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"The Aviator" di Martin Scorsese

4 gennaio 2005 Recensioni 20 Commenti
The Aviator

01 Distribution, 28 Gennaio 2005 – Faticoso

Howard Hughes aveva tre sogni: diventare il miglior giocatore di golf del mondo, realizzare i film più belli del mondo, e diventare il miglior pilota di aeroplani del mondo. Grazie ai soldi ereditati a soli diciott’anni e grazie soprattutto alla sua tenacia, Hughes ha costruito un impero che gli ha permesso di realizzarne due su tre…


Leonardo DiCaprio in The AviatorFortemente voluto da Leonardo DiCaprio, The Aviator è un film che sembra fatto apposta per Martin Scorsese, regista decisamente più adatto del Michael Mann che avrebbe dovuto dirigerlo prima di decidere di limitarsi a produrlo. In effetti, guardando il nervosismo di Hughes-DiCaprio alla prima del suo Gli angeli dell’inferno, non si può non ripensare a quello che doveva essere lo stato d’animo di Scorsese quando ha presentato Gangs of New York, che non ha certo avuto una lavorazione meno difficile del kolossal bellico di Hughes… Ma al di là di questo e al di là anche dell’idiosincrasia di Scorsese per gli aeroplani, Hughes è chiaramente un personaggio perfetto per un regista appassionato come lui, e l’epoca in cui ha vissuto le pioneristiche avventure che ci vengono qui raccontate (1927-1947) è certamente un’epoca in cui Scorsese avrebbe voluto vivere. E l’intensità del suo sguardo si nota in più di una sequenza.

Leonardo DiCaprio in The AviatorMa se tecnicamente il film è eccellente – fatte salve un paio di sequenze ricostruite al computer e con lode per il buon lavoro di montaggio di Thelma Schoonmaker e l’ottima fotografia di Robert Richardson – è nella sceneggiatura che risiedono i difetti maggiori della pellicola, e con John Logan non è la prima volta. La narrazione procede infatti con poco ritmo e troppi punti lasciati in sospeso dentro e attorno alla storia.

Leonardo DiCaprio e Cate Blanchett in The AviatorNiente ci viene spiegato sull’origine della paranoia di Hughes o sul modo in cui iniziò la sua fortuna economica (a diciott’anni ereditò dal padre l’azienda produttrice di trivelle per i pozzi di petrolio), nulla viene detto della sua dipendenza dall’oppio e troppo spesso lo scorrere del tempo è lasciato alla conoscenza che lo spettatore ha dei singoli episodi della vita di quello che è certamente un personaggio ben noto al pubblico statunitense. Purtroppo così facendo si ottiene un personaggio cinematografico incompleto, che comunque DiCaprio interpreta con gran convinzione ma poca credibilità (nel ’47 Hughes aveva 42 anni). E se Kate Beckinsale mai sarà più fuori ruolo che nei panni di Ava Gardner, la Katherine Hepburn di Cate Blanchett è semplicemente straordinaria. Come straordinario era sicuramente il vero Howard Hughes. Davvero un peccato che questo film non riesca a ritrarlo nel migliore dei modi.


La locandina di The AviatorTitolo: The Aviator (Id.)
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: John Logan
Fotografia: Robert Richardson
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, John C. Reilly, Alec Baldwin, Alan Alda, Ian Holm, Jude Law, Danny Houston, Gwen Stefani, Adam Scott, Matt Ross, Kelly Garner, Frances Conroy, Brent Spiner, Willem Dafoe
Nazionalità: USA, 2004
Durata: 2h. 49′


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Attualmente ci sono 20 commenti a questo articolo:

  1. Mirko scrive:

    Due cose reggono il film: l’interpretazione di DiCaprio e il fascino della figura di Hughes. Prima di questo film avevo sempre considerato DiCaprio come un attore discreto, ma sostanzialmente più fortunato ad avere quel visino che bravo davvero. E invece quando vidi The Aviator, mi dovetti ricredere: secondo me, è stato davvero eccezionale. Gli sguardi che lancia ai fotografi, alle telecamere, con quel viso timoroso è semplicemente identico a quello del vero Howard Hughes (basta controllare su internet). Solo la Blanchett (semplicemente strepitosa) riesce a tenergli testa, regalandoci un ritratto della Hepburn magistrale. Poi c’è il “fantasma” di Hughes. Una figura talmente carismatica da catturare l’attenzione anche soltanto conoscendo la sua storia. Il resto del film ha delle pecche, ma grazie a questi fattori, vengono mascherate bene e te accorgi soltanto ad una seconda visione, magari più attenta.

    P.S.: Avevo intenzione di cercare “Angeli dell’inferno”, il mastodontico film di Hughes, ma ho letto soltanto recensioni negative (a parte per quanto riguarda le scene di guerra). Cassani, tu l’hai visto?

  2. Alberto Cassani scrive:

    Assolutamente. Se il film funziona è quasi solo grazie a DiCaprio. Anch’io l’avevo sempre considerato mediocre, ma qui ha dimostrato di essere davvero un grande. Va detto che già da giovanissimo aveva fatto vedere di poter essere un ottimo attore, ottenendo la nomination all’Oscar a 19 anni per Buon compleano mr. Grape, solo che in seguito ha fatto un sacco di film sicuramente interessanti sulla carta ma che in pratica si sono rivelati sciatti e in cui lui sfigurava. In Gans of New York sembrava un attorucolo di quarta categoria ogni volta che aveva a fianco Daniel Day-Lewis, ma da lì in avanti è diventato davvero un altro attore, segno che evidentemente quell’esperienza gli ha lasciato molto al di là di ciò che si vede sullo schermo.

    Angeli dell’inferno non l’ho mai visto, e devo ammettere che non l’ho nemmeno mai cercato. Però non mi risulta che il film sia stato male accolto dalla critica. Recensioni dell’epoca non ho mai avuto occasione di leggerne (tranne una del Corriere della Sera, che va bene giusto per la gabbietta del canarino), ma a quanto riportato su libri e articoli vari negli Stati Uniti ottenne buone recensioni e fu un grande successo di pubblico. Vero, però, che Morandini dice che a parte le sequenze aeree il resto è inguardabile…

  3. Fabrizio scrive:

    Di Caprio, secondo me, è uno dei pochi attori delle ultime generazioni che oltre a possedere un look vincente ha sempre saputo recitare. Da subito.

    In GONY, secondo me, non ha reso granchè anche perchè, probabilmente, quella parte non si adattava benissimo a lui, anche da un punto di vista fisico. Inoltre, affianco ad un Daniel Day-Lewis così soverchiante penso che molti bravi attori, anche più bravi di lui, sarebbero finiti nell’ombra.

    Ma in precedenza Di Caprio aveva retto i suoi ruoli in modo adeguato e convincente, tipo in “The Beach” o anche nel famigerato “Titanic”. Questi erano ruoli che magari non richiedevano un lavoro sottile da parte dell’attore, ma nei quali Di Caprio faceva intravedere la capacità di reggere parti importanti in film ambiziosi. Poi è probabile che facendo esperienza in parti drammatiche impegnative sia ulteriormente cresciuto, ma “Prova a prendermi” è dello stesso anno di “Gangs of New York”. Forse, semplicemente, questo di Scorsese non era il film (personaggio) giusto per lui, a differenza di “Aviator”.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Sì, che fosse bravo già dagli esordi l’ho anche detto, solo che non lo faceva vedere, magari per non volontà sua o magari per incapacità del regista a tirar fuori il meglio da lui. Però non fare confusione tra la data di uscita di un film e il periodo in cui un attore ci lavora: le riprese di Gangs si sono svolte tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001, quelle di Prova a prendermi nella primavera del 2002.

  5. IO STO PER VEDERE CASINO’ SEMPRE DI MARTIN SCORSESE CON DE NIRO E PESCI
    L’HAI VISTO ALBERTO CASSANI?
    TI è PIACIUTO?

  6. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Meglio quei bravi ragazzi, te lo consiglio Giuseppe.

  7. Alberto Cassani scrive:

    C’è un film di un paio d’anni fa, uscito da noi solo in dvd ammesso che sia uscito, che si intitola I Love Movies. Cillian Murphy gestisce una videoteca e c’è Lucy Lui che gira tra gli scaffali parlando con un’amica al telefono. Quando lei dice “Che dici, prendiamo Casinò?” lui la guarda e fa “Io lascerei perdere: è una specie di Quei bravi ragazzi fatto male e ambientato a Las Vegas…”

  8. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    “Coff”

  9. Fabrizio scrive:

    Sì, è vero che in realtà la lavorazione di Gangs of New York è durata tantissimo in post-produzione, bisogna considerarlo.

    Quello che non condivido molto è il fatto che, prima di un certo punto di svolta, Di Caprio rendesse decisamente meno. Rendeva per quelli che erano i ruoli che faceva, secondo me. E lasciamo pure perdere il valore dei film cui ha preso parte, in questo discorso. Magari non era pronto a fare “The Departed”, probabile. Ma secondo me non lo si evince dalla sua performance in “The Beach” o “Titanic”. Io l’ho trovato valido in questi film qui, non mediocre. Ma magari ho un ricordo distorto.

    Ovviamente, erano pure ruoli meno complessi di quelli in cui si cimenta oggi, come ho detto.

    P.S. Ho avuto un deja-vu bestiale. Ti ricordi se avevamo già discusso di sto argomento?

  10. HO APPENA VISTO DI FINIRE DI VEDERE CASINO’ E NON LO TROVATO BRUTTO ANZI MOLTO BELLO.
    QUEI BRAVI RAGAZZI L’HO VISTO ED è SUPERIORE SI MA QUESTO NON FA SCHIFO.
    IO LO TROVATO BEN FATTO.
    VOI?

  11. Alberto Cassani scrive:

    Fabrizio, avevamo parlato di DiCaprio nel forum, quando avevo stilato la lista dei dieci migliori attori del mondo e avevo inserito anche DiCaprio. Cosa avessimo detto nello specifico, non mi ricordo. Poi, comunque, la bravura di un attore si vede anche dalla scelta dei ruoli da interpretare: io capisco l’interesse di DiCaprio nel personaggio di Arthur Rimbaud di Poeti dall’inferno, però insomma… E pure Pronti a morire

    Ho fatto quella citazione apposta, Riccardo: me l’ha fatta ricordare proprio il tuo commento.

    Giuseppe: Casinò non è brutto, ma è forse il film più inutile della carriera di Scorsese. Poi è chiaro che è sempre meglio quello di Pierino alla riscossa

  12. Anonimo scrive:

    cassani casinò non penso inutile nella filmografia di scorsese
    bel film con ottime interpretazioni di de niro e pesci
    comunque la trama e la storia fa pensare a quei bravi ragazzi anche se quest’ultimo e superiore

    giuseppe caschetto

  13. Guido scrive:

    Ciao Alberto, sono perfettamente d’accordo con la tua recensione. “Faticoso”…anche da guardare…trovo che 2h e 50′ siano davvero eccessive e si sarebbe potuto benissimo ridurre il film di mezz’ora. Alla fine ero “esausto”. La Blanchett è divina mentre sulla Beckinsale preferirei “sorvolare” tanto per restare in tema. Su DiCaprio non sarei imparziale, a me lui è sempre piaciuto quindi non dico nulla, se non ovviamente che è molto bravo anche qui.
    Condividi la mia idea che una buona mezz’ora poteva essere tagliata???

  14. Alberto Cassani scrive:

    Sì, è proprio una questione di ritmo. Il film va troppo per le lunghe, non è che ci siano episodi di troppo: ci mette semplicemente troppo tempo per raccontare le cose. Sarebbe stato da rimontare tutto per sfrondare le lungaggini e farlo durare poco più di due ore, ma ormai vedo che loi standard hollywoodiano è fare film da almeno due ore e un quarto su qualunque cosa.

  15. Riccardo scrive:

    Dalla recensione non pare che hai trovato aviator un film faticoso.

  16. Alberto Cassani scrive:

    “La narrazione procede infatti con poco ritmo e troppi punti lasciati in sospeso dentro e attorno alla storia. Niente ci viene spiegato sull’origine della paranoia di Hughes o sul modo in cui iniziò la sua fortuna economica […] e troppo spesso lo scorrere del tempo è lasciato alla conoscenza che lo spettatore ha dei singoli episodi della vita […]”

  17. Riccardo scrive:

    Già, sono quasi convinto che scorsese dopo gangs non è riuscito più a fare bei film, lo scoppio di bravura lo ha avuto con the departed, ma shutter island devo ancora vederlo e non posso giudicare.
    però in aviator non si può negare l’ottima performance di dicaprio.

    Per me di scorsese i migliori restano ” toro scatenato “, taxi driver, casinò, quei bravi ragazzi, l’ultima tentazione di cristo, gangs of new york e cape fear.

    departed è un buon film, anzi è un ottimo film ma sa di già visto e non lo ho mai apprezzato del tutto.

  18. Alberto Cassani scrive:

    Be’, non si può essere bravi per sempre. E’ normale che dopo così tanti anni la vena creativa si affievolisca.

  19. Marci scrive:

    a me non è piaciuto il finale


    insomma ho letto su internet che alla fine impazzisce totalmente, ma non è il film lo renda moltissimo… la storia di ripetere le cose all’infinito l’avevamo già vista, cosa ci fa supporre che sia impazzito del tutto? solo i titoli di cosa penso…

  20. Alberto Cassani scrive:

    Ma Hughes era già impazzito del tutto prima del finale. Quando si chiude in una stanza d’albergo era già completamente impazzito. Riesce ad uscirne, ma la scena finale – proprio il fatto di averlo già visto in quelle condizioni – è sufficiente per farci capire che non ne è uscito veramente e tornerà a impazzire come prima. A me sembra un finale sufficientemente comprensibile e giustamente troncato. Andare avanti ancora non avrebbe aggiunto nulla al ritratto di Hughes che il film ha fatto e la chiusura con la scena del bagno con la madre serve proprio a chiudere la sua parabola ricordandoci che è riuscito a realizzare quasi tutti i suoi sogni.

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