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"Il Diamante Bianco" di Werner Herzog

7 giugno 2006 Recensioni 0 Commenti
Il Diamante Bianco

Fandango, 9 Giugno 2006 – Necessario

Resoconto dell’indimenticabile avventura intrapresa dal regista Werner Herzog e dall’ingegnere aerospaziale Graham Dorrington a bordo del dirigibile White Diamond, progettato dallo stesso Dorrington, con cui hanno sorvolato la Guyana ed esplorato da vicino la foresta amazzonica…


Una scena di Il Diamante Bianco«Odio il cinema diretto. […] Se potessi sarei il becchino del cinema-verità. E nei miei documentari sono andato contro il cinema-verità, inventando cose che sono non vere, ma di una verità altra, intensificata.» Parola di Werner Herzog, in un’intervista che risale al 1975 ma corrisponde ancora perfettamente al suo modo di vedere le cose. Non potrebbe essere altrimenti, perché la coerenza di Herzog, la sua dedizione, sono stupefacenti.

Il Diamante BiancoPer la visione di The White Diamond sarà utile tenere a mente questa dichiarazione di poetica, che rifiuta i fatti per andare a cercare una verità più autentica. Gli accenni alla trama che accompagnano l’uscita del film ci parlano di un affascinante viaggio su un dirigibile che sorvola la Foresta Pluviale, e questi sono appunto i fatti; in realtà, quest’opera di Herzog parla d’altro. Certo, l’incontro tra il regista-occhio-voce narrante e l’ingegnere Graham Dorrington racconta della determinazione dei due, seppur con approcci diversi, nel fare volare il dirigibile. Un’impresa difficile, visionaria quasi, che per di più si porta sulle spalle il fardello di un tentativo precedente finito in tragedia; ma le difficoltà non sono un preludio al viaggio, sono esse stesse il viaggio.

Il Diamante BiancoLo spirito del film si trova tra il dirigibile sgonfiato e gli uomini che gli vivono attorno e lavorano per farlo alzare. Qui Herzog, con la consueta voce aspra ma ammaliante, va a scoprire le varie umanità, i contrasti e, in fondo, proprio quella verità che il viaggio da solo non può penetrare. La sofferta hybris dello scienziato si mescola con l’occhio attento del regista, che vuole indagare la natura ma non esita a tagliare le immagini girate nell’interno di una cascata leggendaria perché «non era giusto farle vedere»: l’emblema di un cinema che conosce molti modi per spiegarsi e far partecipe lo spettatore, anche attraverso la negazione della visione.

Una scena di Il Diamante BiancoLa grandezza di Herzog, da sempre, è anche nella capacità di produrre senso a partire da una realtà tangibile, nel far percepire il sensoriale e unirlo alla riflessione spirituale. Così, prima che il dirigibile di Graham Dorrington si alzi in volo per la prima volta, l’occhio e il cuore dello spettatore sono già pronti ad accoglierlo. Ciò che viene dopo profuma davvero di leggerezza, e una volta tornati a terra l’occhio herzoghiano, genuinamente curioso, si concede esplorazioni di complemento che ci meravigliano; come se la natura stessa provvedesse a portare storie di umanità davanti alla macchina da presa. E ci troviamo estasiati di fronte ad un gallo che saltella lontano.

Il regista Werner Herzog in una scena di Il Diamante BiancoA dispetto di riflessioni astruse e strane trame, The White Diamond si rivela anche piuttosto agile, laddove invece la produzione di Herzog (recente, ma non solo) non gode di buona fama a causa di presunte lentezze e scarsa indulgenza nei confronti del pubblico. Poco tempo fa era uscito nelle nostre sale L’ignoto spazio profondo, in realtà posteriore a questo film, e in molti avevano storto il naso. La lentezza, ampiamente compensata dalla qualità, non giustificava comunque la ridicola distribuzione che il documentario aveva ottenuto; purtroppo, anche questa volta nulla ci fa sperare in qualcosa di meglio, quindi ci sarà bisogno di uno sforzo nella ricerca e di un occhio tempestivo nell’esame della pagina degli spettacoli. Superfluo dire quanto ne valga la pena.


La locandina di Il Diamante BiancoTitolo: Il Diamante Bianco (The White Diamond)
Regia: Werner Herzog
Sceneggiatura:
Fotografia: Henning Brümmer, Klaus Scheurich
Interpreti: Graham Dorrington, Mark Anthony Yhap, Anthony Melville, Michael Wilk, Jan-Peters Meewes, Jason Gibson
Nazionalità: Regno Unito – Germania, 2004
Durata: 1h. 27′


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