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La forma dell'acqua di Guillermo del Toro

9 marzo 2018 (1 Settembre 2017) Recensioni 7 Commenti
La forma dell'acqua

20th Century Fox, 14 Febbraio 2018 – Trasognato

In piena guerra fredda, una donna delle pulizie rimasta muta dall’infanzia lavora in una struttura di ricerca, finché viene a contatto con una creatura metà umanoide e metà anfibio. La sintonia tra l’emarginata e il mostro è immediata…


Guillermo del Toro porta in concorso al Festival di Venezia una pellicola che gli appartiene profondamente, riproposizione di quel mito della Bella e la Bestia che attraversa tutto il suo cinema, realizzando il suo film più romantico. La forma dell’acqua e’ una fiaba sporcata appena da spruzzi di grottesco, che cerca di respingere fuori campo il più possibile la violenza inevitabile per mettere al centro di tutto il racconto di un amore irrazionale tra due reietti minacciati da un gioco più grande di loro, quello dei militari e della Storia.

L’intera operazione potrebbe far salire il gusto della melassa in bocca a molti, ma in realtà il regista messicano si dimostra piuttosto abile nel caratterizzare i personaggi quando serve, giocando bene con la poesia per far digerire gli sviluppi più prevedibili (il timer e la vasca da bagno, il negozio di torte…) e alcune forzature della trama. A facilitare la resa del progetto, l’indubbia capacità di del Toro nel muovere la macchina da presa, alternando piani sequenza di grandissima fluidità ad altri in cui la composizione dell’immagine statica è tutto.

La forma dell’acqua e’ inoltre sostenuto dal contributo di una fortunata combinazione tra l’ottima colonna sonora di Alexandre Desplat e le musiche di un repertorio anni 50 e inizio 60 mai stucchevole perché riproposto tramite mezzi d’epoca inseriti nella storia stessa. Così come sono perfettamente inseriti nel contesto storico tutti i protagonisti, con una Sally Hawkins cui il personaggio le è cucito addosso e un Richard Jenkins di gran classe.

Se pure la vicenda, come in tutte le fiabe, sconta una certa prevedibilità, si sta al gioco volentieri perché ci sono personaggi a cui credere e i momenti memorabili non mancano, tra sogni ad occhi aperti in bianco e nero, guarigioni insperate e un calore che si sprigiona in una improvvisata vasca grande come una stanza. Basta essere disposti a credere a un amore che abbia una possibilità contro tutto. Per chi vuole, c’è il miglior film di del Toro da dieci anni a questa parte, per tutti gli altri si può girare al largo e cercare qualcosa di diverso.


La locandina di La forma dell'acquaTitolo: La forma dell’acqua (The Shape of Water)
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor
Fotografia: Dan Laustsen
Interpreti: Michael Shannon, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, Sally Hawkins, Octavia Spencer, Richard Jenkins, Lauren Lee Smith, David Hewlett, Nick Searcy, John Kapelos, Morgan Kelly, Cyndy Day, Madison Ferguson, Dru Viergever, Jayden Greig, Amanda Smith, Matthew Mease, Dave Reachill
Nazionalità: USA, 2017
Durata: 1h. 59′


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Attualmente ci sono 7 commenti a questo articolo:

  1. Marco ha detto:

    Bello! A me è piaciuto!
    Vero che la storia è facilmente intuibile però si sta al gioco grazie alle tante scene simboliche sparse lungo tutto l’arco del minutaggio e le grandiose prestazioni dei protagonisti tutti.
    Forse a volta il montaggio stacca troppo violentemente sui cambi scena, come se fossero vari pezzi attaccati senza logica.
    Del Toro si dimostra sempre grande narratore e regista.
    Ottimi effetti make up.

    Ma nessuno è venuto in mente il personaggio di Abe Sapien della duologia di “Hellboy”?
    Non può essere una sorta di suo spin-off?

  2. Alberto Cassani ha detto:

    Credo che ci abbiano pensato tutti, invece.

  3. Fabrizio ha detto:

    L’unica scena malriuscita/eccessiva/non necessaria è quella del ballo.
    Per il resto ho poco da eccepire, un racconto ben fatto. Ottima la regia Del Toro.

    Non capisco come sia stato possibile che Sally Hawkins non fosse candidata ai Golden Globe. Non ci fosse di mezzo Frances McDormand, per me sarebbe da Oscar senza pensarci troppo. Certo il suo è un personaggio cucito su misura, ma la sua mimica nelle diverse scene è eccezionale.

  4. Andrea ha detto:

    Posso dire che mi aspettavo un po’ di più, dato che molti lo acclamano come front runner per gli oscar?
    E’ una bella storia, ben diretta, ma in cui il “mostro” si vede molto poco e si capisce molto poco.
    Secondo me manca un momento in cui la protagonista e il mostro trovino un modo “loro” di comunicare, ci sarebbe voluto un momento così, mentre invece si basa solo sull’attrazione fisica e basta, praticamente.
    Che ok, è un’idea molto originale, ma emerge male e più per il lavoro di lei che del Mostro.
    Comunque, Shannon sempre incredibile.

  5. Andrea ha detto:

    “Secondo me manca un momento in cui la protagonista e il mostro trovino un modo “loro” di comunicare”
    Volevo aggiungere (mi ero dimenticato di scriverlo) che trovo molto noioso che sembra sempre che stiano per arrivare a un “punto di contatto” e invece poi no, riescono solo a livello fisico.

  6. celaront ha detto:

    Visto in it.; valutazione personale complessiva: 5.5/10.

    Summa summarum: se vi interessa un buon film, non è questo il titolo per voi.

    Se la «confezione» del lavoro mi sembra, come accade per molti titoli moderni, scarsamente eccepibile, tuttavia il contenuto di quella scatola è -per me- sotto diverse prospettive insoddisfacente ed a tratti direi anche ingiurioso (qualità inadatta ad un’opera che si presenterebbe come «favola.») In vero il risultato lo considererei sfocato.

    Non capisco perché questo titolo sia stato così apprezzato dalla critica (specie qui in Italia, a Venezia, vedo.)

    . Ambientazione: 5/10; concettualmente: scarsamente interessante, mediocre, e non-innovativa rispetto ai predecessori nel soggetto narrativo; tecnicamente: curata nei particolari. La sua causa potrebbe risiedere nel budget contenuto (particolare che ho notato -direi negativamente- già prima di vedere il film; cioè, dato il tema, o il film era di una semplicità altamente creativa, oppure era un film mediocre «a fortiori.»)
    . Cinematografia: 7/10; la tecnica -stricto sensu- di illustrazione della storia è abbastanza buona, ma a mio avviso non sorprendente data la capacità dei mezzi artistici attuali; ed è chiaro che una buona tecnica non potrà ‘fare il film.’
    . Colonna sonora: 7/10; durante la visione la percepivo appropriata all’insieme, ma -di nuovo- non ho notato alcun che di speciale; non ne ricordo nessun passaggio notevole.
    . Effetti speciali: 7/10; in sintesi, adatti all’insieme visuale.
    . Eleganza della narrazione: 5/10; causa: l’eccessivo distacco dalla realtà; l’inclusione di sequenze sessuali assai -per me- sgradevoli e sconvenienti dato il tema; inoltre, il ricorso a costruzioni troppo violente. (Nondimeno, tra le piccole cose, la scelta di usare la lingua russa intradotta mi è piaciuta.)
    . Messaggio e sua profondità: 6/10; tolleranza, rispetto, valori umani, ‘il senso di umanità viene prima dei beni materiali e di talune ideologie,’ etc.; ma non è nulla di nuovo od eccezionale. Un ulteriore tema avrebbe potuto essere la comunicazione con altre forme di vita intelligenti, ma, come notato da altri sopra, questo è stato trascurato quasi del tutto.
    . Originalità: 4/10; la storia appare un «collage» di varî titoli precedenti e direi anche di luoghi comuni (penso che mi procurerò a questo punto l’opera del 1946 di Cocteau –per [tentare di] ‘sovrascrivere’ la memoria di questa cosa moderna.)
    . Personaggi: 5/10; sconfinano spesso nello stereotipico; inoltre, l’intempestiva (ed impietosa, direi) eliminazione del ruolo per me più interessante (Stuhlbarg), leva presto un centro di gravità alla storia; ho non di meno trovata affascinante l’ossessività del principale antagonista, essendo un valido «specimen» di «Herrenmoral» nietzscheana.
    . Realismo/accuratezza: 3/10; il film viola diverse leggi fisiche, in modo esorbitante per una favola rivolta ad adulti, ed è in varî tratti incosenquenziale.
    . Recitazione: 7/10; mi è sembrata convincente ed adeguata alla tecnica cinematografica usata, ma non ho visto alcunché d’eccezionale.
    . Suspence: 5/10; lo svolgimento (come ampiamente osservato dalla critica) è assai prevedibile, ed in ogni caso non si tratterebbe per definizione di un cd. «thriller.»

    «All in all,» come detto da altri, secondo me il risultato è stato inferiore alla percezione iniziale.

    Secondo voi, date le premesse, sarebbe avviabile una «franchise?»

  7. celaront ha detto:

    Guillermo del Toro, @ «La Belle et la Bête» (1946): «One of the most magical films ever made, one that truly is in love with the sublime, sophisticated, Freudian quality that a fairy tale really has.»

    Non ho visto altri film del direttore, ma mi disturba dover condividere questa opinione con l’artefice di questo film.

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