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The Tree of Life di Terrence Malick

8 giugno 2011 Recensioni 27 Commenti
The Tree of Life

01 Distribution, 18 Maggio 2011 – Visionario

Jack è un ragazzino come tanti, che vive con il padre brutale e battagliero del padre e la madre dolce e premurosa. Attraverso fasi progressive e digressive, tra esperienze di morte, sopraffazione e leggiadria, Jack approda al suo maturo smarrimento esistenziale…


Sean Penn in The Tree of LifeThe Tree of Life, l’albero della vita, è simbolo dell’universo, ma anche emblema della famiglia di Jack. Sovrasta e protegge, diventa sintesi tra natura e grazia. «Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia». Sono queste le parole profetiche espresse dalla madre all’inizio del film, che si snoda attraverso questo duplice conflitto spirituale e sfocia nel turbamento finale di Jack, ormai cosciente di quanto la via della natura trasmessagli del padre abbia prevalso sull’eventuale stato di grazia cui avrebbe potuto approdare con la madre.

Brad Pitt e Laramie Eppler in The Tree of LifeSorprendente, visionario, meraviglioso. Con The Tree of Life Malick ci offre un viaggio ultrasensoriale tra immagini, suoni, melodie ed emozioni. In alcuni momenti trascende la realtà e ci tiene sospesi tra anima e corpo, terreno e sovrumano. Il grande potere immaginifico delle inquadrature evoca ricordi kubrikiani, da 2001: Odissea nello spazio, e ci spinge verso l’infinito, verso spazi ancestrali e metafisici, tra astrazione e tangibilità. O tocca le corde della nostra anima con la scelta di alcuni temi iconografici che sintetizzano la profonda essenza del film: il piedino minuscolo del bimbo appena nato, nella mano paterna di un ruvido Brad Pitt è emblema dell’ancestrale senso della vita.

Jessica Chastain e Hunter McCracken in The Tree of LifeIl montaggio emotivo, l’inquietudine della macchina da presa, che elegge Jack/Sean Penn nostra guida spirituale in questo viaggio mistico-evocativo e lo scruta in maniera minimale in ogni sua pulsione o celata sensazione, amplifica il valore cosmico di questa sorprendente pagina di cinema. Malick gioca con dimensioni oniriche e ipnotiche, ci affascina con le fughe di Bach e ci incanta con le sinfonie di Brahms, ci suggestiona con Mahler e alla fine ci domina e ci possiede.


La locandina di The Tree of LifeTitolo: The Tree of Life (Id.)
Regia: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Interpreti: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain, Hunter McCracken, Laramie Eppler, Tye Sheridan, Fiona Shaw, Jessica Fuselier, Nicolas Gonda, Will Wallace, Kelly Koonce, Bryce Boudoin, Jimmy Donaldson, Kameron Vaughn, Joanna Going
Nazionalità: USA, 2011
Durata: 2h. 18′


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Attualmente ci sono 27 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo scrive:

    Il miglior film di Terrence Malick. Questo è più di un capolavoro, è un’esperienza. Una grande sinfonia di immagini e musica dal quali lasciarsi trasportare come la vita ci trasporta dalla vita alla morte.

  2. Annalisa scrive:

    sono d’accordo…una vera esperienza spirituale!!! e poi registicamente e iconograficamente è eccellente!

  3. Riccardo scrive:

    secondo me è uno dei possibili candidati all’oscar 2012 e forse anche il vincitore. Viste le uscite di quest’anno penso che sarà il podio sarà solo per Malick. Pitt potrebbe avere quello per il protagonista (che meritava di più su benjamin button), penn quello per il non protagonista mentre malick sicuramente potrebbe portare a casa quello per il film e la regia ma ho seri dubbi sulla sceneggiatura perché è una storia molto classica quella narrata in the tree of life. sarebbe ora che l’Academy cominciasse a riconoscere il talento di un grandissimo regista quale è Terrence Malick.
    altro possibile candidato potrebbe essere il bellissimo film di Robert Redford.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Mi sembra un po’ presto, per fare pronostici… Così su due piedi mi vengono in mente il film di Eastwood su J. Edgar Hoover e quello di Spielberg sulla Prima Guerra Mondiale… Poi essendoci dieci nomination è difficile pensare che questo non venga preso in considerazione, ma da qui a fine anno chissà cosa succede…

  5. Riccardo scrive:

    ma secondo me anche HereAfter ha buone possibilità come penso Habemus Papam come miglior film straniero.

  6. Alberto Cassani scrive:

    “Hereafter” è già stato nominato l’anno scorso. “Habemus papam” non lo so, quando si tratta di scegliere la proposta italiana entrano sempre in ballo un sacco di calcoli e non giurerei sul fatto che alla fine proporremo il film di Moretti.

  7. Annalisa scrive:

    Se devo esser sincera io credo che The tree of life sia un film un pò poco americano, se venisse preso in considerazione credo verrà fatto solo per la presenza tra gli interpreti di due nomi d’ecellenza come Pitt e Penn. Il film di Malick è un lavoro un pò troppo complesso per gli Oscar, è piuttosto un film da festival europeo quale appunto Cannes, ma lo sarebbe stato anche per Venezia, Berlino e magari anche Roma.
    Per quanto riguarda Moretti io stratifo per lui sempre, come per tutto il cinema italiano, ma ancora non ho ben capito come funzionino le proposte italiane all’oscar, so solo che ogni anno ci sono delle ottime uscite nel nostro paese come Virzì, Luchetti, Bellocchio ecc…ma vengono esclusi anche dalla possibilità di eventuali nomination, perciò l’Oscar in Italia misà che per ora non lo vediamo neanche in cartolina!

  8. Alberto Cassani scrive:

    Be’, “La sottile linea rossa” aveva ricevuto sette nomination senza poi vincere nulla. Penso che, considerando anche il periodo in cui il film è uscito, dipenderà molto da quanta pubblicità è stata fatta per lanciarlo e quanta ne verrà fatta in periodo di designazioni. Ma considerando che è uscito giovedì in un totale di neanche 250 in tutti gli Stati Uniti, è facile pensare che alla fine gli passeranno davanti diversi altri titoli. Sono comunque convinto che alla fine potrà portare a casa alcune nomination anche importanti.

    Per quanto riguarda le proposte italiane agli Oscar, c’è un comitato formato da una decina di produttori e distributori che si accorda di anno in anno su quale film proporre all’Academy. Il gruppo può operare sostanzialmente in due modi: proporre quello che ritiene essere il film italiano più bello dell’anno, oppure quello che si ritiene essere il film che ha più possibilità di essere preso in considerazione per una vittoria finale. A volte ho l’impressione che seguano quest’ordine, nel senso che se non c’è un film ritenuto bellissimo e imprescindibile da tutti loro scelgono quello più “vendibile” all’Academy”. Esempio perfetto l’anno di “Private” di Costanzo: era ritenuto il miglior film dell’anno nel nostro cinema ma fu rifiutato dall’Academy perché non rispettava le regole degli Oscar, e quindi il comitato decise di presentare “La bestia nel cuore”, che certo non era ritenuto un gran film ma che si pensò potesse piacere agli americani. Che infatti lo premiarono con la nomination.

  9. Riccardo scrive:

    ma lo hai visto l’ultimo malick?

  10. Alberto Cassani scrive:

    No, ma mi fido di quello che scrive Annalisa.

  11. giuseppe scrive:

    Annalisa, io non so dove Lei ha trovato tutte le sensazioni ed emozioni che descrive , io di certo non mi sono sentito nè dominato nè tantomeno posseduto da Malik : probabilmente per Lei si è trattato di incontro sessuale che la ha soddisfatta e ne sono contento, ma generalizzare mi sembra poco opportuno .
    E dai commenti sentiti da quanti sono usciti dalla sala mi sento in buona compagnia.
    Forse non sono stato in grado io di percepirne il messaggio e , creda, ritengo di avere una discreta cultura.
    Saluti e buon lavoro

  12. Edoardo scrive:

    Pessima battuta, quella sull’incontro sessuale…

  13. Riccardo scrive:

    Malick è uno dei pochi artisti che è riuscito a conciliare spettacolarità con filosofia. Mi pare strano che dopo due capolavori come la sottile linea rossa e the new world non se ne siano ancora accorti i critici. La stessa cosa vale anche per Kubrick.

  14. Sebastiano scrive:

    Riccardo, non ho capito cosa intendi.
    Io non accosterei Malick a Kubrick, nemmeno i rispettivi DVD su uno scaffale.

  15. Annalisa scrive:

    bè..credo che per ogni cosa che venga assimilata al sesso valga la pena di parlarne!

  16. Giorgio scrive:

    @ Alberto Cassani: ma davvero odi talmente tanto Malik da addirittura rifiutarti di andarlo a vedere?

  17. Alberto Cassani scrive:

    Giorgio, io non ho odio Malick. Semplicemente, non mi piace il suo cinema. Così come non mi piace quello di Terry Gilliam, tanto per fare un altro nome. Che poi i film non siano tutti uguali e questo potrebbe essere più meritevole degli altri non c’è dubbio, ma questo non basta a convincermi adandare al cinema, soprattutto in un periodo in cui altri impegni professionali sono piuttosto pressanti. Non escludo però di vederlo in DVD in futuro.

  18. […] di Benvenuti al Sud, la moda giovanile dei Soliti idioti, l’incantamento mistico di The Tree of Life, il neorealismo di Cetto La Qualunque, Verdone prete-missionario in crisi di vocazione, la chiesa […]

  19. Fabry\Terry scrive:

    E’ un film ultimativo.
    Senza questo film il mondo non sarebbe mai esistito.
    E’ come se il mondo e l’intero universo fossero stati creati da dio,o da chissà chi altro, solo per far si che questo film,questa opera fosse creata per testimoniare quanta grandezza e bontà,il mondo,l’universo,le stelle e i vari pianeti,e quanta piccolezza e cattiveria,l’uomo,la famiglia,un dio bastonatore,severo ma alla fine fragile, sia presente nel mondo. Amen.

  20. Marco scrive:

    Primo film che abbia mai visto di Malick.
    Sicuramente non è un film per tutti. Da questo nascono gli estimatori e i detrattori del regista da come ho potuto leggere nei vari forum.
    Da ignorante sul genere non mi esprimo per non dire baggianate, posso solo dire che non mi ha appassionato ma neanche tantissimo annoiato, certo non è il mio genere di film o comunque lo stile registico che preferisco.
    La resa tecnica è comunque molto buona.
    Bello l’accostamento di immagini e musica (concordo fino ad un certo punto sul paragone con “2001”, anche se lo stile di Kubrick è più sulle mie corde).
    Piuttosto mi ha ricordato l’origine della vita di “Fantasia”, ci sono anche i dinosauri!
    Non direi che è di difficile comprensione, piuttosto affermerei che è lo spettatore, cosciente su cosa egli si stia accingendo a guardare (molto importante), che deve immedesimarsi con la filosofia del regista, cercare di carpirne i vari linguaggi e i vari simbolismi. E i pochi dialoghi.
    La camera a mano (ovviamente non si parla di mockumentary) non mi ha disturbato. La regia l’ho apprezzata.
    Sconsigliata la visione alla sera tardi. O se si è affaticati di cervello.

  21. Riccardo scrive:

    A Marco, se questo è il primo film di Malick che vedi ti consiglio di vedere The New World e la sottile linea rossa che sono leggermente superiori a questo e a differenza di the tree of life si possono guardare anche di sera o con il cervello stanco perché non vi sono molti dialoghi retorici.

  22. Alberto Cassani scrive:

    Oddio, io “La sottile linea rossa” di sera eviterei di guardarlo… Anche perché son tre ore di film.

  23. Riccardo scrive:

    che francamente ho trovato passare in un lampo. Trovo più lungo un film da un’ora e mezza con Steven Segal che il capolavoro di Malick (anche se il paragone non funziona molto)

  24. Alberto Cassani scrive:

    Mah, a me erano sembrate almeno il triplo. Poi considera che Marco dice che non è esattamente il suo genere di film.

  25. Riccardo scrive:

    Questione di punti di vista ;) comunque è ovvio che Malick non è per tutti i palati.

  26. “The Tree of Life” verrà ricordato negli anni a venire come qualcosa di difficilmente avvicinabile, cinematograficamente parlando e non. Dirigere un film su Dio, sul Creato e su ogni singola individualità che abitano questo meraviglioso Universo non è semplice, eppure Malick lo ha fatto nel miglior modo possibile con il suo stile che si lega in maniera divina ad una narrazione di tale portata.

  27. Filo Metri scrive:

    Con Malick la questione è una sola: o ti tocca delle corde misteriose nel profondo (e allora ne rimani come ipnotizzato, dimenticando ogni cosa che non sia il film che stai guardando) o ti annoia mortalmente con le sue belle immagini in luce naturale prive di dialoghi o quasi.
    Io sono nella prima categoria e “Tree of life” mi ha commosso e mi ha fatto sentire la vita piena di senso come solo – mi scuso per l’accostamento che parrà assurdo – il Totoro di Myazaky, altro autore con cui entro facilmente in risonanza.

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