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"Valzer con Bashir" di Ari Folman

3 gennaio 2009 Recensioni 7 Commenti
Valzer con Bashir

Lucky Red, 9 Gennaio 2009 – Stratificato

Una sera, in un bar, un uomo racconta ad un amico un incubo ricorrente, nel quale viene inseguito da 26 cani. Tutte le notti, sempre 26 cani. I due giungono alla conclusione che il sogno ha a che fare con la loro comune esperienza nell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano…


A dare il titolo a Valzer con Bashir è un valzer vero, autentico. Quello condotto da un soldato con il suo mitragliatore M60, sotto il fuoco nemico in una strada di Beirut nel 1982, durante l’invasione israeliana del Libano. Di fronte al soldato, l’immagine torreggiante del volto di Bashir Gemayel, leader della milizia libanese assassinato poco prima di diventare presidente della repubblica.

Una scena di Valzer con BashirValzer con Bashir ne contiene molte, di sequenze così. Nuclei allegorici giustapposti, autonomi e fortemente icastici. La spiaggia, la discoteca, l’aeroporto, il frutteto. Luoghi del corpo ma soprattutto della parola, perché, prima di essere un’opera di animazione, il film è un documentario che indaga il ricordo di una serie di individui che vissero quelle vicende. Trait d’union, è la persona reale di Ari Folman, filmaker e personaggio che ha deciso di esporre alla luce del cinema le difficoltà nel far emergere la memoria di una pagina buia della sua storia personale e di quella del suo paese. L’assassinio di Bashir Gemayel ebbe infatti conseguenze tragiche, culminate nel massacro di palestinesi nei campi di Sabra e Shatila, a Beirut.

Un momento di Valzer con BashirLa scelta di dare una veste grafica, e talvolta allucinatoria, al ricordo diretto è imposta dalla difficoltà di accettare la parola come veicolo diretto del dolore. Folman lo sa, dice che lo ha fatto perché sarebbe stato “noioso” vedere i personaggi raccontare. L’uso dell’immagine diventa allora il più classico degli espedienti del discorso psicanalitico, un tramite en travesti, che maschera le colpe, aggira i rimossi e restituisce una narrazione parallela. Folman del resto non è nuovo a frequentazioni psicanalitiche nei suoi lavori per la Tv (la serie Bel Tipul) e Valzer con Bashir è illuminante in questo senso perché, nel tortuoso percorso tutto personale tra parola, messa in scena e rielaborazione, il risultato finale è pieno di senso e di essenza cinematografica. Non tutte le storie e non tutti i passaggi mantengono la stessa verve, ma l’impressione è che vada bene così, che sia questo andamento oscillatorio a ricordare allo spettatore che non sta assistendo a una narrazione come tutte le altre. I punti “morti” ricordano quelli di qualunque discorso, e sottolineano la potenza di quelle sequenze distorte che lasciano il segno.

Un'immagine di Valzer con BashirLa scelta grafica è encomiabile: lontana da tutte le tecniche più in voga, questa composizione mescola tavole disegnate ed effetti digitali, combinando i talenti di David Polonsky e Yoni Goodman. La nettezza dei tratti, lo spessore, l’uso del chiaroscuro e il denso rapporto tra stasi e movimento sono le caratteristiche principali di un apparato stilistico di sicuro impatto. I volti lunghi, spesso sofferenti anche nelle espressioni neutre, sono come dei ricettori innervati dagli stimoli narrativi, non ultimo dei quali è una selezione musicale che va a ripescare anche il pop e il post-punk di inizio anni Ottanta per servirlo al racconto dei protagonisti che in quel momento lo vivevano.

Film sofferto e sofferente, ancor di più per via dell’uscita italiana che coincide con i recentissimi fatti di Gaza, Valzer con Bashir sembra nato per far parlare di sé. Lo si può usare nello stantio dibattito sul valore dell’animazione (abbinarlo a Persepolis, contrapporlo a Wall•E e via dicendo), o per la sua natura storico-politica. Rimane però un film più sul “come” che sul “cosa”, straordinariamente semplice nella resa nonostante l’enorme complessità che gli sta dietro.


La locandina di Valzer con BashirTitolo: Valzer con Bashir (Waltz with Bashir)
Regia: Ari Folman
Sceneggiatura: Ari Folman
Fotografia:
Interpreti: Gaetano Varcasia, Massimo Rossi, Franco Mannella, Angelo Maggi, Gianni Bersanetti, Pasquale Anselmo, Stefano De Sando, Paolo Marchese
Nazionalità: Israele – Germania – Francia – USA, 2008
Durata: 1h. 27′


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Attualmente ci sono 7 commenti a questo articolo:

  1. Michele scrive:

    stupefacente…

  2. Andrea scrive:

    Capolavoro

  3. Marco scrive:

    Albe, o chiunque altro, qualche opinione su “The Congress”?

  4. Marco scrive:

    Risposta please :)

  5. Alberto Cassani scrive:

    Eccomi, ripresomi dal Festival di Venezia. The Congress è molto interessante anche se ha qualche passaggio a vuoto. Di certo non è un film che può piacere a tutti, ma io mi sento di consigliarlo.

  6. Marco scrive:

    Giustamente d’accordo con te. Per me quel film è TOTALE.
    Molto originale sia come strutturato, girato che come script.
    Azzeccate le critiche alle multinazionali di Hollywood ed al nostro futuro, rovinato pesantemente da noi stessi esseri umani, totalemente assuefatti da qualsiasi cosa non sia naturale.
    Più che visto va anche ascoltato con quelle bellissime musiche d’atmosfera.

  7. Andrea T. scrive:

    Capolavoro se ce n’è uno

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