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Alberto Cassani, 23 Febbraio 2000: Profondo |
Buena
Vista, 11 Febbraio 2000
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Toy
Story 2
di John Lasseter, Lee Unkrich & Ash Brannon 
“È
dura, ma ce la faremo!”
Lo zaino di Big Jim quando gli tiravo la cordicella.
Non
fosse stato per il fatto che i miei amici volevano vedere questo film
prima di “The Blair Witch Project” (scoraggiati
anche dalle code chilometriche) non credo sarei andato al cinema per
il nuovo prodotto di casa Pixar. Non che il primo non mi sia piaciuto,
ma non mi aveva entusiasmato al punto da andarne a vedere il seguito.
Avrei fatto male. Grazie, amici!
Quando
Andy lascia i suoi amati giocattoli per andare al campo estivo la mamma
decide di organizzare un mercatino per ripulire un po’ la camera del
figlio. Com’è, come non è, il nostro Woody finisce nelle
mani di Al McWhiggin, proprietario di un grande negozio di giocattoli.
Ma la sorte di Woody non è su di uno scaffale, è dentro
la teca di un museo. In Giappone! Non devo neanche dirvi chi corre a
salvarlo, vero? Vabbè: Buzz, Mr. Potato Head, Rex il dinosauro,
Hamm il porcello salvadanaio e Slinky il cane a molla.
Realizzare
un film per ragazzi che riesca anche ad intrattenere il pubblico adulto
non è certo cosa facile (chiedete a Lucas e Spielberg per cose
come “Howard e il destino del mondo” e “I Goonies”), ma questo “Toy
Story 2” riesce nell’intento, pur senza fondere alla perfezione i due
elementi. In effetti nella sala in cui ho assistito alla proiezione
si potevano osservare (sentire) le reazioni ben diverse dei bambini
e degli adulti alle varie scene. Francamente non ricordo una sola scena
in cui tutti (bimbi e non) siamo scoppiati a ridere. Ma a dir la verità
questo non è un film studiato per essere esclusivamente divertente,
è un film con una sceneggiatura molto ben articolata, con situazioni
emozionanti e mai banali, e soprattutto con momenti da spiacevole e
cupo dramma. L’idea di base, i bambini crescono ed abbandonano i loro
giochi, è quanto di più tragico un giocattolo possa raccontare,
e ci viene ricordato in maniera molto seria e triste per tutta la durata
del film, tanto che nell’intervallo tra il primo ed il secondo tempo
ci siamo tutti chiesti “ma dove ho messo i miei vecchi giocattoli...?”.
Peccato che la scena in cui la cowgirl Jessie racconta di come è
stata “sedotta e abbandonata” dalla sua padroncina sia raccontata con
una sequenza da musical decisamente fuori luogo.
John
Lasseter aveva ritirato un premio Oscar speciale nel 1995 per il primo
“Toy Story”, che aveva aperto le porte più massicce del campo
dell’animazione 3D, ma era attivo nel settore fin dal lontano
1986, anno in cui produsse un delizioso cortometraggio dal titolo “Luxo,
jr.” (riproposto prima della proiezione di “Toy Story 2”). Se confrontate
i due “Toy Story”, però, noterete subito una grande differenza:
mentre nel primo i giocattoli erano splendidi ma gli umani erano davvero
orrendi, in questo sequel gli umani sono disegnati nettamente meglio,
ma per la legge del contrappasso i giocattoli sono ancora splendidi.
Certo, il piccolo Andy è ancora eccessivamente gommoso ed il
suo cane è squallidamente finto, ma si nota un deciso passo avanti.
La chiave di volta nella creazione di personaggi umani digitali porta
il nome di Geri, non l’ex Spice Girl per fortuna, ma il protagonista
del cortometraggio animato “Geri’s Game”, vincitore dell’Oscar di categoria
nel 1998. In quel film si vedeva un anziano signore giocare a scacchi
al parco, giocare a scacchi contro sé stesso. 89 inquadrature
diverse, tutte generate al computer, con un solo personaggio e senza
neanche una parola. La riuscita del progetto era affidata esclusivamente
alla mimica facciale del protagonista. Come detto, la mimica facciale
di Geri ha portato a casa un Oscar ed ha fatto capire agli animatori
della Pixar come disegnare in maniera corretta volti ed anatomie umane.
Lasseter ha persino deciso di omaggiare l’importanza storica di Geri
permettendogli di fare una comparsata in “Toy Story 2”, nei panni dell’artigiano
specializzato in riparazioni di giocattoli di un certo valore.
Le
voci di Fabrizio Frizzi (di nuovo Woody), Massimo Dapporto (di nuovo
Buzz Lightyear) ed Ilaria Stagni (la new entry Jessie) ci guidano passo
passo durante la proiezione di “Toy Story 2” verso il divertimento,
verso la nostalgia, verso l’esaltazione, verso l’infinito... e oltre!
Il film funziona egregiamente, non solo dal punto di vista spettacolare
legato alla Computer Graphic ma anche da quello squisitamente drammaturgico,
e non fa nulla se i bambini non capiranno le citazioni da “Guerre Stellari”
o “La donna che visse due volte”, non fa nulla se gli adulti non
troveranno così divertenti il personaggio di Stinky Pete o alcune
sequenze di puro slapstick: “Toy Story 2” è una delle migliori
commedie dell’anno, uno dei migliori “buddy movie” della storia ed uno
dei lungometraggi d’animazione meglio realizzati di sempre. Non fate
come stavo per fare io: non sottovalutate la potenza di “Toy Story 2”.
-Tu
hai ucciso mio padre!
- No, Buzz... sono io tuo padre!
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Titolo:
Toy Story 2 (Id.)
Regia:
John Lasseter, Lee Unkrich,
Ash Brannon
Sceneggiatura:
Andrew Stanton, Rita Hsiao,
Doug Chamberlein & Chris Webb
Fotografia:
Sharon Calahan
Doppiatori:
Fabrizio Frizzi, Massimo Dapporto, Ilaria Stagni, Emanuela Cortesi,
Vittorio Amandola, Angelo Nicotra, Piero Tiberi, Cristina Noci, Carlo
Valli, Renato Cecchetto, Cinzia De Carolis, Roberto Stocchi, Alessio
Ward, Pinella Dragani, Cristina Giachero, Minio Caprio, Michele Kalamera
Nazionalità:
USA, 1999
Durata:
1h. 34'
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