributo ed una spinta alla ruota che anche altre persone stanno spingendo, magari in altri modi.

Tredici anni dopo Riff Raff, il protagonista di questo film è solo un po’ più giovane ma la regina è la stessa. Significa che le cose sono peggiorate?
Io credo che le cose negative che si sono verificate, le cose brutte che sono iniziate più di dieci anni fa, si siano in un certo senso radicate. Guardate per esempio quando ho fatto “Riff Raff”: la disoccupazione di massa ormai esisteva già da circa 10 anni mentre oggi la disoccupazione, o meglio l’occupazione, è cambiata ed il problema esiste da più di 20 anni. Per cui, come è illustrato bene nel film, ci troviamo di fronte a ben tre generazioni di disoccupati: nel film ci sono il nonno, il patrigno ed il ragazzo che hanno problemi. Questo ha prodotto un grande cinismo ed un ambiente di grande emarginazione e disperazione, e la cosa diventa sempre più profonda e radicata. La realtà per i ragazzi come quelli del film è che loro spesso frequentano corsi di formazione in cui nessuno crede o vengono offerti loro dei contratti a breve termine mal pagati oppure, nei casi peggiori, i ragazzi vagano e passano quasi tutto il loro tempo per strada. Durante i provini che abbiamo fatto per il cast di questo film abbiamo incontrato un sacco di ragazzi che vivono così, lavorando come garzone, falegname, idraulico, elettricista, saldatore… Qualsiasi mestiere che si può citare, loro erano in grado di farlo ma poi non c’era lavoro né la prospettiva di averlo e quindi era tutto inutile. Ad uno di loro ho chiesto in maniera molto ingenua “Cosa farai quando avrai finito la scuola, qual è la tua speranza per quando avrai terminato gli studi?”. Lui mi ha guardato e mi ha detto “Speranza?”, la parola ovviamente non faceva parte del suo vocabolario.

La parola non compare in nessun modo neanche nel film. Non c’è neanche uno spiraglio di speranza né di prospettiva per una vita diversa nel futuro, forse traspare questo perché è questa la sua visione della realtà?
La peggiore specie di speranza è la falsa speranza. Prima di poter iniziare ad avere speranza credo che si debba avere una comprensione realistica di come stanno le cose. Secondo me, quello che potrebbe dare speranza alle comunità rappresentate in questo film sarebbe un investimento mirato e programmato per ridar loro dignità e renderle partecipi della ricostruzione della società in cui vivono. Credo anche che il nostro governo, e presumo anche il vostro, sia ideologicamente incapace di farlo. Io credo che nel film ci sia speranza, quella che risiede nello spirito, nell’intelligenza, nell’arguzia e nei buoni istinti dei ragazzi protagonisti. Io credo che il senso, nel raccontare la storia di questi giovani, stia nel fatto che loro ancora non sono diventati quelle persone alienate, fredde e ciniche che sarà Liam tra 4 o 5 anni. Lavorando a stretto contatto con queste persone, come anche il protagonista che interpreta Liam, forse si può anche avere l’impressione che le cose possano essere veramente cambiate proprio perché gli istinti sono positivi, ma non è così in realtà. Chiunque si sia trovato a visitare l’interno di queste comunità ha potuto apprezzare la presenza di persone che pur nella loro precaria situazione sono dei piccoli grandi eroi che si occupano degli altri, in modo da tenere in piedi i rapporti e le famiglie. In questo soprattutto le donne sono propositive e spesso si mettono a capo di gruppi di assistenza e di istruzione, cercando di tenere saldamente uniti tutti e, per assurdo, questo avviene proprio nei quartieri e nelle città più povere e degradate.

La cosa che fa più male del film è lo “scollamento affettivo” che c’è tra i membri della famiglia. Un nonno e una madre che non sono più in grado di amare mentre, ironia della sorte, quello che questi ragazzi cercano di fare più di tutto è proprio amare. Ognuno nel modo che gli riesce meglio. Ci vuol far capire che secondo lei anche l’amore viene consumato da una situazione economica disagiata?
Quello che abbiamo riscontrato è che questi ragazzi, magari cresciuti in istituti o in ambienti familiari difficili, cercavano qualsiasi scusa per giustificare la propria madre dando la colpa delle sue debolezze e dei suoi errori ora a qualcosa ora a qualcuno. Era quasi commovente questo tentativo da parte loro, questa illusione era per loro molto preziosa, ma quello che vedevano in realtà era la propria madre in un’ottica diversa da quella di tutti gli altri. Queste cose ci sono state raccontate non soltanto dai ragazzi stessi ma anche dai loro insegnanti o da persone che comunque lavoravano per loro o con loro.
Voglio ricordare che questo film è un po’ la storia di una presa di coscienza da parte di Liam del fatto che quello che lui pensa che sua madre provi per lui è in realtà un’illusione. La tragedia per la madre di Liam è che lei ovviamente vorrebbe tanto essere la mamma affettuosa e amorevole che lui desidera però non ha la forza, in quanto è resa debole soprattutto dall’essere cresciuta anche lei in una famiglia caotica e disunita, come anche dal fatto di avere a che fare con la droga, che le ha tolto quel rispetto di sé e quel coraggio che potrebbe consentirle di essere la madre che Liam vuole con tutto il cuore. Penso che le difficoltà economiche possano a lungo andare rovinare le famiglie, e comunque questa non è una cosa che avviene in automatico, accade maggiormente nelle zone in cui siamo stati per girare il film in cui i problemi economici sono veramente enormi.

Riguardo a quello che ha appena detto, quali e quante difficoltà ha dovuto e deve affrontare per realizzare film che parlano di questi problemi? Forse sente delle affinità con artisti come Kiarostami ed altri indipendenti.
Io ho molto rispetto di artisti come Kiarostami, apprezzo molto il loro lavoro. Siamo riusciti a continuare il nostro lavoro innanzitutto perché questi film sono riportati su scala europea ed anche perché a voi piace vederli e vi ringrazio per questo. Quest’ultima cosa ovviamente fa la differenza.

La scelta di ambientare il film a Glasgow è dettata solo dal fatto che Paul Laverty è scozzese o perché la loro classe proletaria era più vicina delle altre a quello che lei voleva nel film?
In realtà per entrambe le ragioni. Credo di averlo spiegato in altre occasioni in precedenza, questo aspetto: l’atto creativo principale in un film è quello che viene fatto dallo sceneggiatore, Paul proviene dall’occidente della Scozia e quindi lui quel che vede è quel che scrive. E’ anche vero che Glasgow è come alcune altre zone della Gran Bretagna, che sono piene di energia è anche molto divertente e piacevole lavorare lì. C’è da dire anche che la città di Glasgow ha un lungo passato storico di lotte e difficoltà e non appena scendi dall’aereo e vai in città, parlando col tassista cominci a sorridere per come si esprime e scherza.

Nel suo paese il film ha avuto alcuni problemi con la censura. Anche qui in Italia è stato cambiato parecchio, nel doppiaggio. Negli altri paesi europei com’è andata riguardo a questo aspetto?
Sono molto curioso di sapere come hanno cambiato la traduzione, qui in Italia. La censura su questo film è stato un eccellente esempio di ipocrisia britannica. Ci sono numerose scene di violenza, ma non è questa la ragione per cui il film è stato vietato ai minori di 18 anni: il motivo è che stata utilizzata in maniera esagerata una parola che non penso di poter ripetere nelle sale del British Council, vi dico solo che è una parola che calza a pennello addosso al nostro primo ministro. Se venite in privato poi ve lo dico ma in pubblico non posso proprio farlo. E’ citata un paio di volte nel corso del film, e se andaste in una scuola media di qualsiasi tipo e paese la sentireste ripetere in continuazione. L’assurdità sta nel fatto che i ragazzi coetanei dei protagonisti non potranno vedere il film; molti insegnanti ci hanno scritto dicendo che se volevamo raggiungere ed entrare in contatto ‘vero’ con i loro studenti e quindi con i ragazzi della stessa età degli attori lo dovevamo fare utilizzando proprio lo stesso linguaggio e lo stesso modo di esprimersi. Mi sembra davvero il massimo dell’ipocrisia mostrare ai ragazzi scene di violenza enorme e pensare che il linguaggio possa corrompere le loro menti. Ma non mi sorprendo assolutamente, visto che la classe dirigente del governo britannico in passato è stata sempre simbolo di grande ipocrisia.

Questo tipo di problemi li avuti dappertutto, con il film?
No, solo in Gran Bretagna. Il film è già uscito in Francia e in Spagna. Alla fine tutto si è ridotto al fatto che la giustificazione addotta dalla censura britannica è stata che il termine è stato usato in maniera aggressiva contro un bambino, perché Liam è considerato ancora un bambino in quanto gli manca una settimana per compiere 16 anni. Per cui se Liam avesse avuto 16 anni all’inizio del film invece che alla fine avrebbero tutti potuto vedere il film.

Che cosa è successo all’attore che ha interpretato Liam dai tempi del film ad oggi?
Nella stessa settimana in cui noi lo abbiamo scritturato per il film, Martin Compson era stato chiamato per diventare calciatore professionista. In effetti ci sono state un po’ di difficoltà per girare il film perché non riusciva ad allenarsi con le riprese e quindi ha mollato la professione di calciatore per dedicarsi alla recitazione. Se a me avessero chiesto di scegliere io avrei fatto il calciatore invece che l’attore. Sono però sicuro che sfonderà come attore.

Com’era Ken Loach a 16 anni, quali sogni, quali ideali e quali speranze aveva?
Quando avevo 16 anni io il mondo era molto diverso, fortunatamente sono nato in un ambiente e in un periodo che dal punto di vista sociale era molto più che accettabile e in cui c’era molta umiltà. Sognavo sì di fare l’attore e di trasformare e dare una svolta al teatro inglese, ma grazie a Dio è stato risparmiato dalle mie grinfie.

Quale sarà il suo prossimo lavoro? Ha già qualcosa in cantiere?
Paul Laverty ed io stiamo programmando di girare un terzo film a Glasgow, anche se come tipo di ambientazione sarà molto diverso dagli altri due.

Di cosa parlerà?
Porta sfortuna dirlo ora perché il progetto è ancora in fase di svisceramento del punto cruciale, è troppo presto.

Il film in Inghilterra non sarà visto dai ragazzi di 16 anni ma se fosse stato visto nelle scuole cosa avrebbe detto ad un ragazzo di 16 anni?
Sicuramente vedendo il film potrebbero avere una visione più chiara di qual è la situazione vera dei loro coetanei e di loro stessi, anche se la loro condizione non è poi vicina a quella descritta nel film. Guarderebbero da fuori con più distacco e con maggiore globalità tutto l’insieme. Abbiamo ricevuto parecchie lettere di ragazzi di quell’età che vivono in situazioni simili a quelle che avete visto e che hanno avuto occasione di vedere il film in proiezioni private per aggirare la censura; sono state delle lettere molto toccanti e commoventi soprattutto perché per loro è stato importante solo il fatto di vedersi riconosciuti in questo film e che in un certo senso questo film ha detto loro che la cosa più importante sono loro ed i loro sentimenti. La cosa interessante è che la loro reazione è stata quella di chi va a vedere una commedia; hanno apprezzato molto lo spirito combattivo di Liam e la sua lotta anche se non per tutto il film hanno amato la stessa cosa. .


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