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"I magnifici sette" di Antoine Fuqua

22 settembre 2016 (10 settembre 2016) Recensioni 1 Commento
I magnifici sette

Warner, 22 Settembre 2016 – Rispettoso

Nella cittadina di Rose Creek, i piccoli proprietari terrieri sono minacciati di sfratto dal ricco Bogue, che non si fa problemi a usare le maniere forti. Gli abitanti della cittadina assoldano allora 7 pistoleri, che dopo una settimana di preparazione sono pronti a sfidare l’esercito di Bogue…


Denzel Washington in una scena di I magnifici setteNel western le cose sono facili: ci sono i cattivi da una parte e i buoni dall’altra. Le due parti (che siano bande o un solo uomo non importa) si sparano addosso fino a quando gli avversari muoiono. La credibilità degli eventi non fa parte dell’equazione. Il problema che si è posto agli sceneggiatori prima e a Fuqua poi è stato il modo di costruire un western moderno: non poteva ricalcare troppo da vicino la serietà dei western classici ma nemmeno essere contaminato troppo dalla modernità. La strada scelta è alla fine risultata quella giusta.

Ethan Hawke in una scena di I magnifici setteCon un cast in gran spolvero I magnifici sette, dopo un breve preambolo, si prende il tempo che serve per costruire i personaggi (la sceneggiatura di Nick Pizzolatto e Richard Wenk è molto curata in questo senso) e portarli nella cittadina. Quella centrale è la parte migliore del film: dialoghi brillanti, grandi panorami e la musica di James Horner e Simon Franglen che richiama il magnifico tema originale a sottolineare le cavalcate dei sette. Quando poi si arriva al gran finale, con la parola lasciata alle armi, si è quasi dispiaciuti di non poter più sentire i dialoghi tra i protagonisti.

Se nella prima parte il lavoro del regista consiste soprattutto nel dar ritmo alla vicenda attraverso i dialoghi serrati per non annoiare lo spettatore; nel finale, quando i proiettili volano e i corpi si accumulano, il compito di Fuqua è quello di rendere comprensibile un’azione caotica e l’operazione riesce perfettamente.

Vincent D'Onofrio, Martin Sensmeier, Manuel Garcia-Rulfo, Ethan Hawke, Denzel Washington, Chris Pratt e Byung-hun Lee in I magnifici setteCerto, I magnifici sette non è un film perfetto: in alcuni momenti è fin troppo scanzonato, la trama corre su binari prestabiliti e non riserva nessuna sorpresa, il personaggio di Ethan Hawke è quasi imbarazzante nella sua prevedibilità e quello di Chris Pratt è fin troppo scanzonato, e anche la regia non riserva alcuna sorpresa: tutto è esattamente come ci si aspetta che sia. Nonostante questo, I magnifici sette è un film riuscito: divertente quando vuole esserlo e teso quando a risuonare sono i tuoni degli spari, è un film che si fa apprezzare dall’inizio alla fine senza troppe sbavature e senza prendersi troppo sul serio e riuscendo anche a non essere troppo pomposo.

Ma è solo con i titoli di coda, quando viene riproposta la famosa musica del film originale, che ci si rende conto che quel tipo di western non tornerà più: tutto quello a cui possiamo ambire sono riproposizioni contaminate e gradevoli da vedere, ma l’epopea dell’Ovest è definitivamente terminata.


La locandina di I magnifici setteTitolo: I magnifici sette (The Magnificent Seven)
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: Nic Pizzolato, Richard Wenk
Fotografia: Mauro Fiore
Interpreti: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Byung-hun Lee, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier, Haley Bennett, Matt Bomer, Pater Sarsgaard
Nazionalità: USA, 2016
Durata: 2h. 10′


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Attualmente c'è 1 commento a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Personalmente mi sentirei di avallare quanto espresso in recensione: il film fila via liscio e nel complesso risulta piuttosto godibile, circostanza tutt’altro che scontata di questi tempi. E di questi tempi il film è sicuramente figlio, visto che dell’originale, o meglio, di quella che era una caratteristica fondamentale presente nell’originale, non è rimasta traccia.
    Parlo della componente che, magari riflessa dalla Kurosawiana devozione ai principi del Bushido (chissà), trovava nell’opera di Sturges l’evidente esaltazione dell’umano altruismo, non certo una cosa di tutti i giorni allora, figuriamoci adesso.
    Tralasciando come l’allegra combriccola dei nostri magnifici assuma talvolta, anzi sovente, uno spirito un po’ troppo guascone, decisamente jankee e tipico di troppi blockbuster di cui siamo consapevoli spettatori, mi è spiaciuto constatare come alla fin fine perfino Chris Adams in questa nuova versione abbia portato il tutto a compimento per puro spirito di vendetta tra l’altro con efficacia nemmeno paragonabile a, toh, Bronson, in “C’era una volta il west” giusto per fare un esempio.
    Insomma dico… alla fine il tutto è appunto godibile per carità, ma l’unico momento in cui la pelle assume caratteristiche da pennuto è al partire della musica del film originale, come tra l’altro riportato in recensione.

    Credo che se non fosse per l’illustre predecessore, questo film avrebbe incassato meno di un decimo; debbo dire però che un suo grande merito è quello di avermi spinto (e chissà quanti altri) a riveder con gaudio “I magnifici sette”. Quelli veri, intendo.

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