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"I nostri ragazzi" di Ivano De Matteo

3 settembre 2014 Recensioni 3 Commenti
I nostri ragazzi

01 Distribution, 5 Settembre 2014 – Programmatico

Paolo e Massimo sono fratelli. Il primo è chirurgo pediatrico, il secondo è avvocato. Entrambi sono sposati ed entrambi hanno figli adolescenti, Michele e Benedetta. Le due famiglie vanno d’accordo a stento, mentre i due ragazzi sono molto legati tra loro. Poi, una sera, la madre di Michele vede a Chi l’ha visto? il filmato di un’aggressione…


Luigi Lo Cascio e Alessandro Gassman in I nostri ragazziLiberamente ispirato al romanzo di Herman Koch La cena (Neri Pozza), I nostri ragazzi si potrebbe portare a esempio di tanti difetti tipici del cinema soprattutto italiano ma non solo, dalla funzione ben precisa che ha ogni singolo risvolto della trama alla totale innaturalezza dei dialoghi fino a un finale affrettato ed esasperato. Invece, questa nuova regia di Ivano De Matteo risulta stimolante e appassionante nonostante i difetti, e saprà catturare e muovere chi aveva già apprezzato il suo precedente Gli equilibristi.

Barbora Bobulova e Alessandro Gassman in I nostri ragazziLa sceneggiatura, come detto, appare fin troppo studiata ma la catena degli eventi riesce comunque a coinvolgere lo spettatore nella vicenda che travolge e stravolge i personaggi. Gran merito di questa efficacia ce l’hanno i quattro ottimi protagonisti, con Alessandro Gassman a guidare il gruppo e Giovanna Mezzogiorno a chiuderlo, che donano umanità ai loro personaggi e dignità a dialoghi altrimenti innaturali e a volte forzati.

Jacopo Olmo Antinori e Rosabell Laurenti Sellers in I nostri ragazziDal canto suo, il 41enne De Matteo tiene ben saldo il volante senza strafare e approfittando bene degli ambienti in cui le scene si svolgono. Gli interessanti personaggi costruiti dal regista insieme con la cosceneggiatrice Valentina Ferlan presentano bene le diverse possibili reazioni agli eventi raccontati e rendono semplice per gli spettatori immedesimarsi in un particolare stato d’animo. Purtroppo, però, il momento della resa dei conti viene gestito frettolosamente nonostante le premesse per i fuochi d’artificio ci fossero tutte, e il finale vero e proprio – peraltro telefonato da una scena rivelatrice nella parte iniziale del film – è talmente insoddisfacente da rischiare di alienarsi chi fino a quel momento aveva seguito con attenzione ma senza passione la pellicola.


La locandina di I nostri ragazziTitolo: I nostri ragazzi
Regia: Ivano De Matteo
Sceneggiatura: Valentina Ferlan, Ivano De Matteo
Fotografia: Vittorio Omodei Zorini
Interpreti: Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova, Rosabell Laurenti Sellers, Jacopo Olmo Antinori, Lidia Vitale, Antonio Salines, Roberto Accornero, Sharon Alessandri, Giada Fradeani, Cristina Puccinelli, Antonio Grosso, Adamo Dionisi
Nazionalità: Italia, 2014
Durata: 1h. 32′


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Attualmente ci sono 3 commenti a questo articolo:

  1. Anonimo scrive:

    Ho visto “I nostri ragazzi” e l’ho amato moltissimo. Ho riconosciuto l’anima di Valentina che e’ stata mia alunna al Virgilio.

    Bravi ♡

    Diana Lanternari

  2. giovanni spinicchia scrive:

    Ill.mo Alberto Cassani,
    ho bisogno di incontrarla, mi perdoni il disturbo, sarei felice per un minimo di credito e di ascolto che vorrei sottoporre alla sua preziosa competenza e che riguarderebbe un percorso di vita durato 50 anni fra adolescenti e giovani studenti, impegnati in studi dove il “disegnare” era contemplato fra i programmi ministeriali,dalla scuolaelementare a scuole ad indirizzo artistico, accademia di belle arti, e facoltà di architettura presso il dipartimento universitario di firenze, oltre a proseguire indagine ed interesse fra tutti quegli adulti senza condizione di età e di estrazione culturale che non hanno mai disegnato e con memorie di passioni ed interessi non mai approfonditi per condizioni di avvenimenti e prgiudizi che ne hanno impedito una scelta.

    Posseggo un compendio di notizie e risultati per un materiale documentato, per ogni grado di istruzione e di età, unitamente agli adulti, che in seguito ad una innovazione metodologica da me scoperta fin dagli anni della prima classe sperimentale della scuola media dell’obbligo, nei luoghi incantati di una sicilia, anni 60, svuotata di natura umana e di progresso tecnologico, presso cui inizia il primo apprendistato, nell’ambito della scuola .

    Avevo solo 23 anni, quando decisi di trasferimi dalla città natale, Firenze, dove avevo studiato come maestro d’arte, per affrontare un viaggio verso la Sicilia, nel settembre 1961, per una breve vacanza di riposo e per una riflessione più pacata nei confronti di una proposa di lavoro, come Design, per una ditta di articoli da regalo, di Firenze che mi voleva come stabile intermediario, fra progettualità e interessi aziendali in New York.

    Ma la terra di sicilia ebbe il sopravvento, l’occasione della scuola dell’obbligo, il suo pacato e convinto approdo professionale, da qui l’avventura, la scoperta di una metodologia che allo stesso pari di una grammatica, per l’apprendimento della lingua e dello scrivere, permette a chiunque di imparare a disegnare.

    Motivazione di questa mia, lasciare una traccia di incoraggiamento per tutti quei giovani a rivalutare quel disegnare, che nelle scuole non è più disciplina contemplata, il computer, poi ne ha decretato la fine,al punto tale che il Ministro della Pubblica Istruzione,Gelimini, ne ha chiuse le scuole d’arte, ritenendoli non più scuole adeguate ed uniformando il tutto a Liceo Artistico.

    Le facoltà di architettura di tutta italia,per una presa di coscienza personalmente sperimentata, il disegno non ha ascolto se non attraverso programmi computerizzati.

    Domanda

    Potrebbe,per quanto breve e sintetico il contenuto della proposta,ricavare una sceneggiatura e farne un documento visivo che potrebbe servire a molti giovani e no a credere con piùconvinzione, che il sapere disegnare è voce ancora degna di attenzione,non tanto per aspirare a raggiungere mete note fra gli artisti, ma soprattutto per appropriarsi di un mestiere in cui il sapere disegnare è indispensabile?.

    Un incontro fra Industriali e maestranze didattiche dediti all’apprendimento del Design, avvenuto in Palazzo Vecchio nel salone del 500 a Firenze nel 2008, gli stessi si lamentavano della mancanza di soggetti creativi nel campo del design industriale e soprattutto riconisciute incapacti, per quei pochi , che presentavano proposte e progetti inleggibili.

    Fui tra i relatori più ascoltato, ricevendo reazioni non lodevoli da parte di docenti universitari che si sentirono toccati nel proprio ruolo, e di provenienza di studi acquisiti nel dopo 68, che ritennero di confermare che il disegnare non è più causa principe della precaria condizione, di cui il convegno rivendicava.

    La ringrazio per l’attenzione e le sarei grato per un consiglio, una segnalazione,una possibilità di impresa, un no per difficoltà non dipendenti dalla propria volontà.

    Con devota fiducia

    Giovanni Spinicchia

  3. Alberto Cassani scrive:

    Buongiorno Giovanni. Grazie per la fiducia che ripone nei miei confronti, ma io ho smesso da anni di occuparmi di produzione cine-televisiva e non ho quindi modo né occasione di sviluppare il progetto da lei suggerito.

    La trasformazione che lei segnala è bene evidente nel campo del fumetto, dove ormai sono pochi quelli che disegnano su carta rispetto a quelli che creano completamente al computer, ma per adesso c’è comunque ancora alle spalle la tecnica e quindi la sensibilità del disegnatore che ha imparato con carta e pennino. Immagino che la progettazione architettonica, invece, sia ormai completamente digitalizzata e la scarsa se non nulla familiarità con i materiali veri e propri del disegno non può certo essere un vantaggio. Purtroppo, però, come ho detto non ho proprio modo di aiutarla nella sua lotta al regresso. Buona fortuna.

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