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"Tutto tutto niente niente" di Giulio Manfredonia

20 maggio 2014 Recensioni 2 Commenti
Tutto tutto niente niente

01 Distribution, 13 Dicembre 2012 – Farsesco

Frengo, Rodolfo e Cetto sono in carcere per motivi diversi. Tutti però erano candidati alle elezioni politiche, e per un caso vengono “ripescati” e diventano Parlamentari. Qui combineranno però solo disastri e il potentissimo Sottosegretario deciderà di farli decadere…


Antonio Albanese e Teco Celio in una scena di Tutto tutto niente nienteOgni volta che leggiamo i giornali, noi italiani contemporanei, non possiamo fare a meno di pensare che la politica sia una farsa. Buttare in farsa qualcosa che è già farsa di per sé è un rischio enorme. Albanese e Manfredonia lo corrono, puntando tutto sull’equilibrio e sull’intelligenza, vincendo la scommessa e dando vita a una commedia che riesce a far ridere e riflettere nello stesso tempo.

Antonio Albanese in una scena di Tutto tutto niente nienteCon i suoi tre personaggi, Albanese riesce a dare un ritratto realistico degli italiani medi, mettendone in risalto i tanti difetti – in alcuni casi accentuandoli – ma senza mai esagerare. I dialoghi dei tre sembrano scritti con la “pancia” dell’Italia. Il razzismo, l’omofobia, il difficile rapporto con la Chiesa: Albanese li mette in scena senza forzare, strappando la risata e sapendo che non è fantasia quella che viene rappresentata ma la cruda realtà, magari mediata, forse un po’ esagerata ma mai inventata (purtroppo, verrebbe da dire). Ma se sui difetti degli italiani Albanese si distingue per misura e classe, è nella rappresentazione della politica che riesce a compiere il capolavoro che dà senso al film: qui la farsa raggiunge l’apice, sia nella rappresentazione delle persone che in quella degli ambienti. Si ride poco e amaro di fronte alla fotografia della pochezza della nostra classe politica.

Antonio Albanese e Noki Novara in Tutto tutto niente nienteAttorno alla farsa, però, c’è la commedia, genere nel quale Albanese si trova a suo agio e dove riesce a inserire le trovate migliori. Quando i tre personaggi sguazzano nel loro mondo e nei loro difetti la sceneggiatura ne libera le potenzialità e si ride di gusto. Albanese è bravissimo a reggere i ruoli, e gli attori di supporto (cui è riservato comunque uno spazio minimo) offrono caratterizzazioni di pregio e di ottimo livello. Da notare anche le scenografie, soprattutto quelle relative alla politica, e i costumi: su tutti quello del “beato” Frengo.

Antonio Albanese e Davide Giordano in una scena di Tutto tutto niente nienteTutto tutto niente niente è un film di ottimo livello, con una sceneggiatura intelligente e impreziosito da scenografie e costumi molto azzeccati. L’unica cosa che manca è il cinema. Manfredonia gioca sul sicuro, non osa mai e perfino la scena del sogno/incubo di Cetto è ripresa in modo molto convenzionale. Tutto il film soffre un po’ della staticità di ripresa, soprattutto nelle parti dedicate a Frengo, che potevano essere amplificate da uno stile più dinamico.


La locandina di Tutto tutto niente nienteTitolo: Tutto tutto niente niente
Regia: Giulio Manfredonia
Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera
Fotografia: Roberto Forza
Interpreti: Antonio Albanese, Lorenza Indovina, Teco Celio, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Lunetta Savino, Vito, Viviana Strambelli, Manuela Ungaro, Noki Novara, Fabrizio Bentivoglio, Paolo Villaggio, Bob Messini, Luigi Maria Burruano, Maria Rosaria Russo, Alfonso Postiglione
Nazionalità: Italia, 2012
Durata: 1h. 30′


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Attualmente ci sono 2 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Come per il precedente film di Albanese e Maafredonia, non si ride, si sorride, sapendo bene che quello che ci viene mostrata è la cruda realtà. A volte però si accentua troppo la farsa ed in quel caso la pellicola diviene una pagliacciata un pò deprimente.
    La cosa migliore sono alcuni dialoghi che strappano, in questo caso, più di una risata.

  2. Fabrizio Degni scrive:

    Farsesco… recensione che ben rende la bontà di questo film, un film che cerca di recintare una realtà, quella italiana, che fa ridere ma al contempo riflettere in quanto si tratta di uno spaccato che dovrebbe farci riflettere, rattristire, e non indurre alla risata.
    Certo… ridere delle proprie stranezze può essere uno spunto per far breccia sulle tante, troppe, anomalie che ci circondano: il problema è che queste stranezze sono perle di quotidianità che, al pari delle perline di un rosario, compongono la collana finale, e tutti, in un modo o nell’altro, ne indossiamo una.

    La commedia in Italia è morta non per l’assenza di validi rappresentati, ma in quanto al pari dei C.T., siamo tutti nel Truman Show di una realtà sopra le righe…

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