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Charlie Says di Mary Harron

6 settembre 2018 Recensioni 0 Commenti
Festival di Venezia 2018

Inedito in Italia – Inquietante

Tre giovani donne, adepte della setta di Charles Manson e responsabili degli omicidi che sconvolsero la California nel 1969, sono nel braccio della morte da tre anni. Una ricercatrice decide di avviare con le ragazze un processo di recupero delle loro identità, affinché si rendano conto della gravità dei crimini che hanno commesso…


Presentato nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia 2018, il film diretto da Mary Harron Charlie Says è un ritratto lucido sul potere della manipolazione e il doloroso processo di recupero di tre individualità, annullate e private di ogni capacità di analisi e riflessione. In due suoi lungometraggi precedenti, Ho sparato a Andy Warhol e American Psycho, la regista canadese aveva già raccontato fatti di cronaca sconvolgenti e assassini dalla mente distorta. In Charlie Says, però, non colloca Charles Manson al centro della storia, bensì tre donne sue seguaci così ammaliate e psicologicamente condizionate dall’uomo da diventare incapaci di distinguere il Bene dal Male, e arrivare a commettere crimini efferati in suo nome. Di lui si parla in terza persona, il suo nome viene costantemente ripetuto. «Charlie says» è come un mantra, per le tre donne, che sono incapaci di esprimere un’opinione propria.

Il film alterna scene di vita delle tre ragazze nel carcere e nel ranch di Manson, il quale viene dipinto come uno psicopatico misogino che amava circondarsi di donne che seduceva e spogliava del loro ego; un fallito la cui violenza era esplosa dopo aver cercato di emergere – senza successo – nel mondo della musica. Non c’è posto per compassione né pietismo verso le tre ragazze, quanto il desiderio di mettere in luce come anche le persone più comuni possano arrivare a commettere azioni folli e criminali, senza provare alcun rimorso, e la regista lo fa con uno stile asciutto e una fotografia che alterna luci e ombre, mettendo in contrasto il grigiore e il silenzio all’interno del carcere, alla vita spensierata, rumorosa e folle nel ranch.

Gli spettatori vivono la storia attraverso il personaggio della ricercatrice Karlene Faith, condividendo la sua incredulità di fronte all’incapacità di riflessione delle tre protagoniste a causa del lavaggio del cervello subito, e la sua sofferenza in questo processo di responsabilizzazione delle tre assassine. Charlie Says propone una ricostruzione degli eventi lucida e precisa, e l’unica sbavatura da un punto di vista narrativo è rappresentata dal momento in cui si vede una delle ragazzi che immagina come sarebbe stata la sua vita se avesse compiuto una scelta diversa, fuggendo quando ne aveva avuto l’occasione, una scena inutile e banale che non aggiunge niente al film.


La locandinaTitolo: Charlie Says
Regia: Mary Harron
Sceneggiatura: Guinevere Turner
Fotografia: Crille Forsberg
Interpreti: Matt Smith, Suki Waterhouse, Kimmy Shields, Annabeth Gish, Hannah Murray, Merritt Wever, Chace Crawford, Sosie Bacon, Grace Van Dien, India Ennenga, Bridger Zadina, Marianne Rendón, Kayli Carter, Matt Riedy, Sol Rodriguez
Nazionalità: USA, 2018
Durata: 1h. 44′


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