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"The Interview" di Evan Goldberg & Seth Rogen

18 agosto 2015 Recensioni 4 Commenti
The Interview

Disponibile in home-video – Deludente

Il conduttore di uno show televisivo dedicato allo scandalo e al gossip viene invitato in Corea del Nord insieme al suo produttore per intervistare il dittatore Kim Jong-un. Contattati dalla C.I.A., i due vengono ingaggiati per ucciderlo, ma non tutto va come previsto…


James Franco e Seth Rogen in The InterviewNon sono certo le idee che mancano, a Evan Goldberg e Seth Rogen. A partire dal soggetto, infatti, The interview è una miniera di idee più o meno buone, più o meno efficaci. Da James Franco sopra le righe, all’amore tra Aaron e Sook; dalla scena dell’arrivo della CIA alla musica di Katy Perry. Sono tante le scene che fanno ridere perché squisitamente comiche o perché talmente demenziali che inevitabilmente strappano la risata. Nello stesso tempo, però, la tendenza della scrittura verso una comicità di bassa lega e le virate verso lo scatologico fanno perdere spesso al film la giusta direzione. Visto poi l’argomento trattato e il suo sviluppo, la coppia Golberg/Rogen passa da un tono di regia all’altro, non sempre riuscendo a tenere in pugno la situazione.

James Franco e Randall Park in The InterviewIl prodotto finale di questa continua indecisione è un film mediocre, cui manca il coraggio di parlare di politica o di qualsiasi altra cosa, tentando la via del ridicolo per salvare la situazione. A visione terminata ci si chiede quale fosse lo scopo di questa operazione e se ne valesse la pena, viste le conseguenze a livello di distribuzione. Forse sarebbe stato meglio puntare a un pesce più piccolo, a un leader meno controverso o semplicemente inventarsi qualcosa di sana pianta, piuttosto che mirare al “pesce grosso” e poi fallire in modo così miserevole, almeno sotto questo aspetto. Perfino Chaplin (e nel 1940 aveva già girato una serie di capolavori), non si prese un rischio tanto grande quando girò Il grande dittatore, cambiando il nome e i simboli del dittatore.

James Franco e Randall Park in una scena di The InterviewDal punto di vista più prettamente artistico, la scelta di far recitare James Franco sopra le righe e costruire il suo personaggio come una macchietta risulta straniante per i primi minuti (e non si viene aiutati dal doppiaggio italiano) ma ben presto ci si abitua, anche se risulta difficile affezionarsi o entrare in empatia con un personaggio che non sembra avere mai un barlume di lucidità. D’altra parte quello di Franco è l’unico personaggio che riesca a rendere in qualche modo interessante e imprevedibile una pellicola che in altro modo sarebbe risultata particolarmente noiosa.

James Franco, Lizzy Caplan e Seth Rogan in The InterviewThe Interview non è solo un film mediocre: è soprattutto un film inutile, perché anziché cercare di veicolare delle idee o proporre un punto di vista (anche di parte), si preoccupa solo di mettere in scena una storiella senza capo né coda, con una serie di situazioni che si vorrebbero divertenti – e che a volte lo sono – ma che stonano con la realtà odierna della Corea del Nord. Il film di Golberg e Rogen è fondamentalmente un film demenziale (forse vorrebbe essere anche dissacrante verso il supremo leader della Corea del Nord) con niente di davvero interessante da dire, e di conseguenza è poco interessante da guardare.


La locandina di The InterviewTitolo: The Interview (Id.)
Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Sceneggiatura: Dan Sterling
Fotografia: Brandon Trost
Interpreti: James Franco, Seth Rogen, Lizzy Caplan, Randall Park, Diana Bang, Timothy Simons, Reese Alexander, James Yi, Paul Bae, Geoff Gustafson, Dominique Lalonde, Anesha Bailey, Anders Holm, Charles Rahi Chun, Don Chow, Eminem, Joseph Gordon-Levitt, Rob Lowe, Bill Maher
Nazionalità: USA, 2014
Durata: 1h. 52′


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. Eddie scrive:

    Non mi sorprendo nel leggere che il recensore è rimasto deluso da questo film, soprattutto dopo aver letto la frase “e non si viene aiutati dal doppiaggio italiano”. Io non sono di quelli che demonizzano il doppiaggio, lo difendo anzi a spada tratta, penso che in alcuni casi i nostri doppiatori abbiano fatto lavori talmente eccelsi da valorizzare ulteriormente film già di per sé magnifici (un esempio stupido, Full Metal Jacket). Ma secondo me, film come questo non andrebbero visti doppiati. Questo genere di comicità, grezza, volgare, goliardica, da noi finisce sempre con l’essere tradotta in modo stupido e puerile. Basti guardare “South Park”: in originale è meraviglioso, ma posso capire che nel guardarlo doppiato si possa pensare che i dialoghi propongano solo volgarità pesante e stupidaggini.

    “The Interview” l’ho visto in lingua originale, nel periodo in cui se ne parlava tanto per via della polemica per la libertà d’espressione e tutto il resto, e l’ho visto partendo anche abbastanza prevenuto, perché non amo particolarmente l’umorismo di Seth Rogen e soci, però c’è da ammetterlo, ho riso dall’inizio alla fine. La forza sta tutta proprio nell’interpretazione sopra le righe di James Franco che, vi assicuro, in originale è fenomenale. Doppiato è privato del 90 % della resa comica. Che poi sull’aspetto della satira politica il film non dica nulla di interessante è vero, ma non credo neanche lo volesse. Il senso era proprio quello di fare un film alla Seth Rogen scomodando una figura “intoccabile”, senza necessariamente muovere importanti critiche. Così, tanto per dire “non prendiamoci sul serio”. Qualche spunto di riflessione qua e là ci sarebbe pure, ma te lo fanno dimenticare un secondo dopo con una battutaccia greve. A rifletterci, “Team America” di Parker e Stone faceva una caricatura di Kim Jong-Il piuttosto divertente, ma non è che gli interessasse più di tanto criticarlo. Anche lì sembrava piuttosto goliardica la cosa.

    Diciamo The Interview è forse il primo film del team Goldberg-Rogen-Franco ad avermi divertito sul serio dai tempi di “SuXbad”. Non mancano scivoloni, ovviamente, ma è una cosa alla quale ormai la commedia americana cede spesso volentieri.

  2. Francesco scrive:

    Ciao Eddie, grazie per il commento articolato.
    La frase “e non si viene aiutati dal doppiaggio italiano” l’ho scritta proprio perché ho visto il film sia in lingua originale che doppiato. Incuriosito dal doppiaggio così sopra le righe di Franco ho voluto controllare che i doppiatori italiani avessero rispettato la recitazione originale. Così è stato, ma il doppiaggio a mio avviso ha peggiorato una performance per sua natura borderline. Nonostante questo, non cambio il mio giudizio sul film che ho trovato poco divertente.

    Quanto al discorso sulla satira politica ti rimando a quanto detto nella recensione. A mio avviso sarebbe stato meglio prendere ad esempio Chaplin che non nominò mai Hitler e Mussolini nonostante si capisse perfettamente con chi ce l’aveva.

  3. Eddie scrive:

    Ah, d’accordo, temevo che il film ti fosse risultato indigesto soprattutto per via della traduzione italiana. Proprio di recente l’ho visto doppiato, e in certi frangenti ho trovato la traduzione – paradossalmente, visto il tipo di film di cui si parla – abbastanza irrispettosa. Esempio stupido: c’è una scena in cui un ospite dello show di James Franco si leva la parrucca e in testa ha i pochi capelli che gli sono rimasti sparsi qua e là, e una giornalista dice “che schifo, sembra lo spazio tra le palle e il culo”, battuta assolutamente non divertente che nella versione originale non c’era. Detesto le “licenze poetiche” che si prende chi si occupa dell’adattamento italiano di questo genere di film, perché si rischia di rovinare prodotti già di per sé “cretini”, ma che visti con un certo spirito sono tutt’altro che disprezzabili.
    Per il resto, se non ti è piaciuto posso capirlo, non è Hollywood Party: nel mio caso devo dire che mi aspettavo un film terrificante e invece, rapito dalla follia di James Franco, ho riso parecchio. Non che ci siano scambi di battute così arguti, non si tratta di certo di umorismo intelligente, però ho riso, cosa che non mi capitava praticamente più con questo genere di commediaccia all’americana (ho visto il remake di Vacation: mio Dio…).

  4. Verbal scrive:

    Pieno stile Goldberg-Rogen, non raggiunge mai le vette di quella genialata di This is the end, ma si lascia comunque vedere per tutta la sua durata grazie (soprattutto) alle prove del cast.

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