Tex
Avery
di Alberto Cassani
"E'
nato col dono di far ridere
e con la convinzione che il mondo fosse pazzo!"
Chuck Jones su Tex Avery, parafrasando "Scaramouche"
di Raphael Sabatini.
Chi
è Tex Avery? Tex Avery è forse il più grande creatore
di cartoni animati di tutti i tempi. Innovatore come nessun altro, Avery
ha dato alla luce alcuni dei personaggi più amati da bambini
e adulti di tutto il mondo. In un mondo in cui di rado il nome del creatore
viene ricordato dai fan a fianco di quello delle sue creature
(con le eccezioni di Walt Disney e Hanna & Barbera), Tex Avery è
forse l'unico cartoonist che ha una fama propria, distinta da quella
dei suoi personaggi: quando pensiamo a Tex Avery non ci vengono in mente
i suoi personaggi, ci viene in mente un modo di fare cartoni
animati. D'altronde, con antenati come Daniel Boone - uno degli eroi
massacrati a Fort Alamo - e il giudice Roy Bean - che, come ci ha mostrato
John Huston ne "L'uomo dei 7 capestri", applicava la legge
in maniera più drastica di Judge Dredd - non si può certo
vivere una vita all'insegna della normalità. Frederick Bean Avery
ci ha fatto capire che nei cartoon tutto può succedere.
Nato
a Taylor, in Texas, il 26 Febbraio 1908, il giovane Fred vedeva inizialmente
la propria strada nel mondo dei fumetti, così mentre di giorno
studiava alla North Dallas High School di notte disegnava una striscia
che veniva però rifiutata da tutti quelli cui la spediva. Non
si arrende facilmente, per fortuna, e dopo essersi diplomato si trasferisce
a Chicago nel 1926 per frequentare l'Art Institute. Due anni dopo si
sposta in California, dove sbarca il lunario scaricando frutta e verdura
nei moli di Los Angeles e dormendo sulla spiaggia. I rifiuti da parte
dei giornali cui sottopone i propri fumetti continuano ad arrivare,
ma trovandosi nei pressi di quella che in quegli anni si chiamava Hollywoodland,
Fred riesce a trovare un impiego in campo artistico: viene assunto in
un piccolo studio di produzione di cartoni animati, con compiti di inchiostratura
e colorazione. Il lavoro gli piace, ma lui continua a vederlo solo come
un inizio, un'occasione per farsi un nome e sfondare in seguito nel
campo dei fumetti.
Nel 1930 Walter Lantz, ex gag-man per Mack Sennett e Hal Roach, creatore
di Woody Woodpecker e all'epoca direttore del settore cartoons della
Universal, lo prende con se. Nei cinque anni successivi, Avery lavora
come intercalatore, che non è un impiego particolarmente soddisfacente
ma che gli permette di affinare le sue capacitą. Questo primo periodo
losangelino, però, è utile al Nostro non solo a livello
professionale, ma anche personale: Fred incontra infatti Patricia Johnson,
che in seguito diventerą sua moglie e gli resterà a fianco per
tutta la vita.
Probabilmente
alla ricerca di uno stipendio pił sostanzioso, nel 1935 Avery lascia
la Universal e si propone alla Warner Bros., che ha appena aperto un
settore dedicato all'animazione, diretto da Leon Schlesinger, producendo
due serie: "Looney Toones" (a colori) e "Merrie Melodies" (in bianco
e nero). L'idea di Schlesinger, e dello Studio, è di provare
a fare concorrenza alla Disney, che aveva trasformato il cinema d'animazione
dando spessore alle personalità dei personaggi e portando la
qualità dell'animazione a livelli eccellenti.
Schlesinger decide subito di puntare su Avery, inserendolo in un gruppo
con altri desperados dal grande talento ma un po' troppo eccentrici
per rendere produttive le collaborazioni con altri. Tra questi ragazzotti
di buone speranze c'erano Chuck Jones, Bob Clampett, Bob Cannon, Fritz
Freleng e Virgil Ross. Il gruppo viene però esiliato in una piccola
stamberga fuori degli studi Warner, che subito viene ribattezzata "the
termite terrace", la terrazza delle termiti. Evidentemente il posto
era ben frequentato...
I
magnifici sette decidono, per iniziare, di studiare i precedenti lavori
di animazione prodotti dai fratelli Warner e vedendo "I haven't got
a hat" di Fritz Freleng restano fulminati dall'immagine di un grosso
porco che tenta, con scarso successo, di recitare un poema. La decisione
è presa in un lampo: il loro primo personaggio sarà un
maiale! Il 6 Gennaio 1936, esce infatti nei cinema statunitensi "Gold
diggers of '49", il cui protagonista è Porky Pig.
Nonostante tutto il talento che la banda di mattacchioni aveva, i loro
primi film non sono eccezionali: sono impersonali, quasi timidi se rapportati
ai lavori futuri di Avery (che ancora si firmava Fred). Eppure qualcosa
già si nota. Avery aveva all'epoca 27 anni, il che lo rendeva
il più anziano del gruppo, ma era anche quello con le idee più
radicali. Negli 11 film cui collabora quell'anno (di cui 7 con Porky
Pig), si nota un veloce allontanamento dalle atmosfere stucchevoli tipiche
dei cartoon Disney, il numero di gag si moltiplica e la narrazione si
fa più ritmata. Questo porta i prodotti del gruppo delle termiti
ad essere apprezzati non solo dai bambini, che amano l'azione continua,
ma anche dagli adulti, che gradiscono il sarcasmo e l'ironia di quei
cartoni. Avery stesso, tra l'altro, si presta a doppiare alcuni dei
personaggi, in genere quelli pił buffoneschi.
Il successo del gruppo non si esaurisce con il 1936. Il 17 Aprile 1937,
infatti, esce "Porky Pig Duck Hunt", in cui il protagonista dà
la caccia ad un papero nero, un po' supponente ma decisamente simpatico,
cui viene dato il nome di Duffy Duck. Ritroveremo Duffy all'inizio del
1938, in "Duffy Duck and Egghead", cartone in cui Avery usa per la prima
volta una gag sull'interazione tra gli eroi del film e gli spettatori,
assolutamente inedita nel mondo dei cartoni animati ma certamente nota
agli intellettuali grazie alle opere di gente come Pirandello e Brecht.
Nel film del '38, comunque, uno spettatore che fa dei gestacci attraverso
il fascio di luce del proiettore viene abbattuto da un colpo di fucile
di Egghead, che il pubblico italiano conosce col nome di Taddeo. Lo
spettatore si vendicherà sparando a Taddeo in "A Feud There Was"
l'anno dopo, e verrà definitivamente arrestato in "Who Killed
Who?" nel 1943. Questo tipo di gag, la presenza del pubblico
in genere raffigurato con delle silhouette a fondo schermo, verrà
usata spesso da Avery durante la sua collaborazione con la Warner, mentre
proprio "Who Killed Who?" è l'unico film in cui la usa per un'altra
casa di produzione (in questo caso la MGM). Questa gag è solo
un esempio di come i protagonisti dei cartoni di Avery siano consci,
loro per primi, di essere solamente dei personaggi animati, di star
recitando una parte scritta e disegnata per loro, parte che non mancano
di commentare (e spesso sbeffeggiare) in ogni occasione.
Nell'eccentricità,
e nell'efficacia, della produzione del regista texano, certo ha molta
importanza la libertà creativa concessagli da Schlesinger, che
non voleva vedere il film prima che fosse pronto il montaggio definitivo.
Potendo dare libero sfogo alla sua fantasia, Avery crea piccoli capolavori
come "Uncle Tom's Bungalow" (5 Giugno 1937, sua personalissima versione
della capanna dello zio Tom), "Screwball Football" (16 Dicembre 1939,
nel quale un neonato fredda con un colpo di pistola il vicino che voleva
rubargli il gelato!) e il grandissimo "Hollywood Steps Out" (24 Maggio
1941), in cui le caricature dei divi di Hollywood più famosi
dell'epoca si ritrovano ad una festa e ce ne fanno vedere delle belle.
Con "Little Red Walking Hood" (6 Novembre 1937, dove Cappuccetto Rosso
e il Lupo Cattivo cominciano ad inseguirsi solo dopo che tutti gli spettatori
sono comodamente seduti), Avery inizia la lunga serie di personali parodie
delle fiabe che hanno allietato le serate di milioni di bimbi. Queste
sue versioni non hanno nulla a che vedere con quelle realizzate dagli
studi Disney: conservano sì l'elemento di massimo interesse per
il bambino - quello fantastico - aggiungendoci il ripetuto abbattimento
delle leggi della fisica da parte dei personaggi, ma sono ambientati
in scenari realistici, spesso cittadini; girano attorno ad argomenti
di interesse pił adulto - come il senso della moralità e l'attrazione
sessuale - e presentano personaggi multidimensionali, dotati di uno
spirito maligno che non si ritrova certo nei protagonisti delle fiabe.
A prescindere dal valore dei singoli film, però, il successo
più grosso arriva quando il gruppo delle termiti crea il personaggio
di Bugs Bunny. O meglio: quando Tex Avery ci mette le mani sopra e lo
plasma nel modo che oggi conosciamo. Bunny era in effetti apparso in
quattro film prodotti dal gruppo, prima che Avery lo utilizzasse in
"A wild hare" (27 Luglio 1940). In quest'occasione, Tex gli dona non
solo l'inseparabile carota (modellata sul sigaro di Groucho Marx) ma
anche la sua tipica frase di presentazione: "Ehm... Gnam gnam gnam...
What's up Doc?". Infatti "what's up Doc?" era una delle frasi più
usate dallo stesso Avery quando era ancora in Texas; a quel tempo chiamava
tutti "Doc".
Nonostante gli ottimi risultati, personali e di gruppo, Avery entra
in contrasto con Schlesinger a seguito del rifiuto da parte di quest'ultimo
di alcune idee ritenute troppo innovative. Nel 1942, Avery rompe il
contratto con la Warner per passare alla Metro-Goldwin-Mayer dopo sette
anni e 61 cartoni (tutti di 7 minuti). Tre di questi film hanno come
protagonista Duffy Duck, cinque sono con Bugs Bunny.
Alla
MGM le cose cambiano da subito: a causa del suo forte accento texano
Avery viene soprannominato "Tex", ed è con questo nome che il
buon Fred è entrato nella storia dell'animazione. Le ragioni
che hanno portato Tex a scegliere la MGM, che tra l'altro in quel periodo
produceva i cartoni di William Hanna & Joseph Barbera, erano il
fatto che gli stipendi fossero sensibilmente più alti che in
altri Studios e soprattutto la promessa di avere la massima libertà
creativa.
I primi passi di Tex con la sua nuova casa di produzione non sono del
tutto convincenti: Screwy Squirrel si dimostra un personaggio di basso
profilo, per nulla innovativo e spesso protagonista di film rozzi, tecnicamente
e drammaturgicamente. Ben altra cosa sono i prodotti che Tex realizza
quando la Seconda Guerra Mondiale entra nel vivo. Rimodellando secondo
il proprio gusto personale le figure di Cenerentola e Cappuccetto Rosso,
Avery affascina il pubblico presentandogli donne fatali, bellissime
ed estremamente sexy, che non a caso saranno la base da cui partiranno
i creatori di Jessica Rabbit. L'aspetto comico delle storie è
affidato al protagonista, un non meglio nominato Lupo Cattivo, che per
quanto sia presentato sempre come un lupo tutto d'un pezzo, spesso un
lupo ufficiale dell'esercito, finisce inevitabilmente per cadere vittima
del fascino della bellona di turno. La prima di queste pellicole, "Blitz
Wolf", si apre con un cartello che avvisa gli ignari spettatori di come
"tutte le somiglianze tra il protagonista e quella canaglia di Hitler
sono assolutamente volute", e ciò che segue è talmente
ben riuscito che il film ottiene la nomination all'Oscar come miglior
film d'animazione nel 1943. Per la cronaca, il premio lo porta a casa
la Disney con un'altra parodia dei nazisti: "Der Fuehrer's Face".
Il Lupo cattivo sarà protagonista di 14 film diretti da Tex Avery,
e fin dall'inizio viene caratterizzato come erotomane, dato che in "Red
Hot Riding Hood" (sempre del 1943) va fuori di testa vedendo una sensualissima
Cappuccetto Rosso fare lo strip-tease, rischiando poi di essere
violentato dalla nonna di lei. Questa, tra l'altro, è proprio
la scena ripresa da Chuck Russell in "The Mask".
Tra le altre pellicole che lo vedono protagonista, vanno segnalate almeno
"One Ham's Family" (ancora 1943), in cui si traveste da Babbo Natale
per entrare nella casa dei porcellini, e "The Shooting of Dan McGoo"
(1945), un divertentissimo western in cui ha un piede nella fossa fin
dall'inizio.
In
quegli anni Tex Avery darà vita ad un altro personaggio eccezionale,
un piccolo cagnone dal muso triste che non riesce mai a convincerci
di essere veramente lui il protagonista del film: Droopy. Nella sua
carriera, che sarà distribuita per tutta la permanenza di Avery
alla MGM (quella del Lupo è concentrata prevalentemente nei primi
anni) e durerà 16 film, Droopy appare al fianco proprio del Lupo
(tra l'altro in "The Shooting of Dan McGoo" è proprio lui a farlo
fuori), del fratello Drippy in "Droopy's Double Trouble", di moglie
e figli in "Homestead Droopy", dei fratelli Snoopy e Loopy in "The Three
Little Pups". In ogni suo film Droopy evita trappole, sfugge ad assalti
e vince duelli senza praticamente accorgersi di cosa stia succedendo.
Quello
che probabilmente è il vero capolavoro del texano, però,
non ha un protagonista famoso. Si tratta infatti di "Symphony in Slang",
del 1951, in cui - sfruttando peraltro un'idea già espressa all'inizio
di "The Cuckoo Clock" - le immagini descrivono in modo letterale
una storia raccontata tramite delle espressioni tipiche dello slang
americano, così quando il protagonista scappa con la polizia
alle calcagna corre più lento perché ha un poliziotto
sui talloni, quando c'è un tempo da cani piovono cani dal cielo
e quando qualcuno muore dal ridere arrivano i becchini a portarlo via.
Il risultato finale fa veramente morire dal ridere (senza bisogno delle
pompe funebri, per fortuna), anche se la qualità del disegno
non è eccezionale per colpa delle difficoltà economiche
delle case di produzione dopo l'approvazione della legge anti-trust.
Il problema, comunque, è che se non si ha una perfetta conoscenza
dell'inglese - anzi, dell'americano - non si riuscirà a cogliere
l'essenza di questa comicità, perché alcune gag
sono assolutamente intraducibili (come quella della mamma circondata
da "little ones", ad esempio).
Negli anni '50 la legge Sherman citata qui sopra crea scompiglio ad
Hollywood, facendo abbassare moltissimo i budget e quindi costringendo
gli autori a semplificare il proprio stile per risparmiare tempo e denaro.
In questa nuova situazione Avery non si trova gran che bene: i suoi
film di quegli anni sono belli ma non eccezionali, certamente non paragonabili
a pezzi da 90 come "Uncle Tom's Cabaña", del 1947, in cui lo
zio Tom è costretto ad aprire un night per non perdere
la sua casa ed il narratore finisce fulminato quando chiama il Cielo
a testimone della veridicità della storia. Persino il Lupo Cattivo,
negli anni '50, non è pił il sano maniaco che era stato nel decennio
precedente: va in giro fischiettando invece
di fischiare dietro alle ragazze!
Nel
1954, Tex lascia la MGM e torna a lavorare per Walter Lantz, ancora
alla Universal, con cui realizza quattro cartoon per la TV, mercato
cui il settore si sta rivolgendo in maniera massiccia dopo che le sale
cinematografiche avevano iniziato a ridurre drasticamente lo spazio
dedicato ai cortometraggi d'animazione. Due dei quattro film di Avery
per la Universal hanno come protagonista il pinguino triste Chilly Willy,
che ottiene buon successo ma da cui Tex resterą sempre deluso.
Attirato dai lauti guadagni della pubblicità, alla fine del 1955
Tex interrompe nuovamente il rapporto con Lantz. Tra gli spot
da lui realizzati c'è il leggendario "Raid, mosche e zanzare",
in cui la bomboletta di Raid "ammazza stecchite" due simpatiche zanzare,
e un filmato per la bibita Kool Air in cui si trova ad avere di nuovo
a che fare col suo vecchio amico Bugs Bunny.
E' il 1960 quando Avery fa un passo non certo lungo e comincia a lavorare
per le serie televisive di cartoon, senza però ottenere
risultati esaltanti. Poi, quando sta collaborando con Hanna e Barbera
sugli "Antenati" si ammala gravemente: cancro. Nell'agosto
1980 viene ricoverato in ospedale e muore dopo due settimane di degenza,
il 26 agosto. Aveva 72 anni.
La
carriera di Tex Avery ai massimi livelli è durata meno di vent'anni,
e il suo declino è stato rapidissimo. La ragione principale di
questo è da ascriversi certamente alla situazione storica: sempre
preso di mira dal codice censorio Hays, Avery ha subito anche le conseguenze
della legge anti-trust e del poco spazio dato ai cartoon dalle
sale cinematografiche. Il suo stile, forse persino troppo innovativo
per l'epoca, ne ha fatto uno dei più riconoscibili autori di
cartoni animati di tutti i tempi ma ne ha in qualche modo consumato
la creatività. Tex Avery è stato forse il più grande
creatore di cartoni animati di tutti i tempi, e la sua figura ha assunto
nel corso degli anni un alone quasi leggendario. I suoi personaggi,
le sue gag, fanno tuttora parte dell'immaginario di tutti e non
sembrano destinate ad uscirne in tempi brevi. Per nostra fortuna.
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