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Atomica bionda di David Leitch

5 giugno 2018 Recensioni 0 Commenti
Atomica bionda

Universal, 17 Agosto 2017 – Intricato

Il muro di Berlino sta per crollare, e un elenco di agenti sotto copertura è stata rubata. L’agente dell’MI6 Lorraine Broughton viene mandata sul posto per trovare quell’elenco e metterlo in salvo. Ma a Berlino non potrà fidarsi di nessuno, e in tanti proveranno a ucciderla…


David Leitch sa dirigere. Lo ha dimostrato con il primo capitolo di John Wick (ma il sindacato statunitense dei registi gli ha impedito di essere accreditato come coregista) e lo conferma con questo Atomica bionda. Sa dirigere nel senso che sa mettere in scena e tenere insieme le scene d’azione e il film in generale. Preso scena per scena, Atomica bionda è infatti molto bello, a tratti bellissimo. L’ambientazione, gli attori, alcune scene, le coreografie degli scontri: tutto è creato e gestito molto bene. La trama è giustamente complessa (anche se di certo non originale) e piena di colpi di scena più o meno telefonati. Le immagini sono patinate al punto giusto, le luci eccellenti, la scelta musicale perfetta e, in più, finalmente, abbiamo un agente speciale donna che non è solo un accessorio ma una vera protagonista: ci sa fare con le armi e con i cazzotti, sa guidare in modo spericolato e sa, autonomamente, venire fuori dalle situazioni più complesse.
Abbiamo, insomma, una specie di 007 in versione femminile, altrettanto affascinante, altrettanto dedita all’alcol e che passa con la stessa facilità dal fare a pugni a sedurre una donna. Abbiamo un’eroina che quando fa a pugni non è leziosa e sofferente, ma ci mette forza e violenza: i cazzotti che dà fanno male, sono pesanti e pericolosi e quando i pugni li prende si fa male e alla fine del combattimento è realisticamente esausta, così come lo sono i suoi avversari (quando non sono morti). Leitch ha imparato molto bene anche la lezione di Tarantino: i dialoghi sono spesso lenti e tortuosi, per poi esplodere in scene di azione e violenza improvvise ma efficacissime.

Tuttavia, dirigere un film non è solo mettere insieme una serie di sequenze visivamente accattivanti. Da qualche parte deve far capolino l’emozione. In questo, Leitch di certo non è aiutato dalla sceneggiatura (tratta dal fumetto La città più fredda di Anthony Johnston e Sam Hart): la vicenda di Atomica bionda è quasi per intero raccontata in flashback e quindi non si ha mai la sensazione che la vita della protagonista sia realmente in pericolo. Certo, sappiamo che uscirà dall’inferno di Berlino con parecchi lividi addosso, ma sappiamo che vivrà. Nei momenti in cui manca l’azione non si prova niente, se non un vago senso di fastidiosa attesa per l’azione che sappiamo arriverà da lì a poco. Non che le occasioni manchino: scene che dovrebbero generare tensione, passione o sospetto ce ne sono diverse, ma queste emozioni non ci sono. Leitch non riesce a crearle, nonostante gli attori siano tutti bene in parte. Il regista sembra più interessato alla messa in scena, al tecnicismo, che all’emozione. Ed è un peccato, perché alla fine tutto si risolve in una serie di bellissime scazzottate, coreografate egregiamente su una musica spesso esaltante, ma subito dopo tutto si sgonfia in un dialogo di cartapesta.

«Chi si accontenta, gode», dicono. Accontentiamoci quindi di avere un buon film che, se non altro, sdogana la donna come protagonista di una pellicola d’azione in cui è forte e indipendente e non subalterna a un uomo. Accontentiamoci di avere scene di sesso in cui chi fa l’amore è nudo e non con improbabili reggiseni o lenzuola strategicamente posizionati per coprire le grazie. Accontentiamoci di un film in cui l’azione è credibile e la parte tecnica è eccellente. Peccato che non ci si emozioni mai, ma non si può avere tutto. Almeno non questa volta.


La locandinaTitolo: Atomica bionda (Atomic Blonde)
Regia: David Leitch
Sceneggiatura: Kurt Johnstad
Fotografia: Jonathan Sela
Interpreti: Charlize Theron, James McAvoy, Eddie Marsan, John Goodman, Toby Jones, James Faulkner, Roland Møller, Sofia Boutella, Bill Skarsgård, Sam Hargrave, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Til Schweiger, Barbara Sukowa, Lili Gesler, Sara Natasa Szonda
Nazionalità: Germania – Svezia – USA, 2017
Durata: 1h. 55′


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