Stai leggendo:

Oscar 2014: i premi

3 marzo 2014 News 58 Commenti
Oscar per il miglior film

Ecco l’elenco dei film premiati all’86ª edizione dei premi Oscar, che sono stati assegnati durante la notte dall’Academy of Motion Picture Arts & Science in una cerimonia condotta da Ellen DeGeneres al Dolby Theatre di Hollywood, a Los Angeles…


Miglior film: 12 anni schiavo di Steve McQueen.
Nomination:
  American Hustle di David O. Russell, Captain Phillips – Attacco in mare aperto di Paul Greengrass, Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, Gravity di Alfonso Cuaron, Lei di Spike Jonze, Nebraska di Alexander Payne, Philomena di Stephen Frears, The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese.

Miglior regia:  Alfonso Cuaron per Gravity.
Nomination: David O. Russell per American Hustle, Alexander Payne per Nebraska, Steve McQueen per 12 anni schiavo, Martin Scorsese per The Wolf of Wall Street.

Miglior attore protagonista: Matthew McConaughey in Dallas Buyers Club.
Nomination: Christian Bale in American Hustle, Bruce Dern in Nebraska, Leonardo DiCaprio in The Wolf of Wall Street, Chiwetel Ejofor in 12 anni schiavo.

Miglior attrice protagonista: Cate Blanchett in Blue Jasmine.
Nomination: Amy Adams in American Hustle, Sandra Bullock in Gravity, Judi Dench in Philomena, Meryl Streep in I segreti di Osage County.

Miglior attore non protagonista: Jared Leto in Dallas Buyers Club
Nomination: Barkhad Abdi in Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Bradley Cooper in American Hustle, Michael Fassbender in 12 anni schiavo, Jonah Hill in The Wolf of Wall Street.

Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong’o in 12 anni schiavo.
Nomination: Sally Hawkins in Blue Jasmine, Jennifer Lawrence in American Hustle, Julia Roberts in I segreti di Osage County, June Squibb in Nebraska.

Miglior sceneggiatura originale: Spike Jonze per Lei.
Nomination: Eric Singer & David O. Russell per American Hustle, Woody Allen per Blue Jasmine, Craig Bortens &  Melisa Wallack per Dallas Buyers Club, Bob Nelson per Nebraska.

Miglior sceneggiatura non originale: John Ridley per 12 anni schiavo.
Nomination: Richard Linklater, Julie Delpy & Ethan Hawke per Before Midnight, Billy Ray per Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Steve Coogan & Jeff Pope per Philomena, Terence Winter per The Wolf of Wall Street.

Miglior fotografia: Emmanuel Lubezki per Gravity.
Nomination: Philip Le Sourd per The Grandmaster, Bruno Delbonnel per A proposito di Davis, Phedon Papamichael per Nebraska, Roger Deakins per Prisoners.

Miglior lungometraggio di animazione: Frozen – Il regno del ghiaccio di Chris Buck & Jennifer Lee.
Nomination:
I Croods di Chris Sanders & Chris De Micco, Cattivissimo me 2 di Pierre Coffin & Chris Renaud, Ernest & Celestine di Stéphane Aubier, Vincent Patar & Benjamin Renner, Si alza il vento di Hayao Miyazaki.

Miglior lungometraggio documentario: 20 Feet from Stardom di Morgan Neville.
Nomination: L’atto di uccidere di Joshua Oppenheimer, Cutie and the Boxer di Zachary Heinzerling, Dirty Wars di Rick Rowley, Al Midan di Jehane Noujaim.

Miglior film in lingua straniera: La grande bellezza di Paolo Sorrentino.
Nomination: Alabama Monroe – Una storia d’amore di Felix Von Groeningen, L’image manquante di Rithy Panh, Il sospetto di Thomas Vinterberg, Omar di Hany Abu-Assad.

Migliori musiche originali: Steven Price per Gravity.
Nomination: John Williams per Storia di una ladra di libri, William Butler & Owen Pallett per Lei, Thomas Newman per Saving Mr. Banks, Alexandre Desplat per Philomena.

Miglior canzone originale: “Let it go” da Frozen – Il regno del ghiaccio.
Nomination: “Happy” da Cattivissimo me 2, “Ordinary Love” da Mandela – Long Walk to Freedom, “Alone yet not alone” da Alone Yet Not Alone, “The Moon Song” da Lei.

Miglior montaggio: Alfonso Cuaron & Mark Sanger per Gravity.
Nomination: Joe Walker per 12 anni schiavo; Alan Baumgarten, Jay Cassidy & Crispin Struthers per American Hustle, Christopher Rouse per Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Martin Pensa & John Mac McMurphy per Dallas Buyers Club.

Migliori effetti speciali visivi: Gravity.
Nomination: Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, Iron Man 3, The Lone Ranger, Into Darkness – Star Trek.

Miglior makeup: Dallas Buyers Club.
Nomination:
Jackass – Nonno cattivo, The Lone Ranger.

Migliori scenografie: Il grande Gatsby.
Nomination: 12 anni schiavo, American Hustle, Gravity, Lei, Dallas Buyers Club.

Migliori costumi: Il grande Gatsby.
Nomination: American Hustle, 12 anni schiavo, The Grandmaster, The Invisible Woman.

Migliori effetti sonori: Gravity.
Nomination: All is Lost – Tutto è perduto, Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, Lone Survivor.

Miglior missaggio del sonoro: Gravity.
Nomination: Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, A proposito di Davis, Lone Survivor.

Miglior cortometraggio: Helium di Alders Walter.
Nomination: Aquel no era yo di Esteban Crespo, Avant que tout de perdre di Xavier Legrand, Do I Have to Take Care of Everything? di Selma Vilhunen, The Voorman Problem di Mark Gill.

Miglior cortometraggio d’animazione: Mr Hublot di Laurent Witz & Alexandre Espigares.
Nomination: Feral di Daniel De Souza & Dan Golden, Tutti in scena! di Lauren MacMullan & Dorothy McKim, Possessions di Shuhei Morita, Room to Broom di Max Lang & Jan Lachauer.

Miglior cortometraggio documentario: The Lady in Number 6 di Malcolm Clarke & Carl Freed.
Nomination: Cavedigger di Jeffrey Caroff, Facing Fear di Jason Cohen, Karama Has No Walls di Sara Ishaq, Prison Terminal – The Last Days of Private Jack Hill di Edgar Barenz.


Percorsi Tematici

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Attualmente ci sono 58 commenti a questo articolo:

  1. Guido scrive:

    Zero nomination per “Rush”. Ridicolo.

  2. Marco scrive:

    Dai quest’anno provo a fare qualche mia previsione facendomi guidare dall’istinto (ovviamente):

    FILM: 12 Anni Schiavo
    REGIA: Alfonso Cuaron
    ATTORE: Leonardo DiCaprio
    ATTORE NON P: Michael Fassbender
    ATTRICE: Judi Dench
    ATTRICE NON P: Lupita Nyong’o
    SCENEGGIATURA ORIGINALE: Eric Singer & David O. Russell
    SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: John Ridley
    FOTOGRAFIA: Roger Deakins
    ANIMAZIONE: Frozen
    FILM STRANIERO: La Grande Bellezza
    MUSICA: Alexandre Desplat
    CANZONE: Ordinary Love
    MONTAGGIO: Alfonso Cuaron & Mark Sanger
    EFFETTI: Gravity
    MAKEUP: Dallas Buyers Club
    SCENOGRAFIA: Gravity
    COSTUMI: Il Grande Gatsby
    EFFETTI SONORI: Gravity
    MISSAGGIO: Gravity

  3. Alberto Cassani scrive:

    I bookmaker danno 12 anni schiavo miglior film, Cuaron miglior regista, Ejofor o McConaughey per l’attore, Cate Blanchett attrice, Jared Leto attore di supporto e Lupita Nyong’o di poco sulla Lawrence come attrice non protagonista. La grande bellezza miglior film straniero e Frozen miglior cartone.

  4. Sebastiano scrive:

    Portero’ sfiga ma La grande bellezza vince facile.
    Io pero’ tifo per Il sospetto, gran film.

    Scusate la domanda da profano, chiedo qui per non perdere tempo in altre ricerche: Emmanuelle Seigner non c’e’ per clamorosa svista o per altre questioni piu’ serie?

  5. Alberto Cassani scrive:

    Emmanuelle Seigner per “Venere in pelliccia”? A parte la categoria del film in lingua straniera, tutte le pellicole devono essere uscite negli Stati Uniti nel corso dell’anno per poter essere prese in considerazione, e il film di Polanski non è uscito.

    “La grande bellezza” pare un film fatto apposta per il gusto straniero, di quelli che in Italia di solito vengono massacrati da critica e pubblico. Ma appunto per questo è normale che piaccia molto agli stranieri, e ha anche il vantaggio che per via della data di uscita “La vita di Adele” non poteva partecipare quest’anno.

  6. Fabrizio Degni scrive:

    Noto che Gravity ha fatto incetta di nomination, forse è il caso che lo guardi. Mi sbilancio solo sulla miglior fotografia perché è una partita vinta in partenza per Prisoners mentre per gli altri ammetto di essere rimasto un pò indietro a film da vedere…

  7. skumkyman scrive:

    American Hustle vs The wold of wall street… un po’ troppo scontato , no?

  8. Alberto Cassani scrive:

    No, direi che il favorito è “12 anni schiavo”. Poi è ovvio che gli attori li vinceranno gli altri e quindi il computo totale sarà diverso, ma penso che per il miglior film andrà così. Scorsese dubito porti a casa qualcosa di importante. Per la fotografia mi sa che è una bella lotta.

  9. Eddie scrive:

    Di Caprio deve vincere, ho visto oggi The Wolf of Wall Street e DEVE vincere, senza se e senza ma. Ma tanto non glielo daranno mai, quasi per dispetto, poraccio.

  10. Riccardo scrive:

    A dire la verità anch’io sono favorevole per Di Caprio… Ma mi sa che andrà a Christian Bale, se non altro per la trasformazione fisica.. Lo hanno già fatto con De Niro e Sean Penn…

  11. Eddie scrive:

    Ho amato Bale in American Hustle, ma no, questa volta non c’è proprio storia: Interpretazione immensa di Di Caprio, davvero incredibile. Se non lo premiano è uno SCANDALO!

  12. Alberto Cassani scrive:

    Sì, però ci sono cinque candidati e in Italia finora abbiamo visto solo due film: aspettiamo a tirare le conclusioni. Ad ogni modo Bale è quello meno probabile (i bookmaker lo danno addirittura a 70), il favorito è McConaughey.

  13. Marco scrive:

    Albe che ne pensi della candidatura ai Cèsar de “La Grande Bellezza”? Ce la farà?
    Di solito come si sono comportati i nostri cugini quando un nostro film era candidato come straniero?

  14. Alberto Cassani scrive:

    A dir la verità i César sono un premio che non ho mai seguito con attenzione, meno ancora di quelli italiani. Non mi ricordo di grandi exploit italici, ma potrei facilmente sbagliarmi. E’ vero però che in genere un certo nostro cinema in Francia è molto apprezzato. “La grande bellezza” ha ottenuto buone e a volte ottime critiche anche da loro, ma pensare che possa vincere quando gli altri nominati sono Tarantino, Woody Allen e “Gravity” mi sembra esagerato.

  15. skumkyman scrive:

    aspetto di vedere 12 anni schiavo a questo punto, e l’interpretazione della nyong’o

  16. Alberto Cassani scrive:

    A poche ore dall’inizio della cerimonia, ecco i favoriti dei bookmaker:

    Film: 12 anni schiavo (Gravity secondo)
    Regista: Quaron primo, secondo e terzo
    Attore: Matthew McConaughey (Ejofor secondo)
    Attrice: Blanchett prima, seconda, terza e pure quarta
    Attore non protagonista: Jared Leto primo, secondo e terzo
    Attrice non protagonista: Nyong’o (Lawrence seconda)
    Film straniero: La grande bellezza (Il sospetto secondo)
    Cartone animato: Frozen senza concorrenti
    Sceneggiatura non originale: 12 anni schiavo
    Sceneggiatura originale: Lei (American Hustle secondo)
    Musiche: Gravity (Lei secondo)
    Fotografia: Gravity quest’anno e l’anno prossimo
    Costumi: Il Grande Gatsby (American Hustle secondo)
    Documentario: The Act of Killing (20 feet from stardom secondo)
    Effetti speciali: Gravity fino al 2018

  17. Alberto Cassani scrive:

    Alla fine è andata per intero come nelle previsioni. L’unico dei favoriti che non ha vinto la sua categoria è lo sceneggiatore del film di Dylan Dog, che ha perso l’Oscar per il miglior documentario. Ben gli sta.

  18. Plissken scrive:

    …già ho cominciato a sentire ai TG gente che inneggia alla grandezza dell’Italia e di come negli USA abbiano capito che siamo un Grande Paese e che non è un caso se la nostra creatività è invidiata da tutti e che bla bla bla…

    Probabilmente gente che non ha visto il buon (ma non eccelso, siamo sinceri) film del Sorrentino, che non sembrerebbe di primo acchito un inno al “Belpaese”. Il tutto mi ricorda un po’ Tafazzi.

    Viva l’Itaglia…

  19. Marco scrive:

    Buono dai, ne ho azzeccate 13 su 20 solo perchè non ho voluto seguire troppo i Golden Globes in alcune categorie ma mi son fatto guidare dal “cuore”.
    DiCaprio e Deakins eterni secondi.

  20. Antonio scrive:

    Povero Leonardo!!! Se lo meritava tantissimo dopo 5 nomination e dopo essere stato ingiustamente snobbato per Django Unchained!!!! E’ pensare che fino a pochi anni fa Matthew McCouneghey faceva film come “Sahara” e “Magic Mike”……mentre Di Caprio si e’ sempre confermato come un attore costante di bravura tanto da ricevere gia’ una nomination a 16 anni…non da tutti!!!

  21. Fabrizio scrive:

    Secondo me il premio a McConaughey è giustissimo. Al di là del dimagrimento, a mio parere è stato magnifico. Peraltro trovo che Dallas Buyers Club sia pure meglio del film di Scorsese. Di Caprio, pur bravo, avrebbe meritato di vincere per altri ruoli (The Departed, in primis, e The Aviator).

    Alberto, cosa ne pensi della Grande Bellezza? Quale film, intendo.

  22. Riccardo scrive:

    Povero DiCaprio, manco se evoca Candyman glielo danno ‘sto oscar!!

  23. Fabrizio Degni scrive:

    Profondamente deluso per Di Caprio… dovrà aspettarsi l’oscar post-mortem?

  24. Riccardo scrive:

    Secondo me riceverà un Oscar alla carriera alla tenera età di 90 anni

  25. Anonimo scrive:

    Tranquilli: Di Caprio vincerà quando non lo merita, che problema c’è.
    Scorsese ha dovuto attendere una vita per un Oscar, non è la fine del mondo.
    Stavolta meritava un pelo di più McCounaghey, non si può parlare di scelta scandalosa.

  26. Alberto Cassani scrive:

    Be’, comunque pure Meryl Streep ha avuto 18 nomination ma ha vinto solo 3 volte. Per ora DiCaprio è tranquillamente in media.

  27. Guido scrive:

    Pitt ha capito che per avere un Oscar è meglio fare il produttore.
    Comunque tra i nove nominati “12 anni schiavo” non è certo il film migliore.

  28. Alberto Cassani scrive:

    Credo che quest’anno sia stata fatta una selezione meno ovvia rispetto agli anni scorsi, senza perdere in qualità media nonostante i nomi presenti fossero un po’ meno altisonanti. Poi sulla bontà di un film o l’altro si può obiettare.

  29. Checco scrive:

    Scusate ma come mai ad oggi non esiste uno straccio di recensione de “la grande bellezza” su cinefile?

  30. Riccardo scrive:

    Alberto… tanto poco ovvie, a mio parere, non erano. su una ventina di categorie ne avrò indovinate più della metà.

  31. Alberto Cassani scrive:

    Riccardo, intendevo le nomination, non i premi. I premi sono stati quanto di più scontato potesse uscire, ma per le nomination più importanti secondo me c’erano meno “mammasantissima” rispetto agli ultimi anni. Cioè, meno film che quando li vedi pensi “questo ha già in mano x nomination”.

  32. Alberto Cassani scrive:

    Checco, il film di Sorrentino ce lo siamo palleggiato a lungo un po’ tutti, ma nessuno l’ha voluto recensire. Però proprio oggi c’è stato qualcuno di cui non faccio il nome (Binini) che si è offerto di vederlo e recensirlo, quindi lunedì prossimo dovrebbe andare online la recensione. So bene che in questi mesi e soprattutto in questi giorni ci siamo persi un sacco di visite, ma spesso ci capita di preferire il silenzio piuttosto che recensire un film di cui si parla troppo.

  33. Checco scrive:

    Si hai ragione Alberto se ne parla ovviamente troppo, ma chi vi segue penso lo faccia riconoscendovi una certa autorità di giudizio ed è dunque la vostra voce in merito quella che vuol sentire. A maggior ragione su un film italiano così controverso: elogiato e vincente all’estero, criticato e mal digerito in patria… o almeno fino a quando non ha cominciato a ricevere premi all’estero ;-)

  34. Plissken scrive:

    In patria a quel che ho visto è stato sì criticato, ma non stroncato (non lo meriterebbe a mio avviso). Sicuramente il clamore mediatico successivo all’assegnazione dell’Oscar porterà il film sulla bocca di tutti, e quindi l’eventuale recensione della persona innominata dicasi Sig. Binini sarà indubbiamente di pubblica utilità.

    A differenza di “la vita è bella” in cui il tutto si risolveva assai semplicemente per la Critica (se di sinistra un capolavoro, se di destra una cag*ta) stavolta la questione è più complessa ed una buona recensione non può che rivelarsi utile a tutti.

    Buon lavoro!-)

  35. Plissken scrive:

    Ahem… “repetita iuvant”…

  36. Alberto Cassani scrive:

    Sì, sì. Grazie a entrambi per la fiducia. Senza dubbio, una nostra recensione avrebbe potuto essere quantomeno una base su cui iniziare una discussione, e avrebbe magari offerto anche spunti inediti o quasi, anche se in questo caso specifico avrebbe avuto molto probabilmente peso meno di zero nella decisione dei lettori di vedere o meno il film. Il problema, parlo per quanto riguarda me, è che su determinate pellicole – spesso vecchie ma non solo – si ha l’impressione che qualunque tipo di approccio critico sia carente o “sbagliato”, e in quanto tale offra a sua volta il fianco a chi non la pensa diversamente. E se per certi film si scrive comunque volentieri e magari anche con gusto, per altri si ha l’impressione che non ne valga la pena. A prescindere dal valore vero e proprio del film o dalla sua risonanza.

  37. Francesco Binini scrive:

    Chia-ma-to?
    (prevedo una discussione lunga e difficile :-D )

  38. Alberto Cassani scrive:

    Cerchiobottista!

  39. Francesco Binini scrive:

    Cominciamo bene.

  40. Fabrizio Degni scrive:

    A vostro avviso… come mai l’Italia nonostate l'”arte” ci ci distingua e la storia che ci ha fatto grandi nel passato, non è in grado di sfornare un film che possa definirsi “decente” o quantomeno appetibile per un riconoscimento di valenza internazionale? Forse le nostre microrealtà non sono all’altezza dei grandi temi narrati dagli autori stranieri o, semplicemente, le nostre storie sono così “banali” che non hanno diritto di essere sotto i riflettori? Non penso sia solo budget, in piu’ occasioni si è mostrato come film girati con fondi di bottiglia abbiano fatto incetta di premi e critica.

  41. Alberto Cassani scrive:

    Non è proprio vero, visto che ad esempio l’Italia è (se sono giuste le statistiche che alcuni hanno riportato) la nazione che ha vinto di più l’Oscar per il miglior film straniero. Quindi direi, al di là che la vera tradizione artistica dell’Italia risale a prima che l’Italia esistesse davvero, le vette riusciamo a raggiungerle relativamente di frequente. Quello che ci manca è la continuità che nel dopoguerra o anche solo negli ultimi trent’anni hanno avuto altre nazioni, come la Cina o come la Francia o la Gran Bretagna (che ovviamente non può concorrere per l’Oscar come miglior film in lingua straniera). Il punto è che, come ho detto in un altro messaggio, all’estero (anche quando l’estero siamo noi) si cerca un determinato tipo di prodotto, per quanto riguarda la storia, i personaggi o lo stile. E noi questo tipo di prodotto non siamo abituati a realizzarlo, perché genericamente siamo più interessati a fare altro. Tanto per dire una banalità: “Gomorra” e “Romanzo criminale” all’estero sono stati adorati da critica e pubblico, e allora perché i produttori non realizzano altri film sulla criminalità organizzata, che all’estero sarebbero ben felici di vedere? Perché preferiscono i film “due camere e cucina…” o le commediole più o meno scollacciate. Ed è ovvio che, se non hai abitudine a fare una cosa, quelle rare volte in cui la fai non è detto che ti venga bene. Anzi…

  42. Francesco Binini scrive:

    In realtà non è vero che il cinema italiano non vinca premi di valenza internazionale. Se prendiamo gli ultimi 15 anni (da Benigni a Sorrentino), c’è stata la nomination della Comencini nel 2006 (non vinse, ma una nomination non è una cosa da buttar via); la Palma d’oro a Moretti nel 2001 e il Certain Regard di Giordana nel 2003; a settembre 2013 Rosi ha vinto il Leone a Venezia, nel 2006 Crialese vinse quello d’argento; nel 2012 i Taviani vinsero a Berlino; nel 2001 Sciarra e nel 2004 Costanzo hanno vinto a Locarno. Tutto questo senza contare che Muccino ha fatto due film negli Stati Uniti.
    Però ha ragione Alberto (stavo scrivendo più o meno la stessa cosa): non abbiamo continuità.
    Il problema vero, secondo me, è che non esiste un “cinema italiano”. Ne esistono almeno due. Del primo gruppo fanno parte i registi che fanno film per il cinema: Sorrentino, Garrone, Tornatore, Salvatores, Moretti (cito i primi che mi vengon in mente). Poi ci sono quelli che fanno i film per la TV, perchè da lì vengono o perchè quello è lo sbocco naturale dei loro film. Ci sono i Brizzi, Vanzina, Parenti, ma anche Albanese e Zalone, oltre a tutti quei comici che magari al cinema fanno una o due sortite (Ficarra e Picone, ma ce ne sono stati anche altri). Questa è tutta gente che incassa botte di euro mica da ridere. E succede *tutte le volte*.
    A questo punto si capiscono anche i produttori. Perchè devo spendere 9 milioni di euro per produrre un Sorrentino e avere l’incertezza di rientrare nell’investimento (questa volta è andata bene!) quando posso produrre un Brizzi che mi costa molto meno (!) e tra passaggi al cinema, in Pay TV e poi in passaggi televisivi mi garantisce molti più soldi?
    Poi ci sarebbe il discorso sui giovani autori, ma non voglio scrivere un poema.

  43. Fabrizio Degni scrive:

    Ciao a tutti, grazie Alberto, Francesco per il chiarimento: mi riferivo agli ultimi anni, diciamo dai periodo dei cinepanettoni e all’evento degli Oscar non degli eventi “minori”. La questione è… non siamo da hollywood? Ci sono, guardando ora, nel cast italiano attori che possano avere una valenza alla Sophia Loren o Alberto Sordi? Io, se non guardando magari al teatro, nel nostro cinema non ne vedo…

  44. Francesco Binini scrive:

    Fabrizio, ma chi lo è, hollywoodiano?
    E’ vero che non ci sono registi italiani che fanno innamorare l’America, è vero che non abbiamo attori di caratura internazionale. Ma chi ce li ha? Forse la Spagna è il paese che ultimamente ha dato di più a Hollywood (Banderas,Cruz e Bardem) e due oscar (Mare dentro e Tutto su mia madre), ma anche loro senza continuità.

  45. Fabrizio scrive:

    Sono l’altro Fabrizio. :)

    Secondo me il discorso è un altro: per avere attori “internazionali” occorrono film di caratura internazionale e bravi registi che ne evidenzino le doti. Finché sforni commediole inutili e film arraffa-spettatori, è difficile che si manifesti la vera caratura di un attore. Toni Servillo è un attore di spessore internazionale, ma senza Sorrentino non ce ne saremmo accorti (noi come anche gli americani).
    Secondo me in Italia esiste un sottobosco di attori che non hanno nulla da invidiare a certi loro colleghi stranieri famosi e blasonati (d’altra parte Banderas sarà mica un attore dotato di un talento particolare), solo che questi attori non li “vediamo”.
    Oltre a questo, bisogna dire che la macchina cinematografica italiana ha per forza di cose una portata molto più limitata di quella statunitense, quindi bisogna fare le debite proporzioni: se l’America può sfornare cento attori di talento in un certo lasso di tempo, all’Italia basterebbe tirarne fuori dieci per essere allo stesso livello.

  46. Plissken scrive:

    Il problema inerente la difficoltà di produrre film “d’arte” non è certo cosa recente; già più di vent’anni fa Fellini (Fellini) si lamentava delle difficoltà di trovare finanziamenti per i suoi lavori.
    Il cinema purtroppo costa tanto, forse troppo, ed anche io penso come il Binini che non si possano biasimare troppo i produttori se dimostrano titubanza nel produrre film di un certo spessore, non sempre graditi al pubblico (che paga). Non è certo un mistero che perfino le grandi Major ebbero, fin dal passato remoto cinematograficamente parlando, problemi enormi legati ai mancati incassi anche di un solo film.

    Riguardo gli attori/registi italiani, io ho la netta sensazione che uno possa essere bravo quanto si vuole ma che se privo di qualche aggancio o qualche santo possa scordarsi di entrare nel mondo del cinema “serio”.

  47. Francesco Binini scrive:

    Secondo me i discorsi da fare sono diversi. Il cinema italiano ha sempre prodotto folle di “talenti” che poi sono andati in America, spesso a seguito di registi italiani talentuosi, e hanno avuto enorme successo: Morricone, Storaro, Scalia, Ferretti, Rambaldi. Questa fucina di talenti, per un qualche motivo si è andata esaurendo negli anni.
    Il secondo discorso -e qui non sono d’accordo con Fabrizio- è che non ci sono registi internazionali. I maggiori registi italiani hanno fatto tutti film internazionali ultimamente: Sorrentino, Salvatores, Tornatore, Muccino. Hanno tutti girato in lingua inglese, quasi tutti con cast tecnico italiano e con cast artistico americano. Nessuno (nessuno!) ha avuto (o potuto avere, ma ne dubito) attori italiani nel cast, nemmeno in ruoli di secondo piano. Il perchè non lo so, ma posso ipotizzare che i nostri attori parlino male l’inglese o che mal si adattino alle produzioni internazionali.

    Concordo in parte con Plissken sugli agganci. Ma è sempre stato così. E la cosa non mi sconvolge più di tanto. Se leggi la biografia di Sorrentino, su wikipedia, è chiaro come anche lui non è che venga dal nulla. Ha scritto qualcosa, ha fatto corti, piccoli lavori e poi finalmente ha esordito con un lungo. Certo, in Italia è più difficile che in America, ma secondo me se uno è bravo ce la può fare.

    Il problema di produrre film d’arte sicuramente c’è. E’ vero che Fellini (Fellini!) si lamentava ma… hai mai sentito un regista che NON si lamentasse? D’altra parte bisogna definire il concetto di film “d’arte”, perchè potrebbe appartenere a questa categoria sia Gomorra che La Grande Bellezza che non sono andati malissimo :)

  48. Fabrizio scrive:

    I maggiori registi italiani hanno fatto tutti film internazionali ultimamente: Sorrentino, Salvatores, Tornatore, Muccino. Hanno tutti girato in lingua inglese, quasi tutti con cast tecnico italiano e con cast artistico americano. Nessuno (nessuno!) ha avuto (o potuto avere, ma ne dubito) attori italiani nel cast, nemmeno in ruoli di secondo piano. Il perchè non lo so, ma posso ipotizzare che i nostri attori parlino male l’inglese o che mal si adattino alle produzioni internazionali.
    Sì, in questo caso il problema principale, secondo me, è che se fai un film per il mercato anglosassone prendi attori che parlino perfettamente l’inglese, e già che ci sei scegli qualche volto famigliare a quello stesso mercato. Quando Tornatore girò Malena (film fatto per essere apprezzato anche all’estero) utilizzò un cast nostrano e questo non gli impedì di arrivare a Hollywood e non impedì alla scarsa Bellucci di farsi apprezzare all’estero.

    Il problema di produrre film d’arte sicuramente c’è. E’ vero che Fellini (Fellini!) si lamentava ma… hai mai sentito un regista che NON si lamentasse? D’altra parte bisogna definire il concetto di film “d’arte”, perchè potrebbe appartenere a questa categoria sia Gomorra che La Grande Bellezza che non sono andati malissimo.
    Infatti. Il punto è proprio questo: è possibile coniugare il valore artistico con le esigenze del mercato realizzando film vendibili ma al tempo stesso dotati di una certa qualità generale. Non si pretende mica che i produttori si diano ai film di nicchia. Che poi, è quello che fanno proprio gli americani (i film che ottengono le nomination gli Oscar non sono quasi mai delle perle autoriali, ma restano comunque caratterizzati da un certo livello autoriale/artistico. In Italia, invece, si usano logiche di marketing applicate alla cinematografia, tutto il resto viene dopo. Poi ci sono le (poche) eccezioni rappresentate dai soliti autori che qualche volta, e in una certa misura, possono permettersi di far pesare il loro credo artistico.

  49. Fabrizio scrive:

    Scusate, ho sbagliato a inserire i tag.

  50. Fabrizio Degni scrive:

    Francesco, sono daccordo ma il problema è che, critica specializzata a parte, solo la vetrina hollywoodiana è in grado di calamitare la stampa e l’attenzione dei media per giorni… poi vai a parlare di una delle validissime manifestazioni o feste del cinema in/tra/fra gli Oscar e ti accorgi che la nebbia è piu’ fitta di quella in Fracchia contro Dracula….

  51. Francesco Binini scrive:

    @Fabrizio: però sulla coniugazione del valore artistico con quello commerciale torniamo al discorso che facevo prima: perchè devo produrre un La grande bellezza con un grosso punto interrogativo sui profitti (quanto ha incassato all’uscita al cinema?) quando posso produrre una commedia con un po’ di attori presi a caso dalla televisione che -se mi va male- copro almeno i costi? Lo posso fare se ho soldi da rischiare (e se voglio rischiarli). Ma se non li ho, non mi va nemmeno di rischiarli.

    @Fabrizio Degni: vero che i festival magari influiscono poco su quanto il pubblico pagante va a vedere quel film, ma sono un’ottima occasione perchè gli addetti ai lavori si incontrino. Sorrentino presentò Il divo a Cannes dove il presidente di giuria era Penn. Ovviamente dopo aver girato un film con Penn, immagino che vendere il successivo negli USA sia più semplice…

  52. Alberto Cassani scrive:

    Credo che il problema sia sfaccettato ma faccia sostanzialmente capo alla volontà dei produttori di non rischiare. Come avete detto, fare cinema costa, ma i nostri produttori non hanno ancora capito che aprendosi al mercato internazionale si aprirebbero anche a guadagni più ampi. Lasciamo da parte Hollywood, che sta dall’altra parte dell’Atlantico e come dicono Buffa e Tranquillo “il laghetto è davvero largo”, ma fare un film a respiro europeo? Fare un film coprodotto con francesi e inglesi, recitato in inglese da attori internazionali? Anche un film del cazzo, eh? Che problema ci sarebbe stato a fare “Manuale d’amore” un episodio italiano, uno francese e uno spagnolo? Ci vuole la voglia di andare a cercare all’estero e la volontà di uscire dal proprio orticello… E sì che una volta lo facevano…

    Questo ha portato anche alla scomparsa o quasi dei grandi artigiani tecnici che una volta il mondo ci invidiava. Non ci può essere un nuovo Carlo Rambaldi se qui non si usano effetti speciali, non può esserci il nuovo Vittorio Storaro se si gira in fretta e furia e non ci si cura dell’aspetto visivo. L’unica possibilità è fare quello che hanno fatto Scalia e Ferretti, per rimanere agli esempi di Francesco: hanno preso armi e bagagli e sono andati a cercare lavoro all’estero. Per gli attori vale la stessa cosa: finché lavorano sempre gli stessi (http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/de-sica-ferilli-ecco-casta-dei-cast-500mila-979200.html), che all’estero non si filano perché già fan fatica a parlare italiano figuriamoci l’inglese, è dura trovare spazio per farsi notare.

    Insomma: fino a che il nostro cinema avrà concezione provinciale, è perfettamente normale che al di fuori della “provincia” non trovi grande considerazione.

  53. Fabrizio scrive:

    Sì, Francesco, sono d’accordo e i produttori facciano quello che vogliono, però insomma, ragionando così il massimo cui si possa aspirare in termini artistici sono le commediole con Claudio Bisio, Diego Abatantuono e Fabio De Luigi (ora ci tocca pure l’Amendola regista). Va bene non voler rischiare, però si potrebbe pensare di guardare pur sempre al denaro offrendo almeno il minimo sindacale. In fondo lo spettatore non è così ottuso, c’è ancora molta gente che sa apprezzare i film un pelino più impegnati artisticamente. Non troppo: un pelino, eh.

    “La grande bellezza” è un film particolare che sai già non piacerà alle masse. Quando è passato in Tv l’altro giorno ha fatto grandi ascolti solo in forza di una pubblicità mai vista prima, ma io ho provato a chiedere qua e là e ho ottenuto le risposte che mi aspettavo: la maggior parte degli “intervistati” ha resistito un quarto d’ora. Però, appunto, parliamo di un film narrativamente “difficile” e, in fondo in fondo, neanche superlativo. Di contro, si potrebbe anche dire che “This must be the place” (film non facile e tutto sommato mediocre) non ha incassato, anche se lì si deve quasi tutto alla presenza di Penn. Oltretutto penso che molti buoni film non mainstream che faticano al botteghino otterrebbero risultati migliori se venissero presentati meglio e si rischiasse qualcosa in più sul piano degli investimenti pubblicitari. Il punto è che non si vuole rischiare nulla di nulla.

    Tutto questo per dire che – e mi ricollego al discorso degli attori internazionali – finché lo standard cinematografico italiano seguirà la falsariga delle produzioni di De Laurentiis sarà sempre difficile mettere in evidenza i bravi attori che probabilmente abbiamo. Ma non è un problema di mancanza di materiale umano, quanto di tipo di cinema.

  54. Plissken scrive:

    Concordo assolutamente sul fatto che gli attori italiani non solo abbiano difficoltà con l’inglese, ma anche con la madre lingua. Non mi riferisco ovviamente alla sintassi visto che interviene la sceneggiatura ma alla dizione, nella grande maggioranza dei casi penosa. In taluni film (tra gli esempi recenti ACAB o qualche episodio ne “la grande bellezza” stessa) a volte si fatica a comprendere i dialoghi in quanto biascicati alla buona; ciò è indice di scarsa preparazione da un lato ed appunto provincialismo dall’altro. Il massimo del gaudio per quel che mi riguarda è quando i nostri interpreti vengono doppiati.

    Riguardo la difficoltà di ottenere finanziamenti da produttori, di registi che non si lamentano ce ne sono eh… Vanzina, Parenti, Pieraccioni… insomma la lista sarebbe troppo lunga. Le problematiche riguardano principalmente il cinema cosiddetto “d’autore” ma, lo ripeto, non mi sento di biasimare troppo i finanziatori, si fa presto a parlare con i soldi degli altri.

    Giustissimo il discorso inerente l’estensione del “nostro” cinema ad una dimensione più internazionale: effettivamente ciò potrebbe rendere giustizia (e non solo…) ad ambo i fronti, artistico e pecuniario.

    Per finire mi fa piacere saprere che il Sorrentino sia riuscito ad emergere senza entrare in una loggia, un partito o un circolo gay, ma qualcosa mi dice che quelli come il suo sono casi piuttosto rari. Sicuramente ve ne sono stati altri anche in passato (Olmi credo, ad esempio) ma davvero stento moltissimo a credere che uno sconosciuto o quasi senza agganci possa stipulare un contratto da milioni e milioni di euro per finanziare il proprio film… già negli USA non è facile figuriamoci qui. Certo è vero, il talento aiuta o aiuterebbe…

    P.S.: il grande pubblico, inteso come “massa”, dei Festival se ne frega ed già è tanto se sa quali sono i film che hanno vinto anche l’ambitissimo Oscar. Qui da noi ne fanno una vittoria popolare se vince un film italiano (anche troppo ma è comprensibile) e quindi tutti ne sono al corrente, ma provate a chiedere a chiunque quale film ha vinto l’Oscar l’anno scorso o (molto) peggio quale ha vinto quello in lingua straniera… magari rispondono “Spartacus”.
    I festival, al di là dei giusti riconoscimenti per gli addetti ai lavori e le maison d’alta moda, senza il supporto della TV e stampa ai fini degli -incassi- non valgono nulla o quasi, temo.

  55. Fabrizio scrive:

    Mah, a me sembra che in Francia e altrove i film di qualità vengano prodotti e incassino pure abbastanza, e non credo costino moltissimo (in effetti mi chiedo come il film italiano medio possa costare 4 milioni: gli americani sfornano piccoli capolavori a due lire e in Italia spendono 4 milioni per delle cagatine girate alla buona e in poco tempo? Mah). Non voglio fare il brillante coi soldi altrui, ci mancherebbe, chiederei solo un briciolo di coraggio e qualche idea in più. Poca roba, insomma. Perché qui, salvo alcune eccezioni, si fa sempre lo stesso film rimpastato all’infinito. Credo sia eccessivo e controproducente anche sotto il profilo del business.

  56. Francesco Binini scrive:

    Scusa Fabrizio, senza alcun intento polemico, ma hai le cifre o sono tue supposizioni? Quali sono i film americani che “sono piccoli capolavori a due lire”? Da quel che so io, i film costano tanto dappertutto. Un film come “Cena tra amici”, francese, girato tutto in un appartamento con 4 attori è costato 11 milioni di euro.

  57. Alberto Cassani scrive:

    “Dallas Buyers Club” è costato 5 milioni, “Philomena” e “Nebraska” 12, per restare agli Oscar. Il dramma è che per gli standard nordamericani questi sono film a basso e bassissimo costo, in Italia sarebbero tra le produzioni più costose dell’anno. Però ad esempio “La vita di Adele” è costato 4 milioni e “Venere in pelliccia” di Polanski 5, segno che bei film d’autore con respiro almeno europeo si possono fare a costi relativamente contenuti.

  58. Fabrizio scrive:

    Figurati, esprimiti liberamente, non ci vedrei alcuna polemica, si sta solo chiacchierando. ;)

    Non so: non che sia un capolavoro, ma “Monster” (quello con Charlize Theron) è costato 4.500.000 dollari. Okay, sono passati diec’anni, ma può dare comunque una prima indicazione. “Don Jon” è costato 6 milioni di dollari e nel cast annovera Scarlett Johansson e Julianne Moore. “Le vite degli altri” costò 2 milioni di dollari, ed è un film del 2006. “Il sospetto”, opera candidata quest’anno all’Oscar per il miglior film straniero, Mads Mikkelsen come protagonista: 3.800.000 dollari di costo.
    Questi sono solo alcuni esempi fra i mille possibili.

    Capisci bene che sentir parlare di 4 milioni come costo medio per le produzioni italiane (quindi vuol dire che alcune costano sensibilmente di più), considerando quello che si vede in scena, l’assenza di effetti speciali e la caratura degli interpreti stona un pochino alle mie orecchie.

Scrivi un commento







Evita per quanto possibile di scrivere in linguaggio SMS, grazie.

Per cortesia, inserisci gli spoiler tra i tag [spoiler] e [/spoiler].

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure puoi iscriverti alla pagina senza commentare.

Incassi dal 16 al 18 settembre

  • 1. Alla ricerca di Dory (5.565.727)
  • 2. Trafficanti (879.300)
  • 3. Io prima di te (836.117)
  • 4. L'estate addosso (757.222)
  • 5. Independence Day - Rigenerazione (649.407)
  • 6. The Beatles - Eight Days a Week (582.407)
  • 7. L'era glaciale: In rotta di collisione (485.655)
  • 8. Jason Bourne (267.705)
  • 9. Man in the Dark (239.614)
  • 10. Fuck You Prof! 2 (149.989)