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"Tutta colpa di Giuda" di Davide Ferrario

1 aprile 2009 Recensioni 1 Commento
Emanuele Rauco, 1 Aprile 2009: Iconoclasta
Warner, 10 Aprile 2009

Irena è una regista di teatro civile e sperimentale che viene ingaggiato per allestire uno spettacolo in un carcere: comincia la preparazione coi detenuti, vuole raccontare in musica, ma la scelta di mettere in scena una versione “moderna” della Passione di Cristo sarà il sasso nello stagno…


Tra i vari generi che in Italia non si fanno più, o non sono mai stati fatti seriamente, il musical è quello più dimenticato dalla produzione nostrana, anche nella variante più comoda e fruibile della commedia musicale, o commedia con canzoni, escludendo ovviamente il tremendo musicarello con cui si vendevano i cantanti a cavallo tra i ’60 e i ’70. Perciò che Davide Ferrario, uno dei più curiosi e intelligenti registi italiani contemporanei si cimenti con il filone, oltre a essere una piacevole novità è anche una prova ulteriore della fervida vitalità dell’autore. Che oltretutto, riesce anche a realizzare un film interessante e succoso.

Non propriamente un musical o una commedia musicale, ma – come dice il sottotitolo del film – una commedia con musica in cui le composizioni, e non solo le canzoni, di Marlene Kuntz, Cecco Signa e Fabio Barovero contano come e più della sceneggiatura scritta dallo stesso Ferrario, che giocando tra commedia, dramma sociale e docu-fiction in digitale realizza una delle sue opere più mature.

Ovviamente, vista l’ambientazione al carcere de Le Vallette di Torino, il tema centrale del film è chiaramente la libertà, vista da più punti di vista, primo fra tutti la libertà di respirare e vedere il sole, per più di un’ora al giorno, ma anche quella intellettuale e artistica di chi ha bisogno di forme e linguaggi nuovi per far conoscere il proprio pensiero, e invece si trova costretto a “fare il morto” a galleggiare inerte, impossibilitato a dar voce al proprio io (il rapporto tra Irena e i detenuti con le autorità carcerarie).
Ma anche, se non soprattutto, la libertà cinematografica di un film che sembra ricalcare i passi di Von Trier in Dancer in the Dark: artificio (poesia, toni della fotografia, uso delle inquadrature) fuori dalle mura o nella rappresentazione, i rumori che diventano ritmi, la coerenza drammaturgica che si svincola dal realismo televisivo (viene da pensare al patetico Sbirri), il gioco col simbolismo e le allegorie bagnato d’ironia costante, ne fanno un’opera multiforme e stratificato, ma ampiamente godibile. Merito, oltre che di una regia attenta, vivace, intellettualmente produttiva e capace di addentrarsi in vari piani di significato, anche di una sceneggiatura poco convenzionale e per nulla schematica, in cui l’improvvisazione e l’invenzione di racconto e personaggi trovano perfetta fusione con la forma musicale scelta.

E proprio l’improvvisazione e la libertà (di nuovo) di spaziare lungo le corde recitative permette al mix di attori e veri detenuti di funzionare alla perfezione, persino Kasia Smutniak è credibile e se Fabio Troiano cede ogni tanto alla macchietta, perfetto è il personaggio del prete nelle mani di Gianluca Gobbi. Proprio la varietà dell’impasto recitativo, narrativo, registico permette al film di raggiungere i suoi obiettivi e allo spettatore di goderne a pieno.


Titolo: Tutta colpa di Giuda – Una commedia con musica
Regia: Davide Ferrario
Sceneggiatura: Davide Ferrario
Fotografia: Dante Cecchin
Interpreti: Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Francesco Signa, Paolo Ciarchi, Linda Messerklinger, Angela Vuolo, Christian Konabitè, Valentina Taricco, Kaas, Ladislao Zanini, Luciana Litizzetto
Nazionalità: Italia, 2009
Durata: 1h. 42′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Prince Maxwho scrive:

    Davide Ferrario!
    Sono anch’io un detenuto, il suo film “tutta colpa di Giuda” in poche parole, mi ha fatto rivvivere tutte le scene carcerarie in modo comico ma reale!
    Grazie per la sensibilitazione!

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