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Luglio 2003
Piccola
guida al cinema 'sfigato' di Pupi Avati
di Paolo Matera
E'
trascorso ormai del tempo dall'accoglienza che a Cannes ha avuto Pupi
Avati, un regista dalla carriera pregevole ma vissuta sempre sottotono,
al riparo dalle celebrazioni della critica e delle folle. Per chi digerisce
bene le retrospettive, l'home video dà la possibilità
di riscoprire uno degli autori più raffinati e composti del cinema
italiano.
Pupi Avati è anzitutto un cineasta prolifico. Insieme alle sceneggiature,
quasi sempre scritte in coppia col fratello, quasi trenta film portano
la sua inconfondibile firma fatta di coralità, leggerezza e presa
diretta. Non mancano sperimentazioni personali e incursioni nel cinema
di genere (gli esordi nell'horror e nel thriller, le dichiarazioni d'amore
per il jazz come nel "Bix" del '91 e nella prossima uscita
"Quando arrivano le ragazze?", un' italianissima interpretazione
del poker film con il celebre "Regalo
di Natale" dell 1986, gli storico-religiosi "Magnificat"
e "I cavalieri che fecero l'impresa"),
ma Avati resta soprattutto un regista che parla di sentimenti, con un
occhio privilegiato per l'Amore.
Chi
si sia limitato a guardare "Il cuore altrove"
non pensi che l'immaginario erotico del bolognese si limiti alla descrizione
compiaciuta del mondo degli sfigati, del quale per altro egli stesso
si fregia di far parte, delineandosi in realtà molto più
distintamente come tema prediletto uno dei più banali, lo stesso
che ha ispirato la stragrande maggioranza di poeti e romanzieri di tutti
i tempi, ai quali è spesso apparso come una facile via di fuga
dalla carenza di idee. Si parla infatti dell'amore non corrisposto.
Avati
ha fatto di questa fattispecie narrativa una vera e propria religione
artistica, eleggendone a supremo sacerdote l'incomparabile volto di
Carlo Delle Piane, al quale in verità non è mai stato
destinato, a differenza del più fortunato Neri Marcorè
del "Cuore altrove", l'appagamento
dei propri sentimenti. E non è un caso che il ruolo di "principe
degli sfigati" contrassegni un attore divenuto celebre per la propria
indubitabile bruttezza (in amore, si sa, l'aspetto fisico dell'uomo
conta poco o niente), perché il cinema di Avati ha anche il pregio
di essere nitidamente semplice e genuino (i più colti direbbero
naif), e diviene pertanto inevitabile che l'amore in esso rappresentato
rechi l'impronta un po' surreale dello sguardo infantile.
E di sensibilità infantile è completamente intriso "Una
gita scolastica", dell'83, che andrebbe visto anche solo per gustare
la toccante colonna sonora di Riz Ortolani, una delle più belle
della storia del cinema. Ma a parte l'inedito taglio musical,
gli splendidi scenari della campagna emiliana, il tema ricorrente della
nostalgia, memorabili restano in questo film due sequenze che vedono
appunto per protagonisti il brutto Delle Piane, qui nei panni di un
illibato professore, e la bella Tiziana Pini, sua collega di disegno.
La prima è una scena di seduzione, nella quale vediamo la donna
infilarsi lentamente due tipici gambaletti dei primi del Novecento davanti
al suo imbarazzatissimo corteggiatore, mentre fa capolino da una botola
del pavimento. I campi e controcampi "obliqui" (la prospettiva
dal basso rende perfettamente il punto di vista del professore sulle
donne), il gioco di controluce che esalta la superbia femminile, il
dialogo sempre in bilico tra il grottesco e il patetico sono elementi
da portare ad esempio per qualunque cineasta.
La seconda scena da segnalare è quella in cui Delle Piane, trascorsa
un'intera notte davanti alla camera della collega nella speranza che
questa gli si concedesse, si rende conto con cocente delusione che l'avventura
ripromessa dalla donna è stata appena consumata con uno dei suoi
studentelli. Nessuna delle mille facce di Jack Nicholson o Robert De
Niro potrà mai eguagliare l'ineffabile espressività racchiusa
dello sguardo di Delle Piane in questa particolare sequenza.
Per
chi è abituato a un cinema più maturo, "Festa di
laurea" rappresenta forse per Avati l'affresco umano più
riuscito, senz'ombra di dubbio il più letterario. Già
la trama presenta una venatura allegorica che ne fa un perfetto canovaccio
da romanzo novecentesco: un umile pasticciere, ex giardiniere (Carlo
Delle Piane), viene contattato dalla propria vecchia padrona (Aurore
Clément), della quale è sempre stato segretamente innamorato,
per trasformare in pochi giorni una cadente tenuta di famiglia in una
perfetta sala di ricevimenti, in tempo per celebrare la laurea appena
conseguita dalla figlia della ricca signora. Dopo aver assunto assieme
i contorni di un riscatto sociale e di una sfida esistenziale, l'impresa
commissionata si rivelerà per l'uomo un vero insuccesso.
Anche qui ci sono almeno due sequenze per cui vale la pena affittare
un home video. Nella prima si svela decisamente il tocco delicato e
sensibile dell'autore: poco prima della festa, la signora nota che i
piatti accatastati sul buffet recano l'iscrizione del ristorante
dal quale sono stati presi in affitto. L'inconsapevole gaffe
solleverà le ire della padrona di casa davanti agli occhi straniti
dello staff di lavoranti, che non comprendono affatto la sottigliezza.
La seconda memorabile scena è quella che conclude il film: dopo
aver assistito al proprio fallimento professionale, e rimasto solo nel
giardino addobbato da decine di lampadine, ciò che sarebbe dovuto
essere il clou della festa già abortita, l'uomo si scioglie in
un gemebondo dialogo senza interlocutore, immaginando di dichiarare
il suo amore a quella stessa donna che non ha fatto altro che snobbarlo
per tutto il tempo. Una marginale annotazione: la scena è così
intensa da essere stata inserita come esemplificazione della malinconia
in un programma televisivo di qualche anno fa condotto da Mino D'Amato
e vertente sui sentimenti umani.
Spesso
il dramma dell'amore unilaterale accomuna Delle Piane a una serie di
altri personaggi, segnando una sorta di universale condizione di afflizione
attorno alla quale si radica l'evidente pessimismo dell'autore. Già
in "Una gita scolastica", sottoforma di episodio secondario,
i ruoli tradizionalmente attribuiti dalla poetica avatiana ai due sessi
venivano soggetti a un interscambio, assegnando all'attrice Lidia Broccolino
il personaggio di "bruttina" vanamente innamorata dell'altezzoso
"bello" della classe.
Nel
più recente "La Via degli Angeli"
(ultimo della "trilogia della sfiga" che consigliamo di vedere)
lo stesso esperimento veniva ripetuto in forma più marcata con
Valentina Cervi, smentendo definitivamente le accuse di maschilismo
in più occasioni rivolte al regista. Il film è interessante
perché presenta la repressione dei sentimenti come uno stato
normale dell'uomo, in ciò assistito da una provvidenziale e incosciente
arte della rassegnazione. Avati prende spunto dalla condizione delle
campagne emiliane della prima metà del Novecento, nelle quali
le relazioni sociali erano ridotte al minimo a causa delle distanze,
per inscenare la patetica odissea di un gruppo di sprovveduti contadini
guidati da un agente matrimoniale senza scrupoli verso la balera nella
quale si terrà l'annuale festa da ballo, di fatto unica occasione
d'incontro fra i due sessi per la gente del luogo. La festa non darà
naturalmente i frutti sperati per la maggioranza dei partecipanti, ma
a Delle Piane il destino non può che rivelarsi peggiore degli
altri, tanto che dopo tanti chilometri percorsi a piedi, sarà
perfino privato dell'illusione d'incontrare la sua bella.
Se "La Via degli Angeli" rappresenta
il culmine del pessimismo, "Il cuore altrove"
segna dunque un deciso cambio di rotta, avvenuto peraltro dopo un intervallo
di appena quattro anni. A questo punto sarebbe forse da sperare che
il buon Pupi, maestro anche nell'arte di recuperare comici allo sbando
e trasformarli in attori a tutti gli effetti (vedi lo stesso Delle Piane,
Abatantuono, Boldi), non decida di dare un ruolo di protagonista per
un suo film anche a Dario Vergassola.
Filmografia
al Settembre 2005
1968 - Balsamus, l'uomo
di Satana
1975 - La mazurka del barbone, della santa e del fico fiorone
1976 - La casa dalle finestre che ridono
1976 - Bordella
1977 - Tutti defunti... tranne i morti
1978 - Le strelle nel fosso
1981 - Aiutami a sognare
1983 - Zeder
1983 - Una gita scolastica
1984 - Festa di laurea
1984 - Noi tre
1984 - Impiegati
1986 - Regalo di Natale
1987 - Ultimo minuto
1988 - Sposi
1989 - Storia di ragazzi e ragazze
1991 - Bix
1992 - Fratelli e Sorelle
1993 - Magnificat
1994 - L'amico d'infanzia
1994 - Dichiarazioni d'amore
1996 - L'arcano incantatore
1996 - Festival
1998 - Il testimone dello sposo
1999 - La via degli angeli
2000 - I cavalieri che fecero l'impresa
2003 - Il cuore altrove
2004 - Ma quando arrivano le ragazze?
2005 - La seconda notte di Nozze
2007 - La cena per farli conoscere
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