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"Brimstone" di Martin Koolhoven

4 settembre 2016 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2016

Inedito in Italia – Diligente

La figlia di un reverendo possessivo e violento scappa di casa alle soglie dell’adolescenza. Diventerà prima prostituta e poi moglie, ma sempre inseguita dal padre, sempre più violento. La donna dovrà fuggire con sua figlia, tra inenarrabili patimenti, fino alla resa dei conti finale…


La religione sembra essere il tema dominante di Venezia73. Anche Brimstone conferma questa tendenza: Guy Pierce interpreta infatti un reverendo, un villain non solo “cattivo” ma addirittura psicotico e perverso che vive e vorrebbe far vivere la sua famiglia (sua moglie e sua figlia) nel rispetto delle regole della Bibbia, che in realtà sono le “sue” regole, adattando il libro sacro alle sue perversioni.

Partendo da questo vero e proprio cattivo si dipanano le vicende di Brimstone, lungometraggio di Martin Koolhoven (anche sceneggiatore) che procede con una narrazione lenta che già dopo le prime scene vira verso il thriller. L’autore decide di strutturare il racconto per capitoli, iniziando peraltro a metà della storia e narrandoci solo successivamente le origini della vicenda. Va riconosciuto a Koolhoven di essere riuscito a gestire in modo egregio le prime due parti, costruendo personaggi interessanti, veri, concreti e coerenti. La prima metà di Brimstone è grande cinema, l’ambientazione western è sicuramente azzeccata, la parte thriller regge bene, lo spettatore è costantemente in tensione. I problemi, arrivano con la seconda metà.

Dovendo tirare le fila e portare la vicenda verso la conclusione, sceglie la via più semplice e battuta: falcidia i personaggi (preferibilmente facendoli morire ammazzati) e arriva allo scontro finale tra i due protagonisti. Avendo però scelto la via del thriller, questa esige alcune regole che, diligentemente, lo scrittore/regista segue. Così il cattivo diventa sempre più cattivo, determinato e vincente, mentre la buona sempre più inerme, sola e indifesa. Andrebbe tutto bene, tranne che Koolhoven decide di alzare troppo l’asticella e il personaggio di Guy Pierce comincia a diventare poco credibile e succedono cose che vanno al di là delle possibilità umane. Accade così che quanto costruito di buono nella lunga prima parte viene in buona parte vanificato nella seconda, raccogliendo molto meno di quanto si era seminato.

Non bastano le ottime prove del cast (peraltro ricchissimo) a salvare Brimstone da un pre-finale davvero sconfortante e scritto in modo così sciatto e poco credibile, non basta un Guy Pierce in splendida forma e una Dakota Fanning sempre in parte. Non basta nemmeno una parte tecnica molto spesso eccelsa: si esce dalla sala sconfortati per aver assistito a uno spettacolo che promette tantissimo e mantiere, purtroppo, poco.


La locandinaTitolo: Brimstone
Regia: Martin Koolhoven
Sceneggiatura: Martin Koolhoven
Fotografia: Rogier Stoffer
Interpreti: Dakota Fanning, Kit Harington, Carice van Houten, Guy Pearce, Paul Anderson, Carla Juri, Emilia Jones, William Houston, Ivy George, Naomi Battrick, Jack Roth, Bill Tangradi, Vera Vitali
Nazionalità: Olanda – Francia – Germania – Belgio – Svezia – Regno Unito, 2016
Durata: 2h. 28′


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