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"Un oso rojo" di Adrían Caetano

18 giugno 2002 Recensioni 0 Commenti
Alberto Cassani, 18 Giugno 2002: Esaltante
Inedito in Italia

Uscito di galera dopo sette anni, l’Orso si ritrova senza un soldo e con la moglie che convive con un altro. Ottiene la possibilità di vedere sua figlia ma non i 4.000 pesos che il vecchio capobanda gli deve, e non  riesce proprio a capire perché sua moglie abbia preferito quel fallito ad un fior di criminale come lui…


Perfetto film di mafia in salsa argentina, Un oso rojo è girato molto bene dal 33enne uruguagio Adrián Caetano, qui al terzo lungometraggio a soggetto. La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con Graziela Speranza, è condita da una giusta dose di ironia e si fa forza di un protagonista piuttosto “bastardeggiante” ma buono a sufficienza da attrarre la simpatia degli spettatori. Soprattutto, un protagonista duro come se ne vedono di rado, al cinema.

Nel corso dei quasi cento minuti di proiezione, l’Orso non sbaglia un colpo e non perde un confronto (tranne quella coi poliziotti, che lo umilliano di fronte alla figlia), ma per tutto il film a guidarlo è l’amore per la piccola Alicia. Certo il fine non giustifica i mezzi, ma come cantava Francesco De Gregori, «al proprio destino nessuno gli sfugge», e il destino di Orso è quello di avere una pistola in mano.

Un ottimo film, sottolineato dalle splendide musiche di Mariano Barrella e Diego Grimblat e concluso da una sparatoria che merita applausi a scena aperta.


Titolo: Un oso rojo
Regia: Adrían Caetano
Sceneggiatura: Adrían Caetano, Graziela Speranza
Fotografia: Jorge Guillermo Behnish
Interpreti: Julio Chávez, Soledad Villamil, Luis Machín, René Lavand, Agostina Lage, Enrique Liporace, Daniel Valenzuela, Freddy Flores, Ernesto Villegas, Marcos Martínez, Patricio Pepe, Fernando Bolón, Marisa Peláez, Susana Ferrari
Nazionalità: Argentina – Spagna – Francia, 2002
Durata: 1h. 37′


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