Stai leggendo:

Come si scrive una sceneggiatura - Parte 5

1 settembre 1997 Articoli, Tecnica 64 Commenti
Macchina per scrivere

Testo introduttivo al corso di “Introduzione al linguaggio cinematografico” per la scuola media inferiore “L. Pirandello” di Sedriano (MI)

Anno scolastico 1997/98


I materiali

Per scrivere una buona sceneggiatura non basta avere una buona idea, né basta aver letto questa breve serie di articoli. Ci sono ancora da leggere molti libri, manuali, articoli… Ma ci sono anche alcuni programmi che facilitano a livello pratico la scrittura di una sceneggiatura.

La lista che segue non vuole essere in alcun modo esaustiva, perché un metodo di lavoro utile per qualcuno può risultare totalmente inutile per qualcun altro, e un consiglio utile per qualcuno può essere ridondante per qualcun altro. Però può essere una buona base di partenza per ampliare la propria conoscenza dell’argomento. Anzi: se conoscete altre risorse che possono essere utili anche agli altri segnalatele pure.

Libri

  • Luca Bandirali & Enrico Terrone, Il sistema sceneggiatura. Scrivere e descrivere il film (Lindau, 2009) – Partendo dalla classica Poetica di Aristotele comune a tutte le sceneggiature made in USA (e non solo), Bandirali e Terrone provano a spiegare come funzionano i film dal punto di vista narrativo, aiutando così non solo a scriverli ma anche “solo” a capirli.
  • Syd Field, La sceneggiatura. I film sulla carta (Lupetti, 1999) – Field è probabilmente il più importante teorico della sceneggiatura degli Stati Uniti. E’ considerato l’inventore della struttura in tre atti e dell’arco evolutivo del personaggio, e questo suo manuale spiega perfettamente i due concetti.
  • Syd Field, Come risolvere i problemi di sceneggiatura (Dino Audino, 2001) – Ulteriore manuale pratico scritto da Field, ottimo come lettura seguente al suo altro libro.
  • David Mamet, I tre usi del coltello. Saggi e lezioni sul cinema (Minimum Fax, 2002) – Mamet ha vinto il Premio Pulitzer per la commedia teatrale da cui è stato tratto il film Americani e ha ottenuto la nomination all’Oscar per le sceneggiature di Il verdetto e Sesso & Potere. Questo libro raccoglie in realtà tre suoi testi – La natura e lo scopo del dramma, Dirigere un film e Eresie e consigli sensati per l’attore – che affrontano tre dei momenti più importanti della creazione filmica.
  • Robert McKee, Story (International Forum Edizioni, 2000) – Robert McKee è uno dei guru della sceneggiatura di Hollywood, docente di uno dei corsi sull’argomento più seguiti degli Stati Uniti. Questo libro ne riassume le idee e le linee guida, ma è tutt’altro che di facile lettura a causa dell’abitudine dell’autore di aprire più di una parentesi all’interno di uno stesso discorso. Imprescindibile, ma solo per esperti.

E’ comunque altamente consigliato leggere molte sceneggiature, non solo quelle presentate su CineFile e non solo quelle statunitensi, e paragonarle poi al risultato finale sul grande (o piccolo) schermo.

Siti internet

  • 13 trucchi per riuscire a scrivere – Traduzione italiana di un articolo in cui Chuck Palahniuk regala alcuni consigli per superare il blocco dello scrittore, o semplicemente la non voglia di mettersi a scrivere.
  • Sceneggiatori.com – Ideale punto di contatto tra gli esordienti e i professionisti già affermati, il sito pubblica anche diverse sceneggiature inedite vincitrici di alcuni Festival di categoria.
  • Scrittori Associati di Cinema e Televisione – Il sito ufficiale dell’associazione degli scrittori di cinema, Tv e comunicazione multimediale in genere. Oltre a pubblicizzare le attività dell’associazione segnala anche eventi in territorio italiano che possono interessare scrittori e aspiranti scrittori.

Software

  • CeltX – Il miglior programma gratuito per scrivere sceneggiature. Completissimo, permette di gestire automaticamente anche l’intero piano di lavorazione e rende più veloce la scrittura grazie ad una serie di ben congegnate hotkeys. Consigliatissimo.
  • Final Draft – Il programma più famoso per creare sceneggiature, l’unico che permette di registrare direttamente le proprie sceneggiature alla Writers Guild of America. Ma ovviamente questa non è una funzione che interessi gli utenti italiani… Quasi perfetto, ma è solo in inglese e costa 250 dollari.
  • Montage – Programma commerciale solo per MacOS. Compatibile con Final Draft, offre un controllo completo sul testo che si sta scrivendo. Esiste una versione di un paio d’anni fa tradotta e adattata in italiano, che conteneva come manuale di sceneggiatura il testo che avete appena letto. La versione più recente costa 100 dollari e non offre niente di più di quello che si può fare con CeltX.
  • Roughdraft – Il programma di più semplice utilizzo, in pratica è un word processor che serve per formattare automaticamente lo scritto secondo le necessità di una sceneggiatura. Va benissimo per chi vuole iniziare a scrivere e non vuole curarsi di nient’altro che la scrittura.


Percorsi Tematici

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 64 commenti a questo articolo:

  1. Andrea scrive:

    Ciao Alberto,
    sono meravigliato dalla potenza di CeltX, siamo sicuri che sia completamente gratuito? Non c’è il trucco??

    Andrea

  2. Alberto Cassani scrive:

    Non l’ho mai usato molto a lungo, solo qualche giorno per testarlo, ma mi pare proprio non ci sia alcun trucco.

  3. daniele scrive:

    ciao alberto,
    complimenti e grazie per tutto quello che pubblichi su questo sito!

    mi chiamo daniele e sto per concludere i miei studi in architettura. credo che l’architettura non sia così distante dal cinema, considerando che quest’ultimo tratta una serie di “spazi reali” -quelli sul set, in cui gli attori agiscono- che in una somma temporale vanno a creare uno “spazio irreale”, quello in cui lo spettatore è proiettato durante la visione dello sceneggiato.
    progettazione di spazi dunque.ma non solo. si deve pensare alla funzione e all’utenza che il progetto andrà ad accogliere, alla sua “vita” e gestione, ai tempi e alle modalità di realizzazione, ai costi di produzione e di pubblicizzazione, alle modifiche in itinere e ai possibili futuri ampliamenti. tutto ciò è un presupposto tanto di un progetto architettonico quanto di un progetto cinematografico, credo.

    per quanto concerne la sceneggiatura e la scrittura in generale non ho mai dato molto sfogo alla penna. scrivo molto con la mente. conosco bene le differenze che si palesano tra le idee e le loro stesure inizali, tra la compiutezza con cui appaiono nell’ immaginario e l’imprecisazione delle prime rese nero su bianco. nonostante ciò non ho mai deciso di concretizzare i miei progetti di scrittura.

    poi un giorno aspettando la mia ragazza.davanti alla stazione centrale. ad una bancarella di libri usati. per un euro.acquistai un romanzo dal titolo attuale e la copertina logora. lo ritengo sconosciuto ai più. lo divorai.
    nell’immediato tra i libri della mia ragazza trovai un manuale di sceneggiatura. dopo averlo letto non avevo dubbi sul fatto che come disciplina mi affascinasse.era deciso dunque. avrei reso un film quel romanzo che nella mia testa gustavo già sulla cellulosa.
    questo è successo circa tre anni fa…
    come molte mie determinate intenzioni non ha preso corpo. ha continuato a svilupparsi nella testa, non ha ancora trovato una stesura fisica. ma sempre giunge un livello di saturazione e semplici pretesti riescono a sbloccare la valvola di sfogo.

    eccomi dunque costretto a casa dall’influenza. il romanzo è riapparso sulla scrivania, tra fogli scarabocchiati, dispense accademiche e libri vari che si danno il cambio. mi fissa. mi ammonisce. gli do retta. dedicherò questo tempo a provare a scriverne la sceneggiatura.
    al giorno d’oggi è stato elaborato un software che supporti nella maggioranza delle operazioni che si debbano compiere. googlelo screenplaysoftware. celtx. scarico e installo.
    sono un pò perplesso. il mago di oz aiuta, okai. però non mi è tutto chiarissimo.
    col programma aperto, il mio foglio bianco e il momento di cominciare a riempirlo, si materializzano i dubbi.
    castelli in aria. visioni distorte. bolle di fumo. no. non demordo.continuo ricerche su internet.mi imbatto in cinefile e in te, alberto, e questo tua miniguida.

    devo qua aprire una parentesi. è la priva volta che lascio un commento in un blog o quel che sia questo spazio virtuale- se escludiamo due o tre domande lanciate in yahooanswer-.
    nella rete molte richieste di informazione son già state inviate. e molti hanno risposto. più o meno bene. più o meno oggettivamente. quindi ho sempre cercato risposte date ad individui che si erano posti i miei stessi interrogativi, al parlare preferisco l’ascoltare, o il leggere come in questo caso.
    adesso però non ho bisogno di una risposta, ma di un punto di vista su un caso specifico. sul mio caso specifico e il tuo punto di vista, alberto.
    mi scuso quindi per come mi stia dilungando. sono certo di ricevere la tua opinione in merito a quanto sto per esporti, pertanto grazie anticipatamente. chiudo parentesi.

    la volontà che la mia prima sceneggiatura sia di un lungometraggio tratto dall’ incriminato romanzo mi è palese. conoscendomi, mi frenerebbe e mi ostacolerebbe nella stesura di progetti di minore entità, più adatti a chi si approccia alla scrittura cinamatografica.sarà presunzione, ma ritengo di non poter iniziare con un cortometraggio avendo questa chimera che mi ruggisce, mi bela e mi sibila che dovrà essere lei la primogenita.

    su un testo inglese “How to Adapt Anything into a Screenplay” di Richard Krevolin ho trovato un sample di come chiedere i diritti e l’esclusiva di adattamento per una cifra simbolica, almeno per un anno,o per il tempo richiesto dalla stesura e dalla possibile proposta. nel caso trovasse un riscontro positivo comporterebbe una modifica del compenso per l’autore dell’opera originaria, o di chi per lui ne detiene i diritti. ho fatto ricerche sull’autore del mio libro, è morto da una quarantina di anni.
    dovrei contattare la casa editrice che per prima lo ha pubblicato chiedendo a chi sono passati i diritti dopo il decesso dello scrittore? la casa editrice italiana che lo ha pubblicato potrebbe darmi le stesse informazioni?e una volta individuato l’erede, pensi che potrei contattarlo con la suddetta proposta contrattuale?

    trovo il romanzo sviluppato in maniera eccellente. la fabula tratta problematiche attuali e dell’immediato futuro, affrontate dal punto di vista della collettività e da un punto di vista personale, quello del protagonista. l’intreccio è avvincente. quando serve si svela quello che serve,ma solo quanto serve. attraverso le analessi il lettore si sente compensato dei pensieri che il protagonista tiene per se, fino a una fine con un banalmente classico colpo di scena. I luoghi sono abbozzati, anche se non mancano dettagli chiave. In linea con lo scenario gia mi figuro le ambientazioni del film. direi che è stato “spappardellato” per essere reso cinematograficamente.
    Avendo già in mente qualche minimo cambiamento dell’intreccio, pensi sia troppo “limitativo” mantenere quello originale?
    Ed è sbagliato riportare esattamente una battuta o addirittura un dialogo pari pari,utilizzare le parole dell’autore o del traduttore?
    a mio avviso ho trovato soggetto che funziona benissimo. sbaglio volendomi attenere a quanto lo scrittore ha già creato? Dovrò lavorare certamente sulla rielaborazione dei dialoghi. sulla caratterizzazione dei personaggi, sulla loro mimica e gestualità che deve supplire alla descrizione introspettiva che un romanzo si può permettere.

    Per il momento questo è quanto mi stavo domandando. E ora domando a te.
    A presto
    daniele

    <>
    david mamet

  4. daniele scrive:

    ups!!
    era partita la citazione
    :)

    “La commedia, la scena, la scenografia, la regia ben fatta, la buona inteerpretazione, devono essere vere. La semplice verita può nascere da una predisposizione naturale o da anni di duro studio, sono affari vostri e di nessun altro.

    che cosa è vero, che cosa è falso, che cosa è, in fin dei conti, importante?”

    david mamet

  5. Alberto Cassani scrive:

    Daniele, grazie dell’apprezzamento nei confronti del mio lavoro.

    In effetti hai ragione nel paragonare il lavoro cinematografico a un’opera architettonica. Da qualche parte avevo anche scritto che il regista è come un architetto che immagina il palazzo nella sua interezza e deve poi spiegarlo ai collaboratori, che sono però un po’ più che semplici muratori. Però è vero anche che durante la lavorazione si crea uno spazio fisico che nella realtà non esiste, che è in pratica quello che fa un architetto quando disegna una casa che ancora non è stata costruita.

    Ma comunque, venendo al tuo caso. Secondo me per uno sceneggiatore inesperto scrivere la riduzione di un romanzo è un’ottima cosa, perché permette di concentrarsi sulla struttura narrativa invece che la trama. Struttura narrativa con cui solitamente non si ha alcuna familiarità, perché di sceneggiature se ne leggono poche, mentre di racconti/romanzi/fiabe se ne leggono a decine se non centinaia (spero). E poi, spesso gli scrittori inesperti si infilano in trame cervellotiche perché non riescono a rendersi conto esattamente di cosa stanno facendo. E così si aggrovigliano troppo, arrivando a finali improbabili per mancanza di alternative. Sempre che non si arrendano prima.

    Per quanto riguarda la fedeltà all’opera di origine, è altamente soggettiva. Sei liberissimo di utilizzare i dialoghi originali (meglio se leggi il libro in lingua originale, però), così come di seguire o sconvolgere la trama secondo ciò che ritieni giusto per il film. Perché non è detto che una cosa che funziona sulla pagina di un romanzo possa funzionare anche sul grande schermo, soprattutto se il romanzo ha ormai qualche anno. Puoi decidere di ambientare il film in un luogo diverso dal romanzo, magari in un altro periodo; o puoi cercare di rimanere il più fedele possibile al libro, puoi sforzarti di seguirlo quasi alla lettera. O tutte le vie di mezzo, sta a te decidere. Ci sono rischi e benefici in ogni modo di agire: se sei troppo fedele e non ci metti abbastanza di tuo rischi di dar vita a un film inerte, che è solo un pallido riflesso di quanto sta scritto sulle pagine del libro (com’è capitato a “The Road”, che arriva in sala settimana prossima). Se ti allontani troppo rischi di sconvolgere il senso del romanzo, che può andar bene se lo vuoi fare ma che non va assolutamente bene se invece vuoi “semplicemente” fare con parole tue lo stesso discorso fatto dal romanziere. Nel secondo caso c’è anche il rischio di scontentare i fan del romanzo, ma penso che nel tuo caso specifico questo rischio non esista. François Truffaut cercava di restare sempre il più fedele possibile ai romanzi che adattava per lo schermo, spesso riutilizzando gran parte dei dialoghi originali ma non avendo paura di inventare per spiegare meglio determinate cose. Hitchock leggeva il romanzo e poi faceva raccontare allo sceneggiatore la stessa storia in modo completamente diverso, senza alcun riguardo per la verosimiglianza con il romanzo perché era ben conscio di dover raccontare quella storia attraverso un mezzo di comunicazione completamente diverso.
    Sostanzialmente, devi cercare di capire cos’è meglio per la storia che vuoi raccontare e/o per il messaggio che vuoi trasmettere: prima devi aver ben chiaro cosa vuoi fare, poi rifletti su quale sia il modo migliore per farlo. Se un passaggio del romanzo funziona benissimo per quello che vuoi che dica, tienilo com’è; se pensi di poter ottenere un effetto migliore cambiandolo, cambialo.
    Anni e anni fa scrissi, per esercizio, un adattamento di “V for Vendetta” che sconvolgeva fortemente la cronologia degli eventi del fumetto e ne tralasciava alcuni, ma che nella sostanza era estremamente fedele all’opera originale. Invece per scrivere proprio questa pagina e consigliare i vari software di scrittura avevo scritto l’inizio dell’adattamento di “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco, e avevo iniziato con una scena che nel romanzo non c’è, l’uscita di prigione del protagonista, e continuato con un dialogo estremamente diverso da quello che c’è nel libro, perché una riproduzione fedele delle parole di Scerbanenco sarebbe stata inaccettabile per il pubblico cinematografico di oggi. Ma lo era già per quello del 1970, perché il film che avevano tratto dal libro è molto diverso dal romanzo originale.

    Detto questo, secondo me ti conviene partire con la scrittura e pensare ai diritti d’autore in un secondo momento. Soprattutto visto che l’autore è morto e non è detto sia facile rintracciarne gli eredi (e poi non è detto che accettino una cifra simbolica per la cessione dei diritti). Nel tuo privato nessuno può impedirti di scrivere una sceneggiatura tratta da un’opera di altri, quando l’avrai finita e ne sarai soddisfatto penserai al modo migliore per farla circolare. C’è comunque la possibilità di farla leggere ai produttori e lasciare a loro, se interessati, l’acquisto dei diritti di adattamento. Così però non puoi registrare la sceneggiatura alla SIAE perché non ne possiedi i diritti, e quindi in caso di plagio non potresti farci nulla. Però secondo me conviene fare un passo alla volta, e il primo passo è scrivere la sceneggiatura. Soprattutto visto che questo progetto ce l’hai in testa da qualche anno.

    Infine un consiglio: non esagerare con le descrizioni delle intepretazioni dei personaggi. E’ giusto – anzi: necessario – far capire che tipo di personaggi siano e quali siano le loro motivazioni man mano che la storia procede, ma mettere quelle che sembrano delle indicazioni riguardanti la recitazione degli attori è una cosa che fa andare in bestia chi legge, perché non è un compito dello sceneggiatore.

    In ogni caso, in bocca al lupo.

  6. Riccardo scrive:

    Grazie alberto per il software CeltX. mi sta tornando molto utile per la sceneggiatura.

  7. Enryco scrive:

    Ciao!
    Ho appena finito di leggere le tue lezioni…ma sul serio in italia esiste una scuola media dove si insegnano queste cose? WOW!

    Vabbé complimenti a parte volevo farti notare un piccolo errore nella bibliografia, il primo libro credo sia di Bandirali e Enrico Terrone non Emilio.

    Grazie comunque per i consigli, che non sono mai troppi e soprattutto, per la piacevole lettura.

  8. Alberto Cassani scrive:

    Hai ragione, avevo sbagliato il nome. Grazie della segnalazione.

    Purtroppo una scuola in cui si insegnano queste cose non c’è più, o se c’è ancora non è la stessa in cui l’ho fatto io. Io per due anni ho tenuto in corso di introduzione al linguaggio cinematografico, nel 1997/98 e ’98/99, il primo anno in due classi e l’anno dopo in tre, facendo però una lezione introduttiva (http://www.cinefile.biz/?p=3974) per tutte le classi. Poi è cambiata la legge ed è diventato impossibile continuare, perché il numero di ore di attività collaterale che si potevano fare nel corso dell’anno erano prefissate e un corso del genere, con una decina di proiezioni e spiegazione, avrebbe impedito tutte le altre attività.

  9. Anonimo scrive:

    ottimo grandi siete

  10. Cattel scrive:

    Complimenti, articolo molto interessante, mi chiedevo cosa ne pensi di “scriviamo un film” di Age e “Consigli a un giovane scrittore” di Cerami, sono libri validi a tuo parere?

  11. Alberto Cassani scrive:

    Fatto salvo che i manuali di scrittura (come anche questo mio testo) possono sempre essere utili solo fino a un certo punto, il libro di Age l’avevo trovato interessante e ricco di spunti. Quello di Cerami invece ammetto di non averlo letto. In generale diciamo che leggere un libro in più è meglio che leggere un libro in meno, sempre che poi ci si rifletta sopra e si mettano magari in pratica alcuni consigli di un autore e altri consigli di un altro autore.

  12. Cattel scrive:

    Se posso chiedo un’ultima cosa, conosci un manuale di sceneggiatura che tratti unicamente delle sue regole e della sua struttura? Senza accenni a come sviluppare i personaggi o la storia, ma solo e unicamente come si scrive( es: come vanno scritti i dialoghi, quando usare il V.O. o O.S., tutte quelle cose che un software fa in automatico ma che è sempre utile avere a portata di mano).

  13. Alberto Cassani scrive:

    Se esiste, io non l’ho mai visto.

  14. Luca scrive:

    Salve, vorrei sapere cosa ne pensa delle università italiane di cinema, vale la pena di frequentarle o è preferibile spostarsi a studiare all’estero, per esempio in Inghilterra o in Germania? Potrebbe anche indicarmene qualcuna consigliata?
    grazie in anticipo, Luca

  15. Alberto Cassani scrive:

    E’ difficile dare una risposta a questa domanda. Innanzi tutto bisogna avere le idee chiare su cosa si vuol fare, solo allora si può capire se un’università di cinema è davvero utile oppure se conviene studiare altro e affiancare all’università dei corsi professionali, o fare addirittura una scuola post laurea. In generale, la conoscenza che si impara all’università la si può imparare anche come autodidatti, ma con moltissime difficoltà in più. Visto come gira l’ambiente del cinema (e del giornalismo ad esso dedicato), consiglierei di fare degli studi universitari canonici e inserire se possibile nel percorso di studi alcuni corsi di cinema. Però, come detto, dipende tutto da cosa si vuol fare nella vita…

    Per quanto riguarda le singole università italiane, bisognerebbe avere una conoscenza diretta per capire quanto la pianificazione accademica si tramuta poi in efficacia ed efficenza una volta in aula. Conoscendo alcuni degli insegnanti, mi sento di dire che il DAMS di Bologna e l’Istituto Europeo di Design di Milano sono consigliabili, lo IULM sempre di Milano meno. Per il resto non ne ho idea, non avendo alcun contatto con le altre università (a parte Napoli, ma a livello accademico non ho informazioni dirette).
    Volendosi occupare di cinema ed essendo disposti a espatriare è senz’altro preferibile andare negli Stati Uniti (ma è anche più complicato e costoso, lo so). In particolare i corsi di cinema sono ottimi alla USC di Los Angeles (University of Southern California) e alla New York University.

  16. Luca scrive:

    In effetti ho scritto la domanda in fretta e mi rendo conto che è poco chiara, quello che sto cercando io è un corso di regia e sceneggiatura e di scuole italiane che se ne occupano ce ne sono ma, sentendo anche con amici, è venuto fuori che non sono allo stesso livello di quelle estere e considerato il costo generale di questi corsi preferirei andare a colpo sicuro. Informandomi un po’ in giro avevo trovato per esempio la LFS(london film school) o anche il Graduate Film Program della stessa Nyu, mentre nel campo italiano avevo trovato l’accademia nazionale del cinema e la scuola di cinema indipendente. Sono corsi che valgono la pena di essere frequentati o sono preferibili corsi professionali? Le scuole italiane sono un gradino sotto gli altri paesi? Cosa ne pensa delle scuole da me citate?
    Grazie per la pazienza, Luca

  17. Alberto Cassani scrive:

    Nessun problema, Luca.
    Comunque dire che non c’è confronto tra le scuole italiane e quelle straniere. Non solo a livello didattivo ma anche e soprattutto come inserimento nel mondo del lavoro: in Italia hai una corsia preferenziale solo se frequenti il Centro Sperimentale a Roma (per quello di Milano aspetto che il nostro Enrico Sacchi finisca i corsi, poi vediamo), tutte le altre scuole da questo punto di vista servono fino a un certo punto. Quindi direi di indirizzarti assolutamente verso le scuole straniere, soprattutto se come dici i costi delle due italiane che hai individuato sono già alti. Tra New York e Londra (ma la LFS non la conosco quasi per nulla) io andrei senza dubbio a New York, ma è sicuramente più complicato e costoso rispetto a Londra. Se non ti riesce NY, allora vira su Londra. In generale, purtroppo, le scuole italiane arrivano ben dietro quelle straniere per tanti motivi, non solo di un gradino…
    Comunque, non so quale sia il tuo percorso di studi finora. Magari puoi provare a fare un corso professionale mentre fai altro, se ne trovi uno a costi contenuti, per cominciare a farti un’idea. Investimenti seri, a livello di tempo e costi, io li andrei a fare all’estero.

  18. cosimo prete scrive:

    ciao alberto,

    ti ho mandato una e-mail un paio di giorni fa. l’hai ricevuta?

  19. Alberto Cassani scrive:

    Sì Cosimo, ho appena risposto. Perdona il ritardo, ma in questi giorno ho tralasciato alcune mail per vari altri impegni.

  20. luca scrive:

    ciao alberto, vorrei chiederti un consiglio riguardo a un regalo che voglio farmi. Da un pò sto pensando di farmi un regalo per i miei diciotto anni e anche per gioco,essendo un fan assoluto dalla serie, vorrei scrivere una puntata dei simpson. Che sia quasi impossibile veder realizzata la mia sceneggiatura lo so, ma vorrei comunque provarci per me. Guardando sul sito della fox dicono che per l invio del materiale è richiesto un agente, sapresti consigliarmene qualcuno? Grazie in anticipo

  21. Alberto Cassani scrive:

    Credo si riferiscano ad agenti statunitensi, però, non italiani. Il giro degli agenti italiani non lo conosco per nulla (e già conosco poco quello hollywoodiano…), ma i primi tre che mi vengono in mente sono http://www.nceitaliana.com/, http://www.carollevi.it/ e http://www.moviement.it/.

  22. Marco scrive:

    Ciao Alberto,
    grazie mille per questo tuo articolo e complimenti.
    E’ illuminante per chi come me ha delle idee in testa ma non sapeva proprio come fare. Questo tuo articolo dà un metodo e rende la possibilità di scrivere più concreta, poi il risultato finale si vedrà solo lavorando.
    Ti volevo chiedere, sei a conoscenza per caso di un link dove si possa trovare una lista dei termini tecnici cinematografici, per rendere la scrittura più professionale e sintetica?
    Un’altra cosa. Tu dici di evitare di descrivere inquadrature o troppi particolari per evitare che in fase di realizzazione vengano stravolte, e quindi rischiare delusioni. Però in alcuni casi io mi son trovato nella necessità di descrivere proprio il passaggio della camera per mantenere l’essenza del film e la suspance. Che ne pensi?
    Grazie infinite
    Marco

  23. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Marco, grazie dell’apprezzamento. Solitamente nella sceneggiatura all’americana sono permesse solo le indicazioni riguardo gli stacchi, le dissolvenze e l’inserto di dettagli. A meno di non voler scrivere una sceneggiatura all’italiana comprensiva di tutte le inquadrature, che però è un lavoraccio. Volendo, e riuscendoci, è possibile scrivere all’americana “simulando” la regia concentrando l’attenzione del lettore su ciò che si vuole veder inquadrato in quel momento, ma è una cosa tutt’altro che semplice. Considera comunque che ogni tipo di indicazione è riferita alla necessità di far leggere la sceneggiatura ad altri, adesso che l’hai appena iniziata ti conviene scriverla come più ti viene comodo. A fare correzioni di forma si fa sempre in tempo. La soluzione migliore, comunque, è proprio di scrivere in modo da rendere ovvio quale sia l’idea visiva della scena senza per questo spiegarla esplicitamente.

    Per quanto riguarda il glossario, ce ne sono tantissimi (prova a cercare “glossario del cinema” su google). Il più completo è probabilmente questo http://www.ellissi.it/catalogo/gvel_mc1.pdf. Se però ti serve solo l’elenco delle inquadrature, puoi trovarle qui http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_%28fotografia%29 e qui http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_%28fotografia%29.

  24. io scrive:

    wow….credo di aver capito tutto!!!!
    è un sito bellissimo!

  25. ciccia micia scrive:

    grazie mille senza questi consigli non saprei come fare grazie ancora di tutto

  26. Alberto Cassani scrive:

    Prego. In bocca al lupo con gli scritti.

  27. marcello scrive:

    Ciao alberto, leggendo l’articolo ho notato che nella descrizione di final draft suggerisci che registrarsi alla WGA non sia un’opzione che interessa gli utenti italiani. La mia domanda è perché? Nel senso, da quello che so, la WGA è assolutamente consigliata anche agli italiani in quanto offre costi minori e una semplicità unica nella registrazione della propria opera. Certo poi nel caso di effettivo plagio cè da fare tutta la trafila a livello internazionale per tradurre gli atti eccetera, però io mi sento comunque orientato a optare per la writers guild. Un’ultima cosa, una volta registrato il proprio script è possibile modificarlo? Cioè per esempio cambiare il finale, eliminare dei personaggi ecc? Grazie mille per l’attenzione e continua così che questo sito è davvero un faro per quanto riguarda il cinema.

  28. Alberto Cassani scrive:

    Marcello, che io sappia (ma posso sbagliarmi, mi hai fatto venire il dubbio) alla WGA si può registrare solo materiale in inglese. Inoltre (e direi soprattutto), registrare una sceneggiatura alla WGA non equivale a possederne il copyright come invece succede quando la registri alla SIAE. E’ come, in pratica, farla autenticare da un notaio: è una prova da portare in tribunale per dimostrare che tu hai scritto quelle cose prima di qualcun altro, ma non ti rende automaticamente il proprietario davanti alla Legge di ciò che hai scritto. Tant’è che gli statunitensi per avere il copyright devono registrare il loro testo alla Library of Congress e le loro cause per plagio sono sempre complicatissime perché si basano quasi esclusivamente sull’accessibilità del plagiatore all’opera plagiata. Non so se sono riuscito a rendere chiara la differenza: se registro lo script solo alla WGA e poi non riesco a dimostrare che chi mi ha copiato ha letto quello che avevo scritto, il giudice mi dà torto perché le somiglianze sono casuali, mentre il copyright ti protegge anche in caso di totale casualità se le somiglianze sono sostanziali. Che poi un giudice italiano possa darmi comunque ragione è secondario rispetto alla funzione legale della WGA.
    Che sia più semplice registrare una sceneggiatura lì piuttosto che alla SIAE penso non ci siano dubbi, e anche il prezzo immagino sia a loro vantaggio (non ho idea di quanto costi oggi registrare una sceneggiatura alla SIAE, ma in USA costa 25 dollari, pochissimo).
    Per quanto riguarda i cambiamenti alla versione registrata, se sono limitati come gli esempi che fai tu per la WGA sono ininfluenti, mentre se invece modificano decisamente il “film” allora necessitano di una nuova registrazione. Bada bene che si tratterebbe appunto di una nuova registrazione e non di una modifica della prima, proprio perché la registrazione WGA serve solo per dimostrare quando il lavoro è stato scritto.
    Spero di essere stato sufficientemente chiaro…

    Grazie dell’apprezzamento!

  29. Marcello scrive:

    Grazie sei stato chiarissimo, ma quindi secondo te l’unico sistema valido per proteggere le proprie opere è la SIAE?
    Un’ultima curiosità, quando un film viene tratto da un libro, che differenza c’è tra: Tratto da… ispirato a… liberamente ispirato a…? Questi diversi termini hanno tutti lo stesso significato? Un film che è liberamente ispirato a un libro ha pagato i diritti d’autore esattamente come uno che è tratto dallo stesso libro?

    p.s. hai fatto venire il dubbio anche a me riguardo all’accettazione delle opere in lingua italiana alla WGA, così ho letto su loro sito e non ho trovato alcuna specificazione riguardo alla lingua dello script.

  30. Alberto Cassani scrive:

    Ho controllato anch’io, su entrambi i loro siti (west e east) ma non c’è scritto niente. Bisognerebbe mandare una mail, ma a logica non vedo come possano accettare una sceneggiatura in una lingua che non permette loro di tutelarla. Comunque sistemi veramente validi non ce ne sono, nel senso che qualunque cosa tu faccia non puoi impedire ai ladri di rubare il tuo lavoro. Quello che puoi fare è assicurarti che, in caso succeda, il giudice ti dia ragione (e un cospicuo indennizzo economico). In genere è sempre meglio sfruttare i diritti d’autore internazionali, per cui – paradossalmente – registrare con la SIAE se si punta agli Stati Uniti e registrare magari in Svizzera (se è possibile per gli italiani, non so) se si punta al mercato italiano. In ogni caso la WGA la lascerei da parte, nonostante la comodità di registrazione.

    Per quanto riguarda un film tratto da un’opera preesistente, se nei titoli è segnato come “liberamente ispirato a…” vuol dire che non sono stati pagati diritti d’autore (ma si spera che l’autore originale sia concorde nel dire che il film è liberamente ispirato alla sua opera, prima che faccia una causa milionaria). “Tratto da…”, invece, presuppone che i produttori abbiano regolarmente acquistato i diritti di sfruttamento cinematografico dell’opera in questione.

  31. Pasquale scrive:

    Ciao Ragazzi sono italiano che vive a New York mi occupo con mia Moglie di Fotografia ma da poco ho deciso di produrre un film , questo sito mi ha aiutato tantissimo gia in partenza , vorrei saperne di piu sui software usati per i script ce qualcuno di voi che conosche un metodo veloce e meno faticoso???

  32. Marti scrive:

    Ciao Alberto!
    innanzitutto voglio ringraziarti per avermi ‘chiarito le idee’. mi spiego meglio:
    sono una ragazza di 17 anni con la passione del cinema, non ho mai frequentato un corso di sceneggiatura e faccio una scuola che non c’entra assolutamente nulla con l’argomento (frequento la scuola alberghiera, indirizzo ricevimento) ma ho tanta voglia di imparare a scrivere. all’inizio mi limitavo a guardare film e telefilm, poi da circa un anno -un po’ tardino, lo so- ho scoperto il piacere della lettura e adesso leggo soprattutto libri di Bukowski e simili.
    prima di scoprire questo sito avevo tante idee in testa, ma molto confuse, non sapevo che software usare per scrivere, come impostare la pagina e tante altre cose che ho appreso grazie a questo sito.
    leggere i commenti di tutti questi aspiranti scrittori mi conforta perché mi fa capire che, anche di questi tempi, ci sono ancora persone come me che inseguono i propri sogni.
    Grazie, grazie, grazie.

    Ah, solo una domanda: si può diventare sceneggiatori senza aver fatto una scuola specifica?

  33. Alberto Cassani scrive:

    Marti, non ci sono “scuole di sceneggiature” propriamente dette. Ci sono dei corsi che si possono fare, a livelli diversi, ma ciò che vi si può imparare è solo la tecnica: si può imparare a scrivere una sceneggiatura corretta, non una sceneggiatura bella. Non ci sono modi, trucchi o tecniche per scrivere una bella sceneggiatura, dipende tutto dalla capacità e dal talento di chi scrive. E allo stesso modo, non ci sono età in cui è giusto iniziare o in cui si è troppo vecchi per iniziare.

    Pasquale, non credo esistano metodi non faticosi per scrivere, a meno di non avere qualcuno cui dettare ciò che si vuol scrivere.

  34. toni scrive:

    Grazie veramente grazie perché le vostre precise indicazioni che per un neofita come me…incoraggiano e non “preoccupano” come alcuni manuali molto complessi anche se molto professionali.

    Quello che c’e da conoscere l’avete detto in pochissime righe…classico di un grande sceneggiatore,,..
    Solo Manzoni scriveva noiose pagine ….di soap opere direi anche scadenti nel profondo della trama…ma erano altri tempi…altre mode e modalità..

    Ciao

    Toni

  35. marco scrive:

    volevo sapere quando si parla in un film , ” soggetto di….” cosa si intende? grazie marco

  36. Alberto Cassani scrive:

    Marco, il soggetto è la storia del film, la trama; la sceneggiatura invece contiene anche i dialoghi e i particolari su personaggi e ambienti.

    Grazie dell’apprezzamento, Toni.

  37. Paolo Amedeo scrive:

    Alberto buonasera, sono un attore per passione, mi cimento con la mia prima sceneggiatura.
    Ho scritto le prime 2 pagine del testo che mi è stato dato con difficoltà ma con enorme entusiasmo
    basandomi su sensazioni e su come dovrebbe essere una sceneggiatura; poi ho deciso di leggere qualcosa su internet ed ho trovato il tuoi consigli….fantastici.
    Ho bisogno di farti una domanda: Il testo che ho ha un personaggio che parla poco e pensa molto, io sto cercando di trasformare i pensieri in dialoghi, magari creando uno o due personaggi in più, ma costui pensa veramente troppo ( è un commissario di polizia). Esiste qualche trucco per trasformare i suoi pensieri in azioni, o meglio, in dialoghi?
    Grazie e complimenti

  38. Alberto Cassani scrive:

    Ciao Paolo. Scusa il ritardo ma il Festival di Venezia e i suoi postumi mi ha distratto dalla normale amministrazione del sito.

    Riguardo il tuo protagonista, la scelta più logica è utilizzare la voce fuori campo per rendere gli spettatori partecipi dei suoi pensieri. Però utilizzarla eccessivamente è una cosa fastidiosa, quindi capisco il tuo tentativo di creare i dialoghi. Il modo più semplice per farlo – e di conseguenza il più utilizzato – è creare appositamente una spalla per il protagonista, qualcuno a cui il protagonista racconta le sue deduzioni e a cui spiega cose che magari questi già conosce. Può essere una moglie come può essere un collega, in una serie Tv ho visto addirittura la protagonista raccontare i suoi pensieri al pesce rosso! (al che ho smesso subito di seguire quella serie…).
    Tieni presente, però, che utilizzando i dialoghi con la spalla il personaggio cambia, modifica le sue abitudini rispetto alle intenzioni e quindi anche il suo carattere. Anche perché non è consigliabile fare entrambe le cose: o usi la voce fuori campo o usi i dialoghi apposta.
    Il mio consiglio è di usare la voce fuori campo, che è però più difficile da dosare anche perché devi comunque far succedere qualcosa sullo schermo mentre lui pensa, perché se ben caratterizzato rende il personaggio più interessante e ti offre anche occasione per qualche soluzione interessante (tipo lui che pensa e i suoi pensieri soverchiano le parole di chi gli sta intorno, o viceversa). Però appunto, è più difficile da usare bene: dipende tutto da quanto ti fidi delle tue capacità e di quello che stai scrivendo.

    Buon lavoro!

  39. Paolo scrive:

    Grazie Alberto,
    ho trovato molto piacere ed interesse a fare qualche pagina di sceneggiatura, quindi ci proverò seguendo i tuoi consigli molto chiari ed utili. Questo mondo mi affascina anche se lo vivo da distante. Giro un sacco di fiction,orrende, e qualche film. Esperienza bellissima è stata quella di aver girato molte scene nel prossimo film di nanni moretti.
    Finalmente ho visto come si dirigono gli attori….e che attori!

    Grazie ancora
    Paolo

  40. Alberto Cassani scrive:

    Allora in bocca al lupo, Paolo.

  41. Sebastiano scrive:

    Ciao Alberto, è un po’ che non ci si… legge. M’è venuto un atroce dubbio e allora a chi rivolgersi se non al disponibilissimo e qualificato Alberto?
    Si tratta di questo. Ho una scena in cui a un certo punto, durante il dialogo, si passa ad altre scene mentre il dialogo continua Fuori Campo. Io ho agito nel seguente modo:
    Scena 1. EST. BAR – NOTTE
    TIZIO
    Bla, bla, bla…
    CAIO
    Bla, bla, bla…
    DISSOLVENZA – CONTINUA F.C.
    Scena 2. EST. STRADA – GIORNO – FLASHBACK
    Poca gente in viavai…
    Scena 3. INT. CASA PINCO – GIORNO – FLASHBACK
    Panoramica sulla sala da pranzo arredata in stile….
    TIZIO
    (cont. F:C:)
    Bla, bla, bla…
    CAIO
    (cont. F.C.)
    Bla, bla, bla…

    Ho fatto bene? Il sospetto è che tra l’interruzione della scrittura del dialogo, per poter descrivere le altre scene, e la ripresa della parte scritta col F.C. ci sia uno spazio eccessivo o, comunque, una non corretta indicazione che non consentirebbe di accorgersi subito che le scene sono interrotte dal loro susseguirsi ma non il dialogo che, invece, prosegue.

    Spero di essere stato abbastanza chiaro e, in attesa della risposta, ti ringrazio e ti saluto cordialmente.

  42. Alberto Cassani scrive:

    Così a occhio ti direi che non c’è bisogno di indicare il “cont.” nei dialoghi fuoricampo, però dipende anche da quant’è chiaro che il dialogo sta effettivamente continuando. Dipende dalla chiarezza del dialogo, non da quante righe di descrizione ci sono tra una battuta e l’altra. Secondo me non c’è bisogno.
    Di certo, comunque, non si deve segnalare “continua fc” a fianco della dissolvenza. Gli effetti di transizione sono slegati da qualsiasi altro elemento filmico: una dissolvenza è una dissolvenza e basta, in cosa o da cosa dissolve non ha importanza, al momento della sua indicazione.

  43. Sebastiano scrive:

    Grazie. Quindi, se non ho capito male, togliendo il “CONTINUA F.C.” a fianco della “DISSOLVENZA” e il “cont.” sotto il nome del Personaggio, il fatto che il lettore della Sceneggiatura apprende dopo due-tre pagine, ad esempio, che il dialogo stava continuando anche durante la descrizione di altre scene è ininfluente.
    Il “CONTINUA F.C.”, poi, magari lo metto nelle Azioni, prima della Transizione di “DISSOLVENZA”… o non lo metto proprio limitandomi all’indicazione già prevista per il Personaggio?

  44. Alberto Cassani scrive:

    Be’, ma se passano 2-3 pagine prima che il dialogo riprenda vuol dire che passa almeno un minuto e mezzo di proiezione, quindi sarebbe comunque sbagliato indicarlo come continuazione. E’ vero che è lo stesso dialogo, ma c’è in mezzo una parte importante di film. A quel punto non metterlo e basta: che sia una continuazione diretta del discorso della prima scena diventa secondario rispetto a ciò che vediamo nelle scene senza dialogo.

  45. Sebastiano scrive:

    Forse non mi sono spiegato bene. Il dialogo continua anche durante le scene successive alla DISSOLVENZA. Solo che è F.C., quindi c’è cambio di scene ma non interruzione del dialogo. Non potendo stabilire a priori quanta parte del dialogo F.C. sarà svolto durante una singola Scena intermedia, prima della descrizione dell’ultima Scena precedente quella della fine dell’F.C., mi tocca trascriverlo solo dopo aver ultimato tutte le Scene intermedie previste, il che può avvenire anche dopo due-tre pagine.
    Sintetizzando: interruzione della Scena in cui i Personaggi dialogano a vista ma non dei dialoghi, che proseguono F.C. nelle scene successive.

  46. Alberto Cassani scrive:

    Ah, no: allora non ti eri spiegato bene. Allora a questo punto ti conviene interrompere la prima scena spiegando chiaramente la cosa: se stai scrivendo con stile discorsivo scrivi una cosa del tipo “mentre le immagini vanno in DISSOLVENZA il dialogo tra Tizio e Caio prosegue fuori campo sulle immagini di:”. Anche se secondo me la cosa migliore è che tu sia in grado di dettare il ritmo di questo montaggio immaginando la durata delle singole scene e quindi quanta parte di dialogo FC andrebbe a “coprirle”. Quindi, in pratica, gestire le scene normalmente. Ma dipende anche da che tipo di scene sono: se si tratta di un semplice montaggio visivo senza nulla di realmente narrativo, la soluzione della specifica chiara è la migliore; altrimenti meglio gestire le scene come tutte le altre.

  47. Sebastiano scrive:

    Perfetto, adesso è tutto chiaro. Mi scuso per non esserlo stato io abbastanza in precedenza e ringrazio. Un cordiale saluto e… alla prossima.

  48. Toby scrive:

    MI chiamo Tobia e ho 16 anni. Ho frequentato un corso di scrittura creativa e ho letto alcuni manuali. Ho notato che la scrittura di un romanzo si avvicina un sacco alla scrittura di una sceneggiatura. Sono molto interessato anche a quest’ultima, ma è solo da poco che ho iniziato a documentarmi. Questo articolo è veramente utile e mi ha icuriosito. Vorrei riuscire a padroneggiare tutti e due questi generi di scritture e riuscire a confrontarli perchè ho notato che l’80% di uno è simile all’altro. Leggerò i manuali qua elencati e intanto se ho tempo provo a scrivere una scena e metterla qua per avere un parere. Grazie

  49. Alberto Cassani scrive:

    No, diciamo che scrittura narrativa e cinematografica sono simili nella struttura che sostiene il testo, ma non lo sono granché dal punto di vista stilistico. Il modo in cui si scrive il testo di una sceneggiatura è preferibile sia distante da quello tipicamente narrativo: descrivere le azioni che si vedono sullo schermo non permette di fare concessioni alla letteratura.
    Detto questo, provare a portare avanti inizialmente entrambe le cose non è una cattiva idea, anche se poi secondo me è meglio concentrarsi sul perfezionare quella in cui si ha l’impressione di essere più portati per magari tornare all’altra in un secondo momento, avendo alle spalle l’esperienza maturata nel frattempo.

  50. Toby scrive:

    Io ho imparato a scrivere secondo la regola dello “Show don’t tell” e ti assicuro che togliendo i pochi particolari solo per fare il contesto e togliendo i pensieri del personaggio, viene fuori una sceneggiatura perché lo show don’t tell fa capire con gli avvenimenti (mostrando) più che dicendo semplicemente. Per esempio non si scriverà che Alberto è arrabbiato con Marco, ma si mostrerà Alberto che sfascia l’auto di Marco. Poi usando descrizioni dinamiche il testo assomiglia ancora più a una sceneggiatura. E questa tecnica ovviamente prevede che tu non riassuma Il passato del personaggio, ma prevede che tu mostri le conseguene sul presente o semplicemente usi un flashback. Un’altra cosa simile che mi viene in mente è che per interrompere i dialoghi bisogna fare accadere qualcosa in mezzo.

  51. Toby scrive:

    C’è molta gente che scrive senza nemmeno aver mai sentito parlare di quel che ho scritto, gente che adora scrivere in un modo letterario (frase per giustificare il fatto di buttar la parole a caso). In realtà la scrittura non dovrebbe essere un fine, ma un mezzo. Non si dovrebbe scrivere con frasi belle, ma bisognerebbe semplicemente adottare una scrittura trasparente e concreta che permette al lettore di immedesimarsi e da più verosimiglianza. Ovviamente questo fatto della scrittura trasparente potrebbe sembrare quasi come voler descrivere un film e infatti c’è molta gente che accusa lo Show Don’t tell di essere nato con Hollywood anche se in realtà si possono trovare gli stessi concetti in testi dell’800. Io intendevo questo. Secondo me se uno scrive così un tipo si scrittura non va tanto a discapito dell’altro. Si possono padroneggiare tutti e due.

  52. Alberto Cassani scrive:

    Certo che si possono padroneggiare entrambi, ma secondo me è meglio imparare a padroneggiare prima uno e poi perfezionare anche l’altro, Lavorare su entrambi contemporaneamente, al di là dell’imparare i rudimenti, potrebbe non essere il massimo (a meno che non ti paghino per farlo, e allora va benissimo). E’ più semplice imparare a suonare la batteria o imparare a suonare la batteria mentre stai imparando anche a suonare l’arpa?
    C’è comunque sempre da tener presente il differente contesto tra letteratura e cinema, perché non sempre una cosa che funziona sulla pagina scritta poi ha senso una volta che arriva sullo schermo (anzi, spesso non funziona). E non solo per le piccole cose: se ad esempio in un romanzo puoi benissimo fare un flashback per raccontare il passato di un personaggio, al cinema la cosa può essere controproducente perché spezza il ritmo della narrazione o alza troppo il minutaggio del film e il suo costo, o per mille altri motivi che nello scritto non esistono.

  53. Toby scrive:

    Capisco. Comunque l’esempio del flashback l’avevo usato per dire come anche in un libro sia preferibile una scena visibile rispetto ad un riassunto. Non necessariamente bisogna usare un flashback. Ammetto che ci siano abbastanza differenze, ma dico che sono meno di quanto si pensi perchè si ha una concezione abbastanza sbagliata della narrativa. E intendevo che molte delle cose che hai scritto le puoi imparare facendo gli esercizzi che ho fatto per imparare a scrivere, per esemio pensare a qualche caratteristica di un personaggio e riuscire a farle capire in una scena in focalizzazione esterna usando i dialoghi e gli avvenimenti. Sto studiando anche musica e ti dico che normalmente si imparano due strumenti contemporaneamente. L’arpa e la batteria in meno casi perchè le percussioni vengono considerate polifoniche come l’arpa e normalmente si studia uno strumento monodico e uno polifonico. Comunque grazie del consiglio. Mi fido perchè ovviamente hai più esperienza e per ora continuerò con la scrittura di racconti e romanzi perchè già avviata e perchè non ho tempo per curarle tutte due. Però cercherò di curiosare anche in questo ambito. Grazie.

  54. Ecco altri materiali.

    SITI WEB
    Nel 2013 la SACT conifluisce nella Writer Guild Italia:
    http://www.writersguilditalia.it/

    BLOG di tecnica di sceneggiatura.
    http://scriveresceneggiatura.blogspot.it/p/wellprov.html

    BLOG di sceneggiatura e critica
    http://sceneggiaturaperfetta.it/

    Pagina a LINKs su diversi materiali.
    http://scriveresceneggiatura.blogspot.it/p/link.html

    TESTI ITALIANI
    http://www.cineuropa.org/Files/2014/10/20/1413826460498.pdf
    http://www.mediatime.net/download_prontuario/prontuario.pdf

    SOFTWARE
    Molto facile e leggero. Funziona molto bene anche in relazione a FinalDraft.
    http://www.trelby.org/

    Appunto su Celtix:
    Celtix è gratuito.
    Esiste la versione a pagamento che permette di sfruttare la porzione storybord.
    Ma per quanto riguarda la sceneggiatura pura è totalmente gratuito.

  55. Alberto Cassani scrive:

    Quando torno in Italia do un’occhiata a questi siti e nel caso li aggiungo alla mia lista. Grazie dei suggerimenti!

  56. antonio di carlo scrive:

    Gentile Alberto Cassani,

    Grazie infinite per i preziosi e sani consigli che ho avuto modo di leggere sul Suo forum.

    E’ la prima volta che Le scrivo per chiederle un parere poiche credo di trovarmi in un impasse e senza il suo aiuto, temo di restarci a lungo…….. ho gia pubblicato una prima opera nel 2011 dal titolo Operazione Blueprint (ISBN -978-88-7497-740-6).

    Dalle critiche l opera risulta interessante e si presta francamente ad una adattazione cinematografica tale e l’immediatezza e l’originalita della storia…….

    Un solo problema sussiste, la casa editrice, malgrado le mie ripetute richieste per una traduzione del testo, in francese e/o inglese (dove per il suo contenuto il testo sarebbe di piu ampio successo)…non ha mai risolto la questione poiche l estero non e’ il loro forte.

    Ho tentato di ovviare al problema consultando e testando piu di un traduttore ma i risultati non sono mai stati all’altezza.

    E’ implicito che la mia richiesta non e’ legata al solo tema della traduzione……ma in particolar modo alla trasformazione del testo in copione.

    Quindi visto che ho altre due originali “opere” in cantiere e non posso occuparmi direttamente della cosa, Le chiedo se potesse aiutarmi ad individuare una o piu figure per risolvere il blocco sulla traduzione del testo e relativa realizzazione del copione.

    Sono consapevole che non e’ cosa facile e preferisco affidare la cosa a seri professionisti come Lei (pur mantenendo un ruolo di supervisore attivo).

    Cordiali saluti

  57. Alberto Cassani scrive:

    Buongiorno Antonio. Guardi, in genere è sempre molto meglio far fare una traduzione a un madrelingua della lingua verso cui si traduce, quindi nel suo caso meglio affidarsi a un britannico o uno statunitense che traduca in inglese. In tutte le città importanti ci sono agenzie specializzate in traduzioni, e allo stesso modo esistono numerosi siti internet che si occupano di questo. Purtroppo il sito che avevo in mente di consigliare non effettua traduzioni dall’italiano all’inglese, quindi non sono in grado di darle un indirizzo preciso. Oppure, a seconda del contratto che lei ha con la casa editrice, può provare semplicemente a inviare una rassegna stampa tradotta a qualche casa editrice francese o statunitense proponendone la pubblicazione, poi nel caso siano interessati penseranno loro a far fare la traduzione.

    Per quanto riguarda l’adattamento in sceneggiatura, può scrivere nel forum di http://www.sceneggiatori.com/, dove ci sono diversi scrittori giovani che saranno senz’altro interessati a collaborare con te. Poi ovviamente trovare quello bravo è un altro paio di maniche. Oppure se vuole posso metterla in contatto con una persona che conosco che scrive per cinema e teatro, anche se non ha esperienza nel genere di storie che lei racconta.

    In ogni caso consiglio di tenere separate le due cose: non cercare una persona che sia in grado di fare entrambe, e soprattutto di scrivere la sceneggiatura in italiano per poi tradurla in un secondo momento. Se non si ha la massima dimestichezza con una lingua è quasi impossibile portare a compimento con soddisfazione un processo creativo complicato come lo scrivere una sceneggiatura.

    In ogni caso in bocca al lupo!

  58. antonio di carlo scrive:

    Gentile Alberto Cassani,
    La ringrazio per la rapida risposta e Le confermo che sono perfettamente daccordo con Lei su tutta la linea.

    Non manchero’ di contattare sceneggiatori.com e La terro’ informata sugli sviluppi e impressioni…..evidentemente sarei interessato a discutere anche con la persona di Sua conoscenza….per cercare di far presto.

    Il fatto che non abbia esperienza sul genere Spy Story in particolare non credo che possa essere un handicap specie se ci lavoriamo insieme.

    Per quanto riguarda le agenzie di traduzione o americani e britannici a portata di mano…la cosa e’ complicata poiche’ io vivo in Nord Africa ( in zone di guerra ) e di agenzie ne vedo mooolto poche…..

    Quanto ai rari americani e britannici quando li vediamo di solito volano ad alta quota ed a velocita’ supersoniche ( e mi creda che e molto difficile discuterci) ……..pensi che di solito non si fermano neanche a prendre il caffe’ .

    La ringrazio ancora per i preziosi consigli ed attendo il contatto di cui mi parlava appena possibile.

    Cordiali saluti

    Ps: se puo servire potrei inviarle un PDF di Operazione Blueprint e un contatto Skype sulla mail di redazione.

  59. Alberto Cassani scrive:

    In effetti non credo che in zona di guerra la gente abbia molta voglia di mettersi lì a fare traduzioni letterarie, anche solo per arrotondare lo stipendio… A questo punto l’unica sarebbe rivolgersi a un sito specializzato in traduzioni, ma come ho detto non saprei dire quale possa essere il migliore non avendone mai utilizzati. Può provare però a visitare il sito di Assointerpreti (http://www.assointerpreti.it/), che è l’associazione professionale che riunisce gli interpreti e i traduttori e fa da tramite tra loro e i clienti. Oppure quest’altra http://www.agostiniassociati.it/traduzioni-italiano-inglese.php, che invece fa effettuare le traduzioni da madrelingue verso cui si traduce (in questo caso inglesi, quindi). In ogni caso sarà una pratica discretamente costosa.

    Per quanto riguarda lo sceneggiatore, ho girato al mio amico il romanzo che mi ha mandato via mail, ma fino a fine mese sarà impegnato con altre cose e non potrà darci un’occhiata. Se ha pazienza di aspettare la contatterà lui una volta più libero.

  60. Max scrive:

    Ciao, avrei una curiosità.
    Quanto è differente, se è differente, la scenografia delle serie televisive?

    Grazie e complimenti per tutto!

  61. Alberto Cassani scrive:

    La scenografia è l’ambiente che circonda i personaggi: i mobili della casa, le facciate dei palazzi, gli alberi di un bosco… La sceneggiatura è il copione che racconta le azioni e i dialoghi.

    Tecnicamente non c’è differenza tra sceneggiatura cinematografica e televisiva. Ci sono però degli accorgimenti narrativi da tener presente e alle volte da rispettare scrupolosamente: negli Stati Uniti le interruzioni pubblicitarie sono calcolate al secondo, e quindi bisogna scrivere le scene in modo che l’azione permetta la pausa in quel preciso momento (poi a limare le cose ci si pensa in sede di montaggio); stessa cosa per la sequenza prima dei titoli di testa (quando c’è), che deve durare sempre lo stesso numero di minuti. Poi ce ne sono altri più sottili e meno apparenti, ma c’è soprattutto il fatto che in televisione non si può dare per scontato che lo spettatore abbia visto tutte le puntate e soprattutto che non è detto abbia seguito con la giusta attenzione tutta la puntata. Quindi si ripetono i concetti più volte e si fa in modo di spiegare sempre per bene cos’è successo le settimane precedenti. E questo vale sia per le serie USA sia per quelle italiane, dove anzi spesso si esagera.

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.

Incassi dal 23 al 25 settembre