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"Il padre" di Fatih Akin

8 aprile 2015 Recensioni 0 Commenti
The Cut

Bim, 9 Aprile 2015 – Classicheggiante

Scampato quasi per miracolo al genocidio armeno del 1915, il fabbro Nazaret Manoogian si mette alla ricerca della famiglia dalla quale è stato separato, lottando allo stesso tempo per la propria sopravvivenza. Il suo viaggio lo condurrà in luoghi inaspettati…


Tahar Rahim con Zein e Dina Fakhoury in una scena di The CutL’idea del ritorno alle proprie radici come via per ritrovare se stessi è da sempre presente nel cinema di Fatih Akin, ma il suo nuovo film si muove su un percorso diametralmente opposto: il protagonista di Il padre è strappato con violenza dalle sue radici e dalla sua famiglia – il “taglio” del titolo originale – e per restituire un valore alla sua vita è costretto ad allontanarsi dal suo paese e dalle sue tradizioni. L’eterno ritorno appartenente al cinema dell’autore turco-tedesco s’interrompe, mostrando una nuova maturità stilistica e narrativa.

Tahar Rahim e Bartu  Küçükçağlayan in una scena di The CutLe vicende di Nazaret, pur essendo frutto dell’immaginazione, sono molto vicine a quelle vissute da un’intera generazione di armeni, e dunque per la prima volta nella sua carriera Akin si trova a dover raccontare la Storia. Per farlo, il regista sacrifica parte della sua personalità al servizio della narrazione e dei personaggi, conferendo al film uno stile invisibile che lo fa assomigliare a un’epopea d’altri tempi.

Tahar Rahim in una scena di The CutNon si tratta dell’unica caratteristica che avvicina Il padre a un’opera del passato: il film si prende tutto il tempo necessario per tratteggiare il suo intreccio, e anche quando la narrazione entra nel vivo il ritmo resta armonioso e dettagliato. La sceneggiatura, scritta dal regista in collaborazione con il grande Mardik Martin, non tenta di strafare in scene madri e svolte clamorose, scegliendo invece di ancorarsi saldamente al punto di vista del protagonista.

Tahar Rahim in una scena di The CutCostretto per ragioni di trama a recitare per più di un’occasione solo con le espressioni del volto, Tahar Rahim fornisce una prova contenuta e convincente nei panni di Nazaret, disegnando un uomo comune, con aspirazioni e abilità ordinarie, alle prese con circostanze straordinarie: senza un protagonista altrettanto adatto, il film avrebbe perso gran parte della sua efficacia.

Tahar Rahim in una scena di The CutAnche l’uso che Akin fa del grande schermo richiama volutamente un tipo di cinema quasi estinto: il modo in cui le figure umane sono inquadrate in relazione all’ambiente, soprattutto nelle sequenze girate nel deserto, tende a mettere in risalto paesaggi smisurati evidenziando la piccolezza dei protagonisti. Questo conferisce all’opera una certa dose di maestosità, che contribuisce alla riuscita del prodotto.

Il padre – The Cut è dunque un kolossal come se ne vedono raramente, capace di emozionare il pubblico coinvolgendolo in un racconto romanzesco d’ampio respiro. Un’opera sentita, dura e toccante, che non si dimentica facilmente.


La locandina di Il padreTitolo: Il padre (The Cut)
Regia: Fatih Akin
Sceneggiatura: Fatih Akin, Mardik Martin
Fotografia: Rainer Klausmann
Interpreti: Tahar Rahim, Simon Abkarian, Makram Khoury, Hindi Zahra, Kevork Malikyan, Bartu Küçükçaglayan, Zein Fakhoury, Dina Fakhoury, Trine Dyrholm, Arsinée Khanjian, Akin Gazi, Shubham Saraf, George Georgiou
Nazionalità: Germania – Francia – Polonia – Turchia – Canada – Italia, 2014
Durata: 2h. 18′


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