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“Grosso guaio a Chinatown” di John Carpenter

1 ottobre 2003 11 Commenti
Alberto Cassani, 1 Ottobre 2003: Esaltante
20th Century Fox

Jack Burton è un camionista cialtrone che si ferma a San Francisco per giocare d’azzardo quando la fidanzata del suo amico Wang Chi viene rapita dai Signori della Morte. Per Jack e l’amico inizia una discesa nella magica Chinatown fatta di uomini ultracentenari, esplosioni verdi, gente che entra ed esce volando…


Cocente insuccesso commerciale, quarto di fila, è il film che ha quasi posto fine alla carriera cinematografica di John Carpenter. Basato su un soggetto che la 20th Century Fox aveva nel cassetto da anni riscritto dal regista di Buckaroo Banzai, Grosso guaio a Chinatown è costato 25 milioni di dollari ed era indicato durante la lavorazione come il film più importante del 1986. La strategia pubblicitaria della Fox, però, non aiutò affatto il percorso commerciale della pellicola, che alla fine incassò solamente 11 milioni negli Stati Uniti.

Inizialmente ambientato nel vecchio west, il film sembrava l’occasione perfetta per Carpenter di mettere in scena il suo tanto sospirato progetto di El Diablo, la storia di un solitario cowboy che arriva in città per “salvare la Principessa dal Drago”. Riportato ai giorni nostri, il film è una commistione di generi cinematografici perfettamente architettata, in anticipo sui tempi per quanto riguarda l’utilizzo nei film occidentali della spettacolarità delle arti marziali e con un ribaltamento delle posizioni eroe-spalla poco comune nella storia del cinema.

Jack Burton è un eroe solo a parole, totalmente incapace di raccapezzarsi all’interno della situazione nella quale si ritrova e completamente inutile quando le cose si fanno serie. Jack Burton è il buffone, il clown, uno che tira fuori il coltello quando si trova davanti un fantasma avvolto dai fulmini e si fa crollare il soffitto in testa quando spara in aria. La sua spalla, Wang Chi, è in realtà colui che guida il gruppo e risolve le situazioni critiche. È attraverso il contrasto tra l’atteggiamento di Jack e la sua cronica incapacità di fare alcunché che si crea l’effetto comico di quella che può essere sostanzialmente considerata una commedia fantastica.

Diretto benissimo da un Carpenter che aveva evidentemente studiato l’argomento, ed interpretato da un Kurt Russell forse ancor più in parte rispetto a Fuga da New York e da un cast scelto alla perfezione, Big Trouble in Little China non è solo un omaggio al cinema orientale, ma una divertita presa in giro di tutto il cinema più o meno recente; un film che non si prende per nulla sul serio, e che purtroppo non è stato preso sul serio dal pubblico del 1986.


Titolo: Grosso guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China)
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: Gary Goldman, David Z. Weinstein, W.D. Richter
Fotografia: Dean Cundey
Interpreti: Kurt Russell, Kim Cattrall, Dennis Dunn, James Hong, Victor Wong, Kate Burton, Donald Li, Carter Wong, Peter Kwong, James Pax, Suzee Pai, Chao Li Chi, Jeff Imada, Rummel Mor, Craig Ng, June Kyoto Lu, Noel Toy, Jade Go
Nazionalità: USA, 1986
Durata: 1h. 39′


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Attualmente ci sono 11 commenti a questo articolo:

  1. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Divertente, esaltante, da capogiro.
    Forse alcuni fan di Carpenter ne sono rimasti delusi perché si aspettavano uno dei suoi classici horror, ma non mi è dispiaciuto.
    è diverso da molti action-fantasy forse perché ha anche un’ambientazione diversa e aspettata.
    Comunque bello, anzi bellissimo.

  2. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Alberto, a te è piaciuto?

  3. Alberto Cassani scrive:

    Perché, non si capisce dalla recensione?

  4. Riccardo ( ex Mickey Rourke ) scrive:

    Non molto

  5. Plissken scrive:

    Dovrebbero riproporlo sabato su Italia 1 alle 14.30 a quanto mi è stato detto…

    Questo film assieme a “Starman” è appunto la prova di come Carpenter sia in grado di dirigere con naturale attitudine anche film che esulano dal contesto horror.

    Non credo sia un film con la “F” maiuscola, ma anche a me è piaciuto molto. Non potrebbe essere per certi versi un precursore dell’ondata tarant-pulp-kung fusion? :-)

  6. Alberto Cassani scrive:

    Senza dubbio. L’ho anche scritto, nella recensione.

  7. Francesco Cuffari scrive:

    Bellissima recensione per un film che ha segnato la mia infanzia. Davvero meraviglioso soprattutto grazie ad un Kurt Russell in forma come poche volte. Carpenter conferma di essere un genio e come tutti i geni è stato sottovalutato da molti. La sceneggiatura è praticamente perfetta e Carpenter fa tutto quello che è nei suoi eccelsi mezzi per valorizzarla. Pensare che registi scandalosi hanno ottenuto successi notevoli…

  8. Alberto Cassani scrive:

    Grazie dall’apprezzamento. Purtroppo Carpenter è sempre stato sfortunato, nei suoi rapporti col pubblico in sala. A parte “Halloween”, nessun suo film è stato davvero un successo economico. Però il fatto che quasi ogni suo titolo sia diventato un cult, anche in tempi brevi, vuol dire che la colpa probabilmente non era tutta del pubblico. E “Grosso guaio a Chinatown” è l’esempio perfetto di come la cattiva distribuzione (comprensiva di campagna stampa) può segnare negativamente le sorti di una pellicola interessante.

  9. Klaatu scrive:

    Rivisto ieri sera.
    Molto bello e coinvolgente. Dispiace che Carpenter in carriera abbia raccolto molto meno di quanto meritasse da parte della critica all’uscita in sala di molti suoi lavori.

  10. Leonardo S. scrive:

    Lo sto gustando (per l’ennesima volta) in questo momento su SKY.
    Uno straCult, assolutamente, avanti anni; totalmente d’accordo, la distribuzione è spesso fondamentale, per la riuscita commerciale di un film: mi viene in mente il percorso di Respiro, uscito in Italia in totale sordina, distribuito in italia in mezza sala, salvo poi riproporlo dopo la pioggia di consensi e riconoscimenti ricevuti in Francia.

  11. Emanuele scrive:

    Semplicemente Unico!

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