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"Il sospetto" di Thomas Vinterberg

11 febbraio 2014 Recensioni 10 Commenti
Il sospetto

Bim, 22 Novembre 2012 – Asfissiante

Lucas è un maestro all’asilo del paese. Klara, figlia del suo migliore amico, frequenta l’asilo e accusa Lucas di molestie sessuali. Da quel momento la vita dell’uomo è sconvolta. Additato come mostro e rifiutato dalla società, si ritroverà improvvisamente solo…


Mads Mikkelsen in Il sospetto«Vox populi, vox Dei», dice il proverbio. Ovvero, se la comunità è concorde, quello che si dice è vero. Per fortuna nei paesi occidentali esistono delle garanzie per cui una persona accusata di un crimine viene considerata innocente dalla Legge fino a quando non viene condannata, ma la voce del popolo si muove al di fuori di questa ufficialità, non è interessata a quello che afferma la polizia e non è interessata nemmeno alla Verità.

Susse Wold e Annika Wedderkopp in il sospettoVinterberg ha la grande intuizione di mettere al centro della vicenda il crimine più abietto che si possa immaginare e la sceneggiatura basa tutto su una singola frase: «Mia figlia non dice bugie». Da questi due semplici assunti Il sospetto riesce ad analizzare le reazioni di una piccola comunità alla “voce” che Lucas abbia molestato sessualmente la figlia del suo migliore amico. L’uomo, che fino al giorno prima era un membro integrato nella società e partecipava a feste e bagordi con i suoi amici, viene immediatamente escluso dalla vita sociale, sgradito perfino nel negozio di alimentari del paese, considerato unanimemente un “mostro”, nonostante la sua colpevolezza sia ancora ben lontana dall’essere dimostrata.

Mads Mikkelsen e Alexandra Rapaport in Il sospettoIl cuore del film sono le reazioni e le relazioni tra le persone, come queste si evolvono e come vengono usurate dal sospetto (o dalla certezza) che la persona che hanno accanto sia un mostro. Vinterberg non è interessato alle indagini della polizia, non c’è tensione quando Lucas viene arrestato e quando arriva la notizia della decisione del giudice, tutto viene risolto con un paio di frasi: Vinterberg è interessato alle persone, ai loro comportamenti, alle loro reazioni, all’irrazionalità delle pulsioni umane.

Lasse Fogelstrøm e Mads MIkkelsen in Il sospettoLa sceneggiatura schiaccia il protagonista, lo rinchiude in una gabbia dalla quale è impossibile uscire, gabbia che si stringe sempre più attorno a lui, all’interno della quale non rimane nessuno. La regia rende visivamente questa immagine con la luce. Il film – sgargiante di colori all’inizio – è sempre più buio, di pari passo con l’emarginazione di Lucas. Per quanto ottima, la sceneggiatura lascia colpevolmente sulla strada alcuni personaggi fondamentali e non approfondisce alcuni temi aperti che avrebbero meritato un’analisi più accurata. Ma sono dettagli in un quadro di ottima qualità.

Mads Mikkelsen e Thomas Bo Larsen in una scena de Il sospettoMads Mikkelsen (miglior attore a Cannes) regge su di sé tutto il peso del film, dando corpo a un personaggio prima sociale, vivo e vivace ma anche apprensivo e protettivo, poi scioccato e distrutto interiormente, recitando sempre con misura, senza mai eccedere. Il sospetto, candidato all’Oscar 2014 come miglior film straniero (con La grande bellezza), lascia lo spettatore disorientato, aprendo domande inquietanti sulla natura dell’animo umano.


La locandina de Il sospettoTitolo: Il sospetto (Jagten)
Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: Thomas Vinterberg, Tobias Lindholm
Fotografia: Charlotte Bruus Christensen
Interpreti: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm, Susse Wold, Anne Louise Hassing, Lars Ranthe, Alexandra Rapaport, Sebastian Bull Sarning, Steen Ordell Guldbrand Jensen, Daniel Engstrup, Troels Thorsen, Søren Rønholt, Hana Shuan
Nazionalità: Danimarca – Svezia, 2012
Durata: 1h. 55′


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Attualmente ci sono 10 commenti a questo articolo:

  1. Plissken scrive:

    Condivido quanto espresso sopra. Anche se come evidenziato in recensione sporadicamente il film sembra un po’ “tirato via” per via della sceneggiatura, è solido, ben diretto e fotografato e fa pensare eccome; uno dei migliori che io abbia visto ultimamente senza alcun dubbio.

    Mikkelsen “One Eye” faccia-di-pietra risulta inaspettatamente assai efficace, nota di merito e tanto di cappello.

    Secondo me da vedere assolutamente.

  2. Sebastiano scrive:

    Condivido.
    E non manco di ricordare che il titolo originale e’ molto piu’ efficace.

  3. Francesco Binini scrive:

    Sarebbe stato interessante vedere le reazioni della maestra anziana dell’asilo alla notizia della non colpevolezza di Lucas . Così come sarebbe stato interessante vedere le reazioni degli altri genitori ed eventualmente dei gestori del negozio di alimentari. Non è detto che queste scene non siano state girate e che poi si sia scelto per un finale più secco e più enigmatico che ci fa comunque intuire come, alla fine, qualunque cosa succeda Lucas sarà sempre “marchiato” dalla vox populi, qualunque cosa faccia .

  4. Plissken scrive:

    Francamente sono contento di non aver visto nulla a riguardo: sarebbe stata una mossa rischiosa.
    Così invece ognuno può immaginare ciò di cui sopra come vuole. Il finale, molto “secco” per i consueti standard cinematografici, l’ho trovato assai di mio gusto.
    Comunque questo film, per molti aspetti, spaventa più di qualunque horror. Aveva ragione Rilla… sempre stare all’occhio con i bambini, non si sa mai…

  5. Alberto Cassani scrive:

    Eh, ma se qui ci fosse stato uno dei bambini del vecchio Wolf gli adulti sarebbero morti tutti tra atroci sofferenze, tranne il pedofilo che finisce rinchiuso in manicomio…

  6. Plissken scrive:

    Eh diciamo che sotto sotto il film, oltre ad analizzare l’irrazionalità degli adulti, dà un ritratto dei bambini realistico, lontano dalla stereotipata concezione angelica a cui dobbiamo sottostare.

    Tutti i guai del povero maestro d’asilo (e che guai…) derivano da un gesto di stizza della bambina che, per quanto inconsapevolmente, ha rovinato una vita.

    Mah, sarà che non ho ancora capito se sia più saggio stare alla larga dai bambini o dai loro genitori…

  7. Francesco Binini scrive:

    La rappresentazione dei bambini, o meglio, della bambina, è realistica fino ad un certo punto. Che i bambini siano più “furbi” e meno “innocenti” di quanto i media ci vogliano far credere è fuori discussione, ma sulla verosimiglianza della vicenda specifica ho moltissimi dubbi.
    Il tutto è -giustamente- molto cinematografico, ma molto poco possibile. I bambini fanno i dispetti (e non esistono bambini che “non dicono bugie”) ma questo mi sembra francamente eccessivo soprattutto per il fatto che la bambina non ha vissuto l’evento e l’ha solo intravisto sull’iPad del fratello .

    Decisamente meglio stare lontano dai genitori. Sono i genitori che “interpretano” i comportamenti degli altri verso i loro figli.

  8. Plissken scrive:

    Ma sono i genitori della bambina che ne danno un ritratto distorto (come appunto dici sopra) dicendo che “non mente mai”; non è la bambina a risultare poco “realistica” in my opinion, da qui il precedente commento.

    Ciò che lascia interdetti e che (giustamente) va ad inficiare l’aspetto angelico della piccola è il fatto che, viene da pensare, pur non avendo compreso appieno ciò che ha visto sull’Ipad, ha capito benissimo che è una cosa “negativa” e pur non essendo in grado di valutarne la gravità l’ha usata -consapevolmente- contro il maestro, fin qui gli adulti non c’entrano.

    Il fatto che il suo successivo “pentimento” non venga a priori considerato da alcuno va poi ad escluderla dalla vicenda, lasciando gli sviluppi al meraviglioso mondo degli adulti.

  9. Francesco Binini scrive:

    Mi sono spiegato male. Non è la bambina ad essere poco realistica, ma la successione degli eventi. La bambina vuole fare un dispetto e cita una cosa che lei ha percepito come negativa, questo ci sta. Ma la sceneggiata della bimba nella stanza buia, della coerenza del racconto che fa sono cose poco verosimili: un bambino di quell’età che non ha subito violenza non farebbe quella scena. Lì c’è la mano del regista di cinema. Ancora meno verosimile è la scena con lo psicologo: anche in questo caso ci sono palate di ottimo cinema, ma io un bambino di 4/5 anni che tira avanti un dispetto per più di un giorno e per di più davanti ad uno sconosciuto lo devo ancora vedere.
    Poi chiaramente a Vinterberg interessavano le reazioni, interpretazioni e relazioni degli adulti e quindi ha fatto in modo di arrivare dove voleva usando il cinema (e per fortuna che ha fatto del cinema e non un trattato di psicologia infantile). Tant’è vero che poi come sottolinei tu, tutto il resto è lasciato agli adulti che vanno per la loro strada.

    Comunque, per dire, le mie figlie sparano panzane a raffica negando perfino l’evidenza.

  10. Plissken scrive:

    Si ora ho capito cosa intendi; In questo senso, è vero, la vicenda viene piegata alle esigenze cinematografiche.
    Fortunatamente comunque, come da recensione, il film si rivela ottimo nonostante ciò. Va poi detto, a rigor di logica, che “poco plausibile” non è sinonimo di “Impossibile”. :-)

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