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"Cloud Atlas" dei Wachowski & Tom Tykwer

10 gennaio 2013 Recensioni 19 Commenti
Cloud Atlas

Eagle Pictures, 10 Gennaio 2013 – Enigmatico

Un’unica storia che procede attraverso epoche diverse nell’arco di 500 anni. I personaggi si incontrano e si riuniscono da una vita all’altra. Nascono e rinascono. Le conseguenze delle loro azioni e delle loro scelte si ripercuotono le une sulle altre attraverso passato, presente e futuro…


Jim Broadbent e Tom Hanks in Cloud AtlasNon è difficile capire perché i Wachowski abbiano voluto girare un film tratto da L’atlante delle nuvole di David Mitchell (Frassinelli), anche se è solo con il coinvolgimento di Tom Tykwer che il progetto di cui detenevano i diritti ha finalmente cominciato a prendere forma cinematografica. Le sei storie immaginate dallo scrittore britannico, infatti, danno loro l’occasione di riprendere alcuni dei discorsi già portati avanti nella trilogia di Matrix e nelle loro produzioni successive. Il problema è che, ancora una volta, danno l’impressione di essere dei maestri nel manipolare il materiale cinematografico ma di non riuscire a fare lo stesso con quello narrativo. Esattamente la stessa impressione che Tykwer ha sempre dato.

Doona Bae e Jim Sturgess in una scena in Cloud AtlasL’inizio di questo Cloud Atlas è facile che spiazzi lo spettatore, che lo confonda dandogli l’impressione che non ci sia alcun bandolo alla matassa che si intreccia davanti ai suoi occhi, quando invece ce n’è più d’uno. Il rischio di rifiutare fin dall’inizio il film è dunque grande, ma sarebbe un peccato perché la scelta dei registi di intersecare le storie invece di utilizzare la narrazione circolare del romanzo è messa in pratica splendidamente e funziona splendidamente, dando così vita a tre ore di grande cinema. Il problema è che questa scelta non sembra avere un gran senso dal punto di vista narrativo, a meno che l’intenzione degli autori non fosse proprio quella di rendere le cose inutilmente più ermetiche. E forse è proprio così, visto che la stessa Lana Wachowski ha dichiarato di ritenere che le opere d’arte più interessanti siano quelle che offrono uno spettro maggiore di possibili interpretazioni.

Halle Berry in CLoud AtlasTra attori che interpretano ruoli multipli (non sempre bene e non sempre truccati adeguatamente) e dialoghi che riecheggiano e a volte spiegano ciò che succede nelle altre storie, è chiaro che nelle idee dei tre registi di Cloud Atlas c’era ben più che la “semplice” reincarnazione. Probabilmente c’era anche la volontà di portare lo spettatore a vedere più volte il film per riuscire ad afferrarlo appieno, ma se lo spettacolo è visivamente eccelso e invita effettivamente alla seconda visione, non è detto che il groviglio del racconto abbia lo stesso effetto. Gli autori, insomma, si sono presi scientemente un grande rischio, ritenendo di poterselo permettere e ritenendo che ne valesse la pena. Ai singoli spettatori l’ardua sentenza.


La locandina di CLoud AtlasTitolo: Cloud Atlas (Id.)
Regia: Lana Wachowski, Tom Tykwer, Andy Wachowski
Sceneggiatura: Lana Wachowski, Tom Tykwer, Andy Wachowski
Fotografia: Frank Griebe, John Toll
Interpreti: Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Susan Sarandon, Hugh Grant, Doona Bae, Ben Whishaw, Keith David, James D’Arcy, Xun Zhou, David Gyasi, Robert Fyfe, Wuttke, Robin Morrissey, Brody Nicholas Lee
Nazionalità: Germania – USA – Hong Kong – Singapore, 2012
Durata: 2h. 52′


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Attualmente ci sono 19 commenti a questo articolo:

  1. mrfusion scrive:

    Io, da profano, non ci ho capito un cazzo.

    ps: ciao Alberto!

  2. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Sergio! Non ho dubbi che il film spiazzi e annoi molti. Sono convinto che anche i registi non si siano resi conto che il film avrebbe lasciato intuire cose che non erano nelle loro intenzioni…

  3. Marco Mercalli scrive:

    Per me è un film straordinario sono pienamente d’accordo sul fatto che sia volutamente enigmatico è anche a mio giudizio molto toccante e da una visione ottimistica e gratificante della vita , c’è un messaggio cristologico sempre presente e una vena religiosi/ spirituale costante che arricchisce di significato il film . Non ho letto il libro da cui è tratto ma ho capito da varie indicazioni che è uno dei rari caso in cui la trasposizione cinematografica è superiore. Per me la colonna sinora è da Oscar . MM

  4. Alberto Cassani scrive:

    Non sono sicurissimo che dia una visione ottimistica della vita… C’è sicuramente una visione ottimista delle possibilità che la vita ci offre, ma a me sembra che si voglia mettere l’accento sul fatto che per ottenere (idealmente) la felicità si debba lottare e soffrire non poco. Ma non ricondurrei questo a Gesù Cristo o all’insegnamento cattolico, quando a una generica spiritualità slegata dalle religioni come le intendiamo oggi.

  5. Marco Mercalli scrive:

    Caro Alberto ,
    Ti ringrazio per avere commentato il mio pensiero. Un vero gentiluomo.
    MM

  6. Alberto Cassani scrive:

    Be’, mi sembra il film giusto per provare a discutere dei massimi sistemi…

  7. Anonimo scrive:

    Non avevo chissa’ quali pretese o aspettative, ma alla fine del film mi son chiesto: si, vabbeh, ma c’e’ una trama o me la devo far spiegare da wikipedia? sara’ che dopo lost aborro ste minchiate paraspirituali, ma qualche nesso in piu’ tra le varie storie non avrebbe guastato (e no, se devo vedermi un film 3 volte per capirlo, c’e’ qualcosa che non quadra).
    just my 2 cents di uno che adorava il primo matrix.

  8. mrfusion scrive:

    dimenticai di firmare.. ;)

  9. Alberto Cassani scrive:

    No, dai: una trama c’è, anche se ingarbugliata dall’intreccio delle storie. O meglio: ci sono sei trame diverse legate (tra le altre cose) dall’idea della reincarnazione. Che poi fosse meglio essere meno criptici è verissimo, è il grosso difetto del film: una cosa è vedere due volte il film per notarne i particolari, un’altra doverlo vedere due volte per poter capire cos’è successo. Tutto sommato è lo stesso difetto anche de seguiti di Matrix, no? I Wachowski filosofeggiano senza essere in grado di farlo compiutamente.

  10. marco mercalli scrive:

    Meno male che ci sono le minchiate paraspirituali,visto che ci sono i non atei ed anti evoluzionisti. Io probabilmente sarò un po tardo ma The Matrix l’ho visto 30/35 volte e ancora mi sfugge qualcosa . L’esperienza mi ha insegnato che ogni opera,sia essa, letteraria, cinematografica, figurativa ,più la guardi leggi osservi ascolti più a fondo riesci a capirla(si fa per dire) senza mai arrivare però a capire esattamente ciò che l’autore avesse in mente. Si chiama interpretazione ,e più volte i significati sono stratificati (layers).

  11. Plissken scrive:

    Onestamente tendo ad essere in difficoltà per quanto concerne la volontà di andarlo a vedere o meno.
    La recensione è piuttosto esaustiva considerando la particolare “natura” della pellicola, e in conclusione tiene giustamente conto del carattere soggettivo dello spettatore, ovvero: ci sarà senz’altro chi riesce a dare un senso compiuto al tutto (perlomeno me lo auguro) e ci saranno coloro che avranno difficoltà a capire quale possa essere il concetto espresso dal film. Chissà perché, tendo ad annoverarmi in quest’ultima categoria.
    Quello che vorrei capire è se ci si trova dinnanzi ad un film che può effettivamente dar adito a molteplici interpretazioni oppure che non riesce ad esplicare efficacemente il proprio “messaggio”.
    Insomma a farla breve: esiste davvero un reale “bandolo della matassa”? Non sempre “enigmatico” è sinonimo di “interessante”, ma può essere un ottimo espediente atto a mascherare (riferendomi agli autori del film) insite mediocrità.

  12. Alberto Cassani scrive:

    A leggere le interviste con i tre registi si direbbe che di bandoli ce n’è più d’uno. L’impressione che ho avuto io è che le mire fossero alte ma le idee confuse, e che la forma cinematografica qui scelta abbia nascosto un po’ di questa confusione.

  13. Plissken scrive:

    Thanks… cercherò di far leva su

    “…lo spettacolo è visivamente eccelso e invita effettivamente alla seconda visione…”

    per farmi coraggio ed andare a vederlo. :-)

  14. Alberto Cassani scrive:

    C’è comunque da considerare anche le quasi tre ore di durata, eh?

  15. Plissken scrive:

    La speranza è che eventualmente ciò non rappresenti un problema…

  16. Robi1kenobi1 scrive:

    Complimenti per la recensione, e per il voto… questo è uno di quei film “nì” per eccellenza.
    Sembra di trovarsi davanti a un libro in cui ogni capitolo ci introduce situazione diverse, e se già in un libro è difficile star dietro a storie parallele , al cinema non ne parliamo proprio. A volte m’è sembrato di tornare a scuola in cui alla domanda secca del professore si rispondeva tergiversando dei massimi sistemi e facendo collegamenti improbabili.
    Insomma 3 ore sono un po’ troppe per lanciare un messaggio…
    soprattutto se è lo stesso di Matrix: “obbligo morale della devianza è la disobbedienza”.

  17. Alberto Cassani scrive:

    Il mio dubbio infatti è quello, che a conti fatti i Wachowski abbiano “semplicemente” ripetuto con parole diverse ciò che avevano già detto più di una volta. Al di là di questo, però, è comunque un film complicato da raccomandare o meno. E’ un buon film, ma è difficile che piaccia; e non per le ragioni giuste.

  18. Marco scrive:

    Concordo sia con la recensione che con quello che Albe ha scritto nei commenti precedenti.
    A parer mio è un grosso “pastiche” o “polpettone” ma che sono riuscito a seguire con interesse e, stranamente, non mi ha annoiato per tutta la durata.
    C’è da dire che solo grazie alla regia molto buona e ben gestita sia riuscito a seguirlo interamente.
    Riguardo alle storie ovviamente ci sono quelle interessanti e quelle meno, personalmente la soria ambientata nella Seoul futuristica non mi è dispiaciuta, vuoi per gli eventi narrati, sicuramente per la regia e vuoi per gli effetti speciali. Le altre bene o male parlano di cose già sentite o viste e le storie in esse sono alquanto prevedibili.
    Comunque prese a sè le storie sono abbastanza godibili, ma nell’insieme non mi han convinto più di tanto.
    Buona fotografia e colonna sonora che a volte regali bei momenti.
    Alla fine è come ha detto Albe: “Agli spettatori l’ardua sentenza”; io non lo consiglierei a priori.

  19. Mauro scrive:

    Al prezzo di un biglietto ti vedi 6 film, alcuni ottimi altri meno, ma tutti belli. Cosa vuoi di più? Certo se uno si aspetta di vedere ciò di cui è abituato rimarrà deluso… I film fuori dallo standard non da tutti vengono apprezzati (mi viene in mente dogville per il quale quasi mi scanno con un amico sostenendo che era una cagata pazzesca), questo però è a mio parere uno dei film di fantascienza più belli di sempre, da sconsigliare solo al pubblico dei cinepanettoni.

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