Alberto Cassani, 23 Marzo 2001: Intenso
Columbia, 23 Marzo 2001

Scoprendo Forrester

di Gus Van Sant


“Richards distingue un ‘sense’, ciò che la frase dice, il ‘feeling’, l’atteggiamento dell’artista nei confronti di ciò di cui dice, e il ‘tone’, il modo in cui la comunicazione si atteggia nei confronti dell’ascoltatore. Nel bepop i due primi fattori rimanevano in larga parte articolati secondo metri tradizionali; direi fosse affidata particolarmente al terzo, al ‘tone’, la novità“.
     Giampiero Cane - “Canto negro”, 1982.

Sean Connery e Rob BrownIn giro ci sono una marea di libri che, nelle intenzioni, insegnano le tecniche della scrittura creativa. La maggior parte sono di utilità davvero scarsa. La scrittura creativa non è arte che si possa insegnare, perché nella scrittura creativa non ci sono regole che si deve imparare a seguire. È inutile che qualcuno ci racconti come si fa per farsi venire un’idea narrativa, perché metodi che sono validi per qualcuno possono non esserlo per qualcun altro, esattamente come una doccia fredda può essere corroborante o distruttiva. È inutile che qualcuno ci spieghi come si deve sviluppare una trama, perché nella storia della letteratura le stesse trame sono state raccontate in migliaia di modi diversi. È inutile che qualcuno pensi di insegnarci lo stile perfetto, perché lo stile perfetto non esiste: ognuno ha il proprio e tutti, in modo diverso, sono perfetti. Quello che un buon insegnante di scrittura creativa può fare, e che nessun libro potrà mai fare, è aiutarci a trovare le nostre parole. Quando le avremo trovate, allora avremo trovato le parole giuste.

William Forrester ha scritto un solo romanzo, ma quest’unica opera è stata sufficiente a farlo entrare nell’olimpo dei più grandi scrittori di tutti i tempi, tra T.S. Eliot e Robert Louis Stevenson. Poi si è ritirato a vita privata, e nessuno ne ha più sentito parlare. Jamal Wallace è un sedicenne del Bronx, bravino a giocare a basket e molto dotato in quanto a scrittura creativa. Un giorno entra di nascosto nella casa dell’uomo nero del quartiere e perde il suo zaino. Gli viene restituito il giorno dopo, e tutti i suoi quaderni di scrittura sono stati corretti. A questo punto Jamal sente di dover incontrare quell’uomo che tante volte lo ha spiato dalla finestra...

Anna Paquin e Rob BrownDopo le atmosfere piatte di “Psycho”, Gus van Sant torna a quelle più minimaliste che hanno contraddistinto quello che finora è stato il suo maggior successo, “Will Hunting”. Non è forse casuale che, in un breve cameo, appaia qui quello che era il protagonista di quel film, Matt Damon. In effetti i punti in comune tra i due film non sono pochi, dato che entrambi mettono in scena la storia di un giovane genio che corre seriamente il rischio di perdersi, alle prese con un insegnante che di problemi ne ha più di lui. Rispetto al film scritto da Damon e Affleck, però, questo risulta meno convincente anche se più interessante. È più interessante innanzitutto perché ha a che fare con la letteratura invece che con la matematica, ossia con qualcosa di più comprensibile, e poi perché mette in scena personaggi in qualche modo più realistici: da buon abitante della Grande Mela Jamal vuole vivere giocando a basket, ma rischia di finire come il fratello che aveva lo stesso sogno e che ora fa il parcheggiatore allo Yankee Stadium. È meno convincente soprattutto dal lato tecnico, perché a parte le buone interpretazioni di Sean Connery e dell’esordiente Rob Brown si nota soprattutto una regia spesso fastidiosa e una sceneggiatura piena di luoghi comuni e personaggi visti e stravisti (uno per tutti: l’insegnante interpretato da F. Murray Abraham). E poi ci si mette anche l’orrido doppiaggio, capace di rendere incomprensibile il basket anche a quelli che il basket lo conoscono davvero, e di appiattire il ritmo dei dialoghi tipici delle strade newyorchesi. Comunque sia, il film risulta piacevole e profondo, decisamente meritevole delle due ore e un quarto di pellicola.

Rob Brown e Busta RhymesCome detto, esistono numerosi metodi che si propongono di insegnare l’arte della scrittura creativa. Il metodo mostrato in questo film è in qualche modo simile al modo di suonare il bepop: inizia a battere sui tasti senza pensare e vedrai che le parole verranno fuori dal cuore. Il rap è l’evoluzione naturale della musica di Dizzy Gillespie e Charlie Parker, e non è un caso, credo, che nel cast ci sia anche Busta Rhymes, probabilmente il miglior rapper del mondo. Per essere un film sulla scrittura, comunque, ben poco ci viene fatto ascoltare dell’arte di Forrester, ma in fondo questo non è un film sulle parole scritte: è un film sulla bellezza dello scrivere. E come non si può parlare della musica perché la musica bisogna suonarla e ascoltarla, così il cuore dello scrivere...

Il cuore dello scrivere... è scrivere!


Percorsi tematici

Da morire - di Gus Van Sant; con Nicole Kidman, Matt Dillon, Joaquin Phoenix.
Elephant - di Gus Van Sant; con Alex Frost, Eric Deulen, John Robinson.
Paranoid Park - di Gus Van Sant; con Gabe Nevins.
Psycho - di Gus Van Sant; con Vince Vaughn, Anne Heche, William H. Macy, Julianne Moore.
Will Hunting - Genio ribelle - di Gus Van Sant; con Matt Damon, Ben Affleck, Robin Williams.


La locandina statunitenseTitolo: Scoprendo Forrester (Finding Forrester)
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Mike Rich
Fotografia: Harris Savides
Interpreti: Sean Connery, Rob Brown, Anna Paquin, Busta Rhymes, Frank Murray Abraham, April Grace, Michael Nouri, Michael Pitt, Richard Easton, Glenn Fitzgerald, Zane R. Copeland Jr, Stephanie Berry, Fly Williams III, Damany Mathis, Damien Lee, Tom Kearns, Matthew Noah Word, Capital Jay, Vince Giordano, Alex Trebek, Matt Damon
Nazionalità: USA, 2000
Durata: 2h. 13'