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Genio e follia di Tex Avery

31 maggio 2002 Articoli 4 Commenti
Tex Avery

Chi è Tex Avery? Tex Avery è forse il più grande creatore di cartoni animati di tutti i tempi. Innovatore come nessun altro, Avery ha dato alla luce alcuni dei personaggi più amati da bambini e adulti di tutto il mondo…


Caricatura di Tex AveryIn un mondo in cui di rado il nome del creatore viene ricordato dai fan a fianco di quello delle sue creature (con le eccezioni di Walt Disney e Hanna & Barbera), Tex Avery è forse l’unico cartoonist che ha una fama propria, distinta da quella dei suoi personaggi: quando pensiamo a Tex Avery non ci vengono in mente i suoi personaggi, ci viene in mente un modo di fare cartoni animati. D’altronde, con antenati come Daniel Boone – uno degli eroi massacrati a Fort Alamo – e il giudice Roy Bean – che, come ci ha mostrato John Huston ne L’uomo dei 7 capestri, applicava la legge in maniera più drastica di Judge Dredd – non si può certo vivere una vita all’insegna della normalità. Frederick Bean Avery ci ha fatto capire che nei cartoon tutto può succedere.

Nato a Taylor, in Texas, il 26 Febbraio 1908, il giovane Fred vedeva inizialmente la propria strada nel mondo dei fumetti, così mentre di giorno studiava alla North Dallas High School di notte disegnava una striscia che veniva però rifiutata da tutti quelli cui la spediva. Non si arrende facilmente, per fortuna, e dopo essersi diplomato si trasferisce a Chicago nel 1926 per frequentare l’Art Institute. Due anni dopo si sposta in California, dove sbarca il lunario scaricando frutta e verdura nei moli di Los Angeles e dormendo sulla spiaggia. I rifiuti da parte dei giornali cui sottopone i propri fumetti continuano ad arrivare, ma trovandosi nei pressi di quella che in quegli anni si chiamava Hollywoodland, Fred riesce a trovare un impiego in campo artistico: viene assunto in un piccolo studio di produzione di cartoni animati, con compiti di inchiostratura e colorazione. Il lavoro gli piace, ma lui continua a vederlo solo come un inizio, un’occasione per farsi un nome e sfondare in seguito nel campo dei fumetti.
Nel 1930 Walter Lantz, ex gag-man per Mack Sennett e Hal Roach, creatore di Woody Woodpecker e all’epoca direttore del settore cartoons della Universal, lo prende con se. Nei cinque anni successivi, Avery lavora come intercalatore, che non è un impiego particolarmente soddisfacente ma che gli permette di affinare le sue capacità. Questo primo periodo losangelino, però, è utile al Nostro non solo a livello professionale, ma anche personale: Fred incontra infatti Patricia Johnson, che in seguito diventerà sua moglie e gli resterà a fianco per tutta la vita.

Il Lupo Cattivo e Cappuccetto RossoProbabilmente alla ricerca di uno stipendio più sostanzioso, nel 1935 Avery lascia la Universal e si propone alla Warner Bros., che ha appena aperto un settore dedicato all’animazione, diretto da Leon Schlesinger, producendo due serie: Looney Toones (a colori) e Merrie Melodies (in bianco e nero). L’idea di Schlesinger, e dello Studio, è di provare a fare concorrenza alla Disney, che aveva trasformato il cinema d’animazione dando spessore alle personalità dei personaggi e portando la qualità dell’animazione a livelli eccellenti.
Schlesinger decide subito di puntare su Avery, inserendolo in un gruppo con altri desperados dal grande talento ma un po’ troppo eccentrici per rendere produttive le collaborazioni con altri. Tra questi ragazzotti di buone speranze c’erano Chuck Jones, Bob Clampett, Bob Cannon, Fritz Freleng e Virgil Ross. Il gruppo viene però esiliato in una piccola stamberga fuori degli studi Warner, che subito viene ribattezzata “the termite terrace”, la terrazza delle termiti. Evidentemente il posto era ben frequentato…
Il Lupo Cattivo e Cappuccetto RossoI magnifici sette decidono, per iniziare, di studiare i precedenti lavori di animazione prodotti dai fratelli Warner e vedendo I Haven’t Got a Hat di Fritz Freleng restano fulminati dall’immagine di un grosso porco che tenta, con scarso successo, di recitare un poema. La decisione è presa in un lampo: il loro primo personaggio sarà un maiale! Il 6 Gennaio 1936, esce infatti nei cinema statunitensi Gold Diggers of ’49, il cui protagonista è Porky Pig.
Nonostante tutto il talento che la banda di mattacchioni aveva, i loro primi film non sono eccezionali: sono impersonali, quasi timidi se rapportati ai lavori futuri di Avery (che ancora si firmava Fred). Eppure qualcosa già si nota. Avery aveva all’epoca 27 anni, il che lo rendeva il più anziano del gruppo, ma era anche quello con le idee più radicali. Negli 11 film cui collabora quell’anno (di cui 7 con Porky Pig), si nota un veloce allontanamento dalle atmosfere stucchevoli tipiche dei cartoon Disney, il numero di gag si moltiplica e la narrazione si fa più ritmata. Questo porta i prodotti del gruppo delle termiti ad essere apprezzati non solo dai bambini, che amano l’azione continua, ma anche dagli adulti, che gradiscono il sarcasmo e l’ironia di quei cartoni. Avery stesso, tra l’altro, si presta a doppiare alcuni dei personaggi, in genere quelli più buffoneschi.
Il successo del gruppo non si esaurisce con il 1936. Il 17 Aprile 1937, infatti, esce Porky Pig Duck Hunt, in cui il protagonista dà la caccia ad un papero nero, un po’ supponente ma decisamente simpatico, cui viene dato il nome di Duffy Duck. Ritroveremo Duffy all’inizio del 1938, in Duffy Duck and Egghead, cartone in cui Avery usa per la prima volta una gag sull’interazione tra gli eroi del film e gli spettatori, assolutamente inedita nel mondo dei cartoni animati ma certamente nota agli intellettuali grazie alle opere di gente come Pirandello e Brecht. Nel film del ’38, comunque, uno spettatore che fa dei gestacci attraverso il fascio di luce del proiettore viene abbattuto da un colpo di fucile di Egghead, che il pubblico italiano conosce col nome di Taddeo. Lo spettatore si vendicherà sparando a Taddeo in A Feud There Was l’anno dopo, e verrà definitivamente arrestato in Who Killed Who? nel 1943. Questo tipo di gag, la presenza del pubblico in genere raffigurato con delle silhouette a fondo schermo, verrà usata spesso da Avery durante la sua collaborazione con la Warner, mentre proprio Who Killed Who? è l’unico film in cui la usa per un’altra casa di produzione (in questo caso la MGM). Questa gag è solo un esempio di come i protagonisti dei cartoni di Avery siano consci, loro per primi, di essere solamente dei personaggi animati, di star recitando una parte scritta e disegnata per loro, parte che non mancano di commentare (e spesso sbeffeggiare) in ogni occasione.
Il Lupo Cattivo in Red Hot Riding HoodNell’eccentricità, e nell’efficacia, della produzione del regista texano, certo ha molta importanza la libertà creativa concessagli da Schlesinger, che non voleva vedere il film prima che fosse pronto il montaggio definitivo. Potendo dare libero sfogo alla sua fantasia, Avery crea piccoli capolavori come Uncle Tom’s Bungalow (5 Giugno 1937, sua personalissima versione della capanna dello zio Tom), Screwball Football (16 Dicembre 1939, nel quale un neonato fredda con un colpo di pistola il vicino che voleva rubargli il gelato!) e il grandissimo Hollywood Steps Out (24 Maggio 1941), in cui le caricature dei divi di Hollywood più famosi dell’epoca si ritrovano ad una festa e ce ne fanno vedere delle belle. Con Little Red Walking Hood (6 Novembre 1937, dove Cappuccetto Rosso e il Lupo Cattivo cominciano ad inseguirsi solo dopo che tutti gli spettatori sono comodamente seduti), Avery inizia la lunga serie di personali parodie delle fiabe che hanno allietato le serate di milioni di bimbi. Queste sue versioni non hanno nulla a che vedere con quelle realizzate dagli studi Disney: conservano sì l’elemento di massimo interesse per il bambino – quello fantastico – aggiungendoci il ripetuto abbattimento delle leggi della fisica da parte dei personaggi, ma sono ambientati in scenari realistici, spesso cittadini; girano attorno ad argomenti di interesse più adulto – come il senso della moralità e l’attrazione sessuale – e presentano personaggi multidimensionali, dotati di uno spirito maligno che non si ritrova certo nei protagonisti delle fiabe.
A prescindere dal valore dei singoli film, però, il successo più grosso arriva quando il gruppo delle termiti crea il personaggio di Bugs Bunny. O meglio: quando Tex Avery ci mette le mani sopra e lo plasma nel modo che oggi conosciamo. Bunny era in effetti apparso in quattro film prodotti dal gruppo, prima che Avery lo utilizzasse in A Wild Hare (27 Luglio 1940). In quest’occasione, Tex gli dona non solo l’inseparabile carota (modellata sul sigaro di Groucho Marx) ma anche la sua tipica frase di presentazione: «Ehm… Gnam gnam gnam… What’s up Doc?». Infatti «what’s up Doc?» era una delle frasi più usate dallo stesso Avery quando era ancora in Texas; a quel tempo chiamava tutti “Doc”.
Nonostante gli ottimi risultati, personali e di gruppo, Avery entra in contrasto con Schlesinger a seguito del rifiuto da parte di quest’ultimo di alcune idee ritenute troppo innovative. Nel 1942, Avery rompe il contratto con la Warner per passare alla Metro-Goldwin-Mayer dopo sette anni e 61 cartoni (tutti di 7 minuti). Tre di questi film hanno come protagonista Duffy Duck, cinque sono con Bugs Bunny.

Screwy SquirrelAlla MGM le cose cambiano da subito: a causa del suo forte accento texano Avery viene soprannominato “Tex”, ed è con questo nome che il buon Fred è entrato nella storia dell’animazione. Le ragioni che hanno portato Tex a scegliere la MGM, che tra l’altro in quel periodo produceva i cartoni di William Hanna & Joseph Barbera, erano il fatto che gli stipendi fossero sensibilmente più alti che in altri Studios e soprattutto la promessa di avere la massima libertà creativa.
I primi passi di Tex con la sua nuova casa di produzione non sono del tutto convincenti: Screwy Squirrel si dimostra un personaggio di basso profilo, per nulla innovativo e spesso protagonista di film rozzi, tecnicamente e drammaturgicamente. Ben altra cosa sono i prodotti che Tex realizza quando la Seconda Guerra Mondiale entra nel vivo. Rimodellando secondo il proprio gusto personale le figure di Cenerentola e Cappuccetto Rosso, Avery affascina il pubblico presentandogli donne fatali, bellissime ed estremamente sexy, che non a caso saranno la base da cui partiranno i creatori di Jessica Rabbit. L’aspetto comico delle storie è affidato al protagonista, un non meglio nominato Lupo Cattivo, che per quanto sia presentato sempre come un lupo tutto d’un pezzo, spesso un lupo ufficiale dell’esercito, finisce inevitabilmente per cadere vittima del fascino della bellona di turno. La prima di queste pellicole, Blitz Wolf, si apre con un cartello che avvisa gli ignari spettatori di come «tutte le somiglianze tra il protagonista e quella canaglia di Hitler sono assolutamente volute», e ciò che segue è talmente ben riuscito che il film ottiene la nomination all’Oscar come miglior film d’animazione nel 1943. Per la cronaca, il premio lo porta a casa la Disney con un’altra parodia dei nazisti: Der Fuehrer’s Face.
Il Lupo cattivo sarà protagonista di 14 film diretti da Tex Avery, e fin dall’inizio viene caratterizzato come erotomane, dato che in Red Hot Riding Hood (sempre del 1943) va fuori di testa vedendo una sensualissima Cappuccetto Rosso fare lo strip-tease, rischiando poi di essere violentato dalla nonna di lei. Questa, tra l’altro, è proprio la scena ripresa da Chuck Russell in The Mask. Tra le altre pellicole che lo vedono protagonista, vanno segnalate almeno One Ham’s Family (ancora 1943), in cui si traveste da Babbo Natale per entrare nella casa dei porcellini, e The Shooting of Dan McGoo (1945), un divertentissimo western in cui ha un piede nella fossa fin dall’inizio.
Droopy e il Lupo Cattivo in The Shooting of Dan McGooIn quegli anni Tex Avery darà vita ad un altro personaggio eccezionale, un piccolo cagnone dal muso triste che non riesce mai a convincerci di essere veramente lui il protagonista del film: Droopy. Nella sua carriera, che sarà distribuita per tutta la permanenza di Avery alla MGM (quella del Lupo è concentrata prevalentemente nei primi anni) e durerà 16 film, Droopy appare al fianco proprio del Lupo (tra l’altro in The Shooting of Dan McGoo è proprio lui a farlo fuori), del fratello Drippy in Droopy’s Double Trouble, di moglie e figli in Homestead Droopy, dei fratelli Snoopy e Loopy in The Three Little Pups. In ogni suo film Droopy evita trappole, sfugge ad assalti e vince duelli senza praticamente accorgersi di cosa stia succedendo.

Quello che però è il film che meglio rappresenta il genio del texano non ha un protagonista famoso. Si tratta infatti di Symphony in Slang, del 1951, in cui – sfruttando peraltro un’idea già espressa all’inizio di The Cuckoo Clock – le immagini descrivono in modo letterale una storia raccontata tramite delle espressioni tipiche dello slang americano, così quando il protagonista scappa con la polizia alle calcagna corre più lento perché ha un poliziotto sui talloni, quando c’è un tempo da cani piovono cani dal cielo e quando qualcuno muore dal ridere arrivano i becchini a portarlo via. Il risultato finale fa veramente morire dal ridere (senza bisogno delle pompe funebri, per fortuna), anche se la qualità del disegno non è eccezionale per colpa delle difficoltà economiche delle case di produzione dopo l’approvazione della legge anti-trust. Il problema, comunque, è che se non si ha una perfetta conoscenza dell’inglese – anzi, dell’americano – non si riuscirà a cogliere l’essenza di questa comicità, perché alcune gag sono assolutamente intraducibili (come quella della mamma circondata da “little ones”, ad esempio).
Negli anni ’50 la legge Sherman citata qui sopra crea scompiglio ad Hollywood, facendo abbassare moltissimo i budget e quindi costringendo gli autori a semplificare il proprio stile per risparmiare tempo e denaro. In questa nuova situazione Avery non si trova gran che bene: i suoi film di quegli anni sono belli ma non eccezionali, certamente non paragonabili a pezzi da 90 come Uncle Tom’s Cabaña, del 1947, in cui lo zio Tom è costretto ad aprire un night per non perdere la sua casa ed il narratore finisce fulminato quando chiama il Cielo a testimone della veridicità della storia. Persino il Lupo Cattivo, negli anni ’50, non è più il sano maniaco che era stato nel decennio precedente: va in giro fischiettando invece di fischiare dietro alle ragazze!

Raid mosche e zanzareNel 1954, Tex lascia la MGM e torna a lavorare per Walter Lantz, ancora alla Universal, con cui realizza quattro cartoon per la TV, mercato cui il settore si sta rivolgendo in maniera massiccia dopo che le sale cinematografiche avevano iniziato a ridurre drasticamente lo spazio dedicato ai cortometraggi d’animazione. Due dei quattro film di Avery per la Universal hanno come protagonista il pinguino triste Chilly Willy, che ottiene buon successo ma da cui Tex resterà sempre deluso.
Attirato dai lauti guadagni della pubblicità, alla fine del 1955 Tex interrompe nuovamente il rapporto con Lantz. Tra gli spot da lui realizzati c’è il leggendario “Raid, mosche e zanzare”, in cui la bomboletta di Raid “ammazza stecchite” due simpatiche zanzare, e un filmato per la bibita Kool Air in cui si trova ad avere di nuovo a che fare col suo vecchio amico Bugs Bunny.
E’ il 1960 quando Avery fa un passo non certo lungo e comincia a lavorare per le serie televisive di cartoon, senza però ottenere risultati esaltanti. Poi, quando sta collaborando con Hanna e Barbera sugli Antenati si ammala gravemente: cancro. Nell’agosto 1980 viene ricoverato in ospedale e muore dopo due settimane di degenza, il 26 agosto. Aveva 72 anni.

La carriera di Tex Avery ai massimi livelli è durata meno di vent’anni, e il suo declino è stato rapidissimo. La ragione principale di questo è da ascriversi certamente alla situazione storica: sempre preso di mira dal codice censorio Hays, Avery ha subito anche le conseguenze della legge anti-trust e del poco spazio dato ai cartoon dalle sale cinematografiche. Il suo stile, forse persino troppo innovativo per l’epoca, ne ha fatto uno dei più riconoscibili autori di cartoni animati di tutti i tempi ma ne ha in qualche modo consumato la creatività. Tex Avery è stato forse il più grande creatore di cartoni animati di tutti i tempi, e la sua figura ha assunto nel corso degli anni un alone quasi leggendario. I suoi personaggi, le sue gag, fanno tuttora parte dell’immaginario di tutti e non sembrano destinate ad uscirne in tempi brevi. Per nostra fortuna.


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Attualmente ci sono 4 commenti a questo articolo:

  1. […] Andate avdocumentarvi qui […]

  2. Plissken scrive:

    Mitico “l’uomo dai sette capestri”! Ricordo Stacy Keach con un buco da calibro 45 long colt (o era un fucile?) mediante il quale si vedeva attraverso il corpo; credo che poi Raimi in “Pronti a morire” abbia voluto omaggiare Huston.

    Bell’articolo, un omaggio all’Avery ci stava tutto. :-)

    Non ho visto tutti i lavori del Tex, compreso qualcuno menzionato nell’articolo, ma modestamente ho “Red hot riding hood” (il cui titolo italiano se ben ricordo è “Cappuccetto Rosso anno 2000″) in Super 8 sonoro, conservato e praticamente come nuovo, che mi fu regalato negli anni ’70 assieme ad uno spezzone di “Per un pugno di dollari”.

    All’epoca decisamente non avevo la più pallida idea di chi fosse Avery, ma per quanto giovanissimo non ebbi difficoltà a capire che qualcosa di (decisamente) diverso dalle produzioni Disney c’era eccome.

    Visto che era una delle poche occasioni che avevo per visionare un cartone animato a colori, mettevo in moto il proiettore con una certa frequenza, constatando come stranamente anche gli adulti non disdegnassero di riguardarsi “Cappuccetto rosso”… chissà perché.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Molti dei suoi cartoni si trovano su YouTube, comunque. Esiste un costoso cofanetto che racchiude la sua intera produzione per Warner e MGM, ma è uscito qualche anno fa e dubito si trovi ancora, in giro. Personalmente, comunque, i miei preferiti sono Symphony in Slang e Hollywood Steps Out.

  4. […] in The Scarecrow -divertentissimo- diffuso all’epoca che poi si ritrova in molti cartoni di Tex Avery -autore preferito per aver rotto il realismo disneyano spingendo le situazioni verso il surreale- e […]

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