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Come si scrive una sceneggiatura - Parte 3

3 settembre 1997 Articoli, Tecnica 33 Commenti
Macchina per scrivere

Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico” per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI)

Anno scolastico 1997/98


Istantanea dei personaggi

È molto importante il modo in cui presentate il vostro protagonista la prima volta. Spesso capita di avere a disposizione una scena introduttiva per il protagonista, prima che il personaggio si ritrovi effettivamente dentro l’azione. Questa scena dev’essere una specie di carta d’identità, una fotografia istantanea del protagonista, qualcosa che resti impresso nella mente dello spettatore lungo tutto il film. A questo punto è molto importante la lista che si è fatta all’inizio, quella riguardante ciò che il pubblico deve conoscere del personaggio. In particolare ciò che deve sapere subito. Quello che bisogna riuscire a fare è creare una scena che illustri tutti gli elementi che fanno parte di questa lista. Certo, non è facilissimo, ma se volete che la vostra sceneggiatura abbia un buon ritmo dovete fare in modo di non essere obbligati a perdere tempo ogni volta che succede qualcosa per rivelare al pubblico un lato del carattere e della vita del vostro protagonista.

Prendiamo ad esempio la prima scena de I Predatori dell’Arca Perduta: mentre una sovrimpressione ci avvisa che ci troviamo in Sud America nell’anno 1936 vediamo Indiana Jones attraversare velocemente la giungla. Le guide che l’accompagnano scappano una ad una, impaurite. Quando Indy raggiunge il Tempio, in compagnia di una sola persona, scopriamo perché tutti gli altri sono scappati («Nessuno è mai uscito vivo da lì»). Appena entrati i due vengono assaliti da un gran numero di ragni e trovano lo scheletro di colui che li ha preceduti nell’esplorazione del Tempio. Dopo aver saltato una botola senza troppi problemi ed aver evitato trappole a pressione sul pavimento Indy è finalmente davanti ad un idolo d’oro, che era ciò che stava cercando. Prende un sacchetto pieno di sabbia e lo svuota un poco per renderlo pesante, ad occhio e croce, quanto la statuetta. Con una mossa velocissima sostituisce l’idolo con il sacchetto. Soddisfatto si appresta ad uscire quando inizia a crollargli tutto addosso. Indy cerca di scappare, ma per saltare la botola getta l’idolo alla guida, che scappa lasciandolo lì. Lui salta la botola e si infila sotto un muro che si sta chiudendo, evitando di finire schiacciato dal crollo. Nel rotolare sotto il muro, però, ha perso la frusta, e rischia un braccio per recuperarla, proprio quando il muro si chiude. Ripresa la via dell’uscita trova il cadavere della guida e recupera l’idolo, ma deve riprendere subito a scappare, inseguito da un masso gigantesco. Una volta fuori Indy riceve il benvenuto di un gruppo di indigeni che lo tiene sotto tiro con delle cerbottane. Un francese con il quale si è scontrato diverse volte («Peccato che non la conoscano bene come la conosco io, Belloq») gli toglie l’idolo. Ancora una volta il coraggioso Indiana Jones è costretto a scappare. Gli indigeni lo inseguono, ma lui riesce ad arrivare ad un fiume dove lo attende un suo amico su di un aereo. I due riescono a decollare in tempo per evitare le lance degli indigeni, ma Indy è spaventato per qualcos’altro: c’è un serpente enorme sotto il suo sedile!

Questa scena dura 12 minuti, ma alla fine, quando riusciremo finalmente a tirare il fiato, ci troveremo già proiettati nell’atmosfera del film e avremo scoperto diverse cose della vita e del carattere di Indiana Jones:

  • Siamo nella foresta amazzonica negli anni che hanno preceduto l’inizio della Seconda Guerra Mondiale.
  • Indy è un avventuriero che gira il mondo alla ricerca di tesori perduti, anche se non sappiamo ancora perché.
  • È una persona intelligente (si rende conto che il sacchetto di sabbia è troppo pesante rispetto all’idolo e lo svuota) e pronta di spirito (sa come sfuggire a situazioni critiche).
  • È ben allenato, perché riesce a saltare la botola e a sfuggire al masso ed agli indigeni.
  • Tiene molto alla sua frusta.
  • Ha un nemico di lunga data.
  • Ha un sacco di amici pronti ad aiutarlo in caso di bisogno.
  • Ha una paura folle dei serpenti.

Nel prosieguo del film tutte queste caratteristiche verranno ripresentate in situazioni diverse, ma il pubblico le darà per scontate perché ne è già venuto a conoscenza fin dall’inizio. Sarà più facile, quindi, concentrarsi sull’azione vera e propria.

Un modo per introdurre il vostro protagonista è quello di avere degli altri personaggi che parlano di lui, prima ancora che il pubblico l’abbia mai visto. Il problema, però, è che in questo caso si finisce per avere una scena di dialogo abbastanza lunga, e non bisogna dimenticare che il film è fatto soprattutto di immagini, di azioni. È sempre meglio mostrare che dire, ed il modo migliore è mostrare il protagonista nell’esercizio “delle sue funzioni”. Tra l’altro cercate di evitare di usare sovrimpressioni, mostrate un cartello stradale od un monumento caratteristico del luogo piuttosto che scrivere dove ci troviamo. Far vedere il Duomo è sufficiente a far capire al pubblico che siamo a Milano. Certo, potete sempre far vedere la Torre Eiffel e poi scrivere “Tokyo”, se volete ottenere un effetto comico… Non esagerate nell’uso della voce narrante, perché spesso un commento intelligente non è accompagnato da immagini altrettanto interessanti. Non ha importanza che lavoro faccia il protagonista, chi sia esattamente, dove viva e con chi abbia a che fare; dovete fare in modo che gli spettatori riescano a familiarizzare con lui il più presto possibile, in modo che non siano tentati di esplorare troppo la sua psicologia durante il film, quando la loro attenzione dovrebbe essere rivolta ad altre cose.

Ci può essere, però, il caso in cui il pubblico debba “scoprire” il protagonista poco alla volta. Questo succede soprattutto quando si narra la storia di un nuovo arrivato, di qualcuno che spunta fuori dal nulla e provoca interesse nella comunità in cui cerca di inserirsi, quello che in America si chiama “new kid in town”. Se vogliamo dare agli spettatori la stessa idea che hanno i personaggi che entrano in contatto per la prima volta con il nostro protagonista allora dovremo rivelare il meno possibile di lui, solo lo stretto indispensabile. In questo caso la cosa risulterà abbastanza problematica, perché ad ogni nuova rivelazione il pubblico ricontrollerà mentalmente tutto quello che già sa su di lui e salteranno fuori tutte le incongruenze con le cose che il personaggio ha fatto e detto fino a quel momento.

Oltre al protagonista ci possono essere anche altri personaggi importanti nel film, i cosiddetti coprotagonisti. Non considerateli mai secondari, anche se lo sono. Dovete disegnarli con la stessa cura con cui create il vostro protagonista. Dovete renderli interessanti agli occhi del pubblico quanto il protagonista. Avendo meno tempo a disposizione risulta più difficile esplorare tutti gli aspetti del loro carattere e della loro vita, ma è proprio la cura di questi particolari nei coprotagonisti che separa un buon film da uno solamente mediocre. Avete mai notato, per esempio, che nei film animati di Walt Disney i coprotagonisti sono sempre quelli più simpatici, quelli che restano maggiormente nella mente dello spettatore (oltre che quelli che cantano le canzoni migliori)? Tenete presente, poi, che personaggi diversi avranno un modo diverso di vedere le cose ed affrontare i problemi. Dal modo in cui si comportano e parlano deve venir fuori il loro carattere, le loro abitudini, proprio come nella vita reale. Se avete un gruppo di protagonisti abbastanza numeroso potete rendere le loro scene più interessanti facendo in modo che abbiano un modo diverso di comportarsi nella stessa situazione, un modo diverso di commentare la situazione. Ad esempio un personaggio potrebbe vedere sempre il lato negativo delle cose, oppure potrebbe criticare sempre ciò che fanno gli altri… Anche se poi il resto della caratterizzazione sarà abbastanza piatta, basteranno queste sfumature per rendere ogni personaggio diverso dagli altri.

Tenete sempre presente che ciò che rende interessante una scena è il conflitto che i personaggi si trovano ad affrontare. Questo non vuol dire che ad ogni scena ci dev’essere una rissa, ma ci dev’essere un dilemma, una decisione importante che i personaggi devono prendere. Si può trattare di decidere se rivelare qualcosa a qualcuno oppure tacere, se affrontare un personaggio con le buone o con le cattive, se aprire quella porta o scappare a gambe levate…
Spesso in queste situazioni la cosa migliore da far fare ai propri personaggi è quella meno prevedibile, quella più sorprendente. In effetti se create un personaggio interessante e poi gli fate fare delle cose scontate ed ovvie lungo tutto il film finirete per rovinarlo, per cancellare la buona impressione che potreste aver fatto nei confronti del pubblico. In qualunque situazione i personaggi si trovino, c’è sempre una reazione che il pubblico si aspetterà da loro. Evitatela. Fate in modo che facciano qualcos’altro, scavate nella vostra testa per trovare qualcosa di interessante, di inaspettato ma credibile, di verosimile. In qualunque situazione i personaggi si trovino, avranno sempre la possibilità di fare qualcosa di completamente inaspettato. Una reazione inaspettata può trasformare una scena discreta, normale, in una scena memorabile. Ad esempio: abbiamo visto i protagonisti di Full Monty discutere del fatto di non avere lavoro per più di un’ora, vederli in fila all’ufficio collocamento non è particolarmente eccitante, soprattutto perché sono arrabbiati gli uni con gli altri e non si parlano. Sennonché nella sala si diffondono le note della canzone di Donna Summer Hot Stuff e loro, tranquillamente, si mettono a ballare, incuranti degli sguardi degli altri disoccupati. Questo comportamento inaspettato, strano ma verosimile per quei personaggi, rende la scena spassosissima e assolutamente indimenticabile. Questo succede perché sono i personaggi, il loro comportamento, a guidare lo sviluppo della scena, e come già detto il film è costruito soprattutto dalle azioni dei personaggi. Allora cosa si può fare? Be’, una volta che date vita al vostro protagonista, cercate di farvi guidare da lui nello sviluppo della storia.

I dialoghi

In genere i dialoghi sono la cosa che, escluse un paio di scene qua e là, resta più impressa nelle menti degli spettatori. La cosa più importante, a prescindere dal tipo di film che state scrivendo, è che i dialoghi siano realistici. Ma anche ponendo che lo siano, questo non vuol dire che siano buoni. Anzi, spesso si finisce per scrivere scambi di battute incredibilmente ovvi e dialoghi quantomeno zoppicanti. Vediamo quali sono gli errori più comuni che si fanno in questa fase e come si può cercare di correggerli.

  • Il problema maggiore, e la cosa peggiore da fare, è il rischio di essere ridondanti. Cioè di far dire ad un personaggio qualcosa che si è già espresso con le immagini. Anche se in quella situazione una persona reale farebbe esattamente quel commento, in un film la cosa può non funzionare. Sarebbe semplicemente noioso vedere dei personaggi spiegare per filo e per segno una cosa che ci è già stata mostrata in maniera chiara con delle immagini. Bisogna cercare di dare allo spettatore solo la parte interessante della storia.
  • Nella vita reale capita che le persone, parlando, girino intorno ad un argomento prima di affrontarlo. Raramente si dice quello che si pensa veramente, si tende piuttosto a tastare il terreno, a danzare intorno all’argomento, in modo da non fare una sparata fuori luogo. In genere, più una cosa ci interessa più difficilmente ci butteremo a testa bassa sull’argomento. Dovrebbe capitare anche nei film.
  • In situazioni particolari si tende a nascondere i nostri veri sentimenti dicendo esattamente l’opposto di quello che pensiamo. Se tremiamo di paura, tenderemo generalmente a dire che non siamo assolutamente spaventati. Tenderemo a nascondere la verità agli altri, e a noi stessi. In un film i personaggi tendono troppo spesso a non rispecchiare questo aspetto.
  • Spesso, guardando un film, ci capita di sentire una frase che suona molto simile ad una che abbiamo già sentito in un altro film. Se, andando al cinema, vi dovesse capitare di sentire una frase simile ad una che avete scritto in una vostra sceneggiatura… cancellatela subito!
  • Il modo migliore di rendere un dialogo interessante è quello di renderlo più colorito. Non nel senso di riempirlo di parolacce, ma di usare degli esempi, dei paragoni. Questo renderà i vostri dialoghi più frizzanti, più personali.
  • È molto importante curare al massimo ogni singola battuta di dialogo, ogni singola parola. La cosa migliore da fare per rendere più interessanti i vostri dialoghi è quella di rileggerli tutti con attenzione e trovare il modo migliore per dire le stesse cose, il modo più intelligente, più brillante, più arguto, più spiritoso.
  • Ogni persona parla in un modo assolutamente personale. Ognuno ha il proprio vocabolario, le proprie espressioni preferite, il proprio intercalare. Fate in modo che questa varietà si possa ritrovare anche nei dialoghi che scrivete. Facendo finta di non conoscere a memoria la sceneggiatura, potreste coprire i nomi dei personaggi e capire chi sta parlando solamente dal modo in cui si esprime?
  • Se volete avere un dialogo molto ritmato, parlato abbastanza in fretta, non potete scrivere delle battute troppo lunghe. Più le battute sono lunghe più il ritmo della scena sarà lento. Tenete ben presente il numero di parole che usate in ogni battuta, perché ha un’importanza enorme, anche se non esiste un vero e proprio “limite massimo”. Se volete dare al dialogo un ritmo molto sostenuto dovete scrivere dei “botta e risposta”. Spesso conviene anche riprendere, nella risposta, parte della botta: «È un buon poliziotto» – «Adesso è un poliziotto morto».
  • Un altro modo per controllare il ritmo delle scene di dialogo è quello di far fare qualcosa ai personaggi, mentre parlano. Nella sceneggiatura si darà un accenno all’azione che un personaggio sta compiendo quando si vuole “far prendere fiato” allo spettatore, quando ci vuole un momento di silenzio. I momenti di silenzio sono importanti quanto quelli di conversazione.
  • Date allo spettatore il tempo di capire cos’ha visto, o sentito. Non mettete mai, ad esempio, due battute divertenti una dietro l’altra, perché se il pubblico ride per la prima potrebbe non riuscire a sentire la seconda. Se poi volete dare maggior peso ad una frase fatela seguire da un istante di silenzio, nel quale, ad esempio, l’interlocutore guarda il personaggio con aria sorpresa. Questo darà allo spettatore il tempo per riflettere e la frase gli entrerà bene in testa.
  • Dialogo è sinonimo di conversazione, ma quante volte, in un film, capita di vedere un personaggio che inizia a parlare e per fargli chiudere la bocca bisogna piazzargli una pallottola in fronte? Troppe, decisamente troppe. Nella vita reale le persone fanno conversazione, non fanno discorsi, non tengono conferenze. E le conversazioni sono fatte di scambi di brevi battute. Ricordatevelo.


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Attualmente ci sono 33 commenti a questo articolo:

  1. Andrea scrive:

    Ciao Alberto,
    complimenti per questo tuo testo.

    Non capisco una cosa: come mai all’inizio delle sceneggiature non si inserisce l’elenco dei personaggi come accade per esempio nei copioni delle opere teatrali?

    Andrea

  2. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dei complimenti, Andrea.

    La lista dei personaggi viene stilata a parte, in un secondo momento e in genere non dallo sceneggiatore. Non è mai esistita l’abituidine di mettere un elenco dei personaggi all’inizio della sceneggiatura, probabilmente perché un film non si gira in sequenza e tutto insieme, e quindi non c’è la necessità di sapere quali e quanti personaggi ci sono, visto che non saranno mai sul set tutti insieme.
    La lista dei personaggi viene comunque stilata da un assistente del produttore una volta che si decide di realizzare il film, in modo da poter effettuare il casting, ma rimane sempre e comunque una cosa separata dalla sceneggiatura.

  3. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Però nella sceneggiatura di apocalypse now presente su CineFile l’elenco di personaggi e attori c’è eccome.

  4. Alberto Cassani scrive:

    Sì, ma quella è un’aggiunta fatta da chi ha trascritto la sceneggiatura in versione elettronica. Ce ne sono delle altre, con la stessa lista, ma non è una cosa che compare nella sceneggiatura originale.

  5. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Ho capito.

  6. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Qualcuno ha qualche consiglio da darmi su come scrivere un duello di arti marziali?

  7. Alberto Cassani scrive:

    Puoi scaricare la sceneggiatura di “La Tigre e il Dragone” e farti un’idea leggendo quella. In ogni caso, però, se vuoi descrivere nel dettaglio i combattimenti devi avere bene in mente come dev’essere girata la scena, altrimenti mi sa che è meglio rimanere sul vago.

  8. germano scrive:

    Salve Alberto, sto leggendo con interesse le varie lezioni per sceneggiatura. Premetto che sono uno scrittore come si osa definire oggi ” emergente”, per chi da poco tempo ha deciso di fare il salto della staccionate, e cioè, poter far conoscere ai lettori quali siano le proprie emozioni, quali siano anche i propri limiti, ma sopratutto, quale sia l’interesse di chi ha letto ciò che scrivi.
    Tra poco ” entro maggio”, sarà pubblicato un mio libro, il quale soggetto, ritengo, possa essere pertinente ad una sceneggiatura per fiction. Sono consapevole, e non mi illudo, che la strada da percorrere sia lunga e come si dice, “piena di insidie”, ma come dicevano i latini quindi non scoraggiarsi mai, anche per non perdere quella se pur flebile speranza, di tornare a scrivere qualcosa che ti emozioni, prima di emozionare.
    mi piacerebbe,sapere da lei, se gradirebbe leggere una sinossi, al fine di commentarne il contenuto, con sicuro e competente giudizio. Cordialmente Germano – Roma -

  9. Anonimo scrive:

    Ciao Alberto ma se decidessi di adattare la mia sceneggiatura per il cinema (ammmesso che possa farlo) avrei piu chance? e in questo caso come devo muovermi? io la mia sceneggiatura l’ho registrata alla siae ma non ho messo una fotocopia dell’attestato in copertina speriamo che non me la rubino.. ma comunque possono rubarmi anche una parte in questo caso come faccio a dimostrare che è stata copiata e non è una semplice coincidenza? ciao grazie per la risposta a presto

  10. antonella scrive:

    Scusa l’anonima sarei io.. Antonella ho fatto qualche pasticcio con il pc di nuovo ciao

  11. Alberto Cassani scrive:

    Germano, francamente preferirei evitare di fare questo tipo di recensioni: se tu sei soddisfatto di ciò che hai scritto va bene così. Quello che puoi fare, se il tuo editore te lo permette, è di mandare una copia del tuo libro alle varie case di produzione che potrebbero essere interessate a farne un film. Già il fatto che sia un libro pubblicato penso ti dia qualche chance in più.

  12. Alberto Cassani scrive:

    Antonella, in realtà in Italia ci sono più soldi per la televisione che per il cinema. Vedi tu se pensi che la tua storia sia più adatta al pubblico cinematografico o a quello televisivo, ma se ormai hai scritto una fiction intanto cerca di far produrre quella e nel frattempo puoi adattarla per il cinema. Comunque se l’hai registrata alla SIAE ti conviene scriverlo sulla copertina.
    Se ti rubano l’idea o una parte della sceneggiatura devi andare da un avvocato e fare causa, poi sarà il giudice a stabilire se è una casualità o è un proprio furto. E’ chiaro che se tu puoi dimostrare di aver mandato una copia della tua sceneggiatura alla casa di produzione che ha poi realizzato il film incriminato sei a buon punto.

  13. sara scrive:

    ciao come faccio a scrivere un copione di una storia d’amore di due amici che si conoscono da piccoli e si perdono di vista e si ritrovano nella stessa scuola pero ognuno aveva il suo gruppo fanno finta di non conoscersi e gli amici di lui non vogliono nessun fidanzamento nel loro gruppo allora si fidanzano di nascosto ma alla fine lo dicono e rinunciano al gruppo per stare insieme dopo tante litigate grazie è un film per la scuola siamo 10 maschi 7 femmine

  14. sara scrive:

    scs e nella storia d’amore ci sono anche problemi in famiglia tutti i personaggi avranno storie d’amore e dove girare il film senza avere un teatro ?? mi puoi are un consiglio comunque i ragazzi nel film hanno tutti 16 17

  15. Alberto Cassani scrive:

    Sara, tecnicamente non ci sono differenze tra la sceneggiatura di un film girato a scuola e uno “vero”. Il mio consiglio è di scrivere una storia semplice, e in questo caso soprattutto di scriverla pensando bene agli attori che hai a disposizione: se hai 10 maschi e 7 femmine crea 10 personaggi maschili e 7 femminili, non uno di più. Comincia a scrivere un soggetto abbastanza dettagliato, poi cerchi i luoghi in cui girare e da lì scrivi la sceneggiatura.

    Non avere a disposizione i teatri di posa non è un problema insormontabile: con le telecamere moderne si può girare benissimo nelle case vere o in ambienti esterni non pienamente controllabili. Bisogna stare più attenti all’illuminazione, ma se ci si impegna si può fare benissimo. Per questo dicevo di trovare prima i luoghi e poi scrivere la sceneggiatura, così è più difficile trovarsi a non poter girare una scena perché non si ha dove girarla.

  16. sara scrive:

    grazie mille ti piacerebbe vedere un film cn 4 femmine 1 e 2 sorelle la mamma e 6 maschi 1 papa e 2 fratelli tutte famiglie e figli ambientati in case diverse cortili diversi mi puon dare uno spunto grazie please

  17. Alberto Cassani scrive:

    Sara, come faccio a darti uno spunto? Partite da qualcosa di realmente accaduto e ripensatelo per come avreste voluto che andasse, poi ci aggiungete intorno tutti gli altri personaggi. Tieni presente, comunque, che più personaggi importanti ci sono più è difficile gestirli.

  18. posso avere un aiuto

  19. Alberto Cassani scrive:

    Giuseppe, in queste settimane non sono in Italia e non ho internet sempre a disposizione. Però se hai pazienza, scrivi pure che problema hai che appena mi collego provo a risponderti.

  20. Federico scrive:

    Ciao Alberto,
    premetto che ho molto apprezzato queste tue lezioni, oltre poi alle varie recensioni dei film, ma a parte questo vorrei chiederti un consiglio. L’idea di lasciarsi guidare dal protagonista nello scrivere una sceneggiatura mi affascina molto, ma come hai detto anche tu più personaggi ci sono più le cose si complicano; nel mio caso in particolare la storia riguarderebbe un gruppo di persone su cui è incentrata la vicenda, ma senza che una di loro ne sia la vera protagonista a discapito delle altre, quindi vorrei trovare il modo di concedere il giusto spazio a tutti senza concentrarsi troppo su qualcuno in particolare. Potresti darmi una dritta su che “metodo” usare?

  21. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dell’apprezzamento, Federico. Comunque, a me non piace consigliare metodi di lavoro, perché una cosa che è utile a qualcuno può risultare una perdita di tempo per qualcun altro. Dipende tutto dalle singole persone. Personalmente, però, quando mi dilettavo a scrivere sceneggiature mi piaceva molto scrivere cose con più personaggi, perché permettono di fare molte più cose, di raccontare ogni scena scegliendo da tanti punti di vista diversi tra loro. Poi è quasi matematico che si finisca per schiacciare qualche personaggio rispetto a qualche altro, ma la coralità non è mai un male, come concetto.
    Tenuto conto che è importante iniziare la sceneggiatura avendo ben presente che tipo di personaggi ne faranno parte, magari può essere conveniente scriverne davvero una breve biografia, una specie di articolo biografico o magari persino un’intervista per familiarizzare con il loro modo di parlare. Mettere per iscritto, e quindi rifletterci su, ogni aspetto della vita e della personalità dei personaggi, anche se poi molte di queste cose non avranno niente a che fare con il film. Trattare, insomma, i personaggi come persone reali, che è poi il modo migliore per scrivere personaggi realistici. Una volta ben chiara la vera natura dei personaggi, sarebbe appunto meglio sforzarsi di trovare di volta in volta il personaggio migliore attraverso i cui occhi raccontare un determinato momento del film.
    Invece la cosa più semplice, e non a caso la più utilizzata dagli sceneggiatori, è lasciare il palcoscenico ai singoli personaggi a rotazione, dare a ognuno il proprio momento per brillare. Ma questa è una cosa abbastanza innaturale e spesso controproducente perché prevedibile e finta.
    Poi dai un’occhiata a qualche film corale, per farti un’idea. “Breakfast Club”, “St. Elmo’s Fire”, “Il grande freddo” e “Gli amici di Peter” sono probabilmente gli esempi migliori.

  22. Federico scrive:

    proverò a fare così, allora. grazie mille!

  23. Ilaria scrive:

    Ciao,
    Grazie mille per la risposta alla domanda che ti ho posto al termine della lezione 2.
    Approfitto ancora della tua gentilezza due tre domande un po’ sceme. Nello scrivere i dialoghi è meglio mettere sempre il nome del personaggio o il modo in cui è denominato? Nel senso…se è un personaggio si chiama Andrea ad esempio, e è il capo della polizia, faccio per dire, sia nelle descrizioni che nel dialogo è meglio scrivere ANDREA, piuttosto che capo della polizia? So che sembra una domanda un po’ stupida eppure non so perchè ma andando a scrivere mi è venuto spontaneo mettere il loro ruolo nella storia più che il nome…me ne sono accorta dopo.
    La seconda invece riguarda la descrizione iniziale della città. Io vorrei ambientarlo a New York, non ci ho vissuto ma ci sono stata. Tramite fotografie, ricordi e molta molta ricerca ho ricostruito almeno le parti di città che più mi interessano, il centro di manhattan e una zona più periferica. Mi rendo conto che non basta questo per poter descriverlo al meglio e allora mi stavo chiedendo se non debba semplicemente descriverlo, quindi parlare di grattacieli e atmosfere, senza nominarlo affatto… è il caso oppure potrebbe risultare all’occhio di un ipotetico lettore un lavoro poco curato? Ma non so come fare altrimenti. Mica posso scrivere: centro di Manhattan. Inverno. O si? atroce dubbio..
    la terza invece riguarda i flashback, cosa ne pensi? Ho scritto una sorta di thriller e ho lavorato sulla struttura per tantissimi mesi, componendo una scaletta, cancellando e ricreando nuove scene (i libri di Syd Field mi fanno male :P) e ho cercato di vedere se c’erano altri modi di raccontarla escludendo i flashback, ma non ci sono riuscita, in un modo o nell’altro tutte le strade mi riportano a utilizzarli. Ma temo, anche integrandoli bene, che possano risultare pesanti e ciò mi blocca un po’.
    ti ringrazio ancora tanto per la tua gentilezza.
    Ilaria

  24. Alberto Cassani scrive:

    Ilaria, anch’io non amo più di tanto i flashback, ma quando ci vogliono ci vogliono. Se ritieni che la storia non possa funzionare senza usali, cercando di non renderli troppo frequenti da appesantire la narrazione. Prova magari a riorganizzare la scaletta in senso cronologico e vedi se il film può andare comunque, altrimenti resta con i flashback e amen.

    I personaggi, nei titoli e nelle descrizioni delle scene, dovrebbero essere sempre indicati con lo stesso nome. Fa eccezione ovviamente il caso in cui due personaggi sono in realtà la stessa persona ma noi non dobbiamo saperlo. Se si tratta un personaggio importante si usa il nome, se è invece di poco conto si può usare il ruolo. Secondo me nel tuo caso, per quanto ti possa sembrare diversamente, è meglio chiamare il personaggio Andrea piuttosto che Capo della polizia (che tra l’altro è una definizione fastidiosamente lunga).

    Per quanto riguarda la città, in realtà dipende da come immagini il film: se New York dev’essere New York non puoi non nominarla, se invece si tratta genericamente di una città statunitense senza nome allora puoi evitare di scriverne il nome. Ma se una scena dev’essere una veduta invernale di Mahattan, allora EST. MANHATTAN – INVERNO va benissimo. Considera comunque che la conoscenza da parte tua dei dettagli della città serve più a te che a chi legge la sceneggiatura: tu devi sempre aver ben chiaro il luogo in cui una scena si svolge, devi vederlo anche nei suoi particolari, mentre al lettore racconterai solo quello che serve che lui sappia. Ma la decisione sul nominare la città o meno è fondamentale: se il film dev’essere ambientato a NY, dev’esserlo anche la sceneggiatura.

  25. Ilaria scrive:

    Grazie mille per la risposta velocissima e scusa ancora se ti scoccio..
    tu credi che i flashback possano penalizzare la storia e l’eventuale lettura in Italia così come all’estero?

    Il fatto è che il mio personaggio scopre man mano cose che non ricorda più e che sono state bloccate da lui stesso a causa di uno shock che non ha solo origini recenti. Ciò che non ricorda in questo presente è stato influenzato da questo ‘shock di origine’ che lo ha spinto ad agire in una certa maniera di cui si pente amaramente, e che tutt’ora, senza che se ne renda conto lo continua a influenzare. Per superare questo shock che lo assilla quindi è costretto a mettersi in gioco, e più lo fa, più riacquista pezzi (è un po’ complicato da spiegare… in sostanza lui non ricorda, si butta a capofitto in una situazione credendo sia la cosa giusta, nell’affrontarla si rende conto 1. che il passato lo continua a inseguire 2.che sta scappando e che non sta affrontando la cosa, e che tutto quello che si è andato a costruire in quei mesi è falso, visto che le persone che lo circondano lo hanno reso quello che è a causa di ciò che è successo in quella parte di passato che non ricorda).
    Io ho fatto due scalette, sia quella in ordine cronologico, divisa tra backstory e presente, che quella che sarebbe alla base della sceneggiatura. Ho passato mesi interi a scomporre e ricomporre questa scaletta per capire qual’era il modo migliore per raccontarla e anche io vorrei tanto evitare i flashback, temo che la sceneggiatura perda in qualche modo di valore e risulti pesante, ma non sono riuscita. In ordine cronologico mi sembra che perda, perché vorrei seguire il suo presente e usare l’antefatto per rafforzare le sue motivazioni e le conseguenze.
    Eppure la questione flashback, con tutto che vorrei integrarli come fossero una prosecuzione dell’azione del presente, non sono ancora riuscita a risolverla. Shutter Island usa il tipo di flashback che apprezzo, mi piacciono molto i thriller psicologici di questo tipo, ma è Scorsese… e la maggior parte dei film con i flashback sono lenti, se non noiosi.
    Non vorrei precludermi delle possibilità, se mai ce ne fossero, perché la mia storia è raccontata nella maniera sbagliata. Alla fine la struttura è importante quanto la storia. Non voglio proprio sbagliare su questo, ma posso rimanere mesi e mesi senza riuscire a decidermi? Oltretutto nel frattempo sto anche scrivendo, e questo mi rallenta.
    Grazie ancora e scusa la lunghezza! Sono quasi esasperata, vorrei semplicemente riuscire a dedicarmi con tutta me stessa a scrivere, senza avere più ripensamenti

  26. Alberto Cassani scrive:

    Ma guarda, vai tranquilla che se un produttore dovesse comprarti la sceneggiatura la rimaneggiano loro per perfezionarla a seconda delle loro necessità. Nell’industria italiana, in questo senso, ci sono probabilmente più lungaggini rispetto a Hollywood ma è molto più facile che la facciano correggere a te (con l’assistenza di un loro uomo di fiducia, che di solito è un incompetente).

    Ad ogni modo, da come la metti giù non avrebbe senso organizzare il film secondo la cronologia dei fatti. L’importante a questo punto è che i flashback non siano troppi né troppo lunghi. Penso che la cosa migliore sia che abbiano ripercussioni immediate sul presente: il protagonista vede qualcosa, gli torna in mente un particolare passato e si comporta di conseguenza. Se invece i due piani restano praticamente divisi allora che non va bene, a meno proprio di voler raccontare storie separate, tipo “The Burning Plain”. Ma non mi sembra questo il caso.

  27. Ilaria scrive:

    grazie ancora!!
    Sì, l’idea era quella. Integrarli comunque nel tessuto narrativo, in parte tramite i ricordi dei co-protagonisti (presenti nella backstory) in modo che mettano in luce la situazione e i loro atteggiamenti oltre alle risposte del protagonista , in questo caso l’idea è di ricollegarsi a un gesto o a un luogo, e in parte facendo proprio scontrare il protagonista con il ricordo, non so spiegarmi bene…vorrei che a tratti il passato venisse incontro al protagonista per farsi ascoltare, renderlo visibile allo spettatore e a lui anche se tenta di ignorarlo. Era questa l’idea per renderli meno intrusivi possibile, e anche per rispettare l’idea iniziale che è legata molto alla psicologia del personaggio e al suo trauma.
    Non so neanche come ho fatto a costruire una storia così articolata…ora non posso far altro che farla uscire nel miglior modo possibile. Magari avessi più esperienza.
    Grazie ancora per la tua gentilezza

  28. Federico scrive:

    Ciao Alberto, è un po’ che non scrivevo ma sto affrontando un diciamo “dilemma” riguardo cui mi servirebbe un consiglio. In sostanza sto scrivendo un cortometraggio, della durata suppongo (“suppongo” perchè la parte tecnica è in mano ad altri) di 20 minuti massimo, e in cui vorrei raccontare la storia di due ragazzi, bullo e vittima, i quali, posti nella situazione estrema di sopravvivere assieme con una guerra nucleare in corso, divengono talmente amici da essere disposti a sacrificarsi l’uno per l’altro e viceversa, cosa che alla fine succederà.
    (interludio: mi rendo conto che il nucleare è esagerato, ma, detta sinceramente, mezza “troupe” è patita di zombie, perciò bene o male erano da inserire, in questo caso come classica conseguenza delle radiazioni)
    In conclusione temo che sviluppare una storia del genere in un quarto d’ora sia impossibile, e mi sto scervellando già da un po’ per uscirne. Ho cercato ovunque metodi per scrivere storie di impatto ma esprimibili in poco tempo, cosa che a periodi continua a riapparirmi come “missione impossibile”. Forse la chiave è essere un po’ meno ambiziosi e puntare magari a scenette comiche, o semplicemente quel “cercatene un’altra. Di idea, non di locandina”, che cito direttamente dalla tua prima lezione, ma questi sono poi pensieri miei. Se avessi una dritta o due io sono aperto a suggerimenti!

  29. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Federico. E’ vero che è meglio immergersi in progetti realizzabili, ma è anche vero che dovendo lavorare in gruppo bisogna adattarsi. Provare non costa nulla, mal che vada gli altri si renderanno conto dell’irrealizzabilità della cosa…
    Comunque, così su due piedi, direi che la cosa più semplice da fare è far accadere la catastrofe nella prima scena, mentre il bullo sta abusando della vittima. In questo modo è chiaro fin da subito il tipo di rapporto che li “lega” e basteranno un paio di battute di dialogo più avanti per far capire che la situazione non era nuova. Così, tra l’altro, il film partirebbe subito con una marcia alta, cosa che molti cortometraggi non fanno (sbagliando).

  30. Francesco scrive:

    Salve, scrivo dopo molto tempo dall’ultimo intervento e dopo molto tempo aver letto (due volte) questa utilissima guida.
    Sono, come ha scritto un altro utente un po’ di tempo fa, uno sceneggiatore “emergente”: ho 38 anni e ancora non sono entrato nella mezza età, quindi… Vengo subito al punto. Ho un problema ‘tecnico’ nella presentazione di un personaggio che non è quello principale, ma è quello del quale si innamora e che lui, il principale, vede per la prima volta senza conoscerne il nome, malgrado scambino alcune battute. Come posso presentarlo in sceneggiatura? Con il suo vero nome oppure con un generico RAGAZZA, sostituito poi, una volta conosciuto il nome in RAGAZZA/LUISA e poi LUISA?
    Grazie

  31. Francesco scrive:

    Ho dimenticato di aggiungere: come la descrivo nella sezione delle azioni, con il suo vero nome oppure, volendo suggerire una iniziale confusione, con il generico RAGAZZA di cui sopra?
    Grazie (2)

  32. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Francesco. Guarda, indicare un personaggio con due nomi diversi è sempre una pessima idea perché è sicuro che prima o poi si genera confusione e nel conto dei personaggi ne salta fuori uno di troppo. Ma comunque, il fatto che il protagonista non sappia il nome di un altro personaggio non vuol dire che non lo debba sapere neanche il lettore. Anzi, dare un nome anche ai ruoli più piccoli aiuta a dare statura ai personaggi rispetti agli omologhi: un cameriere è un cameriere e se lo si vede più di una volta non è immediato far capire che si tratta sempre dello stesso, dandogli un nome invece è automatico. Questo ovviamente non vuol dire che si debba dare un nome a tutte le comparse… Nel tuo caso, comunque, è assolutamente meglio indicare subito la ragazza col suo nome e dare subito la descrizione che si dà ai protagonisti: meglio togliere un po’ di sorpresa che far confusione in seguito.

  33. Francesco scrive:

    Grazie! Chiarissimo e soprattutto tempestivo!

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