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"Grizzly Man" di Werner Herzog

24 novembre 2006 Recensioni 0 Commenti
Grizzly Man

Fandango, 24 Novembre 2006 – Impietoso

Timothy Treadwell vive a contatto con i grizzly dell’Alaska. Li avvicina, li tocca, ci parla, li tratta come pargoli da proteggere, non curandosi del pericolo di essere sbranato. Integrarsi nel loro habitat è la sua missione. La sua vita è lì, nel “Grizzly Maze”, l’unica cosa che lo definisce…


Timothy Treadwell in una scena di Grizzly ManGrazie ad una strana escalation distributiva, dopo L’ignoto spazio profondo e White Diamond, giunge in sala il film che cronologicamente si pone in mezzo ai due nella recente produzione documentaristica del maestro Herzog, Grizzly Man. Il film raccoglie, seleziona e integra il materiale filmato da Timothy Treadwell, bizzarro ambientalista che ha trascorso tredici estati a contatto con gli orsi grizzly in una riserva dell’Alaska.

Treadwell è effettivamente stato ucciso da un grizzly, insieme con la donna che lo accompagnava. Su questo elemento Herzog fonda l’intero film, costruendo la storia non sulla sorpresa ma sull’analisi a posteriori di un istinto di morte, una fine annunciata. Dopo una breve introduzione veniamo subito a sapere della terribile sorte del protettore degli orsi, in modo che tutto il film sia recepito tramite la lente di un destino compiuto.

Timothy Treadwell e Amie Huguenard in Grizzly ManTreadwell spesso piazza la telecamera, si mette di fronte all’obiettivo e parla, gioca con gli orsi, ripete le sue convinzioni fino allo sfinimento. La voce narrante di Herzog gli si para di fronte con intento dialogico, esplorando il mondo di Timothy e sollevando contraddizioni, scoprendo la magia involontaria di certe immagini e cercando di far scaturire da questo confronto (Treadwell è generoso nell’enunciazione del suo modo di vedere le cose, e come la pensa Herzog sulla natura lo sappiamo: qualcosa di ostile, misterioso, da scoprire e decifrare nella sua dolorosa convivenza con l’uomo) il senso. Il senso dell’uomo, perché come dice lo stesso regista, il suo lavoro è sull’enigma dell’essere umano, non sulla meraviglia della natura. Come con Graham Dorrington, lo scienziato che cerca di far alzare un dirigibile sulla foresta pluviale, come per l’alieno Brad Dourif, alle prese con un millenario progetto di conquista venuto uno schifo, Herzog si mette di lato e osserva concentrato e curioso il naufragio della volontà umana.

Il regista Werner Herzog in un'immagine pubblicitaria di Grizzly ManGrizzly Man è da molti considerato il migliore del trittico degli ultimi documentari herzoghiani, meno astruso del successivo Ignoto spazio profondo e al tempo stesso più affilato e compatto del precedente White Diamond. C’è da dire però che più degli altri Grizzly Man appare artefatto e forzato in alcuni punti, come alcune interviste agli amici di Treadwell. Ciononostante, un grande film va a raggiungere gli altri due con perfetta coerenza tematica e stilistica, cardine di un discorso compiuto di straordinaria intensità. Distanziati l’uno dall’altro, rimescolati, maltrattati: li abbiamo comunque avuti tutti e tre, questi splendidi documentari. Finalmente.


La locandina di Grizzly ManTitolo: Grizzly Man (Id.)
Regia: Werner Herzog
Sceneggiatura: Werner Herzog
Fotografia: Peter Zeitlinger
Interpreti: Timothy Treadwell, Werner Herzog, Jewel Palovak, Amie Huguenard, Willy Fulton, Warren Queeney, Kathleen Parker, Carol Dexter, Val Dexter, Franc G. Fallico, Sam Egli, Marc Gaede, Marnie Gaede, Sven Haakanson Jr, David Letterman
Nazionalità: USA, 2005
Durata: 1h. 43′


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