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Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve

4 ottobre 2017 Recensioni 36 Commenti
Blade Runner 2049

Warner, 5 Ottobre 2017 – Pessimo

K, un lavoro in pelle in forza alla polizia di Los Angeles, è un blade runner preposto al ritiro di una serie di replicanti senza data di scadenza fuggiti dall’esercito. Riesce a rintracciarne uno, ma nel farlo scopre anche un segreto che potrebbe gettare la società del 2049 nel caos…


Una scenaProprio nell’occasione più importante, Denis Villeneuve realizza quello che è di gran lunga il suo film peggiore. A partire da un soggetto che poteva anche essere intrigante, Blade Runner 2049 si sviluppa nella maniera più banale possibile, senza mai un guizzo o una sorpresa che possa dirsi realmente tale. Colpa dell’insipida sceneggiatura di Fancher e Green, ma colpa anche del regista quebecchese, che sceglie sempre la via più ovvia per girare una scena e non riesce mai a creare qualcosa che sia visivamente d’impatto. E non gli sono certo di aiuto i dialoghi recitati a uno all’ora, che hanno l’effetto di rendere la proiezione un’interminabile sofferenza.

Una scenaMa non è nella realizzazione pratica, il problema vero di Blade Runner 2049, quanto nella scelta sbagliata della direzione in cui portare il progetto: non ci si può aspettare nulla di buono, quando si parte con l’unico intento di fare il verso a qualcos’altro. In questo, è esemplificativa la sostituzione del musicista Jóhann Jóhannsson, per avere dalla colonna sonora un sound che ricordasse da vicino il lavoro di Vangelis per il film del 1982. Stupisce, però, che in questa trappola sia cascato un regista capace come Villeneuve, che proprio dell’imprevedibilità – visiva e narrativa – ha sempre fatto il suo cavallo di battaglia, ma che qui appare spaesato e intimorito, totalmente impersonale.

Una scenaNon è la prima volta – e non sarà l’ultima – che Hollywood mette in piedi una macchina da quasi 200 milioni di dollari (185, in questo caso) per poi aver paura di schiacciare l’acceleratore. Blade Runner 2049 non prende mai un rischio, non prova mai a sorprendere per non scontentare innanzitutto i fan, ma anche gli spettatori comuni, che quando si tratta di blockbuster, a Los Angeles trattano sempre come amebe. Spesso i risultati del botteghino hanno dato loro ragione, e lo faranno anche in questa occasione, ma per l’ennesima volta la montagna di soldi investiti ha partorito un topolino scialbo, privo di attrattive al di là del titolo e che merita di perdersi nell’anonimato in cui lui stesso ha deciso di confinarsi.


La locandinaTitolo: Blade Runner 2049 (Id.)
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Fotografia: Roger Deakins
Interpreti: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana De Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Dave Bautista, Jared Leto, Mackenzie Davis, Carla Juri, Lennie James, Barkhad Abdi, David Dastmalchian, Hiam Abbass, Wood Harris, Tómas Lemarquis, Mark Arnold
Nazionalità: USA, 2017
Durata: 2h. 43′


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Attualmente ci sono 36 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ha detto:

    Ahia, questa non me l’aspettavo. Vero che replicare la bellezza sublime del film di Scott era praticamente impossibile, ma mi sorprende e al contempo amareggia sapere che Villeneuve ha cannato il film più importante della sua carriera a oggi… Dopo aver visto quel mezzo capolavoro di Arrival ne ero sicuro fosse la scelta giusta. In ogni caso il film devo vederlo e quindi solo allora posso trarre le dovute conclusioni, ma già qua partiamo male

  2. Alberto Cassani ha detto:

    Io sono veramente sorpreso che così tanta gente ne stia parlando bene. Anche solo dal punto di vista visivo, al di là della qualità di fotografia ed effetti non ha proprio nulla di meritorio. E la storia lasciamo perdere…

  3. Sebastiano ha detto:

    Arrival per me è deludente, e credevo che la causa fosse la fretta di sbrigare il lavoro per dedicarsi a Blade Runner 2049, film che avevo promesso a me stesso di non vedere, ma non mi darò retta.

  4. Alberto Cassani ha detto:

    È curioso come Villeneuve abbia iniziato con film dal concetto forte ma visivamente normali, per poi virare verso una ricerca estetica forte. Ma evidentemente, non sempre trova il modo giusto per costruire il film.

  5. Andrea ha detto:

    Ci son rimasto male!
    Non c’è neanche un sito che parli meno di “molto buono”.
    Neanche “buono”, ma più su!

  6. Sebastiano ha detto:

    Ed ora tutto questo se ne va, come lacrime nella… neve! Più originale di così non ce l’hanno fatta!
    Peccato. Un po’ mi ruga, ma Villeneuve è da oggi nella mia personale black list.
    E vorrei dire “beate le giovani leve” ma non sono per nulla sicuro che un film così se le vada a prendere.
    Un collega non è mai riuscito a vedere Blade Runner a causa della lentezza. Chi gli dice che questo è esattamente Blade Runner alla moviola?
    E la porcata dei tre corti? Si sono forse resi conto di non aver raccontato quello che veramente interessava raccontare, cioè esattamente i 30 anni trascorsi?
    Mah!!
    E mi tocca pure rivederlo in originale, per dare un senso a Jared Leto.

  7. apaz74 ha detto:

    Finito di vedere poco fa. Direi deludente, inutilmente lungo e lento. Ho trovato poi veramente insopportabile il personaggio di Wallce.

    bocciato.

  8. stefano s. ha detto:

    Caro Alberto sei il mio recensore preferito su questo sito, ma questa volta ti richiedo di tornare indietro e modificare almeno il tuo giudizio sintetico, PESSIMO è veramente eccessivo e irrispettoso per il film e per il nuovo regista.
    Sono un appassionato di cinema e Blade Runner quello vero è sempre stato il mio film preferito, mai scalzato da nessuno, questo Blade Runner 2049 se lo potevano tranquillamente risparmiare, ma una volta fatto, lo hanno girato con il rispetto e la cautela che si deve ad un Capolavoro, e lo hanno affidato al regista migliore possibile per affrontare questa sfida.
    Ti chiedo di cambiare il giudizio sintetico con NON NECESSARIO o RISPETTOSO ma Pessimi è troppo.

    Grazie, vi seguo sempre.

  9. Paolo ha detto:

    A me è piaciuto molto. Sicuramente da rivedere. Non concordo con lei caro Cassani anche se in genere apprezzo molto le sue recensioni. A mio parere il film sviluppa un tema assolutamente nuovo ed affascinante pur mantenendo un legame , soprattutto nelle atmosfere , con il capolavoro di Ridley Scott.
    Temo caro Cassani che lei voglia distinguersi dalla critiche prevalentemente positive dei suoi colleghi . Come già fece recensendo La sottile linea rossa.
    Con stima, Paolo

  10. Alberto Cassani ha detto:

    Mi diverte sempre leggere commenti che presuppongono che se qualcuno non si allinea con il gregge lo fa per distinguersi, o per invidia. E’ un ragionamento che presuppone insincerità da parte dell’interlocutore, quando non disonestà intellettuale vera e propria. Evidentemente è più facile pensare che qualcuno sia disonesto, piuttosto che accettare che si possa avere un’opinione diversa dalla nostra…

    Ad ogni modo, ho pensato a lungo a che etichetta dare al film (ovviamente non per quanto riguarda il colore), e probabilmente se avessi avuto un 24 ore in più per rifletterci avrei preso una decisione diversa. Ma la recensione è stata scritta la sera dell’anteprima stampa, ed è andata online la mattina dopo, ossia il giorno prima dell’uscita del film, e non potevo prendermi troppo tempo per un solo particolare. Così, ho preferito concentrare nell’etichetta l’impressione generale avuta durante la visione e al termine della stessa.
    Che il film fosse non necessario (se non per l’aspetto economico) lo sapevamo anche prima, ma che sia rispettoso non sono d’accordo. Lo è solo di facciata – nella ricerca delle atmosfere, come dice Paolo, anche se lo fa dilatando eccessivamente i tempi – perché ciò che rese grande il prototipo era proprio la carica innovativa che portava con sé, mentre questo rinuncia totalmente proprio all’innovazione e all’originalità Certo non riscrive la storia del primo film, in questo è sì rispettoso, ma ritengo che per progetto non renda un buon servizio al “marchio”, appiattendolo e sminuendolo. Probabilmente “pessimo” è esagerato, perché si tratta comunque di un film tecnicamente eccellente anche se non sorprendente, ma ritengo che non ci sia proprio niente da salvare.

    Il tema centrale cui accenna Paolo – giustamente senza specificarlo, perché magari ci legge qualcuno che ancora non ha visto il film – è sì molto interessante, e in effetti non credo di aver letto o visto nulla, su questo argomento specifico, ma è banalizzato e lasciato totalmente in sospeso (“un segreto andato perduto con la Tyrell Corporation”, dice più o meno il personaggio di Jared Leto). Per come è trattato, sembra più un pretesto che un tema centrale, perché serve solo in funzione delle tribolazioni interiori del protagonista, oltre che per mettere in moto la storia. Non è un macguffin hitchcockiano, ma quasi.

  11. Plissken ha detto:

    Mah, per quanto “pessimo” e il conseguente colore rosso possano credo essere eccessivi, in linea di massima direi che l’analisi del Cassani mi trova concorde in molti frangenti, primo fra tutti la scarsa valenza della sceneggiatura a cui va unita una talvolta eccessiva ricerca “estetica” che, per quanto facente parte dell’apprezzato stile di Villeneuve, essendo in eccesso provoca ovviamente difetto. Sovente inoltre, i tempi dilatati che dovrebbero conferire maggiore profondità e spessore ai personaggi in virtù di una superiore espressività/spessore, appaiono come lungaggini di cui la definizione stessa implica il titolo gratuito.
    Oltre ciò, talvolta alcune elucubrazioni “filosofiche” appaiono inserite in maniera un po’ forzata, al pari di certe ridondanze “vegassiane” che ho trovato piacevoli a sé ma avulse dal generale contesto.

    Ultima nota (perlomeno di primo acchito) negativa, il tema principale, o perlomeno uno dei principali, inerente la “ricerca di se stessi” che, per quanto sviluppato in maniera sensibile, non risulta di certo inedito considerando la filmografia avente per soggetto entità robotiche anziché “replicanti”. Oltretutto personalmente mi ha tediato non poco l’ambire alla condizione umana da parte delle svariate entità artificiali, in quanto come traguardo m’appare onestamente obsoleto ed inverosimile… abbraccio in tal senso la poiesi carpenteriana.

    Ciò nonostante l’opera in sé racchiude a mio parere anche alcuni punti di forza, sia inerenti l’aspetto tecnico (impressionante la perizia dimostrata nell’uso dei CGI ), sia la cura per l’ambientazione, nonché la ricerca di un certo “romanticismo” non scevro da richiami “noir” con cui l’illustre predecessore ha saputo deliziarci. Ho trovato Gosling ben inserito nella parte mentre in verità la rimpatriata del buon vecchio Harrison ha assunto tratti un po’ troppo “jankee” per i miei gusti, cinematograficamente parlando.

    Concludendo credo che lo consiglierei ai soli appassionati sci-fi, per quanto mi riservi io stesso di riprenderne visione senza le naturali, grandi aspettative di cui ogni “ragazzo degli anni ‘80” è geneticamente permeato. La cosa che più mi preoccupa è che alcune inquietanti locuzioni lasciano presagire possibili ulteriori sviluppi di cui francamente non vedo necessità, onde evitare gli ennesimi reboot e prequel e sequel e chi più ne ha più ne metta…

  12. stefano s. ha detto:

    Alberto cambia il giudizio sintetico, mantieni il colore ma cambia quel Pessimo che è irrispettoso.
    E’ vero che la sceneggiatura non si è presa rischi e il personaggio di Jared Leto è quasi odioso, ma nessun regista si sarebbe preso rischi personalizzando troppo un film come Blade Runner, e per quanto mi riguarda è giusto cosi’.
    I fan sarebbero stati pronti a fare di tutto per fargli finire la carriera da regista, non si può mettere i baffi alla Gioconda dire che è la mia personale visione, e passarla liscia.
    Cambia giudizio , fa male leggere Pessimo per un film non necessario ma super rispettoso.

  13. Alberto Cassani ha detto:

    Stefano, ho già spiegato che per me il film non è né rispettoso né tantomeno super rispettoso. Al massimo possiamo dire che è intimorito. Ma come progetto cinematografico è pessimo proprio nella sua ideazione: se oggi ci ricordiamo “Aliens” ma non “Il braccio violento della Legge 2” è proprio perché Cameron ha preso dei rischi rispetto al prototipo e Frankenheimer no. “Blade Runner” è un grande film proprio per la sua carica innovativa, sia a livello di sceneggiatura che tecnica (in senso lato): non vedo perché un fan non avrebbe dovuto apprezzare questa stessa caratteristica in un sequel realizzato 35 anni dopo il primo film.

  14. Fabrizio Degni ha detto:

    Non pensavo a questo stillicidio… ho letto e ascoltato molte videoreview sul titolo e mi ero fatto un’idea differente. Sicuramente ora il desiderio di vederlo sale, ma davvero mi auguro che sia una chiave interpretativa molto soggettiva, Arrival non mi era piaciuto ma questo speravo diversamente.

  15. mrfusion ha detto:

    Devo dire, da profano ma da amante dell’originale, che a me e’ piaciuta l’atmosfera del film. Mi e’ parso davvero di essere “dentro” il primo Blade Runner.
    Pero’ la storia.. beh insomma, e’ davvero ben poco sviluppata e quel poco che c’e’ e’ banalotto.
    E mi rimane il terrore che questo sia dovuto al fatto che vogliano fare un terzo capitolo…

  16. Alberto Cassani ha detto:

    Non credo che avessero in mente di iniziare una saga, anche perché la conclusione sembra aprire la strada a qualcosa di poco “bladerunneriano”, come atmosfere. Poi, in ogni caso, dopo i cattivi risultati del boxoffice direi che chiudono qui. O al massimo ci fanno una miniserie tv.

  17. Donato ha detto:

    Vedo analogie con quanto accaduto al film di Ghost in the Shell di quest’anno. Francamente, ritengo che capolavori indiscussi come GITS e BR non possano essere oggetto di remake o sequel, tanto meno se questi arrivano fuori tempo massimo. E’ impossibile riproporre quelle atmosfere e quei ritmi di narrazione al giorno d’oggi e, purtroppo, non li si può neanche snaturare. A parte il fatto che, in questi casi, il confronto con l’originale ti fa partire comunque con un grosso handicap.
    I gusti della gente sono cambiati rispetto agli anni ’80 e non puoi fare botteghino contando soltanto sugli appassionati/nostalgici. Poi, come sempre, le cose c’è modo e modo di farle, anche quando si tratta di una scommessa persa in partenza. Come Ghost in the Shell 2017, hanno finito per cavare fuori una sceneggiatura banalotta mettendola al servizio di un comparto tecnico di alto livello.
    Purtroppo, la fantascienza cinematografica di qualità mi sembra un genere in agonia, non riuscendo più a far presa sull’audience di massa che ormai vuole solo vedere film in cui ci sono sparatorie, esplosioni ed inseguimenti dall’inizio alla fine del film. Guai a proporgli un dialogo più lungo di due minuti e che non sia fatto di batture ad effetto: si abbioccano in sala o cominciano a giocare con gli smartphone…
    Tanto per fare un esempio, a me l’adattamento cinematografico di Ghost in The Shell era sembrato infarcito di scene d’azione inutili o superflue, ma ho letto commenti di gente che si lamentava dicendo che era troppo “lento”. E certo, perché se non esplodono palazzi dal primo all’ultimo minuto e non si rade al suolo almeno qualche città, questi si annoiano…

  18. Stefania ha detto:

    Concordo nel triste fatto che questo e’ il peggior film di Villeneuve e cerco di divorziare le alte aspettative dal risultato finale. Al di la’ delle inspiegabili iperboli di certa stampa che mi chiedo ancora cosa abbia visto (cose che questa umana……no) questo film mi e’ sembrato una “variazione minore sul tema di Blade Runner”, come se fosse il risultato amatoriale, ma con un budget ingente, di qualcuno che abbia deciso di portare sul grande schermo fan fiction. Per me la discrepanza meno accettabile e’ stata paragonare il dialogo bellissimo dell’originale ed il dialogo da generatore automatico di luoghi comuni di 2049. MAH!

  19. Donato ha detto:

    Con un po’ di ritardo, ma alla fine l’ho visto e penso di potermi iscrivere al club di quelli che “Alberto hai esagerato”. Un semaforo giallo sarebbe stato più congruo.

    Il film è controverso e decisamente particolare, soprattutto se contestualizzato nell’attuale panorama cinematografico hollywoodiano. Le aspettative altissime di chi ha visto ed apprezzato l’originale e l’inevitabile ed instintivo confronto che si è portati a fare con esso, rendono assai difficile formulare un giudizio obbiettivo su questo film.

    Posso affermare con certezza che il film non è così brutto come viene dipinto nella recensione. Indubbiamente ha i suoi difetti, che, secondo me, sono principalmente legati all’inserimento di elementi che collegano direttamente la storia al primo film. Vedere un Deckard in versione ultra-senile e una Rachel ricostruita in CG, non mi ha granché toccato le corde dell’anima, anzi, mi ha fatto subito pensare che se avessero evitato di far comparire questi due personaggi, la storia ne avrebbe tratto giovamento. Anche la tematica della rivolta sembra buttata lì a casaccio, come un appiglio per un eventuale sequel (che non vedremo mai).

    Tuttavia, è anche vero che il film ha una qualità molto superiore agli attuali standard medi hollywoodiani. In tutta franchezza, avercene di film di fantascenza così…

    Tanto di cappello al comparto tecnico, fotografia ed effetti speciali in primis, con nota di demerito unicamente per la colonna sonora, che risulta monocorde e del tutto priva di slancio creativo, insomma come quella del remake di Ghost in the Shell (2017): dimenticabile e, in effetti, già dimenticata…

    Ciò che ha sancito il fallimento al botteghino è probabilmente il ritmo di narrazione particolarmente lento e il fatto che questo film giunge fuori tempo massimo. Con l’audience attuale, costituita da gente affamata solo di azione a livelli esagerati e ritmi frenetici (cose peraltro che io trovo personalmente insopportabili), un film caratterizzato da ritmi lenti e riflessivi risulta ormai pressoché improponibile. E secondo me questo è anche un peccato, perché a me i film dal ritmo lento e compassato, che si prendono tutto il tempo necessario allo sviluppo della narrazione, non mi dispiacciono affatto, anzi… Però bisogna anche ammettere che propinare un film del genere alle platee attuali equivale sostanzialmente a pianificare un suicidio finanziario…

  20. Alberto Cassani ha detto:

    Sicuramente il fatto di avere un ritmo inusuale per il cinema attuale è un grande pregio (che ovviamente agli occhi degli adolescenti è un gran difetto), ma questo secondo me si unisce a una profondità di scrittura. E se visivamente il film è curatissimo, dire che non ci sono scene davvero memorabili (a meno di non voler considerare, come ha fatto qualcuno, memorabile Las Vegas, che io invece trovo ridicola).

  21. Donato ha detto:

    Sì. Concordo sul fatto che l’impatto emotivo non è eccezionale. In generale, le reazioni emotive di tutti i personaggi, sia replicanti che umani, appaiono fortemente represse. Nei dialoghi, nelle situazioni più disparate, l’assenza di emozioni manifeste la fa da padrona, comunicando allo spettatore una sensazione di disumanità alienante. In tal senso, emblematico è il fatto che, tra tutti i personaggi, l’unico a palesare dei simulacri di reazioni emotive è l’A.I. Joy, che, a ben vedere, è forse una delle cose meglio riuscite del film.

  22. Fabrizio ha detto:

    Concordo con le opinioni di Alberto.

    Alcune considerazioni sparse:

    Arrival – piaccia o no; a me è piaciuto molto – è un film di valore, e lo è soprattutto perché diversamente da questo Blade Runner riesce a fare atmosfera, a creare silenzi e momenti di calma che funzionano in rapporto alla narrazione (anche se chi non ha amato BR 2049 probabilmente non amerà neppure Arrival). Inoltre la regia è decisamente più ispirata.

    Secondo me, benché la sceneggiatura di BR 2049 sia limitata, giocando meglio con il ritmo e girando diversamente sarebbe potuto venir fuori comunque un film di altro livello. Anche solo le ultimissime due scene (dalla neve sulle scale in poi), se girate in modo meno scontato avrebbero assunto una carica diversa.

    Il progetto per me parte male già dal titolo. Si poteva trovare qualcosa di più significativo.

    La cosa migliore del film è il personaggio di Joi. Una bellissima idea ben impostata ma sfruttata male nella seconda parte del film. Bastava quella per “fare” metà film, magari tagliando l’inutile personaggio di Jared Leto.

  23. Gaz ha detto:

    Premetto: sono un cultore di Blade Runner. Ne conosco quasi tutti i dialoghi a memoria (in lingua) al punto da poterli citare tra le labbra quando in BR2049 venivano riproposti frammenti audio di Deckard e Rachel.
    Ho il cd con la colonna sonora di Vangelis che reputo un capolavoro.
    Vidi questo film per la prima volta portato da mio padre, negli anni ’90, ad una rassegna sui film di fantascenza (gran bella idea di Massenzio: la guerra dei mondi, l’invasione degli ultracorpi e blob dagli anni ’50, e poi Blade Runner). Non ne sapevo nulla (mio padre mi aveva solo detto che era interessante) e credo sia il modo migliore per capire se un film valga per quello che è o per quello che se ne dice. Ne fui affascinato, forse quasi sconvolto. Quando partì la mitica traccia sui titoli di coda avevo gli occhi lucidi.
    Ho atteso molto a decidermi se guardare o meno questo “sequel”. Alla fine ha prevalso la curiosità.
    Lunga premessa per dire che non ero uno spettatore distratto di BR2049.
    Ma nel dare un giudizio (per lo più negativo) sono contrastato.
    Vedendolo non mi è dispiaciuto il tentativo di “continuità”. Non tanto nella sceneggiatura, che già ora ricordo in in modo più nebbioso e tra un mese non ricorderò affatto. Quanto nella fotografia, negli effetti visivi, l’uso degli ologrammi, il “futuro” che visto da davanti è il passato di un disco rotto che si inceppa, in questo caso ologrammi che scattano…Era il tema visivo dell’originale, la cui potenza era di integrarsi perfettamente con la sceneggiatura creando metasignificati continui in un gioco di rimandi tra sensazioni visive e narrazione. Non c’è innovazione che non diventi obsoleto. Tutto ciò che nasce ha una data di scadenza. E queste riflessioni avvenivano all’alba della rivoluzione dei personal computer, con le prime console in fase sperimentale. Una capacità di (pre)visione della tecnologia e dell’innovazione come effimera speranza umana di combattere il tempo che passando rende tutto vecchio (noi stessi in primo luogo) che permeava la narrazione, i personaggi, i temi visivi, la musica, i dialoghi.
    Il problema è che qui non si fa altro che cercare di ricreare quelle atmosfere, esercizio difficile e forse riuscito in parte, anche se per brevi periodi (parlo di minuti di musica e immagini, senza personaggi nè dialoghi).
    E forse se fosse stato un “esercizio di stile sul tema di Blade runner” solo musiche e immagini, della durata di una ventina di minuti, saremmo qui a parlare di un bel tributo.
    Se fossi stato un produttore e avessi visto il film per la prima volta avrei detto che qualche buona idea è presente ma che lo stato di lavorazione è del 20-30%. Non sembra francamente un prodotto finito.
    La “rivolta” non ha senso… Il ricongiungimento finale direi… asettico ma senza volerlo essere (doveva essere un momento commovente…). Manca del tutto il contrasto emozione-sterilità. Qui è tutto sterile. Salvo l’ologramma Joi che in effetti è l’unica idea narrativa che regge.
    Secondo me i giudizi positivi sono di chi ricorda la prima parte del film e quelli negativi la seconda: ci sarebbe da consigliare di fermarsi nella visione attorno all’ora e 45 minuti, prima che appaia Harrison Ford (mi fa male dirlo, sono un fan ma di quando riesce a inserire dello humor in personaggi improbabili, in guerre stellari, in indiana jones, qui sembra in gabbia…).
    Fino a quando L’agente K scende dall’auto per “entrare nella nebbia gialla” si vuole ancora andare avanti a vedere. Poi è un susseguirsi di delusioni e banalità. Sembra quasi un altro film.
    Tutta la parte legata alla Wallace Corp. è fuori luogo. Una violenza inspiegabile ed inspiegata. Una personalità appena accennata priva di profondità narrativa. Luv è quasi macchiettistica. Sembrano i cattivi di qualche fumetto Marvel… Senza la capacità caricaturale che avevano i “cattivi” nell’originale. Violenti perchè ne avevano passate di brutte sulle “starships on fire off the shoulders of orion” e portavano quella carica di violenza nelle “nostre città”. La rivolta degli schiavi, la guerra che dalle periferie improvvisamente viene scaraventata sotto gli occhi scioccati dei benpensanti. Ma il loro dolore lo vedevi sui visi, erano psicopatici coscienti. Per quanto folli ti potevi identificare nel loro dolore. Al punto che quando muoiono i vari Nexus 6 ti dispiace. Perchè sono più umani delle comparse attorno a loro.
    Qui manca qualsiasi possibilità di empatia.
    E’ rimasta la forma, la sagoma dei personaggi originali, ma sono ologrammi vuoti, privi di vita.
    Per i nostalgici di Blade Runner purtroppo non ci sono alternative: guardare e riguardare l’originale. D’altronde le vere opere d’arte sono uniche.

  24. Donato ha detto:

    Anche io sono un grande e convinto estimatore di Blade Runner, che vidi al cinema nel periodo in cui uscì in prima visione, rimanendone letteralmente folgorato. Il problema è che Blade Runner, in quanto capolavoro indiscusso e “cult movie”, non poteva e non doveva avere alcun sequel, ancor più se realizzato fuori tempo massimo. Impossibile riproporre quelle suggestioni, quei ritmi e quello stile di narrazione alle platee attuali. Non a caso il film ha floppato di brutto al box office.

    E’ un progetto nato troppo tardi e nato male. Un progetto che non doveva proprio nascere.

    Le tematiche che erano innovative nel 1982, oggi sembrano roba trita e ritrita, già proposta in tutte le salse. Anche l’unica idea interessante, l’A.I. Joi, è lungi dall’essere originale, essendo stata ampiamente esplorata in numerosi film precedenti oltre che nelle opere videoludiche (pensate un attimo alle analogie con l’A.I. Cortana dell’universo di Halo).

    Il personaggio di Leto è stato molto criticato, ma, nell’ambito della storia ha un ruolo non proprio secondario, visto che è lui quello che innesca una serie di accadimenti, scatenando il suo scagnozzo replicante (Luv). A me personalmente, il personaggio di Wallace è risultato inquietante, ma non l’ho avvertito come inutile, superfluo o mal interpretato, anche se bisogna ammettere che in questa storia non c’era nessuna necessità di inserire un “cattivo” propriamente detto. Probabilmente, il taglio da “cattivo” attribuito al personaggio di Leto è stata una concessione necessaria ad avvicinare il film ai canoni dei blockbusters.

    Per il resto, come ho già detto in precedenza, rispolverare i protagonisti originali (Deckard e Rachel) è stato probabilmente l’errore che ha affossato definitivamente il film. Tuttavia, ribadisco un concetto: pur con tutti i suoi difetti, avecene oggi giorno di film di fantascenza così…

  25. celaront ha detto:

    Visto in inglese. Temevo la versione italiana -che nn ho tuttora guardata,- ho visto alcuni film rovinati dal doppiaggio (e più in generale l’inglese e l’italiano sono lingue troppo lontane); su tutti, tra i recenti, “Alien: Covenant” in cui Fassbender è stato demolito e con lui la colonna portante della narrazione; vedrò anche l’edizione italiana con altre persone, cui ho tentato invano di somministrare l’originale.
    Concordo con quanto affermato, circa la mancanza di coraggio nello “spingere l’acceleratore.” Potrebbe essere un primo sintomo di “franchise disease” (credo che Scott -cui in realtà è dovuta la sceneggiatura- abbia già in mente un “sequel” per “2049”). In effetti, dopo 1h:40′ il film diventa una vera “self induced abortion,” non colposa.
    La colonna sonora (note sospese, suoni, rumori) mi è piaciuta, era ben integrata con l’ambientazione ed il contenuto; ovviamente non sarebbe ascoltabile fine a se stessa.
    Le “franchises” nn possono avere il coraggio di spingere sull’acceleratore, sennò poi finiscono subito…
    La riproduzione dell’atmosfera dell’originale è sicuramente riuscita.

  26. celaront ha detto:

    Direi, in sintesi:

    . la versione originale (ingl.): 8.5/10.
    – – negli ultimi 50′, a volte il film si sofferma eccessivamente su aspetti diciamo ‘evidenti’ della storia (soprattutto nella sequenza in Las Vegas), dunque appesantendone lo svolgimento. Il «pacing» contemplativo generale del film mi è piaciuto moltissimo, oltre ad altri aspetti che per brevità nn elenco.

    . la versione doppiata (it.): 7.5/10.
    – – il doppiaggio è buono, a tratti anche validamente creativo (es.: nella scena della collazione dei profili genetici), generalmente ben curato e fedele (es.: nella scena tra Luv e Lt. Joshi, ed altre); anche se nn mancano alcune evidenti sbavature. Il personaggio di N. Wallace è intrinsecamente difficile a doppiarsi, ed è molto più apprezzabile e chiaro nell’originale. In conclusione, la versione italiana è (come è di solito normale) inferiore all’originale, non essendo stato possibile riprodurne la stessa profondità recitativa.

  27. Alberto Cassani ha detto:

    Mi è sembrato però un adattamento più curato rispetto ad altri prodotti, anche di primo piano, recenti.

  28. celaront ha detto:

    Salve Alberto,

    Complimenti per il vostro Sito, forse il migliore in lingua italiana. (Seguo il cinema da pochissimi anni; di recente, per la cronaca, stavo per considerare la visione di «Pi» (1998), ed ho visto che tu lo conosceresti bene…).

    Non saprei dire esattamente se la cura sia stata maggiore, dato che non ho visto altri film di recente eccetto The Shape of Water; in generale, negli ultimi 14 anni sono andato al cinema solo quattro volte…

    Riguardo alle ‘sbavature’ di BR’49 cui accennavo prima, preciso che la traduzione dei termini volgari mi è sembrata a volte inadatta (es.: “[spoiler]shit[\spoiler]” in inglese ha un ampio ventaglio di accezioni, non sempre così offensive come in it.; es.: il termine di prima può significare anche ‘robaccia,’ ‘schifo,’ ‘spazzatura’ etc.)

    Queste sono minuzie, che però mi hanno disturbato durante la visione. 🙂

    Grazie per la Risposta, Buon Lavoro a tutti.

  29. Alberto Cassani ha detto:

    Grazie per i complimenti. Purtroppo facciamo fatica a stare al passo con le uscite, facendo tutti un altro lavoro. Però ci impegniamo, quindi ci fa piacere che il nostro lavoro venga apprezzato.

    Nei doppiaggi più recenti si trovano sempre strafalcioni grammaticali spesso davvero gravi, al di là del fatto che ormai le frasi tendono sempre a essere il più semplice possibile. E’ anche una questione di tempo: una volta per realizzare la versione italiana di un film si aveva un paio di mesi di tempo, adesso magari un paio di settimane…

  30. celaront ha detto:

    @ Alberto Cassani: Avevo infatti l’impressione che una volta i doppiaggi fossero mediamente più curati, ma non ne sapevo esattamente il perché. In generale, mi domando quale differenza ci sia tra il cinema attuale e quello di (mettiamo) 50-60-70 anni fa. Penso sia cambiato molto, ma non ne saprei la causa (ho poca esperienza in questo campo per saper rispondere.) Anche la stessa televisione -vedi la RAI- è assai diversa. Non per fare l’«archeofilo,» ma mi sembrano domande naturali. – È il pretendere ritorni sull’investimento rapidi che provoca la differenza? la «cultura di massa?»

    Apprezzo il vostro sito per il suo tocco ‘artigianale’ (che suggerisce appunto l’idea di essere curato da appassionati), ed anche per la sua interfaccia grafica leggera libera da contenuti indesiderabili (ma forse lucrativi, immagino).

    Però, penso che qui in CineFile a volte possano mancare recensioni di pellicole valide, che invece meriterebbero più attenzione; rispetto ad altre inferiori e facilmente dimenticabili (es.: avete Van Helsing (2004) ed altre cose analoghe). I classici saranno sempre richiesti. In questo senso, mi interessano anche gli approfondimenti nella vostra §. Articoli.

    – – – – Tornando a BR2049 (varie considerazioni sparse ed incomplete):

    Concludendo le osservazioni sul doppiaggio. – Non è solo un problema di inesattezza nel linguaggio volgare: esistono delle divergenze non trascurabili anche nella traduzione del contenuto di alcune sequenze, che a volte travisano (degradandolo) l’originale. Ovviamente è normale che a volte i doppiatori debbano ‘creare;’ ma non svilendo.

    Ci sono varie parti differenti (es.: alcune battute di Joshi, una delle prime tra Meriette e K); anche l’insulto scritto sulla porta dell’appartamento di K è inesatto: “skinner” non vuol dire “pellaccia;” è invece il mercante di pelli grezze. (Evidentemente K non solo era discriminato dagli umani, in quanto replicante; ma anche dagli altri replicanti [che gli abitavano attorno e non], in quanto «bladerunner.»)

    In generale i doppiatori hanno dovuto applicarsi ad una massa esigua di dialoghi in quanto (pregio) nel film il dialogo è usato chirurgicamente.

    Altri aspetti sparsi:

    . Mi è piaciuta molto la recitazione “oculare” di Ryan Gosling.

    . Questo film ha una profondità psicologica maggiore del precedente, ed è più sinistro e distaccato (oltre che più delicato nello sviluppo del soggetto romantico; il precedente era stato da alcuni addirittura definito -evidentemente con una iperbole- «fantapornografia»); sotto questi aspetti l’ho preferito all’altro. (Penso perciò che Rutger Hauer sia in errore, di recente, quando afferma: «It’s not a character-driven movie and there’s no humor[*], there’s no love, there’s no soul.» [*] Dato il genere, l’eventuale aggiunta di «humour» sarebbe secondo me sconveniente.)

    . La narrazione secondo la prospettiva di un replicante è interessante ed è utile ad introdurre paradossi.

    . I costumi non mi sono sembrati (difetto tuttavia condiviso anche da ‘BR2019’) all’altezza all’insieme del film: forse eccetto per Joi (idem per Tyrell e Gaff nel film precedente). Il costume di K mi sembra ispirato a quello di Roy Batty (che non mi piaceva.)

    @ Plissken: penso che non ambiscano alla condizione umana in sé ma piuttosto al possedere un’anima ed all’autodeterminazione. Inoltre, certamente nemmeno lo stesso N. Wallace vorrebbe restare umano.

    @ Gaz: la cosa organizzata sotterraneamente dai replicanti mi sembra chiaramente consistente e prevedibile alla luce della storia del ’82.

    @ Donato: penso sia trascurabile il tempo trascorso tra un film (od altro genere di opera) ed un eventuale successivo contributo; importa solo la qualità di quell’aggiunta.

  31. Donato ha detto:

    X celaront
    Quendo ho detto che il sequel è arrivato fuori tempo massimo, non mi riferivo a ciò che hai inteso tu, ma al fatto che lo stile di narrazione, che ricalca l’originale, procedendo con un ritmo lento e compassato, è ormai improponibile alle platee attuali. Se il film ha floppato di brutto al box office, una delle cause principali è proprio il ritmo lento. Inoltre, le tematiche affrontate dal primo film erano innovative e straorinariamente moderne (per l’epoca), ma dopo tanti anni, dire qualcosa di originale sugli stessi argomenti è ormai pressoché impossibile. Anche i protagonisti originali, ormai tremendamente invecchiati, se avessero evitato di riesumarli (almeno fisicamente) il film probabilmente ne avrebbe guadagnato.

  32. Alberto Cassani ha detto:

    Sicuramente il pubblico è cambiato, ed è cambiato il tipo di spettacolo cui è abituato. Se andiamo indietro di una ventina d’anni, ad esempio, i grandi blockbuster sono mediamente almeno mezz’ora più brevi di quelli odierni. E di certo le due cose si sono influenzate a vicenda: essendo cambiate le abitudini di vita, il cinema si è adattato a queste nuove abitudini, e così il pubblico si è assuefatto a un certo tipo di spettacolo cine-televisivo. Di certo questo nuovo Blade Runner si discosta troppo dalle abitudini del pubblico attuale per poter essere veramente apprezzato.

    Per quanto riguarda la qualità di doppiaggi e realizzazioni stesse di film e serie tv, è tutta una questione di tempi di lavorazione, più ancora che di soldi a disposizione. Un lavoro che dieci anni fa facevi in un mese, oggi lo devi fare in una settimana, e di conseguenza la qualità non può essere la stessa. Questo dipende anche dall’aumento generale dei costi e la conseguente diminuzione dei margini di guadagno: per metter più soldi in tasca, si taglia dove si può tagliare fino al limite minimo che si accetta per la qualità del prodotto.

  33. celaront ha detto:

    Buon giorno Donato,

    Allora, siamo d’accordo: non è una semplice questione di tempo. Anche perché, a me, ad esempio, un ampliamento fatto con diligenza sulla storia di «Forbidden Planet» (1956) non dispiacerebbe affatto.

    Quindi secondo te si tratterebbe di anacronismo estetico (dal punto di vista del pubblico attuale.) Non saprei (Alberto Cassani forse saprebbe rispondere), però penso che la causa dell’insuccesso finanziario sia forse più ampia.

    Ho varie idee su questo:

    . Secondo me il film avrebbe potuto essere goduto solo da chi avesse avuta una certa comprensione ed una reale passione (per i temi culturali, non per altre ragioni) per il precedente (BR); in contrario, sarebbe sembrato (diciamo) anche un certo caos di idee sparse ed a volte in apparenza incoerenti. (Es.: secondo me, non molti appassionati di BR [meno che mai tutti gli altri] sanno che la stessa natura di Deckard è controversa; e questa cognizione era necessaria per capire alcune sequenze del nuovo.)

    . Poi, il trailer poteva (giustamente…) ingannare, e portare al cinema spettatori non preparati a vederlo e/o in cerca di altro (azione, erotismo soft-core, e simili,) che poi non l’avrebbero consigliato ad altri. (vedi il calo del 50%, mi sembra, della seconda settimana –se nn mi sbaglio.)

    . Più che un problema di «pacing,» si tratta secondo me di una questione di soggetto: una narrazione ‘cerebrale’ aveva scarso appeal anche decenni fa, non solo oggi; e 2049 lo è ancor più di BR.

    È un film non facile, che probabilmente pochi potevano realmente apprezzare (come ha detto prima Alberto C.); quindi, il cd. passa parola ha funzionato poco o nulla, e quindi, dati i costi di produzione il resto consegue…

    Tu dici che non si sarebbe potuto aggiungere altro alle tematiche del precedente: su questo ho alcuni dubbi, e penso sia che i temi ‘socio-tecnologici’ di BR siano più che mai attuali (il mondo è cambiato ancora dagli anni ’80), sia che le tematiche filosofiche (forse più accentuate in quest’ultimo, come dicevo) siano sempre state attuali in qualunque epoca storica.

    Inoltre, aggiungo: nemmeno il BR (1982) era perfetto (come nulla lo è), e quindi era certamente ampliabile e migliorabile.

    Buona giornata a tutti. 🙂

  34. celaront ha detto:

    Mi permetto di aggiungere: nemmeno BR 1982 era brillato (in quei tempi; tenendo a parte la concorrenza dei film contemporaneamente allora in uscita) in termini di profitto; anzi. Quindi, più di tanto non mi preoccuperei.

    Saluti a tutti.

  35. Donato ha detto:

    Quando sei uno studio di produzione e perdi qualcosa come 80 milioni di dollari su un solo film, sei portato a preoccuparti… E’ vero che Blade Runner è diventato un cult a distanza di molti anni, ma nessuno fa film contando su di un ritorno economico a distanza di 10 anni…

    Negli ultimi 30 anni i gusti delle platee di massa sono enormemente cambiati. Negli anni ’80 (e te lo dice uno che li ha vissuti in giovinezza) la gente era molto più propensa ad apprezzare film di stampo autoriale o sperimentale. Oggi giorno se vuoi fare un film che è lontano dai gusti delle masse, è meglio che limiti il budget al minimo sindacale, altrimenti pianifichi un suicidio finanziario.

    Inoltre, non ho detto che non si poteva aggiungere altro al primo film. Ho detto solo che qualsiasi cosa aggiungi, non potrà avere alcuna carica innovativa. Ad esempio, qual’è la novità più interessante inserita in questo film? L’A.I. Joi? Indiscutibilmente vero!!! Peccato che non sia una novità e che siano già usciti molti altri film che trattano questo tema, senza contare che sembra molto simile alla Cortana dell’universo di Halo…

  36. celaront ha detto:

    Brevemente: (a) credo nessuno pensasse di fare un “nuovo Blade Runner,” bensì un «sequel» del primo, che è cosa diversa. (b) penso che spesso arte e commercio siano incompatibili e sia perciò necessario sacrificare qualcosa in cambio di altro (riconoscimento, nel tempo); probabilmente i produttori avevano accettato questo rischio.

    Penso anche che molti appassionati non siano andati al cinema per timore (dati i tempi che corrono) di sperimentare l’ennesima delusione. E questo non è colpa del film ma dello scadimento generale del cinema.

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