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"Una poltrona per due" di John Landis

25 dicembre 2013 Recensioni 19 Commenti
Un poltrona per due

UIP, 1984 – Mitico

I fratelli Duke, ricchi e avari finanzieri, fanno tra loro una scommessa per provare che è l’ambiente che fa l’uomo: distruggono la carriera e la vita di un loro manager e lo sostituiscono con uno spiantato senza alcuna educazione. I due soggetti, però, scoprono il trucco e si uniscono per avere vendetta…


Dan Aykroyd in Una poltrona per dueDifficile pensare che John Landis vedesse questo film come una tipica storia natalizia, ancor più difficile pensare che a Jamie Lee Curtis faccia piacere sapere che proprio l’unico film in cui interpreta una scena di nudo viene riproposto dalle Tv italiane ad ogni Natale. Eppure è così: non è Natale se in Tv non c’è Una poltrona per due, e chiunque sia stato ad avere per primo questa pensata, non si può negare che sia uno dei principali fautori del successo di culto che la pellicola ha in Italia.

Don Ameche, Eddie Murphy e Ralph Bellamy in Una poltrona per dueRiprendendo il tema dell’ambiente che plasma l’uomo già affrontato tra gli altri da Mark Twain ne Il principe e il povero e Wilson lo svitato, Harris e Weingrod (Chi più spende più guadagna, I gemelli, Un poliziotto alle elementari…) scrivono una commedia travolgente, che sfrutta benissimo le caratteristiche dei due protagonisti e non si perde in tecnicismi finanziari.

Dan Aykroyd e Jamie Lee Curtis in Una poltrona per duePieno di ottime trovate e soprattutto di dialoghi splendidamente riusciti, e girato da John Landis con un ritmo d’altri tempi, Una poltrona per due è molto più che un veicolo per i due ex comici del Saturday Night Live. Se infatti, come detto, li sa sfruttare benissimo, il film non ne è comunque schiavo: le varie gag sono gustose anche grazie agli attori, ma non esistono in funzione degli attori. Questo è un tassello fondamentale nella buona riuscita di questo tipo di commedie, che in questo modo non appaiono forzate e fini a se stesse. E quando sono realizzate con la giusta attenzione, possono anche riuscire a rimanere nella memoria collettiva. Tette o non tette, Natale o non Natale.


La locandina di Una poltrona per dueTitolo: Una poltrona per due (Trading Places)
Regia: John Landis
Sceneggiatura: Timothy Harris, Herschel Weingrod
Fotografia: Robert Paynter
Interpreti: Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Jamie Lee Curtis, Ralph Bellamy, Don Ameche, Denholm Elliott, Kristin Holby, Paul Gleason, Alfred Drake, Bo Diddley, Frank Oz, James Belushi, Al Franken, Tom Davis
Nazionalità: USA, 1983
Durata: 1h. 57′


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Attualmente ci sono 19 commenti a questo articolo:

  1. Fabrizio Degni scrive:

    Semplicemente… divino.
    Ogni Natale è speciale… come dovrebbe essere, unico, ciascun singolo giorno della nostra vita, per questo proporre Una Poltrona per Due, nonostante ogni singolo pixel della TV ne abbia assaporato il brio e la frizzante narrativa, è il cordone esistenziale, la boa a largo, che cerca di confinare entro i limiti del “formato famiglia” tradizioni e usanze in via di smarrimento.
    Personalmente ogni volta che ho modo di trovarlo su qualche emittente lascio che il carthago delenda est faccia tabula rasa della mia memoria, perché è un film banale certo, semplice anche ma così diretto e spontaneo, una favola con lieto fine che mostra come pregiudizi e posizioni spiccatamente razziste lascino il tempo che trovano ancor prima di spostare una singola lancetta.

    Semplicemente… divino.

  2. Riccardo scrive:

    Assieme al Grinch, uno dei migliori film di ambientazione natalizia. Si rivede sempre con piacere.

    Porgo a utenti e a recensori di Cinefile i più calorosi auguri di buon Natale

  3. Fabrizio Degni scrive:

    Riccardo… grazie e tantissimi auguri a te (e a tutti i lettori).

    Fabrizio

  4. Plissken scrive:

    Auguri anche da parte mia a tutto lo Staff ed agli utenti “storici” e non di Cinefile.

    Riguardo al film, condivido naturalmente il pollice alzato del Recensore, tanto che reputo che la oramai consueta programmazione natalizia sia divenuta un bel regalo di Natale classico quasi quanto il panettone. Ovviamente anche Jamie Lee Curtis, Natale o meno, è un bel regalo (altroché) che grazie alla celluloide non invecchia mai.

  5. Alberto Cassani scrive:

    Grazie degli auguri, che ovviamente contraccambio a tutti, belli e brutti.

  6. Andrea T. scrive:

    Mi associo agli auguri per tutti e aggiungo che, oltre a questo film strepitoso, da anni non è Natale senza “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”… quello con Gene Wilder… ovviamente.

  7. Alberto Cassani scrive:

    Andrea, mi hai dato l’idea per la recensione dell’anno prossimo…

  8. Fabrizio Degni scrive:

    Albe, guarda che ti prendiamo in parola ^_^ e siamo lì lì!

  9. Andrea T. scrive:

    :-)

  10. Donato scrive:

    Ma guarda un po’ che chicca che avete recuperato per Natale….

    Questo film appartiene indubbiamente al periodo migliore di John Landis e, forse, lo conclude. Infatti non mi sembra che abbia fatto dei gran capolavori successivamente. Però, film come Animal House, The Blues Brothers e, per l’appunto, Una Poltrona per due, sono perle di rara bellezza.

    Dopo aver diretto film come quelli che ho citato, sembrava un regista destinato a farci vedere cose sbalorditive. Invece mi sembra che si sia un po’ perso per strada.

  11. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Donato,
    grazie anzitutto per il commento e auguri di buon anno! Sempre di Landis trovi su CineFile un altro “mostro sacro”, Spie come noi, pubblicato su questa pagina: http://www.cinefile.biz/spie-come-noi-di-john-landis

  12. Alberto Cassani scrive:

    In realtà credo che Landis abbia avuto una quindicina d’anni di altissimo livello, da “Animal House” fino a “I tre amigos”, che viene subito dopo “Spie come noi” e prima de “Il principe cerca moglie”, che pur essendo divertente mostra la corda del suo modo di fare cinema. Poi da “Oscar” in poi è stato un pianto continuo.
    E’ ovvio che in 15 anni ci sono alti e bassi, ma gli alti sono cime notevolissime come quelle che cita Donato ma anche “Un lupo mannaro americano a Londra” e anche i bassi oggi sarebbero di tutto rispetto, come “Tuttto in una notte” e appunto “I tre amigos”. Purtroppo diversi dei registi che si sono affermati a Hollywood a cavallo tra gli anni 70 e 80 poi sono praticamente scomparsi, e non credo sia solo una questione di età, non escludo che i vari cambi dirigenziali in seno agli studios li abbiano presi in mezzo.

  13. Donato scrive:

    Ringrazio e ricambio gli auguri a tutto lo staff.

    x Fabrizio

    Spie come noi l’ho visto tanti anni fa. Me lo ricordo come un film complessivamente divertente con due o tre scene veramente esilaranti. Forse è arrivato il momento di rivederlo. Se lo trovo.

  14. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Donato! Eh si… è fenomenale ^_^ Ci sono delle scene che definire epiche è riduttivo… ad esempio (vado di spoiler…

    La scena quando eseguono l’operazione…

    … quella in cui lui fa la mano morta con una scioltezza assurda…

    … quella in cui si spalleggiano per copiare all’esame…

    I dialoghi inoltre sono davvero ben fatti, per cui non posso che consigliarti di recuperarlo e… scrivere le tue impressioni nella pagina con la recensione.
    Tornando invece alla “poltrona”, penso sia una delle massime espressioni cinematografiche di Eddie Murphy insieme al Principe cerca moglie.

  15. Donato scrive:

    Beh, tolto “Una poltrona per due”, io di Eddie Murphy non ricordo molte grandissime interpretazioni. Diciamo che sono abbastanza buone quella in “48 ore” (in coppia con Nick Nolte) e quella in Beverly Hills Cop I (il II e il III invece sono delle porcherie).

    Riguardo a “Spie come noi”, spero proprio di recuperarlo, anche se non è detto. Ci sono molti film, anche molto belli, di cui non è mai stata fatta una versione in DVD e che sono ormai quasi introvabili (tranne per qualche vecchia VHS usata, reperibile a prezzi assurdi su e-bay o posti simili).

    Vuoi un esempio? Hai mai visto “Professione pericolo” (titolo originale: The Stunt Man)? Si tratta di un film del 1980 (tranquillo, niente a che vedere con l’omonima serie televisiva con Lee Majors) interpretato da un fantastico Peter O’Toole e da un bravo Steve Railsback. E’ la storia di un fuggiasco (Railsback), braccato dalla polizia, che trova rifugio in un set cinematografico, sotto la protezione di un regista geniale, folle e megalomane (O’Toole), che comincia ad utilizzarlo come stunt man (quello assunto dalla produzione era morto poco prima durante le riprese di una scena molto pericolosa). Per rimanere sotto la copertura della troupe cinematografica ed evitare l’arresto, l’improvvisato stunt man è costretto a lavorare in scene sempre più pericolose, fino ad arrivare a quella fatidica che era costata la vita al suo predecessore. Nel frattempo il rapporto tra il regista e il fugiasco si fa sempre più teso, complicato ed ambiguo, arrivando a rasentare la sfida (fin dove sei disposto ad arrivare?).

    Professione pericolo è un film bellissimo, una riflessione sull’arte cinematografica e sulla sua capacità di costruire suggestioni e illusioni di realtà. Inconsueto, originale, ambiguo, a tratti geniale, perennemente in bilico tra commedia e thriller, è condito da interpretazioni attoriali di alto livello, dialoghi brillanti e ricco di sequenze sorprendenti e spiazzanti. Eppure non si trova…

    Sono anni che vorrei tanto rivederlo. Ma niente da fare. Chissà, ora che il buon Peter ci ha lasciato (R.I.P.), forse si degneranno di includerlo in qualche retrospettiva e di recuperarlo degnamente, come si addice ad un film di siffatto livello qualitativo…

  16. Alberto Cassani scrive:

    “Professione pericolo” me lo ricordo, anche se non con precisione. L’avevo anche registrato in Tv una ventina d’anni fa abbondanti, quindi da qualche parte avrò ancora la cassetta, ovviamente smagnetizzata… In effetti lo riguarderei volentieri, anche per la presenza della splendida Barbara Hershey, ma pare proprio che sia scomparso dalla faccia della Terra. Invece “Spie come noi” lo si può trovare abbastanza facilmente anche in italiano sui vari siti di streaming, come ad esempio cineblog01. Ovviamente la qualità non è esattamente quella di un blu-ray…

  17. Donato scrive:

    Sì. Ti confermo che Professione pericolo è pressoché introvabile, non solo sui siti di streaming, ma anche sulle varie reti P2P. Ti confesso che mi ci sono sbattuto un bel po’ per cercarlo e ho fatto ammattire inutilmente anche qualcuno “specializzato” nel trovare materiale audiovisivo d’annata.

    Sembra che in Italia sia stato distribuito solo su VHS (peraltro solo per noleggio), anche se ho sentito parlare dell’esistenza di una fantomatica versione speciale in DVD da due dischi a tiratura molto limitata. Si tratta comunque di materiale assai difficile da reperire (e comunque, anche a trovarlo, i prezzi non sono proprio accessibili).

    Di alcuni altri bei film introvabili (come ad esemppio “Belle al Bar” di Benvenuti o “Liberate i Pesci” di C. Comencini) esistono sulle reti P2P quantomeno delle versioni registrate da canali televisivi. Ma “Professione Pericolo” è decisamente fuori da qualsiasi circuito. Peccato. Contiene una delle migliori interpretazioni del compianto P. O’Toole, insieme a quella del mitico Lawrence…

  18. Fabrizio Degni scrive:

    Non conosco purtroppo Professione pericolo però ora è praticamente impossibile che non mi metta alla sua ricerca ^_^ grazie!
    Quando ero in Italia acquistavo FilmTV: all’interno c’è (penso ci sia ancora…) una sezione dedicata alla programmazione dei film nei quali spesso portavano alla luce delle vere e proprie gemme: 9/10 le registravo, e altrettante capitava che alla fine non le vedessi però è lodevole vedere come ci sia ancora chi voglia riportare in auge capolavori dimenticati e mai proiettati (se non quando Marzullo è in vacanza, ai suoi orari proibitivi).

  19. Alberto Cassani scrive:

    Ovviamente la struttura di FilmTV è ancora quella, anche se nel frattempo hanno cambiato direttore e impostazione più di una volta. Solo che ormai i videoregistratori sono passati di moda e ormai siamo nell’era di MySKy, quindi si finisce per prestare più attenzione alla programmazione satellitare che a quella generalista e ai programmi evidenziati dalla rete invece che dalla critica. Parlo per me, almeno…

    Un altro piccolo film di Peter O’Toole che avevo molto apprezzato era “Dr. Creator”. Questo però non ho mai avuto grande impulso per cercarlo.

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