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The Lobster di Yorgos Lanthimos

28 febbraio 2017 Recensioni 3 Commenti
The Lobster

Good Films, 15 Ottobre 2015 – Claustrofobico

In un mondo distopico, chi non ha un partner viene trasferito in un hotel dove ha 45 giorni per trovarlo tra gli altri ospiti della struttura. In caso contrario, sarà trasformato in un animale a sua scelta. Prima del termine del tempo David fugge e si unisce ai ribelli, tra i quali è però vietato innamorarsi…


Colin Farrell in The LobsterL’amore e l’uomo: di questo rapporto complesso e inspiegabile cerca di dare una sua visione il regista greco Yorgos Lanthimos. C’è chi si accontenta, pur di non restare solo, chi lotta per avere più tempo nella speranza di trovare qualcuno simile a sé, e c’è chi si innamora davvero ed è disposto a qualsiasi sacrificio pur di restare con la donna che ama. The Lobster vuole essere un film sull’amore, su tutti gli amori possibili: un obiettivo forse un po’ troppo ambizioso, che infatti non sempre il film riesce a raggiungere.

John C. Reilly e Colin Farrell con Ben Whishaw in una scena di The LobsterNon ci sono giudizi, nel film di Lanthimos, ma solo una fredda esposizione di fatti resi complessi dalla natura umana ma mai giudicati. L’amore stesso che sboccia (oppure no) è qualcosa che succede e che non può essere né imposto da regole e principi né negato a prescindere da altre regole. The Lobster vorrebbe essere un inno all’individualità troppo spesso condizionata da regole e convenzioni che ci costringono a essere o ad apparire come gli altri (o la società) si aspettano. Purtroppo, però, tutto il discorso viene affogato in un mondo distopico che è fin troppo ben descritto, troppo ricco di dettagli che spesso distraggono dal significato profondo, e che lasciano lo spettatore in balia di tanti particolari che non fanno altro che rinforzare un concetto che però era già chiaro di suo.

Colin Farrell e Rachel Weisz in The LobsterCandidato agli Oscar 2017 per la migliore sceneggiatura originale, The Lobster ha -più che altro – un grande soggetto, mentre la sceneggiatura raramente prende il volo. Non che manchino le idee, anzi: forse ce ne sono fin troppe, ma i dialoghi spesso sono fuori fuoco e poco incisivi, mentre lo svolgersi della storia è a volte meccanico. La regia fredda e algida, gli ambienti umidi e cupi, l’atmosfera impositiva, non aiutano una pellicola che avrebbe bisogno di più respiro. Lanthimos predilige riprese strette, quasi a evidenziare anche con il poco spazio fisico dell’inquadratura quanto la società in cui è ambientato il film sia claustrofobica e si aspetti qualcosa di preciso dai personaggi.

Léa Seidoux in una scena di The LobsterIn questo quadro d’insieme, ci sono però eccellenze che è difficile non notare: il soggetto – come già accennato – è ai limiti del geniale. L’idea di un mondo distopico in cui chi non riesce a trovare un compagno viene trasformato in un animale è originale e realizzata in modo da rendere il tutto credibile. Gli attori sono quasi tutti in parte: la migliore è Rachel Weisz, ma anche un imbolsito Colin Farrell dà fisicità a una parte difficile. Meno brava invece Léa Seydoux, che raramente trasmette qualcosa diverso dall’indifferenza o dal freddo calcolo.

The Lobster è un film ambizioso riuscito solo a metà, che appare freddo e distaccato, come un’opera d’arte di cui si capisce l’intenzione ma nella quale manca l’anima e che non riesce ad arrivare al cuore dello spettatore.


La locandina di The LobsterTitolo: The Lobster (Id.)
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura:Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Fotografia: Thimios Bakatakis
Interpreti: Colin Farrell, Rachel Weisz, Jessica Barden, Olivia Colman, Ashley Jensen, Ariane Labed, Angeliki Papoulia, John C. Reilly, Léa Seidoux, Michael Smiley, Ben Whishaw
Nazionalità: Grecia – Irlanda – Olanda – Regno Unito – Francia, 2015
Durata: 1h. 59′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Marco ha detto:

    Concordo sul buonissimo ed originale soggetto, meno sullo svolgersi della storia definita troppo meccanica e non incisiva: io l’ho trovata coerente con la regia e con il climax che essa vuole trasmettere.
    A volte, forse, il ritmo è un pò blando, difatti non consiglio di vederlo quando si è troppo stanchi di cervello.

    A contrario ho invece molto apprezzato la descrizione dettagliata di questo futuro (o presente?) distopico.
    Buchi o domande irrisolte, da parte mia, non v’è n’è sono state.
    L’unica cosa, essendo un fan dell’horror, avrei puntato un pò più su scene macabre o comunque avrei fatto risaltare molto la tematica della trasformazione in animale, tanto per farci capire quanto possa essere malato e intriso d’orrore il futuro che ci aspetta se continuamo a seguire queste tendenze sociali.

    Comunque il regista è riuscito a mostrarci il suo pensiero ed il suo stile che può essere apprezzato o meno.
    Attori nella norma.

  2. Francesco Binini ha detto:

    Ciao Marco, ho trovato soprattutto i dialoghi poco incisivi, troppo rarefatti e sostituiti dalla voce fuori campo che rende il tutto ancora meno incisivo. Poteva puntare sull’horror, come dici tu, o sul mélo, visto che c’è anche una storia d’amore. Non l’ho disprezzato, ma lo ritengo un film non riuscito appieno

  3. Andrea T. ha detto:

    Io salvo l’idea che è originale. Purtroppo dopo un inizio promettente il film si incarta e il ritmo (?!) blando non viene certo in aiuto. Peccato

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