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"Flight" di Robert Zemeckis

26 novembre 2013 Recensioni 9 Commenti
Flight

Universal, 24 Gennaio 2013 – Brutale

Un pilota evita un disastro aereo grazie alla sua esperienza e al suo sangue freddo. Inizialmente viene considerato da tutti un eroe, ma ben presto la commissione che indaga sulle ragioni dell’incidente scopre che il tasso alcolico nel suo sangue era altissimo…


Denzel WashingtonNon fa sconti Zemeckis, fin dalla prima sequenza. Una donna completamente nuda si aggira per una stanza di albergo: sesso, fumo, alcol, droga. Poco dopo siamo in aereo: in decollo l’equipaggio deve far fronte a una forte turbolenza e, per finire, in un incidente disastroso muoiono sei persone. I primi 20 minuti di Flight sono cinema allo stato puro: tensione altissima, un ritmo assolutamente perfetto, una costruzione dei personaggi magistrale: con poche pennellate abbiamo la situazione chiara, ed è necessario, perché subito dopo l’incidente gli avvenimenti precipitano.

Denzel Washington e Kelly ReillyRobert Zemeckis torna al film in live action e sembra ripartire da Cast Away, anche in quel caso era infatti un disastro aereo a fornire l’incipit della storia. Anche in quel caso, si parlava della solitudine di un uomo. Ma se allora la solitudine era fisica e causata dall’isolamento forzato su un’isola, in questo caso la solitudine è psicologica e causata dalla dipendenza dall’alcol. Flight è un film sull’acolismo, ma il tema è finalmente trattato in modo diverso: Whip Whitaker non è un povero disadattato che si trascina intontinto dal bere per le strade di una cittadina degli Stati Uniti. E’ un ottimo pilota, reattivo e dal sangue freddo, un uomo benestante e intelligente. La sceneggiatura di John Gatins costruisce una vicenda che giustamente non spiega le motivazioni della dipendenza dall’alcol ma ci mette di fronte al fatto compiuto e la narrazione spiccia e distaccata di Zemeckis, che narra la storia in senso cronologico, ci permette di essere testimoni esterni dell’intera vicenda e di giudicare le vicende senza preconcetti.

Bruce Greenwood, Don Cheadle e Denzel WashingtonFlight si dimostra un ottimo film con un brillante Zemeckis alla regia, e un superlativo (come sempre) Denzel Washington nel ruolo del protagonista. Ma stiamo pur sempre parlando di un film hollywoodiano, e quindi, nel finale, è obbligatoria la catarsi. Ed è un peccato, perché fino alla scena della bottiglietta appoggiata sul ripiano della cucina tutto girava a meraviglia e, nonostante Gatins avesse avuto più di una occasione per cambiare rotta, alla resa dei conti, invece di cercare una soluzione brillante, il film cede di schianto e si incanala in un percorso scontato che lascia un po’ insoddisfatti.


La locandinaTitolo: Flight (Id.)
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: John Gatins
Fotografia: Don Burgess
Interpreti: Denzel Washington, Don Cheadle, Kelly Reilly, John Goodman, Bruce Greenwood, Brian Geraghty, Tamara Tunie, Nadine Velazquez, Peter Gerety, Garcelle Beauvais, Melissa Leo
Nazionalità: USA, 2012
Durata: 2h. 18′


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Attualmente ci sono 9 commenti a questo articolo:

  1. Marco scrive:

    Concordo con te con la scena dell’incidente iniziale, veramente ben fatta, girata e montata.
    Quello che segue non lo trovato eccessivamente brutto ma nella norma in un film drammatico, un uomo cerca di redimersi ed incontra sulla sua strada personaggi che come lui caduti nell’abisso ma che cercano di risollevarsi, amici che cercheranno di aiutarlo pensando principalmente ai propri interessi e, prima il solo interesse di togliersi l’impiccio che il suo vizio gli ha procurato, chiedendo ai testimoni-conoscenti di mentire, poi la voglia di riscattarsi ed accettare le proprie responsbilità.
    Ecco tutto questo è stato gestito a volte non molto bene, con scene ripetitive, inutili e a volte improbabili e personaggi un pò troppo improponibili (bruttissimo tra l’altro quando cercano di “svegliarlo” con la cocaina per farlo apparire sobrio in tribunale, nonstante sappiano il suo problema con l’alchool ed i capi d’accusa assolutamente legittimi).
    Una sforbiciata quà e là avrebbe giovato.
    Comunque la regia riesce a non farlo pesare troppo.
    Piaciuto il finale il quale il protagonista afferma di essere libero (dal vizio) nonostante sia in prigione.
    Bravo Denzel Washington che offre una più che discreta prova. Secondari abbastanza validi.
    Ottima fotografia.

    Direi che i pregi-difetti siano gli stessi di “Cast Away”, non trovi?
    Il live -action di Zemeckis dal 2000 che ho maggiormente apprezzato è “Le Verità Nascoste”.
    Albe è in totale parere discordante dal tuo :)

  2. Francesco Binini scrive:

    Sapevo l’opinione di Alberto, ma siccome lui è un signore ha rispettato la mia. :-)

    La scena della cocaina io non l’ho trovata così brutta, anzi, nell’economia del racconto è utile proprio per fare apparire lui sobrio in tribunale. In fondo tutta la storia degli avvocati si regge sul fatto che volevano dimostrare che lui non era ubriaco ed in effetti da quelle accuse viene scagionato.
    E’ pur vero che c’è qualche lungaggine nella parte centrale (ad esempio la scena in cui fanno la riunione con il proprietario della compagnia aerea), ma tutto sommato non mi ha disturbato. L’evoluzione dei personaggi è credibile e quello che fanno è sensato, a parte nel finale dove una soluzione diversa sarebbe stata opportuna. In generale, le redenzioni improvvise, nonostante siano molto cinematografiche, sono poco credibili e nel caso specifico è ancora più stonata perché a farlo redimere è la foto della ex amante con la quale si intuisce un rapporto piuttosto superficiale.

    E’ vero quello che dici: è un film dove il protagonista cerca di redimersi e ne incontra altri come lui. E di film del genere ce ne sono decine. Ma come dicevo, quello che mi ha ben predisposto è il taglio dato alla vicenda. Lui non è un debosciato o uno che si da all’alcol per un motivo particolare: una delusione o chissà cosa e questo è piuttosto originale.
    In realtà questo mi è piaciuto molto di più di Cast away, che non ho mai apprezzato particolarmente (preferisco anch’io di gran lunga “Le verità nascoste”) e che riguardo ogni volta solo e unicamente perchè ho soggiornato nell’isola vicina.

  3. Alberto Cassani scrive:

    Ovviamente io rispetto l’opinione espressa nella recensione anche quand’è sbagliata, come in questo caso.

  4. Plissken scrive:

    Ho visto anche io il film, non male ma non gli avrei dato più di un “arancione”. Il problema di fondo è che, più che sembrare un film inerente il problema dell’alcolismo avente contaminazioni hollywoodiane, sembra un film hoolywoodiano in cui l’alcolismo funge da pretesto per nobilitare quello che in realtà m’è parso poco al di sopra di un qualunque blockbuster (beh, forse parecchio al di sopra) . Certo, va detto, la classe di Zemeckis c’è e si vede spesso.

    Dissento totalmente sul paragone attuato con Cast away, che a mio avviso è decisamente superiore a questa pellicola, un film più “sentito”. Mi sa di essere l’unico a pensarla così…

    O.T. diamine se sono fortunato… continuo incessantemente ad essere il milionesimo visitatore… :-))

  5. Alberto Cassani scrive:

    Ma ovviamente, Plissken: se tu sei il milionesimo sei il milionesimo e basta. Anche dopo che sono arrivati altri ed è passato del tempo, il milionesimo sei sempre tu.

  6. Plissken scrive:

    Medaglia medaglia medaglia… :-))

  7. Alberto Cassani scrive:

    Medaglia per cosa? Mica l’hai preso, il piccione…

  8. Plissken scrive:

    Che bello capirsi al… volo. :-))

  9. Francesco Binini scrive:

    Ecco, io invece ad esempio l’ho proprio trovato un film sull’alcol con contaminazioni hollywoodiane. Poi la bellezza di alcune scene fa il resto.
    Piuttosto l’arancione l’avrei dato per gli ultimi 5 minuti, ma poi ho pensato che verde era più giusto.

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