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"Fury" di David Ayer

16 giugno 2015 Recensioni 5 Commenti
Fury

Lucky Red, 3 Giugno 2015 – Passabile

Durante la Seconda Guerra Mondiale il sergente “Wardaddy” Collier è al comando di un carro armato sul territorio tedesco, con un manipolo di uomini pronto a lanciarsi in missioni che, per numeri e strategie d’attacco, sono vere e proprie missioni suicide, in cerca della classica “Tempesta perfetta”…


Una scena di Fury«La guerra non cambia mai.» Possono trascorrere gli anni, cambiare le armi, scambiarsi i ruoli dei buoni e dei cattivi, ma ciò che lo stesso David Ayer vuole mostrarci in questo Fury è come la trasformazione da uomo a killer sia una costante ineluttabile. Il carro armato che fa da “casa” al Sergente “Wardaddy” – interpretato da un sufficiente Brad Pitt – è abitata da gregari fedeli fino alla morte, tutti opportunamente tipizzati: “Gordo” Garcia, ossia un Michael Peña che in più di una occasione ruba la scena allo stesso Pitt; Boyd e Grady, tabernacoli delle gesta passate; e il giovane Norman Ellison, dattilografo ricollocato, vera e propria voce narrante del film.

Shia LaBeouf, Logan Lerman, Brad Pitt, Michael Peña e Jon Bernthal in una scena di FuryPer dimostrare la sua tesi (tutte le guerre sono uguali, tutti gli uomini in guerra sono o finiscono per diventare uguali) il regista lascia infatti che sia l’iniziazione di Norman a dettare i tempi della trasformazione, con un mentore illustre come il suo sergente, che gli mostra la crudeltà del loro lavoro – «il più bel lavoro del mondo» – ma che al contempo cerca di annichilire ogni sua forma di raziocinio in virtù del selvaggio “o muori tu o loro”.
Michael Peña in FuryNonostante gli orrori mostrati – e la regia non risparmia scene di una crudeltà impressionante – è proprio la perdita di una persona con cui aveva scambiato sorrisi e momenti di intimità a creare in lui il vuoto, quella sensazione di impotenza che disarma e spiazza, facilmente incanalabile nella violenza più assoluta. E’ una furia che va ben oltre la religione, a cui come per copione i personaggi si rivolgono a turno, perché in quell’imperativo categorico dell'”uccidi” c’è la giustificazione di tutto, il senso di quella “casa” difesa fino all’ultimo. In ciò, tuttavia, si celano le limitazioni del film, dai più aggettivato come la classica “americanata”.

Brad Pitt in FuryFury può vantare un’accurata fotografia e una buona ricostruzione storica – con qualche eccesso nella resa dei traccianti, alla stregua di un Guerre Stellari – nonché una colonna sonora di spessore, aspetti che contribuiscono a rendere piacevole e scorrevole la visione ma sicuramente, se paragonato ai classici del genere, soccombe sotto ogni fronte soprattutto nella parte finale che, francamente, sarebbe stato il caso di evitare.


La locandina di FuryTitolo: Fury (Id.)
Regia: David Ayer
Sceneggiatura: David Ayer
Fotografia: Roman Vasyanov
Interpreti: Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, Jon Bernthal, Jim Parrack, Brad William Henke, Kevin Vance, Xavier Samuel, Jason Isaacs, Anamaria Marinca, Alicia von Rittberg, Scott Eastwood, Laurence Spellman, Daniel Betts
Nazionalità: USA, 2014
Durata: 2h. 14′


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Attualmente ci sono 5 commenti a questo articolo:

  1. Sebastiano scrive:

    Concordo su tutto.
    A tratti mi e’ parso un film fatto con pezzi di altri film, compreso Il gladiatore (“Ma perche’ non si arrendono?” “Tu lo faresti?”)
    Avendo pensato anche io a Guerre Stellari, pensavo di essere da ricoverare. La tua stessa reazione mi conforta.
    Pero’ avrei dato comunque il verde.

  2. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao Sebastiano,
    grazie per il tuo commento: ho evitato il verde proprio perche’ in aggiunta alla pellicola, di cui l’opinione nella recensione, c’e’ l’aspettativa generata attorno al film che viene a minare il quadro generale. Purtroppo e’ un’occasione mancata, il potenziale c’era per un lungometraggio che sarebbe potuto restare impresso a lungo, mentre cosi’, si lascia guardare ma nulla di piu’.
    Cosa invece ti e’ piaciuto?

  3. Sebastiano scrive:

    Sicuramente la ricostruzione storica, e quindi l’aver assolto il compito mai concluso di testimoniare un periodo cosi’ orribile della storia.

  4. skumkyman scrive:

    Concordando con voi, e un po’ di sarcasmo, lo definirei il cugino di campagna di molte altre produzioni più meritevoli. D’altra parte, avrei risparmiato in toto allo spettatore il romanzo di formazione sulla falsariga dell’immenso Full metal jacket…

  5. Filippology scrive:

    Per me ragazzi non ci siamo,
    Purtroppo come succede per diversi film di guerra si cade nel ridicolo: carri che si caricano come nelle giostre medioevali, cannoni anti carro che sparano a 10 metri di distanza e mancano il bersaglio ripetutamente, gente che spara con un mitra a un carro armato, soldati che si divertono a correre davanti alle mitragliatrici nemiche… Inoltre, la trama è assente e decisamente banale. Anche l’evoluzione di Nom non brilla.
    Full metal jacket è un film che ti mostra gli orrori della guerra, in questo invece si spara e poco altro.
    La fotografia si salva, ma a conti fatti personalmente lo sconsiglierei.

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