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"Teza" di Haile Gerima

4 aprile 2009 Recensioni 0 Commenti
Emanuele Rauco, 4 Aprile 2009: Appassionato
Ripley’s Film, 27 Marzo 2009

Anberber torna dopo molti nella sua casa natale, dove la madre e il fratello lo ritrovano invecchiato e senza una gamba; mentre intorno a lui l’esercito rapisce i bambini per addestrarli alla guerra, lui ricorda il suo passato da esule, prima in Germania e poi ad Addis Abeba…


Il cinema africano da sempre, per quanto riguarda la sua proposta in Italia, è relegato ai Festival e alle rassegne televisive firmate Grezzi, e da qualche sporadico tentativo di coraggiose case come la Bim o la Lucky Red. Così restano sconosciuti registi importanti e fondamentali come Youssef Chahine o Haile Gerima. Proprio di quest’ultimo, grazie al Premio Speciale della Giuria del Festival di Venezia e all’Osella per la sceneggiatura, esce nelle sale italiane la più recente pellicola, racconto di un ritorno a casa di sapore biblico, che diventa anche una forte riflessione sul destino dell’Etiopia.

Un racconto epico, l’Odissea di un figliol prodigo ma anche quella di un paese martoriato, scritta dallo stesso regista mescolando l’afflato storico con il dramma civile, ma soprattutto con una ricerca stilistica che, coraggiosamente, combatte contro i limiti produttivi e politici.

Il film, attraverso la parabola del suo protagonista, racconta la storia di un popolo e di una nazione, partendo dall’eredità fascista, passando per i colpi di stato e la dittatura socialista, fino alla nuova ondata militarista: più di 70 anni di drammi collettivi e privati, in cui si narra la costruzione e la ricostruzione, oltre che di una base politica, anche di un’identità civile e sociale, lacerata tra vita nei villaggi e tentativi di ammodernamento urbano. Per farlo, Gerima non cerca la facile via della didascalia o della scolarizzazione storica, ma sceglie il più impervio cammino della memoria, dell’interiorizzazione, usando i flashback come rifugio dei ricordi ma anche il cinema, nella sua forma viva, per riflettere definitivamente su cos’è e significa la politica.

Il film dell’etiope si muove accorto tra sogno e realtà, tra storia e ricordo, tra incubo e speranza, giocando magistralmente con il montaggio (del regista con Loren Hankin), con una stilizzazione percettiva e comunicativa che in un certo senso – non solo politico – ribalta le attrazioni eisensteiniane, sapendo perdersi nei dettagli d’ambiente (come Antonioni o alcune cose di Michael Mann), ma lasciando alla coda del suo film una lucida e amara speranza. La sceneggiatura rischia un po’ la schematizzazione e le semplificazioni, anche a causa dell’uso di espedienti noti come flashback e voce off, ma vince nella sincerità dell’interpretazione, e soprattutto viene risollevata da una regia eccellente nell’uso delle inquadrature frontali e degli stacchi, così come nelle scelte di tono, sempre in bilico, mai rassicurante.

Un film potente e importante, che apre uno squarcio su un mondo, anche cinematografico, che potevamo dimenticare e su volti sconosciuti ma capaci di far vivere lo sconvolto stupore della storia, come quello di Aaron Arefe. Un film che fa parte di quelle rare occasioni in cui “il cinema sta nella vita”, per dirla con Morandini, e per le quali ringraziare l’esistenza dei Festival e di chi li organizza.


Titolo: Teza (Id.)
Regia: Haile Gerima
Sceneggiatura: Haile Gerima
Fotografia: Mario Masini
Interpreti: Aaron Arefe, Abeye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun, Nebiyu Baye, Mengistu Zelalem, Wuhib Bayu, Zenahbezu Tsega, Asrate Abrha, Araba Evelyn Johnston-Arthur, Veronika Avraham
Nazionalità: Etiopia – Germania – Francia, 2008
Durata: 2h. 10′


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