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Bright di David Ayer

4 gennaio 2018 Recensioni 5 Commenti
Bright

Disponibile su Netlix – Indecente

In un futuro nel quale esseri umani e creature fantastiche convivono sulla stessa Terra, le discriminazioni razziali sono il pane quotidiano degli agenti del dipartimento di polizia di Los Angeles, che è costantemente alle prese con orchi, elfi, bacchette magiche, corruzione e buoni propositi mal riposti…


Dopo le tante serie Tv e le polemiche sulla differenza tra prodotti destinati al grande o al piccolo schermo, la schiacciasassi dell’entertainment statunitense Netflix si ripresenta in pompa magna con un lungometraggio che ripropone l’accoppiata Will Smith-David Ayer, duo attore-regista già saggiato nel rumoroso Suicide Squad.

Il futuro di Bright è distopico, indefinito temporalmente, ma con una location chiara – la Città degli Angeli – e una società alle prese con i “diversi”, ovvero quei personaggi che rientrano a pieno titolo nel genere narrativo ascrivibile come “fantasy”. Siamo, così, in presenza di orchi, fate, centauri e ogni altro personaggio ci si aspetterebbe di trovare in una foresta incantata. La differenza è nell’integrazione fra tutte le specie. Questo è il messaggio didascalico che viene inserito a forza nella pellicola, nel tentativo di giustificare un’opera che altrimenti non trova ragione di essere.

L’intreccio è infatti banale, sciatto e ai limiti della postilla tra i “da fare” nella check-list di un produttore. Si spara, si parla, si pensa e poi si butta ogni cosa nel calderone dell’integrazione, dell’essere diversi ma con gli stessi diritti, di avere lo stesso timbro vocale in un coro di voci bianche. Si infrangono le leggi, ci si spara tra colleghi, si imita la gestualità esagerata di Eminem… Si tira fotogramma dopo fotogramma a un fotofinish che possa far calare questo sipario, tanto greve quanto insipido.

70 milioni di dollari in budget, con un cast di nomi illustri come quello di Will Smith – poliziotto senza arte né parte che è l’ennesima testimonianza di come le meteore non siano solo in cielo – o di Noomi Rapace e Joel Edgerton, che si limitano al minimo sindacale, illuminati da una fotografia che, in combinazione con la scadente computer grafica, lascia davvero perplessi su come Netflix, pioniera dello streaming e delle produzioni televisive di alta qualità, possa fallire cosi miseramente.

Non si salva nulla, in Bright, ma almeno non c’è il rammarico di aver pagato il biglietto e con lo stop on-demand si può, in qualsiasi istante, guardare altro.


La locandina di Bright Titolo: Bright (Id.)
Regia: David Ayer
Sceneggiatura: Max Landis
Fotografia: Roman Vasyanov
Interpreti: Will Smith, Joel Edgerton, Noomi Rapace, Edgar Ramírez, Lucy Fry, Veronica Ngo, Alex Meraz, Happy Anderson, Ike Barinholtz, Dawn Olivieri, Matt Gerald, Margaret Cho, Joseph Piccuirro, Brad William Henke, Jay Hernandez
Nazionalità: USA, 2017
Durata: 1h. 57′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Daniele ha detto:

    “pioniera dello streaming e delle produzioni televisive di alta qualità”: ma quando mai?
    Io vedo solo un’azienda che tenta di produrre più “cose” possibili senza nemmeno preoccuparsi della qualità.
    L’unico prodotto eccellente sono state le prime serie di House of Cards. Per il resto serie a gogò ma nessuna davvero bella, secondo me. E in più l’acquisto dei diritti di Black Mirror con il fine di rovinarla… per non parlare delle produzioni francesi (Marseille ridicola) e italiane (Suburra che sembra beatiful). Penosi

  2. Alberto Cassani ha detto:

    Qualità non nel senso di risultati artistici, ma di qualità produttiva. Poi sui risultati quantomeno altalenanti sono d’accordo, ma non si può negare che il loro stile narrativo – stagioni brevi e con episodi in forte continuità, praticamente film di 10 ore – stia influenzando anche le produzioni dei network e delle tv via cavo.

  3. Fabrizio Degni ha detto:

    Ciao Daniele,
    grazie anzitutto per il tuo commento. Hai quotato esattamente quanto intendessi e difatti in quanto a qualita’ non c’e’ nulla tra le ” “…
    Di certo se non ci fosse stata, non avremmo la liberta’ odierna di scelta con lo sdoganamento fatto. La concorrenza, soprattutto quando arriva anche nel untempo Bel Paese, e’ sempre un benefit.

    House of Cards la adoro, ma dalla 3za stagione sarebbe stato il caso di evitare la trasformazione in Beautiful.

  4. Balda ha detto:

    Narcos, The Crown, Stranger things, Mindhunter, Better call Saul, Breaking bad, Mad Men, solo per citarne alcune, non mi paiono poi queste produzioni senza qualità…

  5. Alberto Cassani ha detto:

    Breaking Bad, Better Call Saul e Mad Men non sono produzioni Netflix. Sono finanziate dal network statunitense AMC (lo stesso di Walking Dead) e poi rivendute a Netflix dopo la messa in onda originale.

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